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Note per Studenti Forza elettromotrice e resistenza interna del generatore

Forza elettromotrice e resistenza interna del generatore

In questa pagina 7

Lezione del 10.11 (sezioni 5.6 e 5.7 del libro di testo). Prerequisiti: Lavoro della forza elettrica e potenziale elettrostaticoIl lavoro della forza elettrostatica non dipende dal percorso (campo conservativo, circuitazione nulla); si definisce quindi il potenziale V con V(B) − V(A) = −∫ da A a B di E·ds, misurato in volt (1 V = 1 J/C). Carica puntiforme: V = q/(4πε₀r) con V(∞) = 0; più cariche: somma (scalare) dei potenziali. La forza elettromotrice di un percorso chiuso è la circuitazione di E, nulla in elettrostatica.Lavoro della forza elettrica e potenziale elettrostatico →, Conduzione, legge di Ohm ed effetto JouleNel modello classico gli elettroni accelerano nel campo e vengono frenati dagli urti, raggiungendo una velocità di deriva proporzionale a E: J = σE (legge di Ohm locale, σ = ne²τ/m, resistività ρ = 1/σ). Per un filo R = ρL/Σ e ΔV = Ri. La potenza ceduta al conduttore e dissipata in calore è P = iΔV = Ri² = ΔV²/R (effetto Joule). Resistenze in serie si sommano, in parallelo si sommano gli inversi.Conduzione, legge di Ohm ed effetto Joule →. Seguito: Carica e scarica di un condensatore (circuito RC)In un circuito RC la carica non cambia istantaneamente: in carica q(t) = Cℰ(1 − e^(−t/τ)), i(t) = (ℰ/R)e^(−t/τ); in scarica q(t) = q₀e^(−t/τ), con costante di tempo τ = RC (dopo circa 5τ il transitorio è finito). Durante la carica il generatore fornisce Cℰ², metà va nel condensatore e metà è dissipata nella resistenza; in scarica tutta l'energia ½q₀²/C si dissipa, con legge e^(−2t/τ).Carica e scarica di un condensatore (circuito RC) →.

Perché serve un generatore

In un circuito chiuso percorso da corrente stazionaria, le cariche percorrono un giro completo e tornano al punto di partenza. Lungo le resistenze perdono energia (effetto Joule). Ma il campo elettrostatico è conservativo: la sua circuitazione è nulla, quindi in un giro completo non può restituire alle cariche l'energia persa (Lavoro della forza elettrica e potenziale elettrostaticoIl lavoro della forza elettrostatica non dipende dal percorso (campo conservativo, circuitazione nulla); si definisce quindi il potenziale V con V(B) − V(A) = −∫ da A a B di E·ds, misurato in volt (1 V = 1 J/C). Carica puntiforme: V = q/(4πε₀r) con V(∞) = 0; più cariche: somma (scalare) dei potenziali. La forza elettromotrice di un percorso chiuso è la circuitazione di E, nulla in elettrostatica.Lavoro della forza elettrica e potenziale elettrostatico →).

Serve dunque una regione in cui agisce sulle cariche una forza non elettrostatica che le "riporta in salita", da potenziale basso a potenziale alto: è il generatore. La forza può essere di origine chimica (pila, batteria), meccanica ed elettromagnetica (dinamo, alternatore, vedi Legge di Faraday-Neumann-Lenz e fem indotta), luminosa (cella fotovoltaica).

Analogia idraulica: in un circuito d'acqua chiuso l'acqua scende attraverso le turbine (resistenze) e una pompa (generatore) la riporta in alto.

Campo elettromotore e forza elettromotrice

Si descrive la forza non elettrostatica per unità di carica con un campo elettromotore E⃗∗\vec E^*, diverso da zero solo dentro il generatore. La forza totale su una carica è q(E⃗el+E⃗∗)q(\vec E_{el} + \vec E^*).

La forza elettromotrice (f.e.m.) del generatore è la circuitazione del campo totale lungo il circuito: E=∮(E⃗el+E⃗∗)⋅ds⃗=∮E⃗∗⋅ds⃗=∫−+E⃗∗⋅ds⃗,\mathcal E = \oint(\vec E_{el} + \vec E^*)\cdot d\vec s = \oint\vec E^*\cdot d\vec s = \int_{-}^{+}\vec E^*\cdot d\vec s, cioè il lavoro per unità di carica fatto dal generatore per portare la carica dal polo negativo al polo positivo, al suo interno. Unità: volt.

(La circuitazione del campo elettrostatico è nulla, quindi resta solo quella di E⃗∗\vec E^*, che è diverso da zero solo nel generatore.)

Generatore ideale a circuito aperto. Se non circola corrente, dentro il generatore le cariche sono in equilibrio: il campo elettromotore è bilanciato dal campo elettrostatico prodotto dalle cariche accumulate sui poli, E⃗el=−E⃗∗\vec E_{el} = -\vec E^*. Allora la d.d.p. ai morsetti è uguale alla f.e.m.:

V+−V−=−∫−+E⃗el⋅ds⃗=∫−+E⃗∗⋅ds⃗=E.V_+ - V_- = -\int_-^+\vec E_{el}\cdot d\vec s = \int_-^+\vec E^*\cdot d\vec s = \mathcal E.

Per questo la f.e.m. si misura con un voltmetro ai capi di un generatore che non eroga corrente.

Resistenza interna

Dentro un generatore reale anche le cariche che lo attraversano incontrano resistenza (l'elettrolita di una pila, gli avvolgimenti di una dinamo): si modella come un generatore ideale di f.e.m. E\mathcal E in serie a una resistenza interna rr.

Collegando un carico esterno RR, nel circuito (una sola maglia) circola la corrente ii. Il lavoro per unità di carica fatto dal generatore su un giro è E\mathcal E, e viene speso nelle due resistenze:

E=Ri+ri  ⟹  i=ER+r.\mathcal E = Ri + ri \implies i = \frac{\mathcal E}{R + r}.

Tensione ai morsetti del generatore reale: ΔV=E−ri=Ri.\Delta V = \mathcal E - ri = Ri.

Il generatore "perde" la tensione riri al suo interno. Conseguenze:

  • a vuoto (i=0i = 0, circuito aperto): ΔV=E\Delta V = \mathcal E;
  • in cortocircuito (R=0R = 0): ΔV=0\Delta V = 0 e la corrente è massima, icc=Eri_{cc} = \frac{\mathcal E}{r} (pericolosa per le batterie, che si scaldano);
  • più corrente si chiede, più la tensione ai morsetti cala (i fari dell'auto si abbassano all'avviamento, quando il motorino assorbe centinaia di ampere).

Esempio. Batteria con E=12\mathcal E = 12 V e r=0,5 Ωr = 0{,}5\ \Omega su un carico R=5,5 ΩR = 5{,}5\ \Omega: i=126=2i = \frac{12}{6} = 2 A, ΔV=12−0,5⋅2=11\Delta V = 12 - 0{,}5\cdot 2 = 11 V.

Bilancio di potenza

Moltiplicando E=Ri+ri\mathcal E = Ri + ri per ii:

Ei=Ri2+ri2.\mathcal E i = Ri^2 + ri^2.

  • Ei\mathcal E i: potenza erogata dal generatore (lavoro non elettrostatico per unità di tempo);
  • Ri2Ri^2: potenza trasferita al carico (utile);
  • ri2ri^2: potenza dissipata dentro il generatore.

Massimo trasferimento di potenza. La potenza sul carico P=RE2(R+r)2P = R\frac{\mathcal E^2}{(R + r)^2} è massima per R=rR = r (si verifica derivando rispetto a RR), e vale E24r\frac{\mathcal E^2}{4r}. In quella condizione il rendimento è solo il 50%50\%. È il criterio dell'adattamento d'impedenza nelle telecomunicazioni (antenne, linee di trasmissione), dove conta trasferire il massimo segnale più che il rendimento.

Energia fornita dal generatore in un transitorio. Se la corrente varia nel tempo, il lavoro del generatore tra 00 e tt è W=∫0tE i dt=E q(t)W = \int_0^t\mathcal E\,i\,dt = \mathcal E\,q(t), con q(t)q(t) la carica erogata. Nella carica di un condensatore il generatore fornisce Eq\mathcal E q, metà va nel condensatore e metà si dissipa (Carica e scarica di un condensatore (circuito RC)In un circuito RC la carica non cambia istantaneamente: in carica q(t) = Cℰ(1 − e^(−t/τ)), i(t) = (ℰ/R)e^(−t/τ); in scarica q(t) = q₀e^(−t/τ), con costante di tempo τ = RC (dopo circa 5τ il transitorio è finito). Durante la carica il generatore fornisce Cℰ², metà va nel condensatore e metà è dissipata nella resistenza; in scarica tutta l'energia ½q₀²/C si dissipa, con legge e^(−2t/τ).Carica e scarica di un condensatore (circuito RC) →).

Leggi di Kirchhoff (richiamo)

Per circuiti con più maglie:

  • nodi: la somma delle correnti entranti è uguale a quella delle uscenti (conservazione della carica, regime stazionario);
  • maglie: lungo ogni maglia la somma delle f.e.m. è uguale alla somma delle cadute RiRi (circuitazione del campo totale).
Formula Significato
E=∮E⃗∗⋅ds⃗\mathcal E = \oint\vec E^*\cdot d\vec s forza elettromotrice
i=E/(R+r)i = \mathcal E/(R + r) corrente con resistenza interna
ΔV=E−ri\Delta V = \mathcal E - ri tensione ai morsetti
Ei=Ri2+ri2\mathcal E i = Ri^2 + ri^2 bilancio di potenza
R=rR = r massimo trasferimento di potenza

Errori comuni

  • Confondere f.e.m. e d.d.p. ai morsetti: coincidono solo a circuito aperto (o con r=0r = 0).
  • Pensare che la f.e.m. sia una forza: è un lavoro per unità di carica, in volt.
  • Dimenticare rr nel calcolo della corrente quando il testo la fornisce.

Teoria collegata