Note per Studenti Insiemi e insieme delle parti

Insiemi, sottoinsiemi e insieme delle parti (da zero)

Esempio svolto: Esercizio 6 - numero di sottoinsiemi (insieme delle parti).

Insiemi ed elementi

Un insieme è una collezione di oggetti distinti, chiamati elementi. Si scrive tra parentesi graffe:

A={1,2,3}A = \{1, 2, 3\}

  • Per dire che 22 è un elemento di AA si scrive 2∈A2 \in A. Per dire che 55 non lo è: 5∉A5 \notin A.
  • Nell'insieme non conta l'ordine ({1,2,3}={3,1,2}\{1,2,3\} = \{3,1,2\}) e non contano le ripetizioni ({1,1,2}={1,2}\{1,1,2\} = \{1,2\}).
  • L'insieme vuoto, scritto ∅\emptyset (o {}\{\}), è l'insieme che non ha nessun elemento.
  • Convenzione: gli insiemi si indicano con lettere maiuscole (A,B,X,YA, B, X, Y), gli elementi con lettere minuscole (a,b,x,ya, b, x, y).

Le operazioni tra insiemi (unione, intersezione, complementare, prodotto cartesiano) sono in Operazioni tra insiemiUnione, intersezione, differenza, complementare e prodotto cartesiano, con le leggi di De Morgan e il legame con la logica.Operazioni tra insiemi →; gli insiemi di numeri N,Z,Q,R\mathbb{N}, \mathbb{Z}, \mathbb{Q}, \mathbb{R} in Insiemi numerici (N, Z, Q, R)Naturali, interi, razionali e reali, perché la radice di 2 obbliga a passare da Q a R, e gli intervalli.Insiemi numerici (N, Z, Q, R) →.

Tre modi di descrivere un insieme

1. Per elencazione. Si scrivono tutti gli elementi tra graffe: A={1,2,3}A = \{1, 2, 3\}. Funziona bene per insiemi finiti (con un numero finito di elementi). Per insiemi infiniti si usano i puntini quando la regola è chiara: N={0,1,2,3,… }\mathbb{N} = \{0, 1, 2, 3, \dots\}.

2. Con un predicato (proprietà caratteristica). Si dice da quale insieme "grande" si pescano gli elementi e quale proprietà devono avere:

A={x∈N:1≤x<4}={1,2,3}A = \{x \in \mathbb{N} : 1 \le x < 4\} = \{1, 2, 3\}

Si legge: "l'insieme degli xx naturali tali che 1≤x<41 \le x < 4". La proprietà dopo i due punti è un predicato p(x)p(x) (vedi Logica e quantificatoriProposizioni, connettivi, predicati e quantificatori (per ogni, esiste), con le regole per negarli.Logica e quantificatori →): nell'insieme entrano esattamente gli xx per cui p(x)p(x) è vera. È l'unico modo pratico per insiemi infiniti come

{x∈R:x2≤4}={x∈R:−2≤x≤2}=[−2,2]\{x \in \mathbb{R} : x^2 \le 4\} = \{x \in \mathbb{R} : -2 \le x \le 2\} = [-2, 2]

Qui si vede un fatto utile: predicati equivalenti descrivono lo stesso insieme (x2≤4x^2 \le 4 e −2≤x≤2-2 \le x \le 2 sono veri per gli stessi xx).

Attenzione all'insieme da cui si pesca. {x∈N:x2≤4}={0,1,2}\{x \in \mathbb{N} : x^2 \le 4\} = \{0, 1, 2\}, mentre {x∈R:x2≤4}\{x \in \mathbb{R} : x^2 \le 4\} è l'intero intervallo [−2,2][-2, 2]. Stessa proprietà, insiemi diversissimi.

3. Graficamente (diagrammi di Venn). Si disegna l'insieme come una zona chiusa del piano e i suoi elementi come punti dentro la zona. Non serve per dimostrare, ma aiuta moltissimo a intuire le relazioni tra insiemi.

Cardinalità (il "modulo" di un insieme)

Il numero di elementi di un insieme finito AA si chiama cardinalità di AA e si scrive ∣A∣|A| (le barre verticali si leggono "modulo" o "cardinalità"). Nel testo dell'esercizio "modulo di AA = nn" significa semplicemente: AA ha nn elementi.

Esempi: ∣{1,2,3}∣=3|\{1,2,3\}| = 3; ∣{a}∣=1|\{a\}| = 1; ∣∅∣=0|\emptyset| = 0.

Sottoinsiemi

BB è un sottoinsieme di AA, e si scrive B⊆AB \subseteq A, se ogni elemento di BB è anche elemento di AA.

Esempi con A={1,2,3}A = \{1, 2, 3\}:

  • {1,3}⊆A\{1, 3\} \subseteq A (sia 11 sia 33 stanno in AA) ✓;
  • {2}⊆A\{2\} \subseteq A ✓;
  • {1,5}⊈A\{1, 5\} \not\subseteq A, perché 5∉A5 \notin A.

Due sottoinsiemi che esistono sempre, per qualsiasi insieme AA:

  • l'insieme vuoto ∅\emptyset (la condizione "ogni elemento di ∅\emptyset sta in AA" è vera, perché ∅\emptyset non ha elementi da controllare);
  • l'insieme AA stesso (ogni elemento di AA sta in AA).

Si dice anche "AA è contenuto in BB". In simboli: A⊆BA \subseteq B se ∀a∈A:a∈B\forall a \in A : a \in B. Nel diagramma di Venn, la zona di AA sta tutta dentro la zona di BB. Se anche un solo elemento di AA sta fuori da BB, allora A⊈BA \not\subseteq B (basta un controesempio per smentire un "per ogni").

Inclusione stretta (sottoinsieme proprio)

A⊂BA \subset B (oppure A⊊BA \subsetneq B) se A⊆BA \subseteq B e inoltre ∃ b∈B\exists\, b \in B con b∉Ab \notin A. Cioè AA è contenuto in BB ma non è tutto BB: in BB c'è almeno un elemento in più. Esempio: {1,2}⊂{1,2,3}\{1, 2\} \subset \{1, 2, 3\} (l'elemento in più è 33), mentre {1,2,3}⊆{1,2,3}\{1, 2, 3\} \subseteq \{1, 2, 3\} ma non in senso stretto.

Uguaglianza di insiemi

A=BseA⊆B  e  B⊆AA = B \quad \text{se} \quad A \subseteq B \ \text{ e } \ B \subseteq A

Due insiemi sono uguali quando hanno esattamente gli stessi elementi. Questa definizione dà anche il metodo per dimostrare che due insiemi sono uguali: si dimostrano le due inclusioni separatamente (ogni elemento del primo sta nel secondo, e viceversa).

Insieme delle parti

L'insieme delle parti di AA, scritto P(A)\mathcal{P}(A), è l'insieme di tutti i sottoinsiemi di AA. I suoi elementi sono a loro volta insiemi.

Esempio con A={a,b}A = \{a, b\}. I sottoinsiemi sono: ∅\emptyset, {a}\{a\}, {b}\{b\}, {a,b}\{a, b\}. Quindi

P({a,b})={ ∅, {a}, {b}, {a,b} }\mathcal{P}(\{a, b\}) = \bigl\{\, \emptyset,\ \{a\},\ \{b\},\ \{a, b\} \,\bigr\}

e ∣P(A)∣=4|\mathcal{P}(A)| = 4.

Esempio con A={1,2,3}A = \{1, 2, 3\}. I sottoinsiemi sono 88:

Quanti elementi Sottoinsiemi
00 ∅\emptyset
11 {1}\{1\}, {2}\{2\}, {3}\{3\}
22 {1,2}\{1,2\}, {1,3}\{1,3\}, {2,3}\{2,3\}
33 {1,2,3}\{1,2,3\}

Totale: 1+3+3+1=8=231 + 3 + 3 + 1 = 8 = 2^3.

Attenzione a non confondere a∈Aa \in A (elemento) con {a}⊆A\{a\} \subseteq A (sottoinsieme con un solo elemento): aa è un oggetto, {a}\{a\} è un insieme che lo contiene. In P(A)\mathcal{P}(A) ci sono i sottoinsiemi come {a}\{a\}, non gli elementi come aa.

Errori frequenti con ∈\in e ⊆\subseteq (dalla lezione)

La regola: ∈\in collega un elemento a un insieme; ⊆\subseteq collega un insieme a un insieme. Prima di scrivere uno dei due simboli, chiediti "cosa c'è a sinistra: un oggetto o un insieme? E di che insieme fa parte?".

Scrittura Giusta? Perché
a∈Aa \in A ✓ aa è un elemento di AA
{a}⊆A\{a\} \subseteq A ✓ l'insieme {a}\{a\} ha come unico elemento aa, che sta in AA
a⊆Aa \subseteq A ✗ aa non è un insieme (non ha senso chiedere se è contenuto)
{a}∈A\{a\} \in A ✗ gli elementi di AA sono oggetti come aa, non insiemi come {a}\{a\}
{a}∈P(A)\{a\} \in \mathcal{P}(A) ✓ gli elementi di P(A)\mathcal{P}(A) sono proprio i sottoinsiemi di AA
a∈P(A)a \in \mathcal{P}(A) ✗ aa non è un sottoinsieme di AA
{a}⊆P(A)\{a\} \subseteq \mathcal{P}(A) ✗ servirebbe a∈P(A)a \in \mathcal{P}(A), che è falso
∅∈P(A)\emptyset \in \mathcal{P}(A) ✓ ∅\emptyset è un sottoinsieme di AA, quindi un elemento di P(A)\mathcal{P}(A)
∅⊆P(A)\emptyset \subseteq \mathcal{P}(A) ✓ il vuoto è sottoinsieme di qualunque insieme

L'ultima coppia è la più insidiosa: ∅\emptyset è sia elemento sia sottoinsieme di P(A)\mathcal{P}(A), per due motivi diversi.

(Per la prof, se A≠∅A \ne \emptyset, i sottoinsiemi diversi da ∅\emptyset e da AA si chiamano sottoinsiemi propri.)

Quanti sottoinsiemi ha un insieme?

Dagli esempi: ∣A∣=2|A| = 2 dà 4=224 = 2^2 sottoinsiemi, ∣A∣=3|A| = 3 dà 8=238 = 2^3. In generale

∣A∣=n  ⟹  ∣P(A)∣=2n|A| = n \implies |\mathcal{P}(A)| = 2^n

Intuitivamente: per costruire un sottoinsieme si decide, per ciascuno degli nn elementi, "lo metto" oppure "non lo metto": 22 scelte per ogni elemento, quindi 2⋅2⋯2=2n2 \cdot 2 \cdots 2 = 2^n possibilità. La dimostrazione rigorosa per induzione è nell'Esercizio 6 - numero di sottoinsiemi (insieme delle parti).

Due strumenti per contare

1. Somma per insiemi disgiunti. Due insiemi sono disgiunti se non hanno elementi in comune. Se XX e YY sono disgiunti, allora il numero di elementi della loro unione è la somma:

∣X∪Y∣=∣X∣+∣Y∣|X \cup Y| = |X| + |Y|

(Se avessero elementi in comune, questi verrebbero contati due volte, ed è per questo che serve la disgiunzione.)

2. Corrispondenza uno a uno. Se si riesce ad abbinare gli elementi di due insiemi XX e YY in modo che ogni elemento di XX abbia esattamente un partner in YY e ogni elemento di YY esattamente un partner in XX, allora ∣X∣=∣Y∣|X| = |Y|. Tale abbinamento si chiama biiezione (o corrispondenza biunivoca). È come far sedere gli invitati a un tavolo con tanti posti quanti gli invitati, senza posti liberi e senza persone in piedi: i due gruppi hanno lo stesso numero di elementi.

Per verificare che una regola f:X→Yf : X \to Y è una biiezione bisogna controllare:

  • ben definita: f(x)f(x) appartiene davvero a YY per ogni x∈Xx \in X;
  • iniettiva: elementi diversi di XX hanno immagini diverse (due elementi non finiscono sullo stesso partner);
  • suriettiva: ogni elemento di YY è l'immagine di qualche elemento di XX (nessun posto libero).

Un modo rapido per mostrare tutto insieme è esibire la regola inversa che riporta da YY a XX.

Insiemi finiti e infiniti (lezione 4)

Sia E≠∅E \ne \emptyset.

  • EE è finito se ha un numero finito di elementi: ∣E∣=n|E| = n per qualche n∈Nn \in \mathbb{N}.
  • EE è infinito, e si scrive ∣E∣=+∞|E| = +\infty, se non è finito.

Questa è la definizione intuitiva. La prof dà anche una caratterizzazione analitica, che usa le biiezioni:

EE è infinito   ⟺  \iff EE può essere messo in corrispondenza biunivoca con un suo sottoinsieme proprio (un sottoinsieme strettamente più piccolo).

Perché per gli insiemi finiti non succede. E={1,2,3}E = \{1, 2, 3\} non può essere messo in corrispondenza biunivoca con un sottoinsieme proprio, per esempio {1,2}\{1, 2\}: un sottoinsieme proprio ha meno elementi, e due insiemi finiti sono in biiezione solo se hanno lo stesso numero di elementi (qualcuno resterebbe "senza partner").

N\mathbb{N} è infinito. La regola n↦2nn \mapsto 2n mette in corrispondenza biunivoca N\mathbb{N} con l'insieme dei pari {0,2,4,… }⊊N\{0, 2, 4, \dots\} \subsetneq \mathbb{N}:

nn 00 11 22 33 …\dots
2n2n 00 22 44 66 …\dots

Ogni naturale ha esattamente un partner pari, e ogni pari mm è il partner di esattamente un naturale, cioè m2\frac{m}{2} (la regola inversa). Quindi c'è una biiezione tra N\mathbb{N} e una sua parte propria: N\mathbb{N} è infinito. (Curioso ma vero: "ci sono tanti pari quanti naturali".)

[0,1)[0, 1) è infinito. La regola x↦x2x \mapsto \frac{x}{2} manda [0,1)[0, 1) in [0,12)⊊[0,1)[0, \frac12) \subsetneq [0, 1) ed è biunivoca: la regola inversa è y↦2yy \mapsto 2y (ogni y∈[0,12)y \in [0, \frac12) è l'immagine di esattamente un x=2y∈[0,1)x = 2y \in [0, 1)).

Attenzione: infinito non vuol dire illimitato. [0,1)[0, 1) è infinito ma limitato (sta tutto tra 00 e 11): vedi Estremo superiore (sup)Maggioranti e minoranti, massimo e minimo, estremo superiore (il più piccolo dei maggioranti) e inferiore, con la caratterizzazione con epsilon.Estremo superiore (sup) →.

Operazioni che servono

Le operazioni sono spiegate per bene in Operazioni tra insiemiUnione, intersezione, differenza, complementare e prodotto cartesiano, con le leggi di De Morgan e il legame con la logica.Operazioni tra insiemi →; qui il minimo indispensabile per l'esercizio 6.

  • Unione: X∪YX \cup Y = elementi che stanno in XX o in YY.
  • Aggiungere un elemento: X∪{b}X \cup \{b\} = XX più l'elemento bb.
  • Togliere un elemento: B∖{b}B \setminus \{b\} = BB senza l'elemento bb.
  • Se ∣B∣=n+1|B| = n + 1 e b∈Bb \in B, allora ∣B∖{b}∣=n|B \setminus \{b\}| = n.

Esercizi su questo argomento

Lezioni in cui compare

Teoria collegata