Salta al contenuto
Note per Studenti Differenziabilità e gradiente

Differenziabilità e gradiente

In questa pagina 8

Prerequisiti: Derivate parziali e derivate direzionaliLa derivata parziale ∂f/∂xi(x0) è la derivata della funzione di una variabile che si ottiene fissando tutte le altre variabili: in pratica si deriva in xi trattando le altre come costanti. Il gradiente ∇f raccoglie le derivate parziali. La derivata direzionale lungo un versore v è il limite di [f(x0 + hv) − f(x0)]/h. In più variabili avere tutte le derivate (anche direzionali) non garantisce la continuità.Derivate parziali e derivate direzionali →, Asintoticità e o-piccolo per funzionif ~ g per x → x0 se f/g tende a 1, f = o(g) se tende a 0; le relazioni dipendono da x0. Regole di calcolo con gli o-piccoli e gerarchia delle funzioni infinite per x → +∞: log < potenze < esponenziali < x^x.Asintoticità e o-piccolo per funzioni →.

In una variabile, ff derivabile in x0x_0 significa f(x)=f(x0)+f′(x0)(x−x0)+o(x−x0)f(x) = f(x_0) + f'(x_0)(x - x_0) + o(x - x_0): vicino a x0x_0 la funzione è approssimata dalla retta tangente con un errore trascurabile. In più variabili le derivate parziali da sole non danno questa proprietà (si è visto che non garantiscono neppure la continuità). La si chiede allora come definizione.

Definizione di funzione differenziabile

Una funzione f:A⊆Rn→Rf: A \subseteq \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} è differenziabile in un punto x0x_0 interno ad AA se esiste un vettore a=(a1,…,an)∈Rna = (a_1, \dots, a_n) \in \mathbb{R}^n tale che l'incremento della funzione possa essere approssimato linearmente:

f(x)=f(x0)+a⋅(x−x0)+o(∥x−x0∥)per x→x0f(x) = f(x_0) + a \cdot (x - x_0) + o(\|x - x_0\|) \quad \text{per } x \to x_0

dove a⋅(x−x0)a \cdot (x - x_0) è il differenzialeprodotto scalare tra il vettore gradiente e il vettore incremento e o(∥x−x0∥)o(\|x - x_0\|) è una funzione o-piccolotermine che tende a zero più velocemente della norma dell'incremento che descrive l'errore di approssimazione.

Teorema. Se ff è differenziabile in x0x_0, allora il vettore aa è univocamente determinato ed è pari al gradiente di ff in x0x_0, ovvero a=∇f(x0)a = \nabla f(x_0). Inoltre, ff è derivabile e continua in x0x_0.

Perché.

  • Continuità: per x→x0x \to x_0 si ha a⋅(x−x0)→0a \cdot (x - x_0) \to 0 e o(∥x−x0∥)→0o(\|x - x_0\|) \to 0, quindi f(x)→f(x0)f(x) \to f(x_0).
  • a=∇f(x0)a = \nabla f(x_0): si prende x=x0+heix = x_0 + h e_i (ci si muove lungo l'asse ii). Allora a⋅(x−x0)=haia \cdot (x - x_0) = h a_i e f(x0+hei)−f(x0)h=ai+o(∣h∣)h→h→0ai\frac{f(x_0 + he_i) - f(x_0)}{h} = a_i + \frac{o(|h|)}{h} \xrightarrow[h \to 0]{} a_i quindi la derivata parziale ii-esima esiste e vale aia_i.

In due variabili, posto h=x−x0h = x - x_0 e k=y−y0k = y - y_0, la definizione si riscrive come un limite da verificare: lim⁡(h,k)→(0,0)f(x0+h,y0+k)−f(x0,y0)−fx(x0,y0) h−fy(x0,y0) kh2+k2=0\lim_{(h,k) \to (0,0)} \frac{f(x_0 + h, y_0 + k) - f(x_0, y_0) - f_x(x_0, y_0)\,h - f_y(x_0, y_0)\,k}{\sqrt{h^2 + k^2}} = 0 È il test di differenziabilità: prima si calcolano le derivate parziali (se non esistono, ff non è differenziabile), poi si controlla questo limite con i metodi di Limiti e continuità per funzioni di più variabiliIl limite di una funzione di più variabili esiste se il valore si avvicina a $L$ indipendentemente dal percorso scelto; si verifica con stime in coordinate polari o si nega usando restrizioni a curve diverse. La continuità richiede che il limite coincida con il valore della funzione nel punto.Limiti e continuità per funzioni di più variabili →.

Gradiente e piano tangente

Il gradiente è il vettore delle derivate parziali, ∇f(x0)=(∂f∂x1(x0),…,∂f∂xn(x0))\nabla f(x_0) = \left( \frac{\partial f}{\partial x_1}(x_0), \dots, \frac{\partial f}{\partial x_n}(x_0) \right) (vedi Derivate parziali e derivate direzionaliLa derivata parziale ∂f/∂xi(x0) è la derivata della funzione di una variabile che si ottiene fissando tutte le altre variabili: in pratica si deriva in xi trattando le altre come costanti. Il gradiente ∇f raccoglie le derivate parziali. La derivata direzionale lungo un versore v è il limite di [f(x0 + hv) − f(x0)]/h. In più variabili avere tutte le derivate (anche direzionali) non garantisce la continuità.Derivate parziali e derivate direzionali →). Se la funzione è differenziabile, il piano tangente al grafico di ff nel punto (x0,f(x0))(x_0, f(x_0)) è dato dall'equazione:

z=f(x0)+∇f(x0)⋅(x−x0)z = f(x_0) + \nabla f(x_0) \cdot (x - x_0)

In due variabili, esplicitamente: z=f(x0,y0)+fx(x0,y0) (x−x0)+fy(x0,y0) (y−y0)z = f(x_0, y_0) + f_x(x_0, y_0)\,(x - x_0) + f_y(x_0, y_0)\,(y - y_0)

È il piano che passa per il punto del grafico e ha, lungo i due assi, le stesse pendenze della superficie. La differenziabilità dice che la distanza verticale tra grafico e piano è o(∥x−x0∥)o(\|x - x_0\|), cioè trascurabile rispetto alla distanza da x0x_0.

Esempio. f(x,y)=x2+y2f(x, y) = x^2 + y^2 in (1,2)(1, 2): f(1,2)=5f(1, 2) = 5, fx=2x=2f_x = 2x = 2, fy=2y=4f_y = 2y = 4. Piano tangente: z=5+2(x−1)+4(y−2)z = 5 + 2(x - 1) + 4(y - 2), cioè z=2x+4y−5z = 2x + 4y - 5.

Condizione sufficiente

Non sempre l'esistenza delle derivate parziali garantisce la differenziabilità. Si utilizza quindi il criterio di classe C1C^1:

Teorema del differenziale totale. Se ff ammette derivate parziali in un intorno di x0x_0 e queste sono continuefunzioni il cui limite nel punto coincide col valore nel punto in x0x_0, allora ff è differenziabile in x0x_0.

Una funzione le cui derivate parziali sono continue in ogni punto di un aperto si dice di classe C^1funzione derivabile con continuità.

Derivata direzionale e gradiente

Per una funzione differenziabile, la derivata lungo una direzione vv (con ∥v∥=1\|v\|=1) non deve essere calcolata necessariamente tramite il limite del rapporto incrementale:

Formula del gradiente. Se ff è differenziabile in x0x_0, allora per ogni versore vv esiste la derivata direzionale Dvf(x0)D_v f(x_0) ed è data da: Dvf(x0)=∇f(x0)⋅vD_v f(x_0) = \nabla f(x_0) \cdot v

Perché. Si prende x=x0+hvx = x_0 + hv nella definizione: ∥x−x0∥=∣h∣\|x - x_0\| = |h| (perché ∥v∥=1\|v\| = 1) e f(x0+hv)−f(x0)h=h ∇f(x0)⋅v+o(∣h∣)h→∇f(x0)⋅v\frac{f(x_0 + hv) - f(x_0)}{h} = \frac{h\,\nabla f(x_0) \cdot v + o(|h|)}{h} \to \nabla f(x_0) \cdot v

Interpretazione geometrica

  1. Massima crescita: Il gradiente ∇f(x0)\nabla f(x_0) punta nella direzione di massima crescita della funzione. Il valore della massima pendenza è dato da ∥∇f(x0)∥\|\nabla f(x_0)\|.

    Perché: se θ\theta è l'angolo tra ∇f(x0)\nabla f(x_0) e il versore vv, Dvf(x0)=∇f(x0)⋅v=∥∇f(x0)∥cos⁡θD_v f(x_0) = \nabla f(x_0) \cdot v = \|\nabla f(x_0)\| \cos\theta. È massima per θ=0\theta = 0 (vv concorde al gradiente, valore ∥∇f∥\|\nabla f\|), minima per θ=π\theta = \pi (direzione opposta, valore −∥∇f∥-\|\nabla f\|) e nulla per θ=π2\theta = \frac{\pi}{2}.

  2. Ortogonalità: Il gradiente è ortogonale alla curva di livelloinsieme dei punti dove f vale una costante c passante per x0x_0.

    Perché: lungo la curva di livello ff è costante, quindi la derivata nella direzione tangente alla curva è 00; per il punto 1 quella direzione forma un angolo retto con il gradiente.

Esempio. f(x,y)=x2+y2f(x, y) = x^2 + y^2 in (1,2)(1, 2): ∇f=(2,4)\nabla f = (2, 4), che punta in direzione radiale verso l'esterno, perpendicolare alla circonferenza di livello x2+y2=5x^2 + y^2 = 5. La massima pendenza è ∥(2,4)∥=20=25\|(2,4)\| = \sqrt{20} = 2\sqrt5; lungo la tangente alla circonferenza, per esempio v=15(2,−1)v = \frac{1}{\sqrt5}(2, -1), la derivata è 4−45=0\frac{4 - 4}{\sqrt5} = 0.

Esempio numerico svolto

Si consideri f(x,y)=exy+x2yf(x, y) = e^{xy} + x^2y. Verifichiamo la differenziabilità in (1,1)(1, 1).

  1. Calcolo le derivate parziali: ∂f∂x=yexy+2xy\frac{\partial f}{\partial x} = ye^{xy} + 2xy ∂f∂y=xexy+x2\frac{\partial f}{\partial y} = xe^{xy} + x^2
  2. In (1,1)(1, 1): fx(1,1)=e+2f_x(1,1) = e + 2, fy(1,1)=e+1f_y(1,1) = e + 1.
  3. Le derivate parziali sono funzioni elementari continue su tutto R2\mathbb{R}^2. Per il teorema del differenziale totale, ff è differenziabile in (1,1)(1, 1) (anzi in ogni punto).
  4. Piano tangente in (1,1)(1, 1): f(1,1)=e+1f(1, 1) = e + 1, quindi z=e+1+(e+2)(x−1)+(e+1)(y−1)z = e + 1 + (e + 2)(x - 1) + (e + 1)(y - 1).

Esercizio: una funzione derivabile, continua ma non differenziabile

f(x,y)=sin⁡(xy)yf(x, y) = \dfrac{\sin(xy)}{y} per y≠0y \neq 0, f(x,0)=0f(x, 0) = 0. Si studia l'origine.

  1. Continuità. Con ∣sin⁡t∣≤∣t∣|\sin t| \leq |t|:  ∣f(x,y)∣≤∣xy∣∣y∣=∣x∣→0\ |f(x, y)| \leq \frac{|xy|}{|y|} = |x| \to 0 (per y=0y = 0 la funzione è 00). Quindi ff è continua in (0,0)(0, 0).
  2. Derivate parziali. f(h,0)=0f(h, 0) = 0, quindi fx(0,0)=0f_x(0,0) = 0. f(0,h)=sin⁡0h=0f(0, h) = \frac{\sin 0}{h} = 0, quindi fy(0,0)=0f_y(0, 0) = 0.
  3. Differenziabilità. Il piano candidato è z=0z = 0; bisogna vedere se f(h,k)h2+k2→0\frac{f(h,k)}{\sqrt{h^2+k^2}} \to 0. Lungo k=mhk = mh con m≠0m \neq 0, usando sin⁡t∼t\sin t \sim t: sin⁡(mh2)mh h2(1+m2)∼mh2mh ∣h∣1+m2=h∣h∣⋅11+m2\frac{\sin(mh^2)}{mh\,\sqrt{h^2(1+m^2)}} \sim \frac{mh^2}{mh\,|h|\sqrt{1+m^2}} = \frac{h}{|h|}\cdot\frac{1}{\sqrt{1+m^2}} che vale ±11+m2\pm\frac{1}{\sqrt{1+m^2}} a seconda del segno di hh: non tende a 00. La funzione non è differenziabile nell'origine, pur essendo continua e derivabile.

Funzioni con un parametro nell'esponente: la procedura in quattro passi

Nei temi d'esame la funzione è quasi sempre del tipo f(x,y)=g(x,y)(x2+y2)af(x,y)=\frac{g(x,y)}{(x^2+y^2)^a} in (0,0)(0,0) (con f(0,0)=0f(0,0)=0), o contiene valori assoluti e radici, e si chiede per quali valori del parametro ff è continua, derivabile, differenziabile. Si procede così.

  1. Forma polare. Si pone x=rcos⁡θx=r\cos\theta, y=rsin⁡θy=r\sin\theta; il numeratore, omogeneo di grado pp (cioè g≈rp h(θ)g\approx r^p\,h(\theta) con hh limitata e non nulla), dà f≈r p−2a h(θ)f\approx r^{\,p-2a}\,h(\theta). Se compaiono log⁡(1−x)\log(1-x), sin⁡x\sin x, ex−1e^x-1 ecc., si sostituisce con il loro equivalente (−x-x, xx, xx) e si controlla che il fattore residuo tenda a 11 (limitato).
  2. Continuità: f→0f\to0 se e solo se p−2a>0p-2a>0. Per p=2ap=2a il limite dipende da θ\theta (non esiste, a meno che h≡0h\equiv0); per p<2ap<2a diverge.
  3. Derivate parziali in (0,0)(0,0): con la definizione, perché f(0,0)f(0,0) è dato a parte. Se ff si annulla sugli assi, fx(0,0)=fy(0,0)=0f_x(0,0)=f_y(0,0)=0 per ogni valore del parametro (anche dove ff non è continua).
  4. Differenziabilità: il limite da studiare è fr≈r p−2a−1 h(θ)\frac{f}{r}\approx r^{\,p-2a-1}\,h(\theta) (il gradiente è nullo): tende a 00 se e solo se p−2a−1>0p-2a-1>0, cioè a<p−12a<\frac{p-1}{2}. Quindi la soglia di differenziabilità è sempre più bassa di 12\frac12 di quella di continuità.

Esempio completo (con p=3p=3: continua per a<32a<\frac32, differenziabile per a<1a<1): Esercizio - continuità e differenziabilità con un parametro (tema d'esame novembre 2012).

Valori assoluti e radici. Per fα(x,y)=∣x∣α∣y∣f_\alpha(x,y)=\sqrt{|x|^\alpha|y|} le derivate parziali in 00 valgono 00 (la funzione si annulla sugli assi), ma la derivata nella direzione (v,w)(v,w) è il limite di ∣t∣(α+1)/2t∣v∣α∣w∣\frac{|t|^{(\alpha+1)/2}}{t}\sqrt{|v|^\alpha|w|}: esiste solo se α>1\alpha>1. Se una derivata direzionale non esiste, ff non può essere differenziabile (Esercizio - derivate e differenziabilità di una radice con valori assoluti (tema d'esame febbraio 2013)).

Errori comuni

  • Scambiare le implicazioni: La derivabilità non implica la differenziabilità. Il controesempio classico è f(x,y)=xyx2+y2f(x,y) = \frac{xy}{x^2+y^2} (con f(0,0)=0f(0,0)=0), che è derivabile nell'origine ma non continua, dunque non differenziabile.
  • Dimenticare il versore: Nel calcolo di Dvf=∇f⋅vD_v f = \nabla f \cdot v, il vettore vv deve essere sempre un versore (∥v∥=1\|v\|=1). Se la direzione è data da un vettore non unitario, bisogna prima normalizzarlo.
  • Condizione sufficiente scambiata per necessaria: La continuità delle derivate parziali è sufficiente ma non necessaria. Una funzione può essere differenziabile anche se le derivate parziali sono discontinue (per esempio (x2+y2)sin⁡1x2+y2(x^2+y^2)\sin\frac{1}{\sqrt{x^2+y^2}} nell'origine): in quel caso si usa il test con il limite.
  • Fermarsi alle derivate parziali: trovare fx(0,0)f_x(0,0) e fy(0,0)f_y(0,0) non basta; bisogna ancora verificare il limite del test di differenziabilità.

Versione ripasso

Prerequisiti: Derivate parziali e derivate direzionaliLa derivata parziale ∂f/∂xi(x0) è la derivata della funzione di una variabile che si ottiene fissando tutte le altre variabili: in pratica si deriva in xi trattando le altre come costanti. Il gradiente ∇f raccoglie le derivate parziali. La derivata direzionale lungo un versore v è il limite di [f(x0 + hv) − f(x0)]/h. In più variabili avere tutte le derivate (anche direzionali) non garantisce la continuità.Derivate parziali e derivate direzionali →, Asintoticità e o-piccolo per funzionif ~ g per x → x0 se f/g tende a 1, f = o(g) se tende a 0; le relazioni dipendono da x0. Regole di calcolo con gli o-piccoli e gerarchia delle funzioni infinite per x → +∞: log < potenze < esponenziali < x^x.Asintoticità e o-piccolo per funzioni →.

In una variabile, ff derivabile in x0x_0 significa f(x)=f(x0)+f′(x0)(x−x0)+o(x−x0)f(x) = f(x_0) + f'(x_0)(x - x_0) + o(x - x_0): vicino a x0x_0 la funzione è approssimata dalla retta tangente con un errore trascurabile. In più variabili le derivate parziali da sole non danno questa proprietà (si è visto che non garantiscono neppure la continuità). La si chiede allora come definizione.

  • Differenziabilità: ff è differenziabile in x0x_0 se f(x)=f(x0)+∇f(x0)⋅(x−x0)+o(∥x−x0∥)f(x) = f(x_0) + \nabla f(x_0) \cdot (x - x_0) + o(\|x - x_0\|).
  • Implicazioni: Differenziabile   ⟹  \implies Continua e Derivabile. Il viceversa è falso.
  • Test in due variabili: f(x0+h,y0+k)−f(x0,y0)−fxh−fykh2+k2→0\dfrac{f(x_0+h, y_0+k) - f(x_0,y_0) - f_x h - f_y k}{\sqrt{h^2+k^2}} \to 0. Esempio: sin⁡(xy)y\frac{\sin(xy)}{y} è continua e derivabile in (0,0)(0,0) ma il rapporto lungo k=mhk = mh tende a ±11+m2\pm\frac{1}{\sqrt{1+m^2}}: non differenziabile.
  • Teorema del differenziale totale: Se le derivate parziali esistono vicino a x0x_0 e sono continue in x0x_0 (per esempio se ff è C1C^1), allora ff è differenziabile.
  • Formula del gradiente: Dvf(x0)=∇f(x0)⋅vD_v f(x_0) = \nabla f(x_0) \cdot v (con ∥v∥=1\|v\|=1).
  • Proprietà del gradiente: ∇f(x0)\nabla f(x_0) è ortogonale alla curva di livelloUna funzione f: D ⊆ Rn → R associa a ogni punto X = (x1, …, xn) un numero reale. Il dominio naturale è l'insieme dei punti in cui l'espressione ha senso (da disegnare nel piano); il grafico {(X, f(X))} sta in Rn+1 (per n = 2 è una superficie); l'insieme di livello c è {X ∈ D : f(X) = c} (per n = 2 una curva, come le isoipse di una carta).Funzioni di più variabili e insiemi di livello → e indica la direzione di massima crescita.
  • Piano tangente: z=f(x0,y0)+fx(x−x0)+fy(y−y0)z = f(x_0,y_0) + f_x(x - x_0) + f_y(y - y_0). Esempio: x2+y2x^2 + y^2 in (1,2)(1,2) → z=2x+4y−5z = 2x + 4y - 5.
  • Perché: Dvf=∥∇f∥cos⁡θD_v f = \|\nabla f\|\cos\theta, massimo per vv concorde al gradiente, nullo lungo la curva di livello.
  • Funzioni con parametro, f=g(x2+y2)af=\frac{g}{(x^2+y^2)^a} in (0,0)(0,0): in polari f≈rp−2ah(θ)f\approx r^{p-2a}h(\theta) (pp = grado del numeratore). Continua   ⟺  p−2a>0\iff p-2a>0; parziali nulle se f=0f=0 sugli assi; differenziabile   ⟺  fr≈rp−2a−1h(θ)→0\iff\frac fr\approx r^{p-2a-1}h(\theta)\to0, cioè a<p−12a<\frac{p-1}2. Con p=3p=3: continua per a<32a<\frac32, differenziabile per a<1a<1.
  • Con ∣x∣α∣y∣\sqrt{|x|^\alpha|y|}: parziali 00, derivata direzionale ∣t∣(α+1)/2tc\frac{|t|^{(\alpha+1)/2}}{t}c esiste solo per α>1\alpha>1; se una derivata direzionale non esiste non c'è differenziabilità.

Esercizi su questo argomento

Teoria collegata