dove nell'ultimo passaggio si è usata la regola del complementare P(Bc)=1−P(B). È la tesi ∎.
Interpretazione. Se sapere che B si è verificato non cambia la probabilità di A, allora nemmeno sapere che Bnon si è verificato la cambia. Applicando il risultato due volte si ottiene anche che Ac e Bc sono indipendenti.
Esempio numerico di controllo. Due dadi, A= "primo dado pari" (P=21), B= "secondo dado ≤2" (P=31), indipendenti. A∩Bc = "primo pari e secondo ≥3": 3⋅4=12 coppie su 36, cioè 31=21⋅32 ✓.
(b) P(A)=P(B)=0⟹P(A∪B)=0
È lo stesso fatto dell'esercizio 1 della lezione 3, svolto per esteso in Esercizio 2 · eventi di probabilità 0 e 1. La dimostrazione più breve usa la subadditivitàP(A∪B)≤P(A)+P(B) (che vale sempre, perché P(A∪B)=P(A)+P(B)−P(A∩B) e si sottrae un numero ≥0):
0≤P(A∪B)≤P(A)+P(B)=0+0=0
Essendo compresa tra 0 e 0, P(A∪B)=0 ∎.
(c) La formula di decomposizione
Prima di tutto: le condizionate hanno senso?
Nella formula compaiono condizionamenti a C, A∩C e Ac∩C: servono probabilità positive.
P(A∩C)>0 e P(Ac∩C)>0 sono le ipotesi;
P(C)>0 ne segue, perché A∩C⊆C e per monotonia P(C)≥P(A∩C)>0.
Al numeratore, B∩C è spezzato nelle due parti disgiunte B∩C∩A e B∩C∩Ac (stessa idea del punto (a)), quindi per additività il numeratore vale P(B∩C). Il membro destro è
P(C)P(B∩C)=P(B∣C)
che è il membro sinistro ∎.
Modo equivalente (quello della soluzione ufficiale). Moltiplicando la formula da dimostrare per P(C)>0 e usando i passi 1 e 2, essa diventa P(B∩C)=P(B∩C∩A)+P(B∩C∩Ac), che è vera per additività. Moltiplicare per un numero diverso da zero dà un'uguaglianza equivalente.
Un esempio per vedere che la formula ha senso
Si sceglie a caso uno studente (C = "è iscritto a Ingegneria", A = "frequenta le lezioni", B = "supera l'esame"). La formula dice: tra gli iscritti, la probabilità di superare l'esame è la media pesata della probabilità di superarlo tra i frequentanti e tra i non frequentanti, con pesi le frazioni di frequentanti e non frequentanti tra gli iscritti. Ad esempio con P(B∣A∩C)=0,8, P(B∣Ac∩C)=0,4, P(A∣C)=0,6: P(B∣C)=0,8⋅0,6+0,4⋅0,4=0,64, compreso tra 0,4 e 0,8 ✓.
Errori comuni
(a) Usare l'indipendenza di A e Bc nella dimostrazione: è la tesi, non l'ipotesi.
(a) Scrivere P(A∩Bc)=P(A)−P(B): si sottrae P(A∩B), non P(B).
(c) Semplificare P(A∩C) senza ricordare che è positivo: è proprio il motivo delle ipotesi.
(c) Confondere P(B∣A∩C) con P(B∣A)P(B∣C): condizionare a un'intersezione non è il prodotto delle condizionate.