Intuitivamente A è indipendente da B se sapere che B si è verificato non cambia la probabilità di A: P(A∣B)=P(A). Moltiplicando per P(B) si ottiene una forma simmetrica, che non richiede P(B)>0 ed è quella usata come definizione:
Due eventi A e B sono indipendenti se
P(A∩B)=P(A)P(B)
Se P(B)>0 la definizione equivale a P(A∣B)=P(A); se P(A)>0, a P(B∣A)=P(B).
Come si verifica in un esercizio: si calcolano separatamente i tre numeri P(A∩B), P(A), P(B) e si controlla se il primo è il prodotto degli altri due. Basta che l'uguaglianza fallisca per concludere che non sono indipendenti.
Esempio (due dadi).A= "il primo dado dà 1", B= "la somma è 7". P(A)=366=61, P(B)=366=61, A∩B={(1,6)} quindi P(A∩B)=361=61⋅61: indipendenti. Invece con C= "la somma è 12" ={(6,6)}: P(A∩C)=0=61⋅361: non indipendenti (se il primo dado dà 1 la somma 12 è impossibile).
Esempio dagli appelli. Con P(A∪B)=21, P(Ac∩B)=41, P(A∩B)=0 si trova P(A)=P(B)=41, e P(A∩B)=0=161: non indipendenti (II appello, esercizio 1).
L'indipendenza passa ai complementari
Se A e B sono indipendenti, allora sono indipendenti anche A e Bc, Ac e B, Ac e Bc.
Dimostrazione per A e Bc (I parziale, esercizio 1a). A si spezza nelle due parti disgiunte A∩B e A∩Bc, quindi per additività
Le altre si ottengono applicando questo risultato due volte (scambiando i ruoli).
Uso pratico: per decidere se A e B sono indipendenti si può controllare qualunque delle quattro coppie, quella con i dati più comodi. Nel I appello (esercizio 1) sono dati P(Ac∩Bc)=21 e si trova P(Ac)=P(Bc)=43: poiché 21=43⋅43=169, Ac e Bc non sono indipendenti, quindi neanche A e B.
Indipendenti non vuol dire incompatibili
Due eventi incompatibili (A∩B=∅) con probabilità positive non sono mai indipendenti: P(A∩B)=0 mentre P(A)P(B)>0. Anzi, sono fortemente dipendenti: se si verifica A, sicuramente B non si verifica.
incompatibili
indipendenti
definizione
A∩B=∅
P(A∩B)=P(A)P(B)
dipende da P?
no (è una proprietà degli insiemi)
sì
probabilità dell'unione
P(A)+P(B)
P(A)+P(B)−P(A)P(B)
sapere A cambia P(B)?
sì, la rende 0
no
Casi limite: un evento di probabilità 0 o 1 è indipendente da qualunque altro evento (se P(A)=0 allora 0≤P(A∩B)≤P(A)=0=P(A)P(B)).
Più di due eventi
Gli eventi A1,…,An sono (mutuamente) indipendenti se per ogni sottofamiglia di indici I⊆{1,…,n} con almeno due elementi
P(i∈I⋂Ai)=i∈I∏P(Ai)
L'indipendenza a due a due non basta. Due monete eque, A= "testa alla prima", B= "testa alla seconda", C= "i due risultati sono uguali". Con Ω={TT,TC,CT,CC} uniforme: P(A)=P(B)=P(C)=21; A∩B=A∩C=B∩C={TT} hanno probabilità 41=21⋅21: indipendenti a due a due. Ma A∩B∩C={TT} ha probabilità 41=81: non mutuamente indipendenti (se so A e B, conosco C con certezza).
Una famiglia infinita di eventi è indipendente se lo è ogni sua sottofamiglia finita. Anche qui l'indipendenza passa ai complementari: si può sostituire qualunque Ai con Aic.
Uso tipico: "almeno uno" tra eventi indipendenti si calcola con il complementare e il prodotto:
P(i=1⋃nAi)=1−P(i=1⋂nAic)=1−i=1∏n(1−P(Ai))
Esempio: un sistema con 3 componenti in parallelo, ciascuno guasto con probabilità 0,1 indipendentemente, funziona se almeno uno funziona: 1−0,13=0,999.
Indipendenza condizionata
Gli eventi possono essere indipendenti dato ogni scenario ma non indipendenti "in assoluto". Nel III appello si scelgono due componenti dallo stesso fornitore (scelto a caso): sapendo il fornitore, i difetti dei due pezzi sono indipendenti, ma senza saperlo no, perché un primo pezzo difettoso rende più probabile un fornitore "cattivo" e quindi un secondo pezzo difettoso. Con i dati dell'esercizio P(D1)=P(D2)=12011 ma P(D1∩D2)=8009=0,01125=(12011)2≈0,0084.
Errori comuni
Confondere indipendenti e incompatibili.
Usare P(A∩B)=P(A)P(B) senza che l'indipendenza sia data o dimostrata.
Verificare solo le coppie per tre o più eventi.
Dedurre l'indipendenza "dal buon senso" quando i dati permettono di calcolarla: va sempre controllata con i numeri.