La probabilità è una "misura di fiducia" assegnata a ogni evento di F.
Una misura di probabilità su (Ω,F) è una funzione
P:F→[0,1],A↦P(A)(probabilitaˋ dell’evento A)
tale che:
P(Ω)=1 (normalizzazione);
se (An)n≥1 sono eventi di Fa due a due disgiunti (Ai∩Aj=∅ per i=j), allora
P(n≥1⋃An)=n≥1∑P(An)(σ-additivitaˋ)
Come si legge.
P è definita solo sugli eventi di F (per questo serviva prima la σ-algebra) e prende valori tra 0 e 1.
La normalizzazione dice che l'evento certo ha probabilità 1 (il "100%").
La σ-additività dice che per eventi incompatibili le probabilità si sommano, anche quando sono infiniti (numerabili). La serie a destra converge sempre, perché ha termini ≥0 e, come si vedrà, somma al più 1.
Esempio. Dado equo: P({k})=61 per k=1,…,6. Gli eventi {2},{4},{6} sono disgiunti, quindi P(pari)=P({2})+P({4})+P({6})=63=21.
Proprietà fondamentali
Tutte le regole di calcolo seguono dai due assiomi. Ognuna ha una dimostrazione di una o due righe, ed è utile saperla rifare perché agli esami si chiede di dimostrare proprietà simili (I parziale, esercizio 1).
a) Probabilità del complementare
P(Ac)=1−P(A)
Perché:A e Ac sono disgiunti e A∪Ac=Ω. Per normalizzazione e additività:
1=P(Ω)=P(A∪Ac)=P(A)+P(Ac)
(l'additività per due eventi si ottiene dalla σ-additività completando con A3=A4=⋯=∅, una volta noto che P(∅)=0: vedi b).
È la regola più usata: quando "A" è complicato (es. "almeno una testa in 10 lanci") ma "Ac" è semplice ("nessuna testa"), si calcola P(Ac) e si sottrae da 1.
b) L'evento impossibile ha probabilità zero
P(∅)=0
Perché: la successione ∅,∅,∅,… è fatta di eventi disgiunti con unione ∅, quindi per σ-additività P(∅)=∑n≥1P(∅). Una serie di termini tutti uguali a c≥0 vale c solo se c=0 (altrimenti diverge). In alternativa, da a) con A=Ω: P(∅)=P(Ωc)=1−1=0.
Attenzione: il viceversa è falso. Un evento con probabilità 0 non è necessariamente vuoto: nel caso continuo l'evento "il tempo di attesa è esattamente 3 minuti" è non vuoto ma ha probabilità 0.
c) Monotonia
A⊆B⟹P(A)≤P(B)
Perché: se A⊆B si può scrivere B come unione disgiunta di A e di ciò che resta, B∖A:
B=A∪(B∖A)⟹P(B)=P(A)+≥0P(B∖A)≥P(A)
Di passaggio si è ottenuta anche la formula P(B∖A)=P(B)−P(A), valida solo se A⊆B. Se A non è contenuto in B vale invece P(B∖A)=P(B)−P(A∩B) (stessa dimostrazione con A∩B al posto di A).
A parole: se ogni volta che accade A accade anche B, allora B è almeno altrettanto probabile. In particolare 0≤P(A)≤P(Ω)=1 per ogni evento.
d) Probabilità dell'unione
P(A∪B)=P(A)+P(B)−P(A∩B)per A,B qualsiasi
Perché:A e B in generale non sono disgiunti, quindi non si può sommare direttamente. Si spezza A∪B in pezzi disgiunti:
A∪B=A∪(B∖A)(disgiunti)⟹P(A∪B)=P(A)+P(B∖A)(∗)
Poi si spezza anche B: B=(B∖A)∪(A∩B), disgiunti, quindi
P(B)=P(B∖A)+P(A∩B)⟹P(B∖A)=P(B)−P(A∩B)
e sostituendo in (∗) si ottiene la formula.
Idea: sommando P(A)+P(B) la parte comune A∩B viene contata due volte; la si toglie una volta.
Due casi particolari importanti:
se A∩B=∅: P(A∪B)=P(A)+P(B) (additività);
sempre: P(A∪B)≤P(A)+P(B) (subadditività), perché si toglie un numero P(A∩B)≥0.
Esempio. Dado equo, A= "pari" ={2,4,6}, B= "almeno 4" ={4,5,6}: P(A∪B)=63+63−62=64. Controllo diretto: A∪B={2,4,5,6} ha 4 esiti su 6 ✓.
Riepilogo
Proprietà
Formula
Da ricordare
normalizzazione
P(Ω)=1
assioma
complementare
P(Ac)=1−P(A)
per "almeno uno"
impossibile
P(∅)=0
il viceversa è falso
limiti
0≤P(A)≤1
monotonia
A⊆B⇒P(A)≤P(B)
differenza
P(B∖A)=P(B)−P(A∩B)
unione
P(A∪B)=P(A)+P(B)−P(A∩B)
subadditività
P(A∪B)≤P(A)+P(B)
uguaglianza se disgiunti
Due esercizi della lezione 3 usano proprio queste regole: se P(A)=P(B)=0 allora P(A∪B)=0, e se P(A)=P(B)=1 allora P(A∩B)=1: Esercizio 2 · eventi di probabilità 0 e 1.
Perché il segno + alla fine. Si conti quante volte la formula conta ogni zona del diagramma di Venn:
un esito che sta solo in A è contato una volta (in P(A)) ✓;
un esito in A∩B ma non in C è contato 2 volte al passo ℓ=1 e tolto 1 volta al passo ℓ=2: totale 1 ✓;
un esito in A∩B∩C è contato 3 volte al passo ℓ=1, tolto 3 volte al passo ℓ=2 (sta in tutte e tre le intersezioni a due), quindi finora 0: va rimesso una volta al passo ℓ=3 ✓.
Come si legge: per ogni ℓ=1,2,…,n si sommano le probabilità delle intersezioni di ℓ eventi scelti tra gli n (una per ogni sottoinsieme I di indici con ℓ elementi: sono (ℓn) termini) e si alternano i segni: + per ℓ dispari, − per ℓ pari. Con n=2 si ritrova d), con n=3 la formula sopra.
Esempio numerico. Si lancia un dado equo 3 volte; Ak= "al lancio k esce 6". Con i 216 esiti equiprobabili: P(Ak)=21636=61, P(Aj∩Ak)=2166=361, P(A1∩A2∩A3)=2161. Allora
P(almeno un 6)=3⋅61−3⋅361+2161=216108−18+1=21691≈0,421
Controllo con il complementare: P(nessun 6)=(65)3=216125, e 1−216125=21691 ✓. (Il complementare è più rapido: l'inclusione-esclusione serve quando il complementare non è più semplice.)
Come si sceglie P
Gli assiomi dicono quali regole deve rispettare P, non qualeP usare. La scelta dipende dal fenomeno e si basa su:
osservazioni statistiche, se il fenomeno è ripetibile: la probabilità si stima con la frequenza osservata (ad esempio la percentuale di pezzi difettosi in un lotto).
Errori comuni
Sommare le probabilità di eventi non disgiunti: P(A∪B)=P(A)+P(B) solo se A∩B=∅.
Usare P(B∖A)=P(B)−P(A) senza che A⊆B: in generale si sottrae P(A∩B).
Dedurre A=∅ da P(A)=0.
Ottenere probabilità negative o maggiori di 1 senza accorgersene: è sempre il segnale di un errore di calcolo.