Cosa serve sapere prima. Le derivate (anche successive: f(2)=f′′, f(3)=f′′′, …), il simbolo o(⋅) ("o piccolo")Per x→x0, g(x)=o(h(x)) significa che g(x)/h(x)→0: g diventa trascurabile rispetto a h. Per esempio x3=o(x2) per x→0., il simbolo ∼ (asintotico)g∼h per x→x0 significa g(x)/h(x)→1: le due funzioni, vicino a x0, sono "quasi uguali". e il teorema di de l'HôpitalSe f/g è una forma 0/0 (o ∞/∞) e il limite di f′/g′ esiste, allora il limite di f/g è lo stesso. Nei passaggi della prof è segnato con una H cerchiata..
La domanda
Data f derivabile n volte in x0=0, si può trovare un polinomioTn(x) di grado ≤n tale che
f(x)=Tn(x)+o(xn)per x→0?
Cioè: vicino a 0, f è uguale a un polinomio a meno di un errore che va a zero più in fretta di xn. I polinomi sono le funzioni più facili da trattare (si sommano, si moltiplicano, si derivano a mano), quindi sostituire f con un polinomio semplifica moltissimo i conti.
Il caso n=1 lo conosciamo già. Che f sia derivabile in 0 equivale a dire che
f(x)=f(0)+f′(0)x+o(x)per x→0,
cioè che la retta tangente T1(x)=f(0)+f′(0)x approssima f con un errore o(x) (è la caratterizzazione della derivabilità con l'o piccolo). La formula di Taylor è lo stesso discorso con polinomi di grado più alto, che approssimano meglio.
L'esempio che fa capire: f(x)=sinx
n=1.sin0=0 e cos0=1, quindi sinx=x+o(x): T1(x)=x.
n=2. Vogliamo capire quanto vale l'errore sinx−T1(x)=sinx−x confrontato con x2. Calcoliamo il limite del rapporto; è una forma 00, applichiamo de l'Hôpital (deriviamo sopra e sotto):
Il rapporto tende a 0: per definizione di o piccolo, sinx−x=o(x2). Quindi sinx=x+o(x2) e T2(x)=T1(x)=x: il termine di grado 2 non c'è (ha coefficiente 0). Osserviamo che 0=21f′′(0), perché f′′(x)=−sinx vale 0 in 0.
Il limite è un numero diverso da zero: vuol dire che sinx−x∼−3!1x3, cioè
sinx−x=−3!1x3+o(x3)⟹sinx=T3(x)x−3!1x3+o(x3)
E di nuovo il coefficiente trovato è −3!1=3!1f′′′(0), perché f′′′(x)=−cosx vale −1 in 0.
Lo schema che emerge. Ogni volta il nuovo coefficiente di xk è k!1f(k)(0). Andando avanti (confrontando con x4, x5, …) si continua allo stesso modo. Questo è il contenuto del teorema.
Teorema (formula di Taylor in x0=0, o sviluppo di Mac-Laurin)
Se f è derivabile n volte in x0=0, esiste uno e un solo polinomio Tn(x) di grado ≤n tale che
f(x)=Tn(x)+o(xn)per x→0,
ed è
Tn(x)=f(0)+f′(0)x+21f′′(0)x2+3!1f′′′(0)x3+⋯+n!1f(n)(0)xn=k=0∑nk!f(k)(0)xk
(con la convenzione f(0)=f).
Nomi.
Tn(x) è il polinomio di Taylor di ordine n di f (in 0; detto anche polinomio di Mac-Laurin).
Rn(x)=f(x)−Tn(x)=o(xn) è il resto n-esimo di Peano: è l'errore che si commette sostituendo f con Tn, e la formula dice solo che è trascurabile rispetto a xn, senza dire quanto vale.
Tn è anche l'unico polinomio di grado ≤n che ha le stesse derivate di f in 0 fino all'ordine n: Tn(k)(0)=f(k)(0) per k=0,1,…,n.
Perché si può usare de l'Hôpital: siccome esiste f′′(0), le funzioni f e f′ sono derivabili (quindi continue) in 0; allora sopra si ha f(x)−f(0)−f′(0)x→0 e sotto x2→0, forma 00. L'ultimo limite è 21 per il rapporto incrementale di f′x−0f′(x)−f′(0): il suo limite per x→0 è, per definizione, la derivata di f′ in 0, cioè f′′(0)., che tende a f′′(0) per definizione di derivata seconda.
Quindi f(x)−T1(x)∼21f′′(0)x2 (se f′′(0)=0; se è 0 il limite dice comunque che la differenza è o(x2)). In entrambi i casi:
Passo induttivo. Si suppone che Tn−1(x)=f(0)+f′(0)x+⋯+(n−1)!1f(n−1)(0)xn−1 e si calcola, applicando de l'Hôpital n−1 volte,
x→0limxnf(x)−Tn−1(x)=⋯=n!1f(n)(0)
da cui f(x)=Tn−1(x)+n!1f(n)(0)xn+o(xn)=Tn(x)+o(xn) ∎.
Perché il polinomio è unico (quello con le stesse derivate)
Prendiamo un polinomio qualsiasi di grado ≤n, Pn(x)=a0+a1x+a2x2+⋯+anxn, e imponiamo che abbia in 0 le stesse derivate di f: Pn(k)(0)=f(k)(0) per k=0,…,n. Vediamo che cosa obbliga a fare.
k=0: Pn(0)=a0 (tutti gli altri termini contengono x e si annullano). Quindi a0=f(0).
k=1: Pn′(x)=a1+2a2x+3a3x2+⋯+nanxn−1, quindi Pn′(0)=a1. Imponendo a1=f′(0).
k=2: Pn′′(x)=2a2+3⋅2a3x+…, quindi Pn′′(0)=2a2=f′′(0), cioè a2=21f′′(0).
k=3: Pn′′′(0)=3⋅2⋅a3=3!a3=f′′′(0), cioè a3=3!1f′′′(0).
In generale (per induzione): derivando k volte akxk resta k!ak, i termini di grado più basso spariscono (derivati troppe volte) e quelli di grado più alto contengono ancora x (valgono 0 in 0). Quindi ak=k!1f(k)(0).
I coefficienti sono obbligati: Pn=Tn ∎.
Conseguenza pratica fondamentale. Se in qualunque modo (anche senza derivare!) si riesce a scrivere
Finezza utile. Il termine successivo, di grado 2n+2, ha coefficiente 0 (è una derivata pari). Quindi si può scrivere anche +0⋅x2n+2+o(x2n+2): lo stesso polinomio approssima con errore o(x2n+2), un ordine meglio. Per esempio sinx=x−6x3+o(x4). Vale per ogni funzione dispari (sviluppo con sole potenze dispari); per una funzione pari (come cosx) ci sono solo potenze pari.
Teorema (formula di Taylor in un punto x0∈R qualsiasi)
Lo stesso si può fare attorno a qualunque punto, usando le potenze di (x−x0) al posto di quelle di x.
Se f è derivabile n volte in x0∈R, esiste uno e un solo polinomio Tn,x0(x) di grado ≤n tale che f(x)=Tn,x0(x)+o((x−x0)n) per x→x0, ed è
Tn,x0(x)=f(x0)+f′(x0)(x−x0)+21f′′(x0)(x−x0)2+⋯+n!1f(n)(x0)(x−x0)n
Tn,x0 è il polinomio di Taylor di ordine n di f in x0, Rn,x0(x)=o((x−x0)n) il resto di Peano; Tn,x0 è l'unico polinomio con Tn,x0(k)(x0)=f(k)(x0) per k=0,…,n.
Attenzione. I polinomi di Taylor in due punti diversi x0=x1 sono indipendenti: non si può ricavare l'uno dall'altro in nessun modo (in particolare, non "spostando" quello in 0).
Errore tipico. Partire da sinx=x−6x3+o(x3) e sostituire x con x−4π dà lo sviluppo di sin(x−4π), non quello di sinx attorno a 4π: è un'altra funzione (il grafico di sin traslato a destra di 4π).
Grafico interattivo: Errore sin x − T₃(x) del polinomio in π/4 ≈ 0,785: è praticamente zero vicino a π/4 e cresce allontanandosi
A che cosa serve
Calcolare limiti. Sostituendo ogni funzione con il suo polinomio di Taylor (fino all'ordine giusto) le forme indeterminate diventano confronti tra potenze. Esempio: x→0limx3sinx−x=x→0limx3−6x3+o(x3)=−61, senza de l'Hôpital.