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Note per Studenti Funzioni implicite e teorema di Dini nel piano

Funzioni implicite e teorema di Dini nel piano

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Spesso una curva è data da un'equazione f(x,y)=0f(x,y) = 0 e non da una formula y=g(x)y = g(x): la circonferenza x2+y2=1x^2 + y^2 = 1, la curva x2+y3−xy=3x^2 + y^3 - xy = 3, i vincoli dei problemi di ottimizzazione. Il teorema di Dini dice quando si può "risolvere rispetto a yy" localmente, e permette di calcolare la tangente e la curvatura della curva senza mai ricavare yy. Sarà lo strumento della dimostrazione del teorema dei moltiplicatori di Lagrange (Estremi vincolati - metodo diretto e moltiplicatori di LagrangeEstremi vincolati = estremi di f ristretta a una curva g(x,y) = b o a un insieme chiuso K. Metodo diretto: si parametrizza il vincolo, r(t) = (x(t), y(t)), e si studia φ(t) = f(r(t)) con l'Analisi 1 (non dimenticare gli estremi dell'intervallo). Moltiplicatori di Lagrange (D): se P è estremo locale di f|Γ e ∇g(P) ≠ 0 allora ∇f(P) = λ∇g(P); equivale a ∇L = 0 per L = f + λ(b − g). Procedura: punti singolari del vincolo (∇g = 0), punti critici vincolati, confronto dei valori (Weierstrass se Γ è compatto). Estremi assoluti su un insieme chiuso K: interno (∇f = 0), frontiera (Lagrange o parametrizzazione, più i vertici), confronto; se K è illimitato si usa la coercività della funzione all'infinito.Estremi vincolati - metodo diretto e moltiplicatori di Lagrange →). Prerequisiti: derivate parziali e piano tangente (Derivate parziali, differenziabilità e piano tangenteLa derivata parziale f_{x_i}(x0) è la derivata di t ↦ f(x0 + t e_i); il gradiente ∇f raccoglie le derivate parziali. In più variabili l'esistenza delle derivate parziali NON implica la continuità. f è differenziabile in x0 se f(x0 + h) = f(x0) + a·h + o(|h|); allora f è continua, ha gradiente e a = ∇f(x0) (D). Il grafico ha piano tangente z = f(x0) + ∇f(x0)·(x − x0) e normale (−f_x, −f_y, 1). Teorema del differenziale totale: se le derivate parziali esistono vicino a x0 e sono continue in x0, f è differenziabile; C^1 ⇒ differenziabile ⇒ derivabile e continua, ma i viceversa sono falsi. Regole: Leibniz, catena (f∘r)' = ∇f(r)·r'.Derivate parziali, differenziabilità e piano tangente →), curve di livello e gradiente (Derivate direzionali, formula del gradiente e curve di livelloLa derivata direzionale D_v f(x0) = lim [f(x0 + t v) − f(x0)]/t (v versore) è la pendenza di f lungo la retta per x0 con direzione v. Se f è differenziabile in x0 vale la formula del gradiente D_v f = ∇f(x0)·v (D); l'esistenza di tutte le D_v non basta (anche a f discontinua). Quindi la massima crescita è nella direzione di ∇f, con pendenza |∇f| (D), la minima in −∇f, e D_v f = 0 per v ⊥ ∇f. Il gradiente è ortogonale alle curve di livello (D): la tangente alla curva di livello in (x0,y0) è f_x(x−x0) + f_y(y−y0) = 0, a patto che ∇f ≠ 0.Derivate direzionali, formula del gradiente e curve di livello →), derivata della funzione composta (Funzioni a valori vettoriali, matrice jacobiana e trasformazioni di coordinateUna funzione f : A ⊆ Rⁿ → Rᵐ ha m componenti scalari f₁,…,f_m; il limite si fa componente per componente. È differenziabile in x₀ se f(x₀+h) − f(x₀) = Df(x₀)h + o(‖h‖), dove la matrice jacobiana Df(x₀) (m righe, n colonne) ha elemento (i,j) = ∂f_i/∂x_j: le righe sono i gradienti delle componenti. Se le componenti sono C¹ la f è differenziabile. Casi particolari: m = 1 (riga = gradiente), n = 1 (colonna = vettore tangente), f affine (Df = A). Regola della catena: D(g∘f)(x₀) = Dg(f(x₀))·Df(x₀). Trasformazioni di coordinate: polari (det = ρ), cilindriche (det = ρ), sferiche (det = ρ² sin φ); |det Df| è il fattore di variazione di aree o volumi.Funzioni a valori vettoriali, matrice jacobiana e trasformazioni di coordinate →).

1. Il problema

Sia f:A→Rf : A \to \mathbb{R}, A⊆R2A \subseteq \mathbb{R}^2 aperto, f∈C1(A)f \in C^1(A). L'insieme di livello zero è L0={(x,y)∈A:f(x,y)=0}.L_0 = \{(x,y) \in A : f(x,y) = 0\}. Ci si chiede: vicino a un punto (x0,y0)∈L0(x_0, y_0) \in L_0, l'insieme L0L_0 coincide con il grafico di una funzione y=g(x)y = g(x) (o x=h(y)x = h(y))?

Definizione (funzione definita implicitamente). Un intervallo aperto II e una funzione g:I→Rg : I \to \mathbb{R} sono definiti implicitamente dall'equazione f(x,y)=0f(x,y) = 0 se f(x,g(x))=0per ogni x∈I.f(x, g(x)) = 0 \quad \text{per ogni } x \in I. Cioè il grafico di gg è contenuto in L0L_0. Analogamente per x=h(y)x = h(y) con f(h(y),y)=0f(h(y), y) = 0.

Esempi che mostrano cosa può andare storto.

  1. x2+y2−1=0x^2 + y^2 - 1 = 0 (circonferenza). Globalmente non è un grafico: a ogni x∈(−1,1)x \in (-1,1) corrispondono due yy. Ma a tratti sì: y=±1−x2y = \pm\sqrt{1 - x^2} (semicirconferenze superiore e inferiore), oppure x=±1−y2x = \pm\sqrt{1 - y^2}. Nei punti (±1,0)(\pm1, 0) la tangente è verticale e non si può scrivere come grafico y=g(x)y = g(x) (ma sì come x=h(y)x = h(y)).
  2. x2+y2=0x^2 + y^2 = 0: l'insieme è il solo punto (0,0)(0,0); nessuna funzione.
  3. x2+y2+1=0x^2 + y^2 + 1 = 0: insieme vuoto.
  4. x2−y2=0x^2 - y^2 = 0, cioè y=±xy = \pm x: due rette che si incrociano nell'origine. Vicino a (0,0)(0,0) per ogni x≠0x \ne 0 ci sono due valori di yy: non è un grafico, né di y=g(x)y = g(x) né di x=h(y)x = h(y).
  5. x2−y3=0x^2 - y^3 = 0, cioè y=x2/3y = x^{2/3}: è il grafico di una funzione, ma con una cuspide in (0,0)(0,0) (g′(x)=23x3g'(x) = \frac{2}{3\sqrt[3]{x}} non esiste in 00), quindi g∉C1g \notin C^1.

Nei casi 2, 4 e 5 il gradiente di ff si annulla proprio nel punto problematico: ∇f(0,0)=(0,0)\nabla f(0,0) = (0,0). Questa è la pista giusta.

2. Che cosa serve: la derivata prima

Supponiamo che esista una g∈C1(I)g \in C^1(I) con g(x0)=y0g(x_0) = y_0 e f(x,g(x))=0f(x, g(x)) = 0 su II. Derivando l'identità rispetto a xx con la regola della catena: 0=ddxf(x,g(x))=fx(x,g(x))+fy(x,g(x)) g′(x).0 = \frac{d}{dx} f(x, g(x)) = f_x(x, g(x)) + f_y(x, g(x))\,g'(x). Se fy≠0f_y \ne 0 si può isolare g′(x)=−fx(x,g(x))fy(x,g(x)).g'(x) = -\frac{f_x(x, g(x))}{f_y(x, g(x))}. Quindi, in (x0,y0)(x_0, y_0), per poter ricavare g′(x0)g'(x_0) serve fy(x0,y0)≠0f_y(x_0, y_0) \ne 0. Il teorema di Dini dice che questa condizione necessaria per il calcolo è anche sufficiente per l'esistenza.

3. Il teorema di Dini in R2\mathbb{R}^2

Teorema (Dini, o delle funzioni implicite). Sia A⊆R2A \subseteq \mathbb{R}^2 aperto, f∈C1(A)f \in C^1(A), (x0,y0)∈A(x_0, y_0) \in A con f(x0,y0)=0efy(x0,y0)≠0.f(x_0, y_0) = 0 \qquad \text{e} \qquad f_y(x_0, y_0) \ne 0. Allora esistono un intervallo aperto I∋x0I \ni x_0 e una unica funzione g:I→Rg : I \to \mathbb{R} (con valori in un opportuno intorno di y0y_0) tali che g(x0)=y0g(x_0) = y_0 e f(x,g(x))=0f(x, g(x)) = 0 per ogni x∈Ix \in I. Inoltre g∈C1(I)g \in C^1(I) e g′(x)=−fx(x,g(x))fy(x,g(x))(x∈I).(FDI)g'(x) = -\frac{f_x(x, g(x))}{f_y(x, g(x))} \qquad (x \in I). \qquad \text{(FDI)} Se f∈Ck(A)f \in C^k(A), allora g∈Ck(I)g \in C^k(I).

Versione simmetrica. Se f(x0,y0)=0f(x_0,y_0) = 0 e fx(x0,y0)≠0f_x(x_0,y_0) \ne 0, esiste una unica x=h(y)x = h(y) definita vicino a y0y_0, di classe C1C^1, con h′(y)=−fyfxh'(y) = -\frac{f_y}{f_x}.

In sintesi: il teorema si applica in tutti i punti non critici di L0L_0, cioè quelli con f=0f = 0 e ∇f≠0\nabla f \ne \mathbf{0}: in ciascuno almeno una delle due derivate parziali è non nulla, quindi vicino al punto la curva di livello è il grafico di una funzione C1C^1 di xx o di yy.

Esempio. La circonferenza f=x2+y2−1f = x^2 + y^2 - 1 ha ∇f=(2x,2y)\nabla f = (2x, 2y), nullo solo nell'origine che non sta sulla curva. Quindi tutti i punti sono non critici. Dove y≠0y \ne 0 (fy=2y≠0f_y = 2y \ne 0) si esplicita y=g(x)y = g(x) con g′=−xyg' = -\frac{x}{y}; dove x≠0x \ne 0 si esplicita x=h(y)x = h(y) con h′=−yxh' = -\frac{y}{x}.

Idea dell'esistenza e unicità (la dimostrazione completa non è richiesta). Sia fy(x0,y0)>0f_y(x_0,y_0) > 0. Per continuità di fyf_y esiste un rettangolo [x0−a,x0+a]×[y0−b,y0+b][x_0 - a, x_0 + a] \times [y_0 - b, y_0 + b] in cui fy>0f_y > 0: per ogni xx fissato, y↦f(x,y)y \mapsto f(x,y) è strettamente crescente. Poiché f(x0,y0−b)<0<f(x0,y0+b)f(x_0, y_0 - b) < 0 < f(x_0, y_0 + b), per continuità lo stesso segno vale in f(x,y0∓b)f(x, y_0 \mp b) per xx vicino a x0x_0. Allora, per il teorema degli zeri e la stretta monotonia, per ogni xx vicino a x0x_0 c'è un solo yy con f(x,y)=0f(x,y) = 0: è g(x)g(x). Questo spiega perché la tesi è locale e perché l'unicità è solo nell'intorno.

Dimostrazione della formula FDI e della regolarità (D). Si assume, come nel teorema, l'esistenza di una gg continua con f(x,g(x))=0f(x, g(x)) = 0 su II (abbozzata sopra).

  1. Derivabilità e formula. Fissiamo x∈Ix \in I, y=g(x)y = g(x), e un incremento k≠0k \ne 0 piccolo; sia ℓ=g(x+k)−g(x)\ell = g(x + k) - g(x). Poiché ff è differenziabile (C1C^1) e f(x+k,y+ℓ)=f(x,y)=0f(x+k, y+\ell) = f(x,y) = 0, 0=fx(x,y) k+fy(x,y) ℓ+ε(k,ℓ)k2+ℓ2,ε→0 per (k,ℓ)→(0,0).0 = f_x(x,y)\,k + f_y(x,y)\,\ell + \varepsilon(k,\ell)\sqrt{k^2 + \ell^2}, \qquad \varepsilon \to 0 \text{ per } (k,\ell) \to (0,0). Per continuità di gg, ℓ→0\ell \to 0 quando k→0k \to 0, quindi ε→0\varepsilon \to 0. Dividendo per kk e usando k2+ℓ2≤∣k∣+∣ℓ∣\sqrt{k^2 + \ell^2} \le |k| + |\ell| si ottiene ∣fx+fy ℓk∣≤∣ε∣(1+∣ℓk∣).\left| f_x + f_y\,\frac{\ell}{k}\right| \le |\varepsilon|\left(1 + \left|\frac{\ell}{k}\right|\right). Poiché fy(x,y)≠0f_y(x,y) \ne 0, questa disuguaglianza forza il rapporto ℓk\frac{\ell}{k} a restare limitato e poi a convergere a −fxfy-\frac{f_x}{f_y}: quindi gg è derivabile in xx e vale (FDI). (Se si sa già che gg è derivabile basta derivare l'identità f(x,g(x))≡0f(x,g(x)) \equiv 0 con la regola della catena, fx+fy g′=0f_x + f_y\,g' = 0, e dividere per fy≠0f_y \ne 0.)
  2. Regolarità C1C^1. Il secondo membro di (FDI), −fx(x,g(x))/fy(x,g(x))-f_x(x,g(x))/f_y(x,g(x)), è continuo in xx perché fxf_x, fyf_y sono continue, gg è continua e fy≠0f_y \ne 0 su II (permanenza del segno, riducendo II se serve). Quindi g′g' è continua. ■\blacksquare

4. Come si usa

4.1 Retta tangente alla curva

Se valgono le ipotesi in (x0,y0)(x_0, y_0), la retta tangente al grafico y=g(x)y = g(x) è y=y0+g′(x0)(x−x0)y = y_0 + g'(x_0)(x - x_0). Sostituendo g′(x0)=−fxfyg'(x_0) = -\frac{f_x}{f_y} e moltiplicando per fyf_y: fx(x0,y0) (x−x0)+fy(x0,y0) (y−y0)=0,f_x(x_0,y_0)\,(x - x_0) + f_y(x_0,y_0)\,(y - y_0) = 0, cioè la retta passa per (x0,y0)(x_0,y_0) ed è ortogonale al gradiente ∇f(x0,y0)\nabla f(x_0,y_0) (come ci si aspetta: il gradiente è perpendicolare alle curve di livello). Questa forma vale anche dove fy=0f_y = 0 e fx≠0f_x \ne 0 (tangente verticale).

4.2 Derivata seconda

Se f∈C2f \in C^2, derivando ancora l'identità fx+fy g′=0f_x + f_y\,g' = 0 rispetto a xx (ogni derivata parziale va derivata con la regola della catena): 0=(fxx+fxyg′)⏟ddxfx+(fyx+fyyg′)⏟ddxfy g′+fy g′′.0 = \underbrace{(f_{xx} + f_{xy}g')}_{\frac{d}{dx}f_x} + \underbrace{(f_{yx} + f_{yy}g')}_{\frac{d}{dx}f_y}\,g' + f_y\,g''. Usando fxy=fyxf_{xy} = f_{yx} (Schwarz) e isolando g′′g'':  g′′(x0)=− fxx+2fxy g′+fyy (g′)2fy ∣(x0,y0) \boxed{\,g''(x_0) = -\,\frac{f_{xx} + 2f_{xy}\,g' + f_{yy}\,(g')^2}{f_y}\,\Bigg|_{(x_0,y_0)}\,} con g′=g′(x0)g' = g'(x_0). Si può anche derivare direttamente l'identità senza ricordare la formula, e questo è spesso più sicuro.

Esempio completo. Sia f(x,y)=x2+y3−xy−3f(x,y) = x^2 + y^3 - xy - 3 e (x0,y0)=(2,1)(x_0,y_0) = (2,1).

  • f(2,1)=4+1−2−3=0f(2,1) = 4 + 1 - 2 - 3 = 0: il punto sta sulla curva.
  • fy=3y2−xf_y = 3y^2 - x, fy(2,1)=1≠0f_y(2,1) = 1 \ne 0; f∈C∞f \in C^\infty: Dini si applica, esiste una sola y=g(x)y = g(x) vicino a x=2x = 2 con g(2)=1g(2) = 1.
  • fx=2x−yf_x = 2x - y, fx(2,1)=3f_x(2,1) = 3, quindi g′(2)=−31=−3g'(2) = -\frac{3}{1} = -3.
  • Retta tangente: y=1−3(x−2)=−3x+7y = 1 - 3(x - 2) = -3x + 7.
  • Derivate seconde: fxx=2f_{xx} = 2, fxy=−1f_{xy} = -1, fyy=6y=6f_{yy} = 6y = 6. Allora g′′(2)=−2+2(−1)(−3)+6⋅91=−(2+6+54)=−62g''(2) = -\frac{2 + 2(-1)(-3) + 6\cdot 9}{1} = -(2 + 6 + 54) = -62.
  • Taylor al secondo ordine: g(x)=1−3(x−2)−31 (x−2)2+o((x−2)2)g(x) = 1 - 3(x - 2) - 31\,(x-2)^2 + o\big((x-2)^2\big) per x→2x \to 2.

Grafico interattivo: La curva x² + y³ − xy = 3 vicino al punto (2, 1): in quel punto f_y = 1 ≠ 0, quindi la curva è localmente il grafico di y = g(x), con retta tangente y = −3x + 7 (pendenza g'(2) = −3)

4.3 Punti stazionari della funzione implicita

Se in un punto della curva fx(x0,y0)=0f_x(x_0,y_0) = 0 e fy≠0f_y \ne 0, allora g′(x0)=0g'(x_0) = 0: la funzione implicita ha un punto stazionario. Per la sua natura si guarda il segno di g′′(x0)g''(x_0), che in questo caso (con g′=0g' = 0) diventa g′′(x0)=−fxx(x0,y0)fy(x0,y0).g''(x_0) = -\frac{f_{xx}(x_0,y_0)}{f_y(x_0,y_0)}. Se g′′>0g'' > 0 è un minimo relativo, se g′′<0g'' < 0 un massimo relativo.

Esempio. Sulla circonferenza x2+y2=1x^2 + y^2 = 1 nel punto (0,1)(0,1): fx=0f_x = 0, fy=2f_y = 2, fxx=2f_{xx} = 2, g′′=−22=−1<0g'' = -\frac{2}{2} = -1 < 0: massimo (in effetti y=1−x2y = \sqrt{1 - x^2} ha massimo in x=0x = 0).

5. Dove Dini non si applica

Se in un punto di L0L_0 si ha ∇f=0\nabla f = \mathbf{0} (punto critico dell'insieme di livello, detto anche singolare) il teorema non dice nulla, e la curva può comportarsi male: punto isolato, incrocio, cuspide (esempi 2, 4, 5 del paragrafo 1). Nei punti non critici, invece, la curva è liscia. Per trovare i punti in cui yy non è esplicitabile come funzione di xx si risolve il sistema f(x,y)=0,fy(x,y)=0.f(x,y) = 0, \qquad f_y(x,y) = 0. Se in più si ha fx≠0f_x \ne 0 in quei punti, la curva ha lì tangente verticale ed è esplicitabile come x=h(y)x = h(y).

6. Errori da evitare

  • Scambiare numeratore e denominatore o dimenticare il segno meno in g′=−fx/fyg' = -f_x/f_y.
  • Dimenticare di verificare f(x0,y0)=0f(x_0,y_0) = 0: il punto deve stare sulla curva.
  • Credere il risultato globale: gg esiste solo in un intorno di x0x_0.
  • Derivare ff rispetto a yy senza ricordare che y=g(x)y = g(x) quando si deriva per la seconda volta: ogni yy va trattato come g(x)g(x), con g′g' in uscita.

Esercizi svolti: Esercizio - Funzione implicita, Taylor e punti di non esplicitabilità (esercizio 13) e Esercizio - Limite, punto stazionario e minimo di una funzione implicita (esercizi 14, 15 e 16).

Domande d'esame

  1. Enunciare il teorema di Dini in R2\mathbb{R}^2 e dimostrare la formula per la derivata della funzione implicita. Traccia. Ipotesi: f∈C1f \in C^1, f(x0,y0)=0f(x_0,y_0) = 0, fy(x0,y0)≠0f_y(x_0,y_0) \ne 0; tesi: esiste unica g∈C1g \in C^1 con g(x0)=y0g(x_0) = y_0 e f(x,g(x))=0f(x,g(x)) = 0; g′=−fx/fyg' = -f_x/f_y. Dimostrazione: si deriva l'identità f(x,g(x))=0f(x,g(x)) = 0 con la regola della catena e si divide per fy≠0f_y \ne 0.
  2. Scrivere la retta tangente a una curva di livello f(x,y)=0f(x,y) = 0 in un punto dove ∇f≠0\nabla f \ne \mathbf{0} e spiegare il legame con il gradiente. Traccia. fx(x0,y0)(x−x0)+fy(x0,y0)(y−y0)=0f_x(x_0,y_0)(x - x_0) + f_y(x_0,y_0)(y - y_0) = 0: ortogonale al gradiente.
  3. Che cosa succede alla curva x2−y3=0x^2 - y^3 = 0 nell'origine? Perché non si può applicare Dini? Traccia. ∇f(0,0)=(0,0)\nabla f(0,0) = (0,0); la curva è y=x2/3y = x^{2/3} con cuspide, g∉C1g \notin C^1.

Versione ripasso

Idea

f(x,y)=0f(x,y) = 0 definisce implicitamente y=g(x)y = g(x) su II se f(x,g(x))=0f(x, g(x)) = 0 su II. Globalmente può non essere un grafico (circonferenza); localmente sì, finché ∇f≠0\nabla f \ne \mathbf{0}. Casi patologici dove ∇f=0\nabla f = \mathbf{0}: punto isolato (x2+y2=0x^2 + y^2 = 0), incrocio (x2−y2=0x^2 - y^2 = 0), cuspide (x2−y3=0x^2 - y^3 = 0).

Teorema di Dini

f∈C1(A)f \in C^1(A), f(x0,y0)=0f(x_0,y_0) = 0, fy(x0,y0)≠0f_y(x_0,y_0) \ne 0 ⇒\Rightarrow esiste un'unica g∈C1(I)g \in C^1(I), g(x0)=y0g(x_0) = y_0, f(x,g(x))=0f(x, g(x)) = 0, con g′(x)=−fx(x,g(x))fy(x,g(x)).g'(x) = -\frac{f_x(x, g(x))}{f_y(x, g(x))}. Se f∈Ckf \in C^k, anche g∈Ckg \in C^k. Se fx≠0f_x \ne 0: x=h(y)x = h(y), h′=−fy/fxh' = -f_y/f_x.

Si applica in tutti i punti non critici di L0L_0. Locale, non globale.

Dimostrazione della FDI: si deriva f(x,g(x))≡0f(x, g(x)) \equiv 0: fx+fyg′=0f_x + f_y g' = 0; si divide per fy≠0f_y \ne 0; g′g' è continua perché lo sono fxf_x, fyf_y, gg. Idea dell'esistenza: fy>0f_y > 0 vicino al punto ⇒\Rightarrow y↦f(x,y)y \mapsto f(x,y) strettamente crescente, cambia segno, un solo zero per xx vicino a x0x_0.

Usi

  • Tangente: fx(x0,y0)(x−x0)+fy(x0,y0)(y−y0)=0f_x(x_0,y_0)(x - x_0) + f_y(x_0,y_0)(y - y_0) = 0, ortogonale a ∇f\nabla f.
  • Derivata seconda (f∈C2f \in C^2): g′′(x0)=−fxx+2fxyg′+fyy(g′)2fy∣(x0,y0).g''(x_0) = -\frac{f_{xx} + 2f_{xy}g' + f_{yy}(g')^2}{f_y}\Bigg|_{(x_0,y_0)}. Se fx=0f_x = 0 (cioè g′=0g' = 0): g′′=−fxx/fyg'' = -f_{xx}/f_y; g′′>0g'' > 0 minimo, <0< 0 massimo.
  • Punti non esplicitabili: f=0f = 0 e fy=0f_y = 0.

Esempio. f=x2+y3−xy−3f = x^2 + y^3 - xy - 3 in (2,1)(2,1): fy=1f_y = 1, fx=3f_x = 3, g′(2)=−3g'(2) = -3, tangente y=−3x+7y = -3x + 7, g′′(2)=−(2+6+54)=−62g''(2) = -(2 + 6 + 54) = -62, g=1−3(x−2)−31(x−2)2+o((x−2)2)g = 1 - 3(x - 2) - 31(x - 2)^2 + o((x - 2)^2).

Procedura

  1. Verificare f(x0,y0)=0f(x_0,y_0) = 0.
  2. f∈C1f \in C^1 e fy(x0,y0)≠0f_y(x_0,y_0) \ne 0 ⇒\Rightarrow y=g(x)y = g(x) (se fy=0f_y = 0 e fx≠0f_x \ne 0: x=h(y)x = h(y)).
  3. g′(x0)=−fxfyg'(x_0) = -\frac{f_x}{f_y}; retta tangente y=y0+g′(x0)(x−x0)y = y_0 + g'(x_0)(x - x_0).
  4. g′′(x0)g''(x_0) con la formula, o derivando due volte f(x,g(x))=0f(x,g(x)) = 0 (ogni yy è g(x)g(x)).
  5. Taylor: g(x)=y0+g′(x0)(x−x0)+12g′′(x0)(x−x0)2+o((x−x0)2)g(x) = y_0 + g'(x_0)(x - x_0) + \frac12 g''(x_0)(x - x_0)^2 + o((x - x_0)^2).

Esempi in breve

  • Circonferenza x2+y2=1x^2 + y^2 = 1: ∇f=(2x,2y)≠0\nabla f = (2x, 2y) \ne 0 sulla curva; y≠0y \ne 0: g′=−xyg' = -\frac xy; x≠0x \ne 0: h′=−yxh' = -\frac yx. In (0,1)(0,1): fxx=2f_{xx} = 2, fy=2f_y = 2, g′′=−1<0g'' = -1 < 0 massimo.
  • x2−y2=0x^2 - y^2 = 0: incrocio; x2−y3=0x^2 - y^3 = 0: cuspide y=x2/3y = x^{2/3}; in (0,0)(0,0) ∇f=0\nabla f = 0.
  • −xey+2y−1=0-xe^y + 2y - 1 = 0 in (0,12)(0,\frac12): g′=e1/22g' = \frac{e^{1/2}}2, g′′=e2g'' = \frac e2; punti di non esplicitabilità: f=0=fyf = 0 = f_y.

Dimostrazioni in sintesi

  • FDI: f(x,g(x))≡0f(x, g(x)) \equiv 0 ⇒\Rightarrow fx+fyg′=0f_x + f_yg' = 0 ⇒\Rightarrow g′=−fxfyg' = -\frac{f_x}{f_y}, continua perché fxf_x, fyf_y, gg lo sono.
  • Esistenza (idea): fy>0f_y > 0 in un rettangolo ⇒\Rightarrow y↦f(x,y)y \mapsto f(x,y) strettamente crescente; f(x0,y0∓b)≶0f(x_0, y_0 \mp b) \lessgtr 0 e per continuità lo stesso per xx vicino a x0x_0; teorema degli zeri: un solo zero g(x)g(x).
  • Derivata seconda: derivare fx+fyg′=0f_x + f_yg' = 0 ancora: fxx+2fxyg′+fyy(g′)2+fyg′′=0f_{xx} + 2f_{xy}g' + f_{yy}(g')^2 + f_yg'' = 0 (Schwarz).

Errori tipici

  • Segno e frazione di −fx/fy-f_x/f_y invertiti. Punto non sulla curva. Ritenere gg globale. Dimenticare che y=g(x)y = g(x) nella seconda derivata.
  • Dimenticare il fattore 22 davanti a fxyf_{xy} nella formula di g′′g''.

Esercizi su questo argomento

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