Data f:[a,b]→R, si può approssimare f con un polinomio per ogni x∈[a,b], con un errore piccolo quanto si vuole e che si sa calcolare? È un'approssimazione globale (su tutto l'intervallo), mentre quella di Peano è locale (solo per x→x0).
Teorema (formula di Taylor con resto di Lagrange)
Sia f∈Cn+1([a,b]) e sia x0∈[a,b]. Allora per ogni x∈[a,b] esiste un punto c compreso tra x0 e x (quindi c∈[a,b]) tale che
f(x)=Tn,x0(x)+(n+1)!1f(n+1)(c)(x−x0)n+1
f∈Cn+1([a,b]) significa: f ha derivate fino all'ordine n+1 su [a,b] e sono tutte continue.
Il termine Rn,x0(x)=(n+1)!1f(n+1)(c)(x−x0)n+1 è il resto di Lagrange. Ha la stessa forma del termine successivo del polinomio di Taylor, con una differenza: la derivata (n+1)-esima è calcolata in un punto csconosciuto (che dipende da x), invece che in x0.
Per n=0 la formula dice f(x)=f(x0)+f′(c)(x−x0): è il teorema di LagrangeTeorema del valor medio: se f è continua su [x0,x] e derivabile all'interno, esiste c in mezzo con f(x)−f(x0)=f′(c)(x−x0).. La formula di Taylor con resto di Lagrange ne è la generalizzazione.
Perché è utile anche senza conoscere c. Non sapremo mai chi è c, ma sappiamo che sta in [a,b]: se riusciamo a maggiorare∣f(n+1)∣ su tutto [a,b], abbiamo una maggiorazione dell'errore valida per ogni x.
Come si ottiene un'approssimazione globale
Supponiamo f∈C∞([a,b]) (cioè f∈Cn([a,b]) per ogni n∈N: derivabile infinite volte) e che tutte le derivate siano limitate dallo stesso numero:
Perché ∣x−x0∣≤b−a: due punti dello stesso intervallo distano al massimo quanto è lungo l'intervallo.
L'ultima quantità non dipende da x e tende a 0 per n→+∞: al numeratore c'è un'esponenziale (b−a)n+1, al denominatore un fattoriale, e il fattoriale cresce più in fretta di qualunque esponenziale (gerarchia degli infiniti). Quindi:
∀ε>0∃N∈N tale che ∀n≥N:∣f(x)−Tn,x0(x)∣<ε∀x∈[a,b]
In parole: scegliendo il grado del polinomio abbastanza alto, l'errore è minore di εcontemporaneamente in tutti i punti dell'intervallo. È così che le calcolatrici calcolano ex, sinx, …: con polinomi di grado opportuno.
Esempio delle ipotesi.f(x)=sinx su qualunque [a,b]: le derivate sono ±sin, ±cos, tutte con modulo ≤1, quindi M=1. Per f(x)=ex su [a,b]: tutte le derivate sono ex≤eb, quindi M=eb.
Metodo: trovare il grado che garantisce un errore <ε
Scrivere la formula con resto di Lagrange nel punto x0 comodo (di solito 0, dove le derivate sono facili).
Maggiorare ∣f(n+1)(c)∣ per c nell'intervallo, e ∣x−x0∣n+1 per x nell'intervallo.
Ottenere una stima del tipo ∣f(x)−Tn(x)∣≤g(n) con g(n) che non dipende da x.
Cercare il più piccolon con g(n)<ε, provando n=1,2,3,…
limiti, ordini di infinitesimo, derivate in un punto
stime numeriche dell'errore
Errori comuni
Calcolare la derivata del resto in x0 invece che in c: allora non è più una stima valida.
Maggiorare ∣f(n+1)(c)∣ con il suo valore in un punto solo: serve il massimo su tutto l'intervallo in cui può stare c (per ec con c∈[0,21] il massimo è e1/2, non e0).
Dimenticare l'esponente n+1 (non n) e il fattoriale (n+1)! nel resto.