Salta al contenuto
Note per Studenti Forme quadratiche e criteri di definitezza

Forme quadratiche e criteri di definitezza

In questa pagina 7
In questa pagina 6

Prerequisiti: Derivate seconde, teorema di Schwarz e formula di Taylor del secondo ordineLe derivate seconde f_{x_i x_j} = (f_{x_i}){x_j} formano la matrice hessiana H_f; se f è C² l'hessiana è simmetrica (teorema di Schwarz: le derivate miste, continue, non dipendono dall'ordine). Il differenziale secondo d²f(x0)(h) = h^T H_f(x0) h = Σ f{x_i x_j} h_i h_j è una forma quadratica. Formula di Taylor del secondo ordine con resto di Peano (D): f(x0 + h) = f(x0) + ∇f(x0)·h + ½ h^T H_f(x0) h + o(|h|²) per f ∈ C². Serve per i punti critici e per calcolare limiti.Derivate seconde, teorema di Schwarz e formula di Taylor del secondo ordine →, Autovalori e autovettoriUn autovettore è un vettore non nullo che una funzione lineare manda in un suo multiplo; si trovano gli autovalori come radici del polinomio caratteristico det(A − λI) e gli autovettori come nucleo di A − λI. Matrici simili hanno gli stessi autovalori.Autovalori e autovettori →, Teorema spettrale e forme quadraticheUna funzione lineare è simmetrica se f(v)·w = v·f(w); in una base ortonormale ha matrice simmetrica. Teorema spettrale: f è simmetrica se e solo se esiste una base ortonormale di autovettori, cioè A simmetrica ⇔ PᵀAP diagonale con P ortogonale. Applicato alle forme quadratiche, permette di scriverle come somma di quadrati con gli autovalori come coefficienti.Teorema spettrale e forme quadratiche →, Segno di una forma bilineare simmetricaPer capire se una forma bilineare simmetrica è definita positiva, negativa, semidefinita o indefinita si usano quattro metodi: segni degli autovalori, regola di Cartesio sul polinomio caratteristico, minori principali di nord-ovest, completamento dei quadrati. Il teorema di Sylvester dice che il numero di segni + e − in una forma diagonale non dipende dalla base.Segno di una forma bilineare simmetrica →.

Dopo il primo ordine, il comportamento locale di ff intorno a un punto critico (∇f=0‾\nabla f=\underline 0) è governato dalla forma quadratica del differenziale secondo: f(x‾0+h‾)−f(x‾0)≈12h‾THf(x‾0)h‾f(\underline x_0+\underline h)-f(\underline x_0)\approx\frac12\underline h^TH_f(\underline x_0)\underline h. Se questa è sempre positiva si ha un minimo, sempre negativa un massimo, se cambia segno una sella (Massimi e minimi liberi e natura dei punti criticiEstremo assoluto = vale in tutto il dominio, relativo = vale in un intorno; "libero" = il dominio è aperto. Fermat (D): in un punto interno di estremo locale dove f è derivabile, ∇f = 0 (punto critico); non basta (x³, −y³, sella x² − y²). Taylor al secondo ordine (D): con f in C² e ∇f(P) = 0, l'Hessiana definita positiva dà minimo locale stretto, definita negativa massimo locale stretto, indefinita sella; per n = 2: det H > 0 e f_xx > 0 minimo, det H > 0 e f_xx < 0 massimo, det H < 0 sella, det H = 0 non decide (x⁴ + y⁴, −x⁴ − y⁴, x⁴ − y⁴). Estremi globali: Weierstrass in un chiuso illimitato se f → +∞ (o −∞) all'infinito (D), da verificare in coordinate polari con una stima che non dipende dall'angolo.Massimi e minimi liberi e natura dei punti critici →). Qui si impara a capire il segno di una forma quadratica.

1. Forme quadratiche

Definizione. Sia M∈Rn×nM\in\mathbb{R}^{n\times n} simmetrica. La forma quadraticapolinomio omogeneo di secondo grado nelle variabili associata è q:Rn→Rq:\mathbb{R}^n\to\mathbb{R}, q(h‾)=h‾TMh‾=∑i,j=1nmijhihj.q(\underline h)=\underline h^TM\underline h=\sum_{i,j=1}^nm_{ij}h_ih_j .

È un polinomio omogeneo di secondo grado nelle hih_i. Per n=2n=2, con M=(abbc)M=\begin{pmatrix}a&b\\b&c\end{pmatrix}: q(h,k)=ah2+2b hk+ck2q(h,k)=ah^2+2b\,hk+ck^2. I coefficienti dei termini misti vanno divisi per 22 per leggere MM: il polinomio 3h2−4hk+5k23h^2-4hk+5k^2 corrisponde a M=(3−2−25)M=\begin{pmatrix}3&-2\\-2&5\end{pmatrix}. Per n=3n=3: q=m11h12+m22h22+m33h32+2m12h1h2+2m13h1h3+2m23h2h3q=m_{11}h_1^2+m_{22}h_2^2+m_{33}h_3^2+2m_{12}h_1h_2+2m_{13}h_1h_3+2m_{23}h_2h_3.

Definizione (segno). La forma qq (o la matrice MM) si dice

  • definita positiva se q(h‾)>0q(\underline h)>0 per ogni h‾≠0‾\underline h\ne\underline 0; definita negativa se q(h‾)<0q(\underline h)<0 per ogni h‾≠0‾\underline h\ne\underline0;
  • semidefinita positiva se q(h‾)≥0q(\underline h)\ge0 per ogni h‾\underline h; semidefinita negativa se q(h‾)≤0q(\underline h)\le0 per ogni h‾\underline h;
  • indefinita se esistono h‾1,h‾2\underline h^1,\underline h^2 con q(h‾1)>0>q(h‾2)q(\underline h^1)>0>q(\underline h^2).

Ogni definita è anche semidefinita; la semidefinita non definita si annulla in qualche h‾≠0‾\underline h\ne\underline 0.

Esempi in R2\mathbb{R}^2.

  • M=(100−1)M=\begin{pmatrix}1&0\\0&-1\end{pmatrix}: q=h2−k2q=h^2-k^2, q(1,0)=1>0q(1,0)=1>0, q(0,1)=−1<0q(0,1)=-1<0: indefinita. Il grafico z=h2−k2z=h^2-k^2 è una sella (paraboloide iperbolico).
  • M=(1/a2001/b2)M=\begin{pmatrix}1/a^2&0\\0&1/b^2\end{pmatrix}: q=h2a2+k2b2>0q=\frac{h^2}{a^2}+\frac{k^2}{b^2}>0 per (h,k)≠0‾(h,k)\ne\underline0: definita positiva. Gli insiemi di livello q=c>0q=c>0 sono ellissi di semiassi aca\sqrt c, bcb\sqrt c; il grafico è un paraboloide a coppa.
  • M=−IM=-I: q=−(h2+k2)q=-(h^2+k^2): definita negativa.
  • M=(1000)M=\begin{pmatrix}1&0\\0&0\end{pmatrix}: q=h2≥0q=h^2\ge0 ma q(0,k)=0q(0,k)=0 per k≠0k\ne0: semidefinita positiva, non definita. Il grafico è un "canale" cilindrico (nessuna curvatura nella direzione kk).

Grafico interattivo: Livelli q = c delle forme h² − k² (indefinita: iperboli), h² + k²/4 (definita positiva: ellissi) e h² (semidefinita: rette parallele)

2. Il caso di due variabili

Teorema (criterio per n=2n=2) (D). Sia M=(abbc)M=\begin{pmatrix}a&b\\b&c\end{pmatrix} e det⁡M=ac−b2\det M=ac-b^2.

  • qq è definita positiva   ⟺  det⁡M>0\iff\det M>0 e a>0a>0.
  • qq è definita negativa   ⟺  det⁡M>0\iff\det M>0 e a<0a<0.
  • qq è indefinita   ⟺  det⁡M<0\iff\det M<0.
  • Se det⁡M=0\det M=0, qq è semidefinita (positiva se a>0a>0 o c>0c>0, negativa se a<0a<0 o c<0c<0; se a=c=0a=c=0 allora b=0b=0 e M=0M=0). Se a=0a=0 si può usare cc al posto di aa (stesso enunciato).

Dimostrazione (completamento del quadrato). Sia a≠0a\ne0. Da q(h,k)=a(h2+2bahk)+ck2=a(h+bak)2+(c−b2a)k2q(h,k)=a\Big(h^2+\frac{2b}{a}hk\Big)+ck^2=a\Big(h+\frac bak\Big)^2+\Big(c-\frac{b^2}{a}\Big)k^2 segue l'identità q(h,k)=a(h+ba k)2+det⁡Ma k2.\boxed{q(h,k)=a\Big(h+\frac ba\,k\Big)^2+\frac{\det M}{a}\,k^2 .}

  • Se a>0a>0 e det⁡M>0\det M>0: entrambi i coefficienti sono >0>0; q≥0q\ge0 e q=0q=0 forza k=0k=0 (secondo termine) e poi h=0h=0 (primo): definita positiva.
  • Se a<0a<0 e det⁡M>0\det M>0: entrambi i coefficienti sono <0<0: definita negativa.
  • Se det⁡M<0\det M<0: i due coefficienti aa e det⁡Ma\frac{\det M}{a} hanno segni opposti; per k=0k=0, h≠0h\ne0 si ha q=ah2q=ah^2 (segno di aa); per h=−bakh=-\frac bak, k≠0k\ne0 si ha q=det⁡Mak2q=\frac{\det M}{a}k^2 (segno opposto): qq assume entrambi i segni, indefinita.
  • Se det⁡M=0\det M=0: q=a(h+bak)2q=a\big(h+\frac bak\big)^2 ha segno di aa e si annulla sulla retta h=−bakh=-\frac bak: semidefinita non definita. Se a=0a=0: se anche c≠0c\ne0 si scambiano i ruoli di hh e kk; se a=c=0a=c=0 è q=2bhkq=2bhk, det⁡M=−b2<0\det M=-b^2<0 (per b≠0b\ne0) e q(1,1)=2bq(1,1)=2b, q(1,−1)=−2bq(1,-1)=-2b: indefinita. ■\blacksquare

Esempi.

  • q=3h2−4hk+5k2q=3h^2-4hk+5k^2: a=3>0a=3>0, det⁡M=15−4=11>0\det M=15-4=11>0: definita positiva.
  • q=h2+4hk+k2q=h^2+4hk+k^2: a=1a=1, det⁡M=1−4=−3<0\det M=1-4=-3<0: indefinita (q(1,1)=6q(1,1)=6, q(1,−1)=−2q(1,-1)=-2).
  • q=−2h2+2hk−k2q=-2h^2+2hk-k^2: a=−2<0a=-2<0, det⁡=2−1=1>0\det=2-1=1>0: definita negativa.
  • q=h2+2hk+k2=(h+k)2q=h^2+2hk+k^2=(h+k)^2: det⁡=0\det=0, a>0a>0: semidefinita positiva, si annulla su h=−kh=-k.

3. Il caso generale: gli autovalori

Per le matrici simmetriche reali vale il teorema spettraleUna funzione lineare è simmetrica se f(v)·w = v·f(w); in una base ortonormale ha matrice simmetrica. Teorema spettrale: f è simmetrica se e solo se esiste una base ortonormale di autovettori, cioè A simmetrica ⇔ PᵀAP diagonale con P ortogonale. Applicato alle forme quadratiche, permette di scriverle come somma di quadrati con gli autovalori come coefficienti.Teorema spettrale e forme quadratiche →: tutti gli autovalorinumeri λ per cui Mw = λw ha soluzioni w non nulle λ1,…,λn\lambda_1,\dots,\lambda_n sono reali ed esiste una matrice ortogonale SS (STS=IS^TS=I) con STMS=diag⁡(λ1,…,λn)S^TMS=\operatorname{diag}(\lambda_1,\dots,\lambda_n); le colonne di SS sono una base ortonormale di autovettori. Inoltre SS conserva la norma: ∣Sk‾∣2=k‾TSTSk‾=∣k‾∣2|S\underline k|^2=\underline k^TS^TS\underline k=|\underline k|^2.

Teorema (segno e autovalori) (D).

  • qq semidefinita positiva   ⟺  λi≥0\iff\lambda_i\ge0 per ogni ii; semidefinita negativa   ⟺  λi≤0\iff\lambda_i\le0 per ogni ii.
  • qq definita positiva   ⟺  λi>0\iff\lambda_i>0 per ogni ii; definita negativa   ⟺  λi<0\iff\lambda_i<0 per ogni ii.
  • qq indefinita   ⟺  \iff esistono un autovalore >0>0 e uno <0<0.

Dimostrazione. Si pone h‾=Sk‾\underline h=S\underline k (cambio di variabile lineare invertibile, h‾=0‾  ⟺  k‾=0‾\underline h=\underline0\iff\underline k=\underline 0). Allora q(h‾)=k‾T(STMS)k‾=∑i=1nλiki2.q(\underline h)=\underline k^T(S^TMS)\underline k=\sum_{i=1}^n\lambda_ik_i^2 . (⇐\Leftarrow) Se tutti i λi>0\lambda_i>0 e h‾≠0‾\underline h\ne\underline0, esiste un kj≠0k_j\ne0 e q≥λjkj2>0q\ge\lambda_jk_j^2>0; se λi≥0\lambda_i\ge0 ogni termine è ≥0\ge0. (⇒\Rightarrow) Scelto h‾=Se‾j\underline h=S\underline e_j (non nullo), q(h‾)=λjq(\underline h)=\lambda_j: se qq è definita positiva allora λj>0\lambda_j>0; se semidefinita, λj≥0\lambda_j\ge0. Il caso negativo si ottiene applicando il risultato a −M-M. Per l'indefinita: se λj>0>λl\lambda_j>0>\lambda_l, q(Se‾j)=λj>0q(S\underline e_j)=\lambda_j>0 e q(Se‾l)=λl<0q(S\underline e_l)=\lambda_l<0; viceversa, se qq è indefinita non può essere né semidefinita positiva né negativa, quindi ci sono autovalori di segno diverso. ■\blacksquare

Corollario (stima). Se λmin⁡\lambda_{\min} e λmax⁡\lambda_{\max} sono il minimo e il massimo autovalore, per ogni h‾\underline h λmin⁡∣h‾∣2≤q(h‾)≤λmax⁡∣h‾∣2.\lambda_{\min}|\underline h|^2\le q(\underline h)\le\lambda_{\max}|\underline h|^2 .

Dimostrazione. Con h‾=Sk‾\underline h=S\underline k: q=∑λiki2q=\sum\lambda_ik_i^2, λmin⁡∑ki2≤∑λiki2≤λmax⁡∑ki2\lambda_{\min}\sum k_i^2\le\sum\lambda_ik_i^2\le\lambda_{\max}\sum k_i^2, e ∑ki2=∣k‾∣2=∣h‾∣2\sum k_i^2=|\underline k|^2=|\underline h|^2. ■\blacksquare

In particolare, su ∣h‾∣=1|\underline h|=1 il minimo di qq è λmin⁡\lambda_{\min} e il massimo è λmax⁡\lambda_{\max} (raggiunti sugli autovettori unitari). Se qq è definita positiva, λmin⁡>0\lambda_{\min}>0 e q(h‾)≥λmin⁡∣h‾∣2q(\underline h)\ge\lambda_{\min}|\underline h|^2 è la disuguaglianza che serve per dimostrare che un punto critico con hessiana definita positiva è un minimo (Massimi e minimi liberi e natura dei punti criticiEstremo assoluto = vale in tutto il dominio, relativo = vale in un intorno; "libero" = il dominio è aperto. Fermat (D): in un punto interno di estremo locale dove f è derivabile, ∇f = 0 (punto critico); non basta (x³, −y³, sella x² − y²). Taylor al secondo ordine (D): con f in C² e ∇f(P) = 0, l'Hessiana definita positiva dà minimo locale stretto, definita negativa massimo locale stretto, indefinita sella; per n = 2: det H > 0 e f_xx > 0 minimo, det H > 0 e f_xx < 0 massimo, det H < 0 sella, det H = 0 non decide (x⁴ + y⁴, −x⁴ − y⁴, x⁴ − y⁴). Estremi globali: Weierstrass in un chiuso illimitato se f → +∞ (o −∞) all'infinito (D), da verificare in coordinate polari con una stima che non dipende dall'angolo.Massimi e minimi liberi e natura dei punti critici →).

Per n=2n=2 autovalori, traccia e determinante. Per una 2×22\times2 simmetrica λ1λ2=det⁡M\lambda_1\lambda_2=\det M e λ1+λ2=tr⁡M=a+c\lambda_1+\lambda_2=\operatorname{tr}M=a+c. Due reali sono entrambi positivi se e solo se prodotto e somma sono positivi: qq definita positiva   ⟺  det⁡M>0\iff\det M>0 e tr⁡M>0\operatorname{tr}M>0 (ed equivalentemente a>0a>0: se det⁡M=ac−b2>0\det M=ac-b^2>0 allora ac>0ac>0, quindi aa e cc hanno lo stesso segno, e a+c>0a+c>0 equivale a a>0a>0). Definita negativa   ⟺  det⁡M>0\iff\det M>0 e tr⁡M<0\operatorname{tr}M<0. Indefinita   ⟺  det⁡M<0\iff\det M<0 (autovalori di segno opposto).

Esempio. q=3h2+2hk+3k2q=3h^2+2hk+3k^2: M=(3113)M=\begin{pmatrix}3&1\\1&3\end{pmatrix}, det⁡(M−λI)=(3−λ)2−1=0\det(M-\lambda I)=(3-\lambda)^2-1=0, λ=2,4\lambda=2,4; autovettori (1,−1)(1,-1) e (1,1)(1,1). Definita positiva; su ∣h‾∣=1|\underline h|=1 il minimo di qq è 22 (in ±(1,−1)2\pm\frac{(1,-1)}{\sqrt2}) e il massimo 44 (in ±(1,1)2\pm\frac{(1,1)}{\sqrt2}).

4. Il caso di tre variabili: minori di Sylvester

Per n=3n=3 calcolare gli autovalori richiede un'equazione di terzo grado. Il criterio di Sylvester usa i minori principali di nord-ovest D1=m11D_1=m_{11}, D2=det⁡(m11m12m21m22)D_2=\det\begin{pmatrix}m_{11}&m_{12}\\m_{21}&m_{22}\end{pmatrix}, D3=det⁡MD_3=\det M.

Criterio di Sylvester (n=3n=3).

  • MM è definita positiva   ⟺  D1>0\iff D_1>0, D2>0D_2>0, D3>0D_3>0.
  • MM è definita negativa   ⟺  D1<0\iff D_1<0, D2>0D_2>0, D3<0D_3<0 (i segni si alternano).
  • Se det⁡M≠0\det M\ne0 e i minori non rientrano in nessuno dei due schemi, la forma è indefinita (nessun autovalore è nullo e non hanno tutti lo stesso segno).

Con det⁡M=0\det M=0 si può solo dire che non è definita; per decidere se è semidefinita servono tutti i minori principali (non solo quelli di nord-ovest), oppure gli autovalori. Esempio di cautela: (000−1)\begin{pmatrix}0&0\\0&-1\end{pmatrix} ha D1=0D_1=0, D2=0D_2=0 ma è semidefinita negativa, non positiva.

Per matrici simmetriche (tutti gli autovalori reali) un altro criterio rapido è il polinomio caratteristico p(λ)=λ3−tλ2+sλ−dp(\lambda)=\lambda^3-t\lambda^2+s\lambda-d, con t=tr⁡Mt=\operatorname{tr}M, ss la somma dei minori principali 2×22\times2 (m11m22−m122m_{11}m_{22}-m_{12}^2 e simili), d=det⁡Md=\det M: tutte le radici sono >0>0 se e solo se t>0t>0, s>0s>0, d>0d>0 (regola di Cartesio: radici reali positive ⇔\Leftrightarrow coefficienti a segni alterni).

Esempio 1. M=(210121012)M=\begin{pmatrix}2&1&0\\1&2&1\\0&1&2\end{pmatrix}: D1=2>0D_1=2>0; D2=4−1=3>0D_2=4-1=3>0; D3=2⋅(4−1)−1⋅(2−0)=6−2=4>0D_3=2\cdot(4-1)-1\cdot(2-0)=6-2=4>0. Definita positiva (gli autovalori sono 22, 2±22\pm\sqrt2, tutti >0>0). Esempio 2. M=(120210001)M=\begin{pmatrix}1&2&0\\2&1&0\\0&0&1\end{pmatrix}: D1=1>0D_1=1>0, D2=1−4=−3<0D_2=1-4=-3<0: non definita positiva né negativa; det⁡M=−3<0\det M=-3<0. Indefinita (autovalori 3,−1,13,-1,1). Esempio 3. M=(−2101−2000−1)M=\begin{pmatrix}-2&1&0\\1&-2&0\\0&0&-1\end{pmatrix}: D1=−2<0D_1=-2<0, D2=4−1=3>0D_2=4-1=3>0, D3=3⋅(−1)=−3<0D_3=3\cdot(-1)=-3<0: definita negativa (autovalori −1,−1,−3-1,-1,-3).

Errori da evitare

  • Dimenticare il fattore 22 del termine misto quando si legge MM da qq (4hk4hk corrisponde a b=2b=2, non 44).
  • "det⁡M>0\det M>0 basta": serve anche a>0a>0 (o tr⁡>0\operatorname{tr}>0); con det⁡M>0\det M>0 e a<0a<0 la forma è definita negativa.
  • Scambiare semidefinita e definita: det⁡M=0\det M=0 non dà mai definita.
  • Sylvester per n=3n=3 con det⁡M=0\det M=0: non decide la semidefinitezza.

Esercizi svolti

Domande d'esame

  1. Dare le definizioni di forma quadratica definita, semidefinita, indefinita e dimostrare il criterio per n=2n=2. Traccia: q=a(h+bak)2+det⁡Mak2q=a(h+\frac bak)^2+\frac{\det M}{a}k^2 e i quattro casi.
  2. Caratterizzare il segno di una forma quadratica con gli autovalori (con dimostrazione). Traccia: teorema spettrale, h‾=Sk‾\underline h=S\underline k, q=∑λiki2q=\sum\lambda_ik_i^2, h‾=Se‾j\underline h=S\underline e_j.
  3. Provare che se qq è definita positiva allora q(h‾)≥λmin⁡∣h‾∣2q(\underline h)\ge\lambda_{\min}|\underline h|^2 con λmin⁡>0\lambda_{\min}>0. Traccia: ∑λiki2≥λmin⁡∑ki2\sum\lambda_ik_i^2\ge\lambda_{\min}\sum k_i^2 e SS conserva la norma.

Versione ripasso

Definizioni

q(h‾)=h‾TMh‾=∑mijhihjq(\underline h)=\underline h^TM\underline h=\sum m_{ij}h_ih_j, MM simmetrica; n=2n=2: ah2+2bhk+ck2ah^2+2bhk+ck^2 (il misto è 2b2b). Definita positiva (q>0q>0, h‾≠0\underline h\ne0), semidefinita (q≥0q\ge0), definita negativa, semidefinita negativa, indefinita (assume entrambi i segni).

  • h2−k2h^2-k^2 indefinita; h2a2+k2b2\frac{h^2}{a^2}+\frac{k^2}{b^2} definita positiva (livelli: ellissi); −I-I definita negativa; h2h^2 semidefinita (si annulla su h=0h=0).

Due variabili (D)

q=a(h+bak)2+det⁡Mak2q=a\big(h+\frac bak\big)^2+\frac{\det M}{a}k^2. Definita positiva   ⟺  det⁡M>0\iff\det M>0, a>0a>0; definita negativa   ⟺  det⁡M>0\iff\det M>0, a<0a<0; indefinita   ⟺  det⁡M<0\iff\det M<0; det⁡M=0\det M=0: semidefinita non definita. (Se a=0a=0 usare cc.)

  • 3h2−4hk+5k23h^2-4hk+5k^2: det⁡=11\det=11, a=3a=3: def. positiva. h2+4hk+k2h^2+4hk+k^2: det⁡=−3\det=-3: indefinita.

    Equivalente con gli autovalorinumeri λ per cui Mw = λw ha soluzioni w non nulle: det⁡M=λ1λ2\det M=\lambda_1\lambda_2, tr⁡M=λ1+λ2\operatorname{tr}M=\lambda_1+\lambda_2.

Autovalori (D)

Teorema spettrale: λi∈R\lambda_i\in\mathbb{R}, STMS=diag⁡(λi)S^TMS=\operatorname{diag}(\lambda_i), SS ortogonale. Con h‾=Sk‾\underline h=S\underline k: q=∑λiki2q=\sum\lambda_ik_i^2. Tutti >0>0 ⇔\Leftrightarrow definita positiva; tutti <0<0 ⇔\Leftrightarrow definita negativa; tutti ≥0\ge0 / ≤0\le0 ⇔\Leftrightarrow semidefinita; segni misti ⇔\Leftrightarrow indefinita. Prova: h‾=Se‾j⇒q=λj\underline h=S\underline e_j\Rightarrow q=\lambda_j.

Stima: λmin⁡∣h‾∣2≤q(h‾)≤λmax⁡∣h‾∣2\lambda_{\min}|\underline h|^2\le q(\underline h)\le\lambda_{\max}|\underline h|^2 (SS conserva la norma); su ∣h‾∣=1|\underline h|=1 min/max di qq =λmin⁡/λmax⁡=\lambda_{\min}/\lambda_{\max}. Es. 3h2+2hk+3k23h^2+2hk+3k^2: λ=2,4\lambda=2,4.

Tre variabili

Sylvester: definita positiva   ⟺  D1,D2,D3>0\iff D_1,D_2,D_3>0; definita negativa   ⟺  D1<0,D2>0,D3<0\iff D_1<0,D_2>0,D_3<0 (minori di nord-ovest). Con det⁡=0\det=0 non decide la semidefinitezza (servono tutti i minori principali o gli autovalori). Matrice simmetrica: autovalori tutti >0  ⟺  >0\iff tr⁡>0\operatorname{tr}>0, somma minori 2×2>02\times2>0, det⁡>0\det>0.

  • (210121012)\begin{pmatrix}2&1&0\\1&2&1\\0&1&2\end{pmatrix}: D=2,3,4D=2,3,4: definita positiva. (120210001)\begin{pmatrix}1&2&0\\2&1&0\\0&0&1\end{pmatrix}: D2=−3D_2=-3, indefinita.

Passaggi principali degli esempi

  • Leggere MM da qq: 3h2−4hk+5k2→(3−2−25)3h^2-4hk+5k^2\to\begin{pmatrix}3&-2\\-2&5\end{pmatrix} (misto diviso per 22): det⁡=11>0\det=11>0, a=3>0a=3>0: definita positiva.
  • Completamento del quadrato: q=a(h+bak)2+det⁡Mak2q=a(h+\frac bak)^2+\frac{\det M}{a}k^2; es. 2h2−6hk+5k2=2(h−32k)2+12k22h^2-6hk+5k^2=2(h-\frac32k)^2+\frac12k^2.
  • Indefinita: h2+4hk+k2h^2+4hk+k^2: det⁡=−3\det=-3, q(1,1)=6>0q(1,1)=6>0, q(1,−1)=−2<0q(1,-1)=-2<0.
  • Semidefinita: (h+k)2(h+k)^2: det⁡=0\det=0, si annulla su h=−kh=-k.
  • Autovalori e segno (D): q=∑λiki2q=\sum\lambda_ik_i^2 con h‾=Sk‾\underline h=S\underline k; q(Se‾j)=λjq(S\underline e_j)=\lambda_j.
  • Stima: λmin⁡∣h‾∣2≤q≤λmax⁡∣h‾∣2\lambda_{\min}|\underline h|^2\le q\le\lambda_{\max}|\underline h|^2; 3h2+2hk+3k23h^2+2hk+3k^2: λ=2,4\lambda=2,4 (autovettori (1,−1)(1,-1), (1,1)(1,1)), su ∣h‾∣=1|\underline h|=1 vale 3+sin⁡2θ∈[2,4]3+\sin2\theta\in[2,4].
  • Sylvester n=3n=3: D1=m11D_1=m_{11}, D2D_2, D3=det⁡D_3=\det; definita positiva se tutti >0>0; (210121012)\begin{pmatrix}2&1&0\\1&2&1\\0&1&2\end{pmatrix}: 2,3,42,3,4. Con det⁡=0\det=0 guardare gli autovalori: (x+y+z)2(x+y+z)^2 ha autovalori 3,0,03,0,0.

Errori tipici

  • Non dividere per 22 il coefficiente del termine misto.
  • Concludere "definita positiva" da det⁡M>0\det M>0 senza guardare il segno di aa (o della traccia).
  • Scambiare det⁡M=0\det M=0 con "definita": è semidefinita.
  • Usare Sylvester con det⁡M=0\det M=0 per decidere la semidefinitezza.
  • Normalizzare male gli autovettori quando si cercano min e max su ∣h‾∣=1|\underline h|=1.

Esercizi su questo argomento

Teoria collegata