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Note per Studenti Funzioni di variabile complessa e condizioni di Cauchy-Riemann

Funzioni di variabile complessa e condizioni di Cauchy-Riemann

In questa pagina 6

Prerequisiti: Numeri complessiI numeri complessi estendono i reali introducendo l'unità immaginaria $i$ ($i^2 = -1$) e possono essere rappresentati in forma algebrica, trigonometrica o polare. Tramite la formula di Eulero e le proprietà del modulo e dell'argomento, è possibile calcolare agilmente prodotti, potenze e radici ennesime.Numeri complessi →, Differenziabilità e gradientef è differenziabile in x0 se f(x) = f(x0) + ∇f(x0)·(x − x0) + o(‖x − x0‖): vicino a x0 il grafico si confonde con il piano tangente z = f(x0) + ∇f(x0)·(x − x0). Differenziabile ⇒ continua, derivabile e D_v f = ∇f·v; derivate parziali continue ⇒ differenziabile. Il gradiente indica la direzione di massima crescita (pendenza ‖∇f‖) ed è ortogonale alle curve di livello.Differenziabilità e gradiente →.

Identificando il piano complesso C\mathbb{C} con il piano cartesiano R2\mathbb{R}^2, una funzione complessa può essere interpretata geometricamente come una mappa che trasforma punti di un piano bidimensionale in punti di un altro piano.

Se z=x+iy∈Cz = x + iy \in \mathbb{C} (con x,y∈Rx, y \in \mathbb{R}) è la variabile indipendente, una funzione f:Ω⊆C→Cf: \Omega \subseteq \mathbb{C} \to \mathbb{C} associa a ogni zz un valore complesso w=f(z)w = f(z). Scomponendo f(z)f(z) nelle sue componenti reale e immaginaria, possiamo scrivere: f(z)=f(x+iy)=u(x,y)+iv(x,y)f(z) = f(x+iy) = u(x,y) + i v(x,y) dove:

  • u(x,y)=Re(f(z))u(x,y) = \text{Re}(f(z)) è la parte realeLa componente a valori reali della funzione complessa di ff.
  • v(x,y)=Im(f(z))v(x,y) = \text{Im}(f(z)) è la parte immaginaria di ff.

Entrambe le funzioni u,v:Ω→Ru, v: \Omega \to \mathbb{R} sono funzioni reali di due variabili reali.


Limiti e continuità

La struttura metrica dello spazio complesso C\mathbb{C} è determinata dal modulo ∣z∣=x2+y2|z| = \sqrt{x^2+y^2}, che coincide esattamente con la distanza euclidea in R2\mathbb{R}^2. Di conseguenza, la definizione di limite per funzioni complesse ricalca la definizione standard in ambienti metrici.

Definizione. Sia f:Ω⊆C→Cf: \Omega \subseteq \mathbb{C} \to \mathbb{C} e sia z0∈Cz_0 \in \mathbb{C} un punto di accumulazione per Ω\Omega. Si dice che il limite per zz che tende a z0z_0 di f(z)f(z) è pari a L∈CL \in \mathbb{C}, e si scrive: lim⁡z→z0f(z)=L\lim_{z \to z_0} f(z) = L se per ogni ϵ>0\epsilon > 0 esiste un δ>0\delta > 0 tale che, per ogni z∈Ωz \in \Omega con 0<∣z−z0∣<δ0 < |z - z_0| < \delta, si ha: ∣f(z)−L∣<ϵ|f(z) - L| < \epsilon

Poiché lo studio di questo limite equivale allo studio simultaneo delle componenti reale e immaginaria, vale il seguente risultato di equivalenza con i limiti bidimensionali analizzati in Limiti e continuità per funzioni di più variabiliIl limite di una funzione di più variabili esiste se il valore si avvicina a $L$ indipendentemente dal percorso scelto; si verifica con stime in coordinate polari o si nega usando restrizioni a curve diverse. La continuità richiede che il limite coincida con il valore della funzione nel punto.Limiti e continuità per funzioni di più variabili →:

Teorema. Siano z=x+iyz = x + iy, z0=x0+iy0z_0 = x_0 + i y_0, f(z)=u(x,y)+iv(x,y)f(z) = u(x,y) + iv(x,y) e L=L1+iL2L = L_1 + i L_2. Si ha che lim⁡z→z0f(z)=L\lim_{z \to z_0} f(z) = L se e solo se valgono contemporaneamente i due limiti reali: lim⁡(x,y)→(x0,y0)u(x,y)=L1elim⁡(x,y)→(x0,y0)v(x,y)=L2\lim_{(x,y) \to (x_0,y_0)} u(x,y) = L_1 \quad \text{e} \quad \lim_{(x,y) \to (x_0,y_0)} v(x,y) = L_2

Una funzione ff si dice continua in z0∈Ωz_0 \in \Omega se lim⁡z→z0f(z)=f(z0)\lim_{z \to z_0} f(z) = f(z_0). Ciò si verifica se e solo se sia u(x,y)u(x,y) che v(x,y)v(x,y) sono continue nel punto (x0,y0)(x_0, y_0).


Derivata complessa e olomorfia

Sebbene la definizione formale di derivata per una funzione complessa sia analoga a quella per funzioni di una variabile reale, le implicazioni geometriche e analitiche sono enormemente più restrittive.

Definizione. Sia f:Ω→Cf: \Omega \to \mathbb{C} definita su un insieme aperto Ω⊆C\Omega \subseteq \mathbb{C}. La funzione ff si dice derivabile in senso complesso (o C\mathbb{C}-derivabile) in un punto z0∈Ωz_0 \in \Omega se esiste finito il limite del rapporto incrementale: f′(z0)=lim⁡Δz→0f(z0+Δz)−f(z0)Δzf'(z_0) = \lim_{\Delta z \to 0} \frac{f(z_0 + \Delta z) - f(z_0)}{\Delta z} Se tale limite esiste, il numero complesso f′(z0)f'(z_0) prende il nome di derivata complessa di ff in z0z_0.

Se una funzione ff è derivabile in senso complesso in ogni punto di un aperto Ω\Omega, si dice che ff è olomorfaUna funzione derivabile in senso complesso in ogni punto di un insieme aperto (o analitica) su Ω\Omega.

La restrizione bidimensionale

In analisi reale, il limite del rapporto incrementale può essere calcolato solo lungo due direzioni (da destra o da sinistra). Nel piano complesso, l'incremento Δz=Δx+iΔy\Delta z = \Delta x + i\Delta y può tendere a zero lungo un'infinità di traiettorie bidimensionali diverse. Affinché la derivata esista, il limite del rapporto incrementale deve essere unico e indipendente dalla direzione o dalla curva lungo la quale Δz\Delta z si avvicina a zero.

Questa forte richiesta differenzia radicalmente la derivabilità complessa dalla differenziabilità reale trattata in Differenziabilità e gradientef è differenziabile in x0 se f(x) = f(x0) + ∇f(x0)·(x − x0) + o(‖x − x0‖): vicino a x0 il grafico si confonde con il piano tangente z = f(x0) + ∇f(x0)·(x − x0). Differenziabile ⇒ continua, derivabile e D_v f = ∇f·v; derivate parziali continue ⇒ differenziabile. Il gradiente indica la direzione di massima crescita (pendenza ‖∇f‖) ed è ortogonale alle curve di livello.Differenziabilità e gradiente →.


Le condizioni di Cauchy-Riemann

Le equazioni di Cauchy-Riemann esprimono il legame fondamentale che deve sussistere tra le derivate parziali delle componenti reali u(x,y)u(x,y) e v(x,y)v(x,y) affinché la funzione complessa f(z)f(z) sia derivabile.

Dimostrazione della necessità

Supponiamo che ff sia derivabile in z0=x0+iy0z_0 = x_0 + i y_0. Allora il limite del rapporto incrementale esiste ed è pari a f′(z0)f'(z_0). Calcoliamo questo limite muovendoci lungo due direzioni particolari.

  • Direzione 1: Approccio lungo l'asse reale (orizzontale) Poniamo Δy=0\Delta y = 0, ossia Δz=Δx∈R\Delta z = \Delta x \in \mathbb{R}. Il limite diventa: f′(z0)=lim⁡Δx→0u(x0+Δx,y0)+iv(x0+Δx,y0)−(u(x0,y0)+iv(x0,y0))Δxf'(z_0) = \lim_{\Delta x \to 0} \frac{u(x_0+\Delta x, y_0) + i v(x_0+\Delta x, y_0) - (u(x_0,y_0) + i v(x_0,y_0))}{\Delta x} Scomponendo e riconoscendo il rapporto incrementale delle derivate parziali rispetto a xx: f′(z0)=lim⁡Δx→0u(x0+Δx,y0)−u(x0,y0)Δx+ilim⁡Δx→0v(x0+Δx,y0)−v(x0,y0)Δxf'(z_0) = \lim_{\Delta x \to 0} \frac{u(x_0+\Delta x, y_0) - u(x_0,y_0)}{\Delta x} + i \lim_{\Delta x \to 0} \frac{v(x_0+\Delta x, y_0) - v(x_0,y_0)}{\Delta x} f′(z0)=∂u∂x(x0,y0)+i∂v∂x(x0,y0)f'(z_0) = \frac{\partial u}{\partial x}(x_0,y_0) + i \frac{\partial v}{\partial x}(x_0,y_0)

  • Direzione 2: Approccio lungo l'asse immaginario (verticale) Poniamo Δx=0\Delta x = 0, ossia Δz=iΔy\Delta z = i\Delta y con Δy∈R\Delta y \in \mathbb{R}. Il limite diventa: f′(z0)=lim⁡Δy→0u(x0,y0+Δy)+iv(x0,y0+Δy)−(u(x0,y0)+iv(x0,y0))iΔyf'(z_0) = \lim_{\Delta y \to 0} \frac{u(x_0, y_0+\Delta y) + i v(x_0, y_0+\Delta y) - (u(x_0,y_0) + i v(x_0,y_0))}{i\Delta y} Ricordando che 1i=−i\frac{1}{i} = -i, separiamo i termini: f′(z0)=lim⁡Δy→0[1iu(x0,y0+Δy)−u(x0,y0)Δy+v(x0,y0+Δy)−v(x0,y0)Δy]f'(z_0) = \lim_{\Delta y \to 0} \left[ \frac{1}{i}\frac{u(x_0, y_0+\Delta y) - u(x_0,y_0)}{\Delta y} + \frac{v(x_0, y_0+\Delta y) - v(x_0,y_0)}{\Delta y} \right] f′(z0)=∂v∂y(x0,y0)−i∂u∂y(x0,y0)f'(z_0) = \frac{\partial v}{\partial y}(x_0,y_0) - i \frac{\partial u}{\partial y}(x_0,y_0)

Uguagliando le due espressioni ottenute per f′(z0)f'(z_0) (poiché il limite deve essere unico), si ricavano le relazioni: ∂u∂x=∂v∂ye∂v∂x=−∂u∂y\frac{\partial u}{\partial x} = \frac{\partial v}{\partial y} \quad \text{e} \quad \frac{\partial v}{\partial x} = -\frac{\partial u}{\partial y}

Sintetizziamo questo risultato fondamentale nel seguente teorema:

Teorema (Condizioni di Cauchy-Riemann). Sia f(z)=u(x,y)+iv(x,y)f(z) = u(x,y) + iv(x,y) definita su un aperto Ω⊆C\Omega \subseteq \mathbb{C}.

  1. Condizione Necessaria: Se ff è derivabile in senso complesso in z0=x0+iy0z_0 = x_0 + i y_0, allora in tale punto esistono le derivate parziali di uu e vv e soddisfano il sistema di Cauchy-Riemann: {∂u∂x=∂v∂y∂u∂y=−∂v∂x\begin{cases} \frac{\partial u}{\partial x} = \frac{\partial v}{\partial y} \\ \frac{\partial u}{\partial y} = -\frac{\partial v}{\partial x} \end{cases}
  2. Condizione Sufficiente: Se u(x,y)u(x,y) e v(x,y)v(x,y) ammettono derivate parziali continue in un intorno di (x0,y0)(x_0, y_0) (il che garantisce la loro differenziabilità in senso reale) e tali derivate soddisfano le equazioni di Cauchy-Riemann in (x0,y0)(x_0, y_0), allora ff è derivabile in senso complesso in z0z_0.

Significato geometrico e legame con la Jacobiana

Se consideriamo ff come trasformazione reale da R2\mathbb{R}^2 in R2\mathbb{R}^2, la sua matrice jacobianaPer F: Rn → Rm, F = (f1, …, fm), la matrice jacobiana JF è la matrice m × n con (JF)ij = ∂fi/∂xj: la riga i è il gradiente di fi. Regola della catena: J(f∘g)(x) = Jf(g(x)) · Jg(x); casi frequenti d/dt f(γ(t)) = ∇f(γ(t))·γ'(t) e ∂f/∂x = f_u u_x + f_v v_x. Se det JF(x0) ≠ 0, F è invertibile vicino a x0 e J(F⁻¹) = (JF)⁻¹. Coordinate polari: det J = ρ.Matrice jacobiana e derivata delle funzioni composte → nel punto (x,y)(x,y) è definita come: J(x,y)=(∂u∂x∂u∂y∂v∂x∂v∂y)J(x,y) = \begin{pmatrix} \frac{\partial u}{\partial x} & \frac{\partial u}{\partial y} \\ \frac{\partial v}{\partial x} & \frac{\partial v}{\partial y} \end{pmatrix} Se valgono le condizioni di Cauchy-Riemann, sostituendo ∂u∂y=−∂v∂x\frac{\partial u}{\partial y} = -\frac{\partial v}{\partial x} e ∂v∂y=∂u∂x\frac{\partial v}{\partial y} = \frac{\partial u}{\partial x}, la matrice assume la forma: J(x,y)=(A−BBA)J(x,y) = \begin{pmatrix} A & -B \\ B & A \end{pmatrix} dove A=∂u∂xA = \frac{\partial u}{\partial x} e B=∂v∂xB = \frac{\partial v}{\partial x}. Questa particolare struttura algebrica rappresenta una matrice di roto-dilatamento nel piano, la quale rispecchia l'azione geometrica della moltiplicazione per il numero complesso f′(z0)=A+iBf'(z_0) = A + iB.


Esempi svolti

Esempio 1: Analisi di f(z)=z2f(z) = z^2

Vogliamo studiare la derivabilità complessa della funzione f(z)=z2f(z) = z^2.

  1. Scomposizione in parti reale e immaginaria: f(x+iy)=(x+iy)2=x2−y2+2ixyf(x+iy) = (x+iy)^2 = x^2 - y^2 + 2ixy Identifichiamo u(x,y)=x2−y2u(x,y) = x^2 - y^2 e v(x,y)=2xyv(x,y) = 2xy.

  2. Calcolo delle derivate parziali: ∂u∂x=2x,∂u∂y=−2y\frac{\partial u}{\partial x} = 2x, \quad \frac{\partial u}{\partial y} = -2y ∂v∂x=2y,∂v∂y=2x\frac{\partial v}{\partial x} = 2y, \quad \frac{\partial v}{\partial y} = 2x

  3. Verifica delle condizioni di Cauchy-Riemann:

    • ∂u∂x=2x=∂v∂y\frac{\partial u}{\partial x} = 2x = \frac{\partial v}{\partial y} (Soddisfatta)
    • ∂u∂y=−2y=−∂v∂x\frac{\partial u}{\partial y} = -2y = -\frac{\partial v}{\partial x} (Soddisfatta)

Le equazioni sono verificate identicamente in ogni punto (x,y)∈R2(x,y) \in \mathbb{R}^2. Poiché le derivate parziali sono polinomi (e quindi continue ovunque), la funzione è olomorfa su tutto C\mathbb{C}.

La derivata complessa è data da: f′(z)=∂u∂x+i∂v∂x=2x+i(2y)=2(x+iy)=2zf'(z) = \frac{\partial u}{\partial x} + i\frac{\partial v}{\partial x} = 2x + i(2y) = 2(x+iy) = 2z che coincide con il risultato classico del calcolo reale.

Esempio 2: Analisi di f(z)=1zf(z) = \frac{1}{z} per z≠0z \neq 0

Scomponiamo la funzione moltiplicando numeratore e denominatore per il coniugato zˉ=x−iy\bar{z} = x-iy: f(z)=1x+iy=x−iyx2+y2=xx2+y2+i(−yx2+y2)f(z) = \frac{1}{x+iy} = \frac{x-iy}{x^2+y^2} = \frac{x}{x^2+y^2} + i \left( -\frac{y}{x^2+y^2} \right) Otteniamo: u(x,y)=xx2+y2,v(x,y)=−yx2+y2u(x,y) = \frac{x}{x^2+y^2}, \quad v(x,y) = -\frac{y}{x^2+y^2}

Calcoliamo le derivate parziali per (x,y)≠(0,0)(x,y) \neq (0,0): ∂u∂x=1(x2+y2)−x(2x)(x2+y2)2=y2−x2(x2+y2)2\frac{\partial u}{\partial x} = \frac{1(x^2+y^2) - x(2x)}{(x^2+y^2)^2} = \frac{y^2-x^2}{(x^2+y^2)^2} ∂u∂y=−x(2y)(x2+y2)2=−2xy(x2+y2)2\frac{\partial u}{\partial y} = \frac{-x(2y)}{(x^2+y^2)^2} = \frac{-2xy}{(x^2+y^2)^2} ∂v∂x=−−y(2x)(x2+y2)2=2xy(x2+y2)2\frac{\partial v}{\partial x} = -\frac{-y(2x)}{(x^2+y^2)^2} = \frac{2xy}{(x^2+y^2)^2} ∂v∂y=−1(x2+y2)−y(2y)(x2+y2)2=y2−x2(x2+y2)2\frac{\partial v}{\partial y} = -\frac{1(x^2+y^2) - y(2y)}{(x^2+y^2)^2} = \frac{y^2-x^2}{(x^2+y^2)^2}

Verifichiamo le condizioni:

  • ∂u∂x=y2−x2(x2+y2)2=∂v∂y\frac{\partial u}{\partial x} = \frac{y^2-x^2}{(x^2+y^2)^2} = \frac{\partial v}{\partial y}
  • ∂u∂y=−2xy(x2+y2)2=−∂v∂x\frac{\partial u}{\partial y} = \frac{-2xy}{(x^2+y^2)^2} = -\frac{\partial v}{\partial x}

Le relazioni sono soddisfatte per ogni z≠0z \neq 0. Essendo le derivate parziali funzioni razionali con denominatore non nullo, esse sono continue nel loro dominio. La funzione è dunque olomorfa in C∖{0}\mathbb{C} \setminus \{0\}.

Calcolo della derivata complessa: f′(z)=∂u∂x+i∂v∂x=y2−x2+i2xy(x2+y2)2=−x2−y2−i2xy(x2+y2)2=−(x−iy)2((x−iy)(x+iy))2=−1z2f'(z) = \frac{\partial u}{\partial x} + i \frac{\partial v}{\partial x} = \frac{y^2-x^2 + i2xy}{(x^2+y^2)^2} = -\frac{x^2-y^2 - i2xy}{(x^2+y^2)^2} = -\frac{(x-iy)^2}{((x-iy)(x+iy))^2} = -\frac{1}{z^2}

Esempio 3: Studio di non-derivabilità di f(z)=zˉf(z) = \bar{z}

Analizziamo la funzione coniugato complesso f(z)=x−iyf(z) = x - iy.

  1. Componenti: u(x,y)=xu(x,y) = x e v(x,y)=−yv(x,y) = -y.

  2. Derivate parziali: ∂u∂x=1,∂u∂y=0\frac{\partial u}{\partial x} = 1, \quad \frac{\partial u}{\partial y} = 0 ∂v∂x=0,∂v∂y=−1\frac{\partial v}{\partial x} = 0, \quad \frac{\partial v}{\partial y} = -1

  3. Verifica: Notiamo che ∂u∂x=1≠−1=∂v∂y\frac{\partial u}{\partial x} = 1 \neq -1 = \frac{\partial v}{\partial y}. Le condizioni di Cauchy-Riemann non sono mai soddisfatte in nessun punto del piano. La funzione non è derivabile in senso complesso in alcun punto di C\mathbb{C}.

Mostriamo analiticamente il fallimento del limite del rapporto incrementale in un generico z0z_0: lim⁡Δz→0z0+Δz‾−z0‾Δz=lim⁡Δz→0Δz‾Δz\lim_{\Delta z \to 0} \frac{\overline{z_0 + \Delta z} - \overline{z_0}}{\Delta z} = \lim_{\Delta z \to 0} \frac{\overline{\Delta z}}{\Delta z} Scrivendo l'incremento in coordinate polari Δz=reiθ\Delta z = r e^{i\theta} (dove r→0+r \to 0^+ indica la distanza dall'origine e θ\theta la direzione di avvicinamento), si ha Δz‾=re−iθ\overline{\Delta z} = r e^{-i\theta}. Il limite diventa: lim⁡r→0+re−iθreiθ=e−2iθ\lim_{r \to 0^+} \frac{r e^{-i\theta}}{r e^{i\theta}} = e^{-2i\theta} Il valore limite dipende strettamente dall'angolo θ\theta scelto per avvicinarsi a zero (ad esempio, lungo l'asse reale θ=0  ⟹  1\theta=0 \implies 1, mentre lungo l'asse immaginario θ=π/2  ⟹  −1\theta=\pi/2 \implies -1). Di conseguenza, il limite globale non esiste.


Funzioni armoniche e equazione di Laplace

Un'importante conseguenza delle condizioni di Cauchy-Riemann è la profonda connessione tra le funzioni olomorfe e la teoria del potenziale bidimensionale.

Definizione. Sia Ω⊆R2\Omega \subseteq \mathbb{R}^2 un aperto. Una funzione reale h:Ω→Rh: \Omega \to \mathbb{R} di classe C2C^2 si dice armonicaUna funzione a valori reali la cui somma delle derivate parziali seconde pure è nulla se soddisfa l'equazione di Laplace: Δh=∂2h∂x2+∂2h∂y2=0\Delta h = \frac{\partial^2 h}{\partial x^2} + \frac{\partial^2 h}{\partial y^2} = 0

Teorema. Sia f=u+ivf = u + iv una funzione olomorfa su un aperto Ω⊆C\Omega \subseteq \mathbb{C}. Se uu e vv sono di classe C2C^2, allora sia uu che vv sono funzioni armoniche in Ω\Omega.

Dimostrazione. Dato che ff è olomorfa, valgono le equazioni di Cauchy-Riemann. Deriviamo la prima equazione rispetto a xx e la seconda rispetto a yy: ∂2u∂x2=∂∂x(∂v∂y)=∂2v∂x∂y\frac{\partial^2 u}{\partial x^2} = \frac{\partial}{\partial x} \left( \frac{\partial v}{\partial y} \right) = \frac{\partial^2 v}{\partial x \partial y} ∂2u∂y2=∂∂y(−∂v∂x)=−∂2v∂y∂x\frac{\partial^2 u}{\partial y^2} = \frac{\partial}{\partial y} \left( -\frac{\partial v}{\partial x} \right) = -\frac{\partial^2 v}{\partial y \partial x} Poiché vv è di classe C2C^2, per il teorema di Schwarz sull'inversione dell'ordine di derivazione parziale (vedi Matrice hessiana e formula di Taylor in più variabiliLe derivate seconde ∂²f/∂xj∂xi formano la matrice hessiana Hf; per il teorema di Schwarz (derivate miste continue) è simmetrica. Taylor al secondo ordine: f(x0 + h) = f(x0) + ∇f(x0)·h + ½ hᵀHf(x0)h + o(‖h‖²). Una matrice simmetrica è definita positiva/negativa, semidefinita o indefinita a seconda del segno della forma quadratica hᵀAh; si riconosce con gli autovalori o con i minori principali (in 2×2: determinante e primo elemento).Matrice hessiana e formula di Taylor in più variabili →) si ha che ∂2v∂x∂y=∂2v∂y∂x\frac{\partial^2 v}{\partial x \partial y} = \frac{\partial^2 v}{\partial y \partial x}. Sommando i due contributi otteniamo: ∂2u∂x2+∂2u∂y2=∂2v∂x∂y−∂2v∂y∂x=0\frac{\partial^2 u}{\partial x^2} + \frac{\partial^2 u}{\partial y^2} = \frac{\partial^2 v}{\partial x \partial y} - \frac{\partial^2 v}{\partial y \partial x} = 0 Dunque, uu soddisfa l'equazione di Laplace. Un procedimento del tutto analogo (derivando rispetto a yy la prima equazione e rispetto a xx la seconda) prova che anche vv soddisfa l'equazione di Laplace: ∂2v∂x2+∂2v∂y2=0\frac{\partial^2 v}{\partial x^2} + \frac{\partial^2 v}{\partial y^2} = 0

Quando due funzioni armoniche uu e vv soddisfano le equazioni di Cauchy-Riemann, si dice che vv è l'armonica coniugata di uu.


Errori comuni

Versione ripasso

Una funzione complessa f(z)=u(x,y)+iv(x,y)f(z) = u(x,y) + i v(x,y) mappa punti del piano reale (x,y)(x,y) in componenti reale uu e immaginaria vv.

Definizione. Il limite complesso è definito come: lim⁡z→z0f(z)=L  ⟺  lim⁡(x,y)→(x0,y0)u(x,y)=Re(L)elim⁡(x,y)→(x0,y0)v(x,y)=Im(L)\lim_{z \to z_0} f(z) = L \iff \lim_{(x,y) \to (x_0,y_0)} u(x,y) = \text{Re}(L) \quad \text{e} \quad \lim_{(x,y) \to (x_0,y_0)} v(x,y) = \text{Im}(L) Questo collega i limiti complessi ai limiti reali bidimensionali studiati in Limiti e continuità per funzioni di più variabiliIl limite di una funzione di più variabili esiste se il valore si avvicina a $L$ indipendentemente dal percorso scelto; si verifica con stime in coordinate polari o si nega usando restrizioni a curve diverse. La continuità richiede che il limite coincida con il valore della funzione nel punto.Limiti e continuità per funzioni di più variabili →.

Definizione. ff è derivabile in senso complesso in z0z_0 se esiste finito il limite: f′(z0)=lim⁡Δz→0f(z0+Δz)−f(z0)Δzf'(z_0) = \lim_{\Delta z \to 0} \frac{f(z_0 + \Delta z) - f(z_0)}{\Delta z} Se ff è derivabile in ogni punto di un aperto Ω\Omega, si dice olomorfa in Ω\Omega.

Condizioni di Cauchy-Riemann

Le condizioni necessarie e sufficienti per la derivabilità in senso complesso mettono in relazione le derivate parziali di uu e vv:

Teorema. Se f=u+ivf = u + iv è derivabile in z0z_0, allora valgono le equazioni di Cauchy-Riemann: ∂u∂x=∂v∂ye∂u∂y=−∂v∂x\frac{\partial u}{\partial x} = \frac{\partial v}{\partial y} \quad \text{e} \quad \frac{\partial u}{\partial y} = -\frac{\partial v}{\partial x} Viceversa, se le derivate parziali esistono, sono continue in un intorno di z0z_0 (garantendo la differenziabilità reale trattata in Differenziabilità e gradientef è differenziabile in x0 se f(x) = f(x0) + ∇f(x0)·(x − x0) + o(‖x − x0‖): vicino a x0 il grafico si confonde con il piano tangente z = f(x0) + ∇f(x0)·(x − x0). Differenziabile ⇒ continua, derivabile e D_v f = ∇f·v; derivate parziali continue ⇒ differenziabile. Il gradiente indica la direzione di massima crescita (pendenza ‖∇f‖) ed è ortogonale alle curve di livello.Differenziabilità e gradiente →) e soddisfano tali equazioni, allora ff è derivabile in senso complesso.

La matrice jacobianaPer F: Rn → Rm, F = (f1, …, fm), la matrice jacobiana JF è la matrice m × n con (JF)ij = ∂fi/∂xj: la riga i è il gradiente di fi. Regola della catena: J(f∘g)(x) = Jf(g(x)) · Jg(x); casi frequenti d/dt f(γ(t)) = ∇f(γ(t))·γ'(t) e ∂f/∂x = f_u u_x + f_v v_x. Se det JF(x0) ≠ 0, F è invertibile vicino a x0 e J(F⁻¹) = (JF)⁻¹. Coordinate polari: det J = ρ.Matrice jacobiana e derivata delle funzioni composte → associata assume la forma di una roto-dilatazione: J(x,y)=(∂u∂x−∂v∂x∂v∂x∂u∂x)J(x,y) = \begin{pmatrix} \frac{\partial u}{\partial x} & -\frac{\partial v}{\partial x} \\ \frac{\partial v}{\partial x} & \frac{\partial u}{\partial x} \end{pmatrix}

Funzioni armoniche

Se f=u+ivf = u+iv è olomorfa e di classe C2C^2, allora le sue parti reale e immaginaria soddisfano l'equazione di Laplace: Δu=∂2u∂x2+∂2u∂y2=0eΔv=∂2v∂x2+∂2v∂y2=0\Delta u = \frac{\partial^2 u}{\partial x^2} + \frac{\partial^2 u}{\partial y^2} = 0 \quad \text{e} \quad \Delta v = \frac{\partial^2 v}{\partial x^2} + \frac{\partial^2 v}{\partial y^2} = 0 Le funzioni uu e vv sono dette armoniche e vv è l'armonica coniugata di uu.

Esempi chiave

  • f(z)=z2f(z) = z^2: u=x2−y2,v=2xyu=x^2-y^2, v=2xy. Le condizioni di CR sono soddisfatte ovunque. f′(z)=2zf'(z) = 2z.
  • f(z)=zˉf(z) = \bar{z}: u=x,v=−yu=x, v=-y. Si ha ∂u∂x=1≠−1=∂v∂y\frac{\partial u}{\partial x} = 1 \neq -1 = \frac{\partial v}{\partial y}. Non è derivabile in alcun punto.

Teoria collegata