Note per Studenti Estremo superiore (sup)

Estremo superiore (sup) ed estremo inferiore (inf)

sup = supremo (dal latino supremum, "il più alto"), detto anche estremo superiore. inf = infimo, estremo inferiore. Come si usano negli esercizi: Metodo - max min inf sup di un insiemeLa procedura passo per passo per trovare e dimostrare massimo, minimo, inf e sup di un insieme.Metodo - max min inf sup di un insieme →.

Il linguaggio di base

Insieme. Una collezione di numeri, per esempio A={1,3,7}A = \{1, 3, 7\} oppure un intervallo. Un numero xx che ne fa parte si scrive x∈Ax \in A.

Intervalli. Le parentesi dicono se gli estremi sono inclusi:

  • [a,b][a, b] = tutti i xx con a≤x≤ba \le x \le b (estremi inclusi, parentesi quadre);
  • [a,b)[a, b) = tutti i xx con a≤x<ba \le x < b (a incluso, b escluso, parentesi tonda).

Maggiorante. Sia A⊆RA \subseteq \mathbb{R} non vuoto. Un numero MM è un maggiorante di AA se x≤Mx \le M per ogni x∈Ax \in A (sta sopra, o al massimo uguale, a tutti gli elementi). Un maggiorante non deve appartenere ad AA, e di maggioranti ce ne sono molti: se MM è un maggiorante, lo è anche M+1M + 1.

Minorante. Un numero mm è un minorante di AA se m≤xm \le x per ogni x∈Ax \in A.

Limitato superiormente / inferiormente. AA è limitato superiormente se ha almeno un maggiorante reale, limitato inferiormente se ha almeno un minorante reale. Se è limitato in entrambi i versi si dice semplicemente limitato.

Insiemi limitati e illimitati (come li definisce la prof)

Nelle lezioni 4 e 5 la prof lavora in un insieme X≠∅X \ne \emptyset totalmente ordinato (pensa a X=RX = \mathbb{R} o X=QX = \mathbb{Q}, vedi Campi ordinati (Q e R)Gli assiomi di somma, prodotto e ordine comuni a Q e R, da cui derivano le regole di equazioni e disequazioni.Campi ordinati (Q e R) →) e con E⊆XE \subseteq X, E≠∅E \ne \emptyset. Usa la lettera ℓ\ell per i minoranti e LL per i maggioranti.

Definizione In simboli
EE inferiormente limitato ∃ ℓ∈X:x≥ℓ  ∀x∈E\exists\, \ell \in X : x \ge \ell \ \ \forall x \in E (ℓ\ell = minorante o limitazione inferiore)
EE superiormente limitato ∃ L∈X:x≤L  ∀x∈E\exists\, L \in X : x \le L \ \ \forall x \in E (LL = maggiorante o limitazione superiore)
EE limitato ∃ ℓ,L∈X:ℓ≤x≤L  ∀x∈E\exists\, \ell, L \in X : \ell \le x \le L \ \ \forall x \in E
EE inferiormente illimitato (non inf. limitato) ∀ℓ∈X ∃x∈E:x<ℓ\forall \ell \in X\ \exists x \in E : x < \ell; si scrive inf⁡E=−∞\inf E = -\infty
EE superiormente illimitato (non sup. limitato) ∀L∈X ∃x∈E:x>L\forall L \in X\ \exists x \in E : x > L; si scrive sup⁡E=+∞\sup E = +\infty

Le ultime due righe sono le negazioni delle prime due, fatte con la regola "non ∃=∀ non\text{non}\,\exists = \forall\,\text{non}" (vedi Logica e quantificatoriProposizioni, connettivi, predicati e quantificatori (per ogni, esiste), con le regole per negarli.Logica e quantificatori →): "non esiste un minorante" = "ogni ℓ\ell non è un minorante" = "per ogni ℓ\ell c'è un elemento sotto di lui".

Gli esempi della prof (in X=RX = \mathbb{R})

E1={1,2,3}E_1 = \{1, 2, 3\}. Ogni ℓ≤1\ell \le 1 è un minorante e ogni L≥3L \ge 3 è un maggiorante: E1E_1 è limitato.

E2=[0,1)E_2 = [0, 1). Ogni ℓ≤0\ell \le 0 è un minorante e ogni L≥1L \ge 1 un maggiorante: E2E_2 è limitato. Però E2E_2 è infinito (vedi la sezione sugli insiemi infiniti in Insiemi e insieme delle partiCome si descrive un insieme, sottoinsiemi, uguaglianza, insieme delle parti e insiemi finiti e infiniti.Insiemi e insieme delle parti →).

E3={x∈Q:x<3}E_3 = \{x \in \mathbb{Q} : x < 3\}. Ogni L≥3L \ge 3 è un maggiorante, quindi E3E_3 è superiormente limitato. Non è inferiormente limitato: inf⁡E3=−∞\inf E_3 = -\infty (dimostrazione nell'Esercizio 13 - razionali minori di 3).

Finito ⇒\Rightarrow limitato, ma limitato ⇏\not\Rightarrow finito. Un insieme finito è sempre limitato (il più piccolo elemento è un minorante, il più grande un maggiorante). Il contrario è falso: E2=[0,1)E_2 = [0, 1) è limitato ma infinito. Sono due concetti diversi.

Proprietà di maggioranti e minoranti

  1. Possono non esistere (quando sup⁡E=+∞\sup E = +\infty o inf⁡E=−∞\inf E = -\infty).
  2. Se esistono, sono infiniti: se LL è un maggiorante, lo sono anche L+1L + 1, L+2L + 2, …
  3. Possono appartenere o no a EE: in E2=[0,1)E_2 = [0, 1) il minorante ℓ=0\ell = 0 appartiene a E2E_2, mentre nessun maggiorante appartiene a E2E_2 (ogni maggiorante è ≥1\ge 1 e 1∉E21 \notin E_2).

Poiché maggioranti e minoranti non sono unici, si cercano dei "rappresentanti" unici: massimo e minimo (quando ci sono) e, più in generale, sup e inf.

Massimo e minimo

  • Se EE è inferiormente limitato ed esiste un minorante ℓ\ell che appartiene a EE, questo si chiama minimo di EE: ℓ=min⁡E\ell = \min E.
  • Se EE è superiormente limitato ed esiste un maggiorante LL che appartiene a EE, questo si chiama massimo di EE: L=max⁡EL = \max E.

Negli esempi: min⁡E1=1\min E_1 = 1, max⁡E1=3\max E_1 = 3 (in generale ogni insieme finito ha min e max). min⁡E2=0\min E_2 = 0, ma max⁡E2\max E_2 non esiste (i maggioranti sono ≥1\ge 1 e nessuno sta in [0,1)[0,1)). E3E_3 non ha né min né max.

Proprietà. (1) Min e max possono non esistere, anche se EE è limitato (come max⁡[0,1)\max [0,1)). (2) Teorema: quando esistono, sono unici.

Dimostrazione dell'unicità (per il minimo; per il massimo è uguale). Supponiamo per assurdo che EE abbia due minimi m1≠m2m_1 \ne m_2. Per la caratterizzazione del minimo (più sotto):

  • m1m_1 è un minorante e m2∈Em_2 \in E, quindi m1≤m2m_1 \le m_2;
  • m2m_2 è un minorante e m1∈Em_1 \in E, quindi m2≤m1m_2 \le m_1.

Per la proprietà antisimmetrica dell'ordine, m1=m2m_1 = m_2: contraddizione con m1≠m2m_1 \ne m_2 ∎.

L'idea: ciascuno dei due minimi deve stare sotto l'altro (perché l'altro è un elemento di EE), quindi coincidono.

Perché serve il sup. E2=[0,1)E_2 = [0, 1) non ha massimo, però L=1L = 1 è "speciale": è la più piccola limitazione superiore. Questo numero si chiama estremo superiore: sup⁡E2=1\sup E_2 = 1.

Definizione di sup

Il sup⁡A\sup A è il più piccolo dei maggioranti di AA.

In modo equivalente (e questa è la forma che si usa nelle dimostrazioni), s=sup⁡As = \sup A se valgono entrambe:

  1. ss è un maggiorante: x≤sx \le s per ogni x∈Ax \in A.
  2. Nessun numero più piccolo di ss è un maggiorante: per ogni ε>0\varepsilon > 0 esiste x∈Ax \in A con x>s−εx > s - \varepsilon.

Perché la 2 dice proprio questo. Il numero s−εs - \varepsilon è un numero un po' più piccolo di ss. Se esiste un elemento xx di AA che lo supera, allora s−εs - \varepsilon non è un maggiorante. Poiché questo vale per ogni ε>0\varepsilon > 0 (cioè per ogni numero minore di ss), nessun numero minore di ss è un maggiorante. Quindi ss è proprio il più piccolo.

Se AA non è limitato superiormente si scrive sup⁡A=+∞\sup A = +\infty.

Definizione di inf

Il inf⁡A\inf A è il più grande dei minoranti di AA.

Equivalentemente, L=inf⁡AL = \inf A se:

  1. LL è un minorante: L≤xL \le x per ogni x∈Ax \in A.
  2. Per ogni ε>0\varepsilon > 0 esiste x∈Ax \in A con x<L+εx < L + \varepsilon.

La ragione è la stessa del sup, ribaltata: L+εL + \varepsilon è un po' più grande di LL, e se un elemento di AA sta sotto di lui, allora L+εL + \varepsilon non è un minorante. Se AA non è limitato inferiormente si scrive inf⁡A=−∞\inf A = -\infty.

Gli esempi della prof

Insieme inf min sup max
E1={1,2,3}E_1 = \{1, 2, 3\} 11 11 33 33
E2=[0,1)E_2 = [0, 1) 00 00 11 non esiste
E3={x∈Q:x<3}E_3 = \{x \in \mathbb{Q} : x < 3\} −∞-\infty (nessun inf reale) non esiste 33 non esiste

Proprietà di inf e sup

  1. Se esiste min⁡E\min E, allora esiste inf⁡E=min⁡E\inf E = \min E.
  2. Se esiste max⁡E\max E, allora esiste sup⁡E=max⁡E\sup E = \max E.
  3. Quando esistono in XX, inf⁡E\inf E e sup⁡E\sup E sono unici. Perché: inf⁡E\inf E è il massimo dell'insieme dei minoranti e sup⁡E\sup E è il minimo dell'insieme dei maggioranti, e massimo e minimo, quando esistono, sono unici (teorema sopra).

Esistono sempre? Se X=RX = \mathbb{R}, sì: ogni insieme non vuoto e superiormente limitato ha sup in R\mathbb{R} (è la proprietà III di R\mathbb{R}, vedi Completezza di R (continuità, separazione, sup)Le tre proprietà equivalenti che R ha e Q no: continuità, separazione ed esistenza del sup; densità di Q in R.Completezza di R (continuità, separazione, sup) →). Se X=QX = \mathbb{Q}, no: l'esempio è {x∈Q:x2<2}\{x \in \mathbb{Q} : x^2 < 2\}, Esercizio 1 - sup dei razionali con x^2 minore di 2.

Caratterizzazione completa (riassunto della prof)

i=inf⁡E∈X  ⟺  {1.  i≤x∀x∈E2.  ∀ε>0 ∃x∈E:x<i+εs=sup⁡E∈X  ⟺  {1.  s≥x∀x∈E2.  ∀ε>0 ∃x∈E:x>s−εi = \inf E \in X \iff \begin{cases} 1.\ \ i \le x \quad \forall x \in E \\ 2.\ \ \forall \varepsilon > 0\ \exists x \in E : x < i + \varepsilon \end{cases} \qquad s = \sup E \in X \iff \begin{cases} 1.\ \ s \ge x \quad \forall x \in E \\ 2.\ \ \forall \varepsilon > 0\ \exists x \in E : x > s - \varepsilon \end{cases}

inf⁡E=−∞  ⟺  ∀ℓ∈X ∃x∈E:x<ℓsup⁡E=+∞  ⟺  ∀L∈X ∃x∈E:x>L\inf E = -\infty \iff \forall \ell \in X\ \exists x \in E : x < \ell \qquad\qquad \sup E = +\infty \iff \forall L \in X\ \exists x \in E : x > L

"ε\varepsilon piccolo a piacere" (osservazione importante per gli esercizi)

Nella condizione 2 basta considerare gli ε\varepsilon piccoli (per esempio ε<1\varepsilon < 1, oppure ε<s\varepsilon < s). Perché: se la condizione vale per un certo ε′\varepsilon', vale automaticamente per ogni ε>ε′\varepsilon > \varepsilon'. Infatti se x>s−ε′x > s - \varepsilon' e ε>ε′\varepsilon > \varepsilon', allora −ε<−ε′-\varepsilon < -\varepsilon', quindi s−ε<s−ε′<xs - \varepsilon < s - \varepsilon' < x: lo stesso xx va bene. Gli ε\varepsilon grandi sono "più facili" di quelli piccoli.

Allo stesso modo:

  • per dimostrare inf⁡E=−∞\inf E = -\infty basta trovare, per ogni ℓ\ell piccolo a piacere (per esempio ℓ<0\ell < 0, o ℓ≤−10000\ell \le -10000), un x∈Ex \in E con x<ℓx < \ell;
  • per dimostrare sup⁡E=+∞\sup E = +\infty basta farlo per ogni LL grande a piacere (per esempio L>0L > 0, o L>1000L > 1000).

Questo permette di semplificare i conti (per esempio di poter supporre s−ε>0s - \varepsilon > 0).

Quale teorema usare per la condizione 2

Differenza dal massimo

Il massimo deve appartenere all'insieme, il sup no.

Insieme sup max
[0,1][0, 1] 11 11 (perché 1∈A1 \in A)
[0,1)[0, 1) 11 non esiste (perché 1∉A1 \notin A)

Se il max esiste, allora sup⁡=max⁡\sup = \max.

Grafico interattivo: A = [0, 1]: il sup è 1 e appartiene ad A, quindi è anche max

Grafico interattivo: A = [0, 1): il sup è 1 ma non appartiene ad A, quindi il max non esiste

Esempio dimostrato: sup⁡[0,1)=1\sup [0, 1) = 1 e il max non esiste

Sia A=[0,1)A = [0, 1).

  1. 11 è un maggiorante. Ogni x∈Ax \in A soddisfa x<1x < 1, quindi x≤1x \le 1 ✓.
  2. Nessun numero minore di 11 è un maggiorante. Fissiamo ε>0\varepsilon > 0 qualsiasi e cerchiamo un x∈Ax \in A con x>1−εx > 1 - \varepsilon. Distinguiamo due casi.
    • Se 0<ε≤10 < \varepsilon \le 1, prendiamo x=1−ε2x = 1 - \frac{\varepsilon}{2}. Appartiene ad AA perché 0≤1−ε2<10 \le 1 - \frac{\varepsilon}{2} < 1. Inoltre x>1−εx > 1 - \varepsilon, perché togliere ε2\frac{\varepsilon}{2} toglie meno che togliere ε\varepsilon ✓.
    • Se ε>1\varepsilon > 1, allora 1−ε<01 - \varepsilon < 0, e basta prendere x=0∈Ax = 0 \in A, che è maggiore di un numero negativo ✓.

Quindi sup⁡A=1\sup A = 1. Ma 1∉A1 \notin A, perciò il massimo non esiste (il max dovrebbe essere un elemento di AA uguale al sup).

Caratterizzazione del massimo

M=max⁡AM = \max A se e solo se:

  1. M∈AM \in A;
  2. MM è un maggiorante di AA: x≤Mx \le M per ogni x∈Ax \in A.

Servono entrambe: la 1 da sola dice solo che MM è un elemento, la 2 da sola dice che MM sta sopra tutto ma potrebbe non appartenere ad AA (e allora sarebbe un sup, non un max). Esempio d'uso: Esercizio 2 - max min inf sup di (n+2)/n.

Caratterizzazione del minimo

m=min⁡Am = \min A se e solo se m∈Am \in A e mm è un minorante di AA (m≤xm \le x per ogni x∈Ax \in A). Se il min esiste, allora inf⁡=min⁡\inf = \min.

Sup in un insieme di interi

Sia A⊆ZA \subseteq \mathbb{Z} non vuoto.

Attenzione: questo vale per sottoinsiemi di Z\mathbb{Z}. Un insieme come {1+2n}\left\{ 1 + \frac{2}{n} \right\} è fatto di numeri razionali non interi che si accumulano, e lì il sup/inf può non appartenere all'insieme.

Assioma di completezza di ℝ

Ogni insieme non vuoto e limitato superiormente di R\mathbb{R} ha un sup (in R\mathbb{R}). Analogamente, ogni insieme non vuoto e limitato inferiormente ha un inf.

È una delle idee centrali di Analisi 1: dice che sulla retta reale non ci sono "buchi" e garantisce che sup e inf esistano sempre per gli insiemi limitati. (In Q\mathbb{Q} non è vero: l'insieme dei razionali con x2<2x^2 < 2 è limitato ma il suo sup, 2\sqrt{2}, non è razionale.)

La prof la chiama proprietà III di R\mathbb{R} e dimostra che è equivalente alla proprietà di separazione: tutto in Completezza di R (continuità, separazione, sup)Le tre proprietà equivalenti che R ha e Q no: continuità, separazione ed esistenza del sup; densità di Q in R.Completezza di R (continuità, separazione, sup) →.

Riassunto

Definizione Appartiene all'insieme?
max⁡A\max A elemento di AA che è maggiorante sì, sempre
sup⁡A\sup A il più piccolo dei maggioranti non necessariamente
min⁡A\min A elemento di AA che è minorante sì, sempre
inf⁡A\inf A il più grande dei minoranti non necessariamente

Esercizi su questo argomento

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