Supponi di dover scrivere la somma dei primi cento numeri:
1+2+3+4+⋯+100
È lunga e scomoda. La matematica ha un simbolo per dire la stessa cosa in modo compatto: la sommatoria, che usa la lettera greca sigma maiuscola, ∑ ("sigma" = la nostra "S" di somma).
k=1∑100k=1+2+3+⋯+100
Una sommatoria non è un concetto nuovo: è solo una scrittura abbreviata di una somma. Tutto quello che si può fare con le somme normali si può fare con le sommatorie.
Come si legge, pezzo per pezzo
k=1∑5(2k+1)
Pezzo
Cosa significa
∑
"somma tutto questo"
k
l'indice: una lettera che prende valori diversi, uno per ogni addendo. Si può usare k, j, i, n… è solo un nome
k=1 (sotto)
il valore da cui parte l'indice
5 (sopra)
il valore a cui arriva l'indice, incluso
2k+1
la formula dell'addendo: per ottenere ogni addendo si mette il valore corrente di k al posto della lettera k
La forma generale (come la scrive la prof)
k=1∑nxk=x1+x2+⋯+xnx1,…,xn∈R
Qui xk è il termine k-esimo (l'addendo che occupa il posto k) e k è l'indice di sommatoria. Attenzione a non confondere i ruoli: n è il numero di addendi (fisso), mentre k è il contatore che va da 1 a n.
Come si calcola: si scrive per esteso
Si fa correre l'indice da quello iniziale a quello finale, un valore alla volta, e per ogni valore si calcola la formula:
k=1∑5(2k+1)
k
2k+1
1
2⋅1+1=3
2
2⋅2+1=5
3
2⋅3+1=7
4
2⋅4+1=9
5
2⋅5+1=11
Poi si sommano i risultati: 3+5+7+9+11=35.
Altri esempi per prenderci la mano
Esempio A.k=1∑4k2=12+22+32+42=1+4+9+16=30.
Esempio B (non si parte per forza da 1).k=3∑6k=3+4+5+6=18.
Esempio C (frazioni).k=1∑3k1=11+21+31.
Esempio D (la formula può essere più complicata).k=1∑3k+11: si sostituisce k con 1,2,3 e si ottiene 1+11+2+11+3+11=21+31+41.
Attenzione all'esempio D: k+11 significa "uno diviso (k+1)", non "k1 più 1". Il +1 sta nel denominatore.
Quanti termini ci sono
Se l'indice va da a a b (estremi inclusi), i termini sono
b−a+1
Per esempio da k=3 a k=6: 6−3+1=4 termini (3,4,5,6). Il "+1" serve perché se togli 3 da 6 ottieni 3, ma i numeri 3,4,5,6 sono quattro: si conta anche il primo.
L'indice è "muto"
Il nome della lettera non conta. Queste tre scritture sono la stessa somma:
k=1∑3k1j=1∑3j1i=1∑3i1
Tutte valgono 11+21+31. Una volta scritta la somma per esteso, la lettera dell'indice sparisce, quindi possiamo ribattezzarla come ci fa comodo. Si dice "indice muto".
Cambio di indice (traslazione)
A che serve. A volte due sommatorie hanno lo stesso aspetto ma "partono" da punti diversi, e per confrontarle vogliamo che abbiano la stessa formula. Si cambia nome all'indice in modo che la formula diventi più semplice.
Come si fa, in tre mosse.
Si sceglie un nuovo indice j legato al vecchio, per esempio j=k+1.
Si ricalcolano gli estremi: si guarda quanto vale j quando k ha il valore iniziale e quando ha il valore finale.
Si riscrive la formula usando j.
Esempio.k=1∑100k+11, con j=k+1:
Quando k=1, j=1+1=2 (nuovo estremo iniziale).
Quando k=100, j=100+1=101 (nuovo estremo finale).
La formula k+11 diventa j1.
Risultato: j=2∑101j1.
Controllo che sia la stessa somma. Scriviamo per esteso entrambe le forme con pochi termini (mettiamo 3 al posto di 100):
∑k=13k+11=21+31+41
∑j=24j1=21+31+41 ✓
È lo stesso elenco di addendi, scritto in un altro modo. Cambiare indice non cambia il valore della somma, purché si ricalcolino gli estremi.
L'esempio della prof: far partire la somma da 0.
21+41+81+161=211+221+231+241=k=1∑42k1
Vogliamo un indice h che parta da 0. Poniamo h=k−1 (cioè k=h+1):
quando k=1: h=1−1=0 ✓;
quando k=4: h=4−1=3;
la formula 2k1 diventa 2h+11 (si sostituisce k con h+1).
k=1∑42k1=h=0∑32h+11
Controllo: per h=0,1,2,3 si ottiene 21,41,81,161 ✓.
Regola generale (traslazione per partire da 0). Se 0≤n0<n:
k=n0∑nxk=h=0∑n−n0xh+n0=xn0+xn0+1+⋯+xn
con il cambio h=k−n0, cioè k=h+n0: quando k=n0 si ha h=0, quando k=n si ha h=n−n0. Il numero di termini resta n−n0+1, come deve.
Riflessione dell'indice (sommare al contrario)
A volte conviene percorrere gli addendi in ordine inverso, dall'ultimo al primo. Dato che l'ordine degli addendi non cambia una somma, il valore resta lo stesso.
Esempio della prof.
k=1∑42k1=21+221+231+241=241+231+221+211
Vogliamo scrivere la somma letta da destra a sinistra, con un indice h che parte da 0. Poniamo h=4−k (cioè k=4−h):
quando k=4 (l'ultimo termine, che ora viene per primo): h=0;
quando k=1: h=4−1=3;
la formula diventa 24−h1.
k=1∑42k1=h=0∑324−h1
Controllo: per h=0,1,2,3 si ottiene 241,231,221,211 ✓.
Regola generale. Se 0≤n0<n:
k=n0∑nxk=h=0∑n−n0xn−h
con h=n−k: quando k=n, h=0; quando k=n0, h=n−n0.
Una somma lunga si può tagliare in due pezzi consecutivi. Per esempio:
k=1∑6k=(1+2+3)+(4+5+6)=k=1∑3k+k=4∑6k
In generale, se si taglia dopo il termine c, il secondo pezzo riparte da c+1 (così nessun termine viene contato due volte né dimenticato).
Cancellare termini uguali
Se in una differenza compare lo stesso gruppo di addendi con il segno + e con il segno −, quel gruppo si cancella (è un numero, e un numero meno se stesso fa zero). Per esempio:
Perché. La prima è il raccoglimento a fattor comune: cx1+cx2+⋯+cxn=c(x1+⋯+xn). La seconda è la proprietà commutativa e associativa della somma: (x1+y1)+⋯+(xn+yn) si può riordinare in (x1+⋯+xn)+(y1+⋯+yn).
Attenzione: la linearità non vale per i prodotti. In generale ∑xkyk=(∑xk)(∑yk): con x=y=(1,1) si ha 1+1=2 a sinistra e 2⋅2=4 a destra.
2. Additività (spezzare in due pezzi consecutivi): se 1≤m<n,
k=1∑nxk=k=1∑mxk+k=m+1∑nxk
3. Traslazione dell'indice e 4. riflessione dell'indice: viste sopra.
Sommatorie notevoli
Sono somme di cui si conosce una formula chiusa (una formula che dà il risultato senza dover sommare tutti i termini).
Somma di una costante
k=n0∑nc=n−n0+1 voltec+c+⋯+c=(n−n0+1)⋅c
L'indice k non compare nella formula dell'addendo, quindi ogni addendo vale c: si somma c tante volte quanti sono i termini. Esempio: ∑k=0n1=n+1 (da 0 a n ci sono n+1 termini, nonn).
Somma dei primi n numeri (formula di Gauss)
k=1∑nk=1+2+⋯+n=2n(n+1)
Esempi: n=3: 1+2+3=6 e 23⋅4=6 ✓. n=100: 1+2+⋯+100=2100⋅101=5050.
Idea (il trucco di Gauss). Scriviamo la somma due volte, una in ordine crescente e una al contrario (è una riflessione dell'indice!), e sommiamo in colonna:
q=0. Si usa la convenzione 00=1. Allora ∑k=0n0k=00+01+⋯+0n=1+0+⋯+0=1, e la formula dà 1−01−0=1 ✓. (Senza la convenzione la formula sarebbe sbagliata per q=0.)
q=1. La formula non si può usare (si dividerebbe per 1−1=0), ma la somma è facile: ∑k=0n1k=∑k=0n1=n+1.
Dimostrazione "intuitiva". Per q=1 la formula equivale (moltiplicando per 1−q=0) a
perché tutti i termini da q a qn compaiono una volta con il + e una con il −, e si cancellano (somma "telescopica"). Restano solo il primo, 1, e l'ultimo, −qn+1.
Dimostrazione formale (stessa idea, ma con le proprietà delle sommatorie al posto dei puntini):
Per linearità: (1−q)∑k=0nqk=∑k=0nqk−q∑k=0nqk=∑k=0nqk−∑k=0nqk+1 (portando q dentro: q⋅qk=qk+1).
Nella seconda somma trasliamo l'indice con h=k+1: quando k=0, h=1; quando k=n, h=n+1. Quindi ∑k=0nqk+1=∑h=1n+1qh, e poiché l'indice è muto la riscriviamo con k: ∑k=1n+1qk.
Per additività stacchiamo il primo termine della prima somma (k=0, che vale q0=1) e l'ultimo della seconda (k=n+1):
k=0∑nqk−k=1∑n+1qk=(1+k=1∑nqk)−(k=1∑nqk+qn+1)=1−qn+1
Le due somme da 1 a n sono uguali e si cancellano ∎.