Teoria: Massimi e minimi liberi e natura dei punti criticiEstremo assoluto = vale in tutto il dominio, relativo = vale in un intorno; "libero" = il dominio è aperto. Fermat (D): in un punto interno di estremo locale dove f è derivabile, ∇f = 0 (punto critico); non basta (x³, −y³, sella x² − y²). Taylor al secondo ordine (D): con f in C² e ∇f(P) = 0, l'Hessiana definita positiva dà minimo locale stretto, definita negativa massimo locale stretto, indefinita sella; per n = 2: det H > 0 e f_xx > 0 minimo, det H > 0 e f_xx < 0 massimo, det H < 0 sella, det H = 0 non decide (x⁴ + y⁴, −x⁴ − y⁴, x⁴ − y⁴). Estremi globali: Weierstrass in un chiuso illimitato se f → +∞ (o −∞) all'infinito (D), da verificare in coordinate polari con una stima che non dipende dall'angolo.Massimi e minimi liberi e natura dei punti critici →. Fonte: corso di Fondamenti di Analisi Matematica 2, Ing. Aerospaziale UniPD, quarto appello 2025.
Testo
Sia f:R2→R,
f(x,y)=ex(x−1)(y−1)+(y−1)2.
- (a) Trovare i punti critici di f e studiarne la natura.
- (b) Dire se f ha massimo e minimo assoluti su R2; calcolare supf e inff.
Soluzione
(a) Punti critici
Derivate parziali (si raccoglie y−1):
fx=ex(y−1)[(x−1)+1]=xex(y−1),fy=ex(x−1)+2(y−1).
Il sistema fx=0, fy=0 si risolve partendo dall'equazione che si fattorizza, la prima. Poiché ex>0, fx=0 vale se e solo se x=0 oppure y=1.
- Caso x=0. La seconda equazione diventa e0(0−1)+2(y−1)=−1+2y−2=0, quindi y=23. Punto P1=(0,23).
- Caso y=1. La seconda equazione diventa ex(x−1)+0=0, quindi x=1 (perché ex=0). Punto P2=(1,1).
Ci sono due punti critici. Hessiana: le derivate seconde sono
fxx=(x+1)ex(y−1),fxy=xex,fyy=2.
- In P1=(0,23): fxx=1⋅1⋅21=21, fxy=0, fyy=2. detH=1>0 e fxx>0: minimo relativo forte, con f(P1)=e0(−1)21+41=−21+41=−41.
- In P2=(1,1): fxx=0, fxy=e, fyy=2. detH=0⋅2−e2=−e2<0: sella, con f(P2)=0.
(b) Estremi globali
Il minimo relativo −41 non è assoluto se si trova un punto dove f scende più in basso: conviene scrivere f ponendo s=y−1:
f=s[(x−1)ex+s].
- supf=+∞. Con x=0 si ha f(0,1+s)=s(−1+s)=s2−s→+∞ per s→±∞.
- inff=−∞. Con s=−1 (cioè y=0) si ha f(x,0)=−[(x−1)ex−1]=1−(x−1)ex, che tende a −∞ per x→+∞ (l'esponenziale batte il fattore lineare).
Quindi né il massimo né il minimo assoluti esistono, e il minimo relativo in (0,23) è solo locale.
Errori tipici
- Dividere per y−1 nella prima equazione: si perde la soluzione y=1 (da cui il punto (1,1)).
- Credere che l'unico minimo relativo sia il minimo assoluto: succede se f è coerciva, ma qui f è illimitata inferiormente.
Versione ripasso
Testo. f=ex(x−1)(y−1)+(y−1)2: punti critici, natura, sup e inf su R2.
Soluzione.
- fx=xex(y−1), fy=ex(x−1)+2(y−1). Da fx=0: x=0 oppure y=1.
- x=0 ⇒ −1+2(y−1)=0, y=23: P1=(0,23).
- y=1 ⇒ ex(x−1)=0, x=1: P2=(1,1).
- fxx=(x+1)ex(y−1), fxy=xex, fyy=2. P1: det=1, fxx=21, minimo (f=−41). P2: det=−e2, sella (f=0).
- f=s[(x−1)ex+s] con s=y−1. f(0,1+s)=s2−s→+∞; f(x,0)=1−(x−1)ex→−∞. Quindi sup=+∞, inf=−∞: nessun estremo assoluto.
Errori: dividere per y−1 (si perde P2); credere assoluto il minimo relativo.