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Note per Studenti Generatori elettrici, GIT e GAT

Generatori elettrici, GIT e GAT

In questa pagina 7

Seconda parte della lezione 3. Prima: Resistore e legge di OhmPer molti materiali V = R I (legge di Ohm), con R = ρℓ/S per un cilindro; la potenza assorbita R I² diventa calore (effetto Joule), quindi il resistore con R > 0 è passivo. Il resistore ideale è il bipolo v = R i: lineare, tempo-invariante, bilaterale; i casi limite sono il cortocircuito (R = 0) e il circuito aperto (R = ∞).Resistore e legge di Ohm →. Domande di verifica: Autoverifica Lezione 3 - domande e risposte.

Perché servono forze non conservative

In un resistore percorso da corrente costante si dissipa potenza: le cariche girano in un circuito chiuso e perdono energia in calore a ogni giro. Qualcosa deve restituirgliela.

Non può farlo il campo coulombiano: è conservativo, quindi lungo un percorso chiuso fa lavoro nullo,

∮ℓEc⋅t dℓ=0\oint_\ell \mathbf E_c \cdot \mathbf t\,d\ell = 0

Serve allora una forza per unità di carica non conservativa, detta forza elettrica specifica generatrice (o campo elettrico generatore):

Eg=dFgdq,∮Eg⋅t dℓ≠0\mathbf E_g = \frac{d\mathbf F_g}{dq}, \qquad \oint \mathbf E_g \cdot \mathbf t\,d\ell \neq 0

I componenti in cui agisce sono i generatori. A seconda dell'origine di Eg\mathbf E_g:

Tipo Da dove viene l'energia Esempio
elettrochimico reazioni chimiche pila, batteria
fotovoltaico luce pannello solare
elettromeccanico moto (induzione) alternatore, dinamo
piezoelettrico deformazione meccanica accendino piezo
termoelettrico differenza di temperatura termocoppia

Comportamento a vuoto

Un generatore è a vuoto quando i suoi morsetti non sono collegati a niente: non può uscire né entrare corrente.

Cosa succede dentro: Eg\mathbf E_g spinge le cariche positive verso un morsetto e le negative verso l'altro. Le cariche si accumulano ai terminali e generano un campo coulombiano Ec\mathbf E_c, sia dentro sia fuori dal componente. Dentro, Ec\mathbf E_c si oppone a Eg\mathbf E_g. L'accumulo continua finché, punto per punto, i due campi si bilanciano:

Eg+Ec=0⟺Eg=−Ec(dentro il generatore a vuoto)\mathbf E_g + \mathbf E_c = \mathbf 0 \qquad\Longleftrightarrow\qquad \mathbf E_g = -\mathbf E_c \quad (\text{dentro il generatore a vuoto})

Se il campo totale non fosse nullo, le cariche continuerebbero a muoversi, ma a vuoto non possono uscire: quindi all'equilibrio il campo totale interno è zero.

Forza elettromotrice

La forza elettromotrice (f.e.m.) è l'integrale del campo generatore lungo una linea interna al generatore, dal morsetto BB (quello −-) al morsetto AA (quello ++):

e(t)=∫B,ℓAEg⋅dℓe(t) = \int_{B,\ell}^{A} \mathbf E_g \cdot d\boldsymbol\ell

Nonostante il nome non è una forza: si misura in volt.

La f.e.m. è uguale alla tensione a vuoto. La tensione a vuoto v0v_0 tra AA e BB si calcola con il campo coulombiano (fuori dal generatore il campo è solo coulombiano). Siccome Ec\mathbf E_c è conservativo, l'integrale non dipende dal percorso: si può calcolare lungo una linea esterna oppure lungo una linea interna:

v0(t)=∫ABEc⋅dℓ=∫BA(−Ec)⋅dℓv_0(t) = \int_A^B \mathbf E_c \cdot d\boldsymbol\ell = \int_B^A (-\mathbf E_c) \cdot d\boldsymbol\ell

(nel secondo passaggio si è invertito il verso di integrazione cambiando segno all'integrando). Dentro il generatore −Ec=Eg-\mathbf E_c = \mathbf E_g, quindi l'ultimo integrale è proprio la f.e.m.:

 e(t)=v0(t) \boxed{\,e(t) = v_0(t)\,}

La f.e.m. di un generatore è la tensione che un voltmetro (ideale) misura ai suoi morsetti quando il generatore è a vuoto.

Comportamento a carico

Il generatore è a carico quando i suoi morsetti sono attraversati da corrente (è collegato a qualcosa). Ora la tensione ai morsetti è diversa da quella a vuoto:

v(t)≠e(t)=v0(t)v(t) \neq e(t) = v_0(t)

perché la corrente, passando dentro il generatore, incontra fenomeni dissipativi (il materiale interno ha una sua resistenza).

Per molti generatori (per esempio quelli elettrochimici) in regime stazionario la differenza tra vuoto e carico è proporzionale alla corrente II che attraversa il generatore (convenzione del generatore: II esce dal ++):

E−V=Ri I⟺V=E−Ri IE - V = R_i\,I \qquad\Longleftrightarrow\qquad V = E - R_i\,I

RiR_i si chiama resistenza interna del generatore.

Bilancio di potenza

Moltiplicando per II:

VI=EI−RiI2V I = E I - R_i I^2

Con la convenzione del generatore e V,E,IV, E, I concordi (per esempio tutti positivi):

  • Pg=E IP_g = E\,I è la potenza generata, cioè trasferita alle cariche dalla forza generatrice;
  • Pd=Ri I2P_d = R_i\,I^2 è la quota dissipata dentro il generatore (effetto Joule interno);
  • P=V I=Pg−PdP = V\,I = P_g - P_d è la potenza erogata al circuito esterno.

Se invece VV e II sono discordi, la potenza uscente VIVI è negativa: il generatore assorbe potenza dal circuito (è quello che succede a una batteria in carica).

Generatore ideale di tensione (GIT)

È il bipolo con equazione

v(t)=e(t)∀ i(t)v(t) = e(t) \qquad \forall\, i(t)

  • La tensione è impressa: non dipende dalla corrente, che è decisa dal resto del circuito.
  • La f.e.m. può essere costante (V=EV = E) o variabile nel tempo (per esempio sinusoidale).
  • Caratteristica nel piano vv–ii: una retta parallela all'asse delle correnti, all'altezza v=ev = e. Non passa per l'origine, tranne nel caso limite e=0e = 0 (in cui il GIT diventa un cortocircuito).
  • È attivo: può erogare (e assorbire) lavoro senza limiti.
  • È il modello di un generatore reale quando la potenza dissipata internamente è trascurabile (Ri=0R_i = 0).

Simbolo: un cerchio con i segni ++ e −- dentro, che indicano il verso della f.e.m.

Potenza. Con la convenzione del generatore la potenza uscente è

pu=v i=e ip_u = v\,i = e\,i

ed è positiva (erogata) o negativa (assorbita) a seconda che ee e ii siano concordi o discordi. Il segno lo decide il circuito, non il generatore.

Riferimenti.

  • Invertendo il riferimento di corrente la caratteristica non cambia (v=ev = e vale per ogni ii, positiva o negativa).
  • Invertendo il riferimento di tensione si ha v=−ev = -e: la caratteristica si ribalta rispetto all'asse delle correnti.

Generatore affine di tensione (GAT)

Un generatore reale fa due cose: genera e dissipa. Per rappresentarle entrambe si usa il bipolo (convenzione del generatore)

V=E−Ri IV = E - R_i\,I

detto generatore affine di tensione ("affine" perché la caratteristica è una retta che non passa per l'origine). Equivale a un GIT di f.e.m. EE in serie a un resistore RiR_i.

  • Caratteristica: retta che taglia l'asse VV in EE (a vuoto, I=0I = 0) e scende con pendenza RiR_i. Taglia l'asse II in Icc=E/RiI_{cc} = E / R_i, la corrente di cortocircuito (quella che scorre con i morsetti collegati da un filo, V=0V = 0).
  • Se Ri=0R_i = 0 il GAT si riduce a un GIT.

Il punto di lavoro: pila e lampadina

Si collega una pila a una lampadina e si risolve il circuito con i due modelli della pila.

Dati.

  • Pila alcalina (convenzione del generatore): f.e.m. E=1,5 VE = 1{,}5\ \mathrm V, resistenza interna Ri=150 mΩ=0,15 ΩR_i = 150\ \mathrm{m\Omega} = 0{,}15\ \Omega.
  • Lampadina (convenzione dell'utilizzatore), modellata come resistore: tensione nominale Vn=1,5 VV_n = 1{,}5\ \mathrm V, potenza nominale Pn=0,45 WP_n = 0{,}45\ \mathrm W. Da P=V2/RP = V^2/R: R=Vn2Pn=1,520,45=2,250,45=5 ΩR = \frac{V_n^2}{P_n} = \frac{1{,}5^2}{0{,}45} = \frac{2{,}25}{0{,}45} = 5\ \Omega

Equazioni topologiche. I due bipoli sono collegati morsetto a morsetto, quindi hanno la stessa tensione e la stessa corrente: V1=V2=VV_1 = V_2 = V, I1=I2=II_1 = I_2 = I (la corrente esce dal ++ della pila ed entra nel ++ della lampadina).

Soluzione 1: pila come GIT

V1=E,V2=R I2V_1 = E, \qquad V_2 = R\,I_2

V=E=1,5 V,I=ER=1,55=0,3 A,P=V2R=2,255=0,45 WV = E = 1{,}5\ \mathrm V, \qquad I = \frac ER = \frac{1{,}5}{5} = 0{,}3\ \mathrm A, \qquad P = \frac{V^2}{R} = \frac{2{,}25}{5} = 0{,}45\ \mathrm W

Soluzione 2: pila come GAT

V1=E−RiI1,V2=R I2V_1 = E - R_i I_1, \qquad V_2 = R\,I_2

Uguagliando le tensioni: E−RiI=RIE - R_i I = R I, quindi

I=ERi+R=1,55,15≈0,291 A,V=R I≈1,456 V,P=V2R≈0,424 WI = \frac{E}{R_i + R} = \frac{1{,}5}{5{,}15} \approx 0{,}291\ \mathrm A, \qquad V = R\,I \approx 1{,}456\ \mathrm V, \qquad P = \frac{V^2}{R} \approx 0{,}424\ \mathrm W

Interpretazione grafica

Il punto di lavoro è la coppia (I,V)(I, V) che soddisfa contemporaneamente l'equazione del generatore e quella del carico: graficamente è l'intersezione delle due caratteristiche nel piano II–VV.

  • Con il GIT: retta orizzontale V=1,5V = 1{,}5 e retta del carico V=5IV = 5I si incontrano in (0,3 A; 1,5 V)(0{,}3\ \mathrm A;\ 1{,}5\ \mathrm V).
  • Con il GAT: la retta V=1,5−0,15 IV = 1{,}5 - 0{,}15\,I scende leggermente e incontra V=5IV = 5I in (0,291 A; 1,456 V)(0{,}291\ \mathrm A;\ 1{,}456\ \mathrm V).

Grafico interattivo: Caratteristica del GAT V = 1,5 − 0,15·I (I in ascissa): il punto di lavoro con la lampadina è a I ≈ 0,291 A, dove V ≈ 1,456 V

La differenza tra i due modelli è piccola (circa il 3%3\% sulla corrente) perché Ri≪RR_i \ll R: il GIT è un'ottima approssimazione quando il carico ha resistenza molto più grande di quella interna del generatore.

Limiti dei modelli

Anche il GAT è un'approssimazione:

Errori comuni

  • Scrivere V=E+RiIV = E + R_i I: con la convenzione del generatore la caduta interna sottrae tensione. Con la convenzione dell'utilizzatore invece l'equazione diventa V=E+RiIV = E + R_i I (la corrente entra dal ++).
  • Pensare che il GIT eroghi sempre potenza. Può anche assorbirla: dipende dal verso della corrente imposto dal circuito.
  • Chiamare "forza" la f.e.m.: è una tensione, in volt.

Esercizi su questo argomento

Lezioni in cui compare

Teoria collegata