Salta al contenuto
Note per Studenti Autovalori e autovettori

Autovalori e autovettori

In questa pagina 11

Lezioni 22 (seconda parte) e 23 (videolezioni n. 22 e 23), più il video breve n. 47 sulle matrici simili. Esercizi svolti: Esercizio 60 · autovalori di tre matrici 2×2, Esercizio 63 · autovalori, nucleo e matrice simmetrica simile (giugno 2022). Seguito: DiagonalizzazioneUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione →.

Da qui in poi si studiano gli endomorfismi, cioè le funzioni lineari f:V→Vf : V \to V che hanno lo stesso spazio come dominio e codominio (dim⁡V=n\dim V = n). La loro matrice è quadrata, n×nn \times n. La domanda del capitolo è: si può scegliere una base di VV in cui la matrice di ff diventa il più semplice possibile, cioè diagonale?

Matrici simili

Se f:V→Vf : V \to V ha matrice AA in una base e A′A' in un'altra base, la formula dei cambiamenti di baseSe cambiano le basi, la matrice di f viene moltiplicata a sinistra e a destra per la matrice di cambiamento di base e per la sua inversa.Cambiamenti di base → usa la stessa matrice di cambiamento di base PP nel dominio e nel codominio, perché i due spazi coincidono (e quindi coincidono le basi scelte). Rimane

A′=P−1AP(oppure, girando la formula, A=PA′P−1).A' = P^{-1} A P \qquad \text{(oppure, girando la formula, } A = P A' P^{-1}\text{)}.

Definizione. Due matrici A,B∈Mn(K)A, B \in M_n(K) sono simili se esiste una matrice invertibile P∈Mn(K)P \in M_n(K) tale che B=P−1AP.B = P^{-1} A P.

Detto in parole: AA e BB sono simili quando rappresentano la stessa funzione lineare rispetto a due basi diverse. Sono matrici diverse, con numeri diversi, ma "raccontano" lo stesso endomorfismo.

Cose che due matrici simili hanno sempre in comune (perché dipendono solo da ff, non dalla base):

Proprietà Perché
stesso determinante det⁡(P−1AP)=det⁡(P−1)det⁡Adet⁡P=det⁡A\det(P^{-1}AP) = \det(P^{-1})\det A \det P = \det A per il teorema di Binet, e det⁡(P−1)=1/det⁡P\det(P^{-1}) = 1/\det P
stesso rango il rango è dim⁡Im⁡f\dim \operatorname{Im} f, che non dipende dalla base
stesso polinomio caratteristico teorema dimostrato più sotto
stessi autovalori, con le stesse molteplicità sono le radici del polinomio caratteristico

Per il primo punto si usa il teorema di BinetIl determinante di un prodotto di matrici quadrate è il prodotto dei determinanti: det(AB) = det(A) det(B).Proprietà del determinante, Binet e Laplace →. Una conseguenza è che si può parlare di determinante di un endomorfismo: det⁡f=det⁡A\det f = \det A con AA una qualunque matrice di ff.

Attenzione: il viceversa è falso. Due matrici con lo stesso determinante (o lo stesso rango, o gli stessi autovalori) non sono per forza simili. L'esempio del prof: la matrice nulla OO è simile solo a se stessa, perché P−1OP=OP^{-1} O P = O per ogni PP. Invece la matrice (1111)\begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 1 & 1 \end{pmatrix} ha anche lei determinante 00, ma non è la matrice nulla: stesso determinante, eppure non sono simili.

Le proprietà della tabella servono quindi per dimostrare che due matrici non sono simili (basta che una di esse sia diversa), non per dimostrare che lo sono.

Da "matrice diagonale" ad "autovettore"

Ricordiamo come si costruisce la matrice di ff in una baseLa colonna j contiene le coordinate, nella base scelta, dell'immagine del j-esimo vettore di base.Matrice associata a una funzione lineare → v1,…,vnv_1, \dots, v_n: la prima colonna contiene le coordinate di f(v1)f(v_1), cioè i coefficienti a11,a21,…,an1a_{11}, a_{21}, \dots, a_{n1} di

f(v1)=a11v1+a21v2+⋯+an1vn.f(v_1) = a_{11} v_1 + a_{21} v_2 + \dots + a_{n1} v_n .

Vogliamo che la matrice sia diagonale, con λ1,…,λn\lambda_1, \dots, \lambda_n sulla diagonale e zeri altrove. Allora nella prima colonna deve esserci λ1\lambda_1 in alto e poi solo zeri: a11=λ1a_{11} = \lambda_1, a21=⋯=an1=0a_{21} = \dots = a_{n1} = 0. Sostituendo:

f(v1)=λ1v1.f(v_1) = \lambda_1 v_1 .

Con la seconda colonna succede lo stesso: deve essere f(v2)=λ2v2f(v_2) = \lambda_2 v_2; e così via fino a f(vn)=λnvnf(v_n) = \lambda_n v_n. Quindi:

la matrice di ff nella base v1,…,vnv_1, \dots, v_n è diagonale   ⟺  \iff f(vi)=λivif(v_i) = \lambda_i v_i per ogni ii.

Geometricamente: ff deve mandare ciascun vettore della base in un vettore parallelo a se stesso (più lungo, più corto o rovesciato, ma sulla stessa retta). Questi vettori hanno un nome.

Definizione di autovalore e autovettore

Definizione. Sia f:V→Vf : V \to V lineare. Un vettore v∈Vv \in V, v≠0⃗v \ne \vec 0, si dice autovettore di ff se esiste uno scalare λ∈K\lambda \in K tale che f(v)=λv.f(v) = \lambda v . Lo scalare λ\lambda si chiama autovalore di ff (relativo all'autovettore vv).

Per una matrice A∈Mn(K)A \in M_n(K) si dice lo stesso con Av=λvA v = \lambda v (vv vettore colonna non nullo).

In altri libri si dice anche vettore proprio e valore proprio: sono sinonimi.

Perché si esclude v=0⃗v = \vec 0. L'uguaglianza f(0⃗)=λ0⃗f(\vec 0) = \lambda \vec 0 è vera per ogni λ\lambda (una funzione lineare manda sempre 0⃗\vec 0 in 0⃗\vec 0), quindi il vettore nullo la soddisfa banalmente. Ma lo scopo è costruire una base fatta di autovettori, e il vettore nullo non può mai stare in una base (un insieme che contiene 0⃗\vec 0 è linearmente dipendenteBasta il coefficiente 1 davanti al vettore nullo e 0 davanti agli altri per avere una combinazione nulla con coefficienti non tutti nulli.Combinazioni lineari e dipendenza lineare →). Per questo nella definizione si chiede v≠0⃗v \ne \vec 0.

Attenzione: l'autovalore può essere 00. Dire che 00 è un autovalore significa che esiste v≠0⃗v \neq \vec 0 con f(v)=0⃗f(v) = \vec 0, cioè che Ker⁡f≠{0⃗}\operatorname{Ker} f \ne \{\vec 0\}.

Esempio immediato. Con A=(−7−968)A = \begin{pmatrix} -7 & -9 \\ 6 & 8 \end{pmatrix} e v=(−1,1)v = (-1, 1):

Av=(−7⋅(−1)+(−9)⋅16⋅(−1)+8⋅1)=(−22)=2(−11).A v = \begin{pmatrix} -7 \cdot (-1) + (-9) \cdot 1 \\ 6 \cdot (-1) + 8 \cdot 1 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} -2 \\ 2 \end{pmatrix} = 2 \begin{pmatrix} -1 \\ 1 \end{pmatrix}.

Quindi vv è un autovettore e λ=2\lambda = 2 è il suo autovalore.

Come si trovano: il polinomio caratteristico

Si vuole risolvere Av=λvA v = \lambda v, ma sono incogniti sia vv sia λ\lambda. Scrivendo v=(x1,…,xn)v = (x_1, \dots, x_n) si hanno nn equazioni in n+1n + 1 incognite, e non sono nemmeno lineari: compaiono i prodotti λx1,λx2,…\lambda x_1, \lambda x_2, \dots di due incognite. Il trucco del prof è separare il problema in due.

Passo 1: portare tutto a sinistra. Av−λv=0⃗A v - \lambda v = \vec 0. Si vorrebbe raccogliere vv, ma "A−λA - \lambda" non ha senso: non si sottrae un numero da una matrice. Però moltiplicare vv per il numero λ\lambda dà lo stesso risultato che moltiplicarlo per la matrice diagonale con tutti λ\lambda sulla diagonale, cioè λI\lambda I:

λI v=(λ⋱λ)(x1⋮xn)=(λx1⋮λxn)=λv.\lambda I \, v = \begin{pmatrix} \lambda & & \\ & \ddots & \\ & & \lambda \end{pmatrix} \begin{pmatrix} x_1 \\ \vdots \\ x_n \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} \lambda x_1 \\ \vdots \\ \lambda x_n \end{pmatrix} = \lambda v .

Ora la differenza è tra due matrici e si può raccogliere:

(A−λI) v=0⃗.(A - \lambda I)\, v = \vec 0 .

Passo 2: quando esiste una soluzione non nulla? Fissato λ\lambda, questo è un sistema lineare omogeneo con matrice A−λIA - \lambda I. La soluzione v=0⃗v = \vec 0 c'è sempre, ma non ci interessa: vogliamo altre soluzioni, cioè che la soluzione non sia unica. Per il teorema di CramerSe la matrice quadrata dei coefficienti ha determinante diverso da zero, il sistema ha una e una sola soluzione.Matrice aggiunta e teorema di Cramer →, se det⁡(A−λI)≠0\det(A - \lambda I) \ne 0 la soluzione è unica (e quindi è quella nulla). Dunque serve

det⁡(A−λI)=0.\det(A - \lambda I) = 0 .

Lo stesso si vede col nucleo: vogliamo Ker⁡(A−λI)≠{0⃗}\operatorname{Ker}(A - \lambda I) \ne \{\vec 0\}, cioè che A−λIA - \lambda I non sia iniettiva, quindi non invertibile, quindi con determinante nullo.

Il risultato è notevole: si è passati da nn equazioni in n+1n + 1 incognite a una sola equazione nella sola incognita λ\lambda.

Definizione. Il polinomio caratteristico di A∈Mn(K)A \in M_n(K) è pA(λ)=det⁡(A−λI),p_A(\lambda) = \det(A - \lambda I), cioè il determinante della matrice che si ottiene sottraendo λ\lambda solo agli elementi della diagonale di AA. L'equazione pA(λ)=0p_A(\lambda) = 0 si chiama equazione caratteristica.

Teorema. Gli autovalori di AA sono esattamente le soluzioni (in KK) dell'equazione caratteristica det⁡(A−λI)=0\det(A - \lambda I) = 0.

Il grado è nn. Nel determinante compare il prodotto degli elementi diagonali (a11−λ)(a22−λ)⋯(ann−λ)(a_{11} - \lambda)(a_{22} - \lambda) \cdots (a_{nn} - \lambda), che contiene (−1)nλn(-1)^n \lambda^n; gli altri termini hanno grado più basso. Quindi pAp_A ha grado esattamente nn: per una matrice 2×22 \times 2 si risolve un'equazione di secondo grado, per una 3×33 \times 3 una di terzo grado, e così via. È questa l'unica vera difficoltà degli esercizi.

Consiglio del prof per le 3×33 \times 3. La regola di Sarrus dà il polinomio già sviluppato, che poi va scomposto (con Ruffini). Conviene invece creare qualche zero con operazioni su righe o colonne (che non cambiano il determinante) e poi usare lo sviluppo di Laplace: così il polinomio esce già scomposto in fattori. Esempio completo nella nota DiagonalizzazioneUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione →.

Due controlli rapidi (utili per scoprire errori di conto):

  • il termine noto di pAp_A è pA(0)=det⁡Ap_A(0) = \det A, quindi il prodotto degli autovalori (contati con molteplicità, anche complessi) è det⁡A\det A;
  • la somma degli autovalori è la traccia a11+a22+⋯+anna_{11} + a_{22} + \dots + a_{nn}.

Per esempio con A=(−7−968)A = \begin{pmatrix} -7 & -9 \\ 6 & 8 \end{pmatrix}: autovalori 22 e −1-1; prodotto −2=det⁡A=−56+54-2 = \det A = -56 + 54 ✓, somma 1=−7+81 = -7 + 8 ✓.

Matrici triangolari. Se AA è triangolare, anche A−λIA - \lambda I lo è, e il suo determinante è il prodotto della diagonale: pA(λ)=(a11−λ)⋯(ann−λ)p_A(\lambda) = (a_{11} - \lambda) \cdots (a_{nn} - \lambda). Gli autovalori sono gli elementi della diagonale.

Tre esempi 2×22 \times 2: cosa può succedere

Gli esempi della lezione 23 (svolti per intero nell'Esercizio 60 · autovalori di tre matrici 2×2):

Matrice Polinomio caratteristico Autovalori
(−7−968)\begin{pmatrix} -7 & -9 \\ 6 & 8 \end{pmatrix} λ2−λ−2=(λ−2)(λ+1)\lambda^2 - \lambda - 2 = (\lambda - 2)(\lambda + 1) 22 e −1-1: reali e distinti
(2−113)\begin{pmatrix} 2 & -1 \\ 1 & 3 \end{pmatrix} λ2−5λ+7\lambda^2 - 5\lambda + 7 5±i32\frac{5 \pm i\sqrt3}{2}: discriminante negativo, nessun autovalore reale
(04−14)\begin{pmatrix} 0 & 4 \\ -1 & 4 \end{pmatrix} λ2−4λ+4=(λ−2)2\lambda^2 - 4\lambda + 4 = (\lambda - 2)^2 solo 22, "contato due volte"

Il campo conta. Una matrice reale può non avere autovalori reali (secondo esempio). Però per il teorema fondamentale dell'algebra ogni polinomio di grado nn ha esattamente nn radici complesse, contate con la loro molteplicità: quindi gli autovalori complessi esistono sempre. Se interessano solo quelli reali o anche quelli complessi dipende dal problema (in elettrotecnica i numeri complessi hanno senso fisico, in un problema di soldi no). Negli esercizi si legge "diagonalizzabile su R\mathbb{R}" o "su C\mathbb{C}": vedi DiagonalizzazioneUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione →.

Molteplicità algebrica

Nel terzo esempio l'equazione di secondo grado ha una sola soluzione, λ=2\lambda = 2, perché il polinomio è il quadrato (λ−2)2(\lambda - 2)^2. Per ricordare che quella soluzione "vale doppio" si usa l'esponente.

Definizione. Se nella scomposizione in fattori del polinomio caratteristico compare il fattore (λ−a)r(\lambda - a)^r, con rr massimo (cioè (λ−a)r+1(\lambda - a)^{r+1} non divide pAp_A), si dice che l'autovalore aa ha molteplicità algebrica rr. Si scrive ma(a)=rm_a(a) = r.

Esempio: se pA(λ)=−(λ−1)2(λ+3)p_A(\lambda) = -(\lambda - 1)^2 (\lambda + 3), l'autovalore 11 ha molteplicità algebrica 22 e l'autovalore −3-3 ha molteplicità algebrica 11. Si chiama "algebrica" perché nasce solo dallo scomporre un polinomio; tra poco arriva quella "geometrica".

Somma delle molteplicità. Il grado di pAp_A è nn, quindi la somma delle molteplicità algebriche di tutti gli autovalori complessi è esattamente nn. Se ci si limita agli autovalori reali la somma può essere minore di nn (nel secondo esempio è 00).

Matrici simili hanno lo stesso polinomio caratteristico

Gli autovalori dovrebbero essere una proprietà di ff, non della matrice scelta per rappresentarla. Il teorema seguente conferma che è così.

Teorema. Se AA e BB sono simili, allora pA(λ)=pB(λ)p_A(\lambda) = p_B(\lambda). In particolare hanno gli stessi autovalori, con le stesse molteplicità algebriche.

Dimostrazione (stessa idea usata per il determinante). Sia A=P−1BPA = P^{-1} B P con PP invertibile.

  1. Si scrive la matrice identica in un modo comodo: I=P−1IPI = P^{-1} I P, perché P−1IP=P−1P=IP^{-1} I P = P^{-1} P = I.
  2. Allora A−λI=P−1BP−λP−1IP=P−1(B−λI)P.A - \lambda I = P^{-1} B P - \lambda P^{-1} I P = P^{-1} (B - \lambda I) P . Il numero λ\lambda si può spostare dove si vuole perché i numeri commutano con le matrici; poi si raccolgono P−1P^{-1} a sinistra e PP a destra (rispettando l'ordine, perché il prodotto di matrici non è commutativo).
  3. Per Binet: det⁡(A−λI)=det⁡(P−1)det⁡(B−λI)det⁡(P)=1det⁡Pdet⁡(B−λI)det⁡P=det⁡(B−λI).\det(A - \lambda I) = \det(P^{-1}) \det(B - \lambda I) \det(P) = \frac{1}{\det P} \det(B - \lambda I) \det P = \det(B - \lambda I). Si può dividere per det⁡P\det P perché PP è invertibile, quindi det⁡P≠0\det P \ne 0. ∎

Anche qui il viceversa è falso. I=(1001)I = \begin{pmatrix} 1 & 0 \\ 0 & 1 \end{pmatrix} e J=(1101)J = \begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 0 & 1 \end{pmatrix} hanno entrambe polinomio caratteristico (1−λ)2(1 - \lambda)^2, ma II è simile solo a se stessa (P−1IP=IP^{-1} I P = I), quindi non è simile a JJ.

Autovettori di matrici simili (video n. 47). Se B=P−1APB = P^{-1} A P e ww è un autovettore di BB con autovalore λ\lambda, allora PwP w è un autovettore di AA con lo stesso autovalore. Infatti da P−1APw=λwP^{-1} A P w = \lambda w, moltiplicando a sinistra per PP: A(Pw)=λ(Pw),A (P w) = \lambda (P w), e Pw≠0⃗P w \ne \vec 0 perché PP è invertibile e w≠0⃗w \ne \vec 0. Gli autovalori sono gli stessi; gli autovettori invece cambiano, e PP dice come: è naturale, perché PP traduce le coordinate da una base all'altra.

Autovettori e autospazi

Una volta trovato un autovalore λ\lambda, in (A−λI)v=0⃗(A - \lambda I) v = \vec 0 il numero λ\lambda è noto: resta un normale sistema lineare omogeneo, che si risolve con l'Eliminazione di GaussCon tre operazioni elementari sulle righe (scambio, moltiplicazione per uno scalare non nullo, somma di un multiplo di un'altra riga) ogni matrice si riduce a scala senza cambiare il rango; serve a calcolare ranghi, risolvere sistemi, trovare relazioni di dipendenza e matrici che riducono a scala.Eliminazione di Gauss →.

Definizione. L'autospazio relativo all'autovalore λ\lambda è Vλ=Ker⁡(A−λI)={v∈Kn:Av=λv}.V_\lambda = \operatorname{Ker}(A - \lambda I) = \{ v \in K^n : A v = \lambda v \}. I suoi elementi non nulli sono esattamente gli autovettori relativi a λ\lambda.

VλV_\lambda è un sottospazio vettorialeUn sottospazio vettoriale è un sottoinsieme che è spazio vettoriale con le stesse operazioni: basta che sia chiuso per somma e per prodotto per scalari. Deve contenere il vettore nullo. In R^2 i sottospazi sono {0}, le rette per l'origine e tutto R^2.Sottospazi vettoriali → perché è un nucleoIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine →. Contiene anche 0⃗\vec 0 (che non è un autovettore): il nome "autospazio" contrae "sottospazio formato da autovettori".

Osservazione. V0=Ker⁡(A−0⋅I)=Ker⁡AV_0 = \operatorname{Ker}(A - 0 \cdot I) = \operatorname{Ker} A: l'autospazio dell'autovalore 00 è il nucleo. Negli esercizi capita spesso che il testo dia una base di Ker⁡f\operatorname{Ker} f: sta dando gli autovettori relativi a 00.

Definizione. La molteplicità geometrica di un autovalore λ\lambda è la dimensione del suo autospazio: mg(λ)=dim⁡Vλ=n−rango⁡(A−λI).m_g(\lambda) = \dim V_\lambda = n - \operatorname{rango}(A - \lambda I).

L'ultima uguaglianza è il teorema nullità + rangoIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine → applicato ad A−λIA - \lambda I. In pratica mg(λ)m_g(\lambda) è il numero di incognite libere quando si risolve (A−λI)v=0⃗(A - \lambda I) v = \vec 0.

Poiché λ\lambda è un autovalore, det⁡(A−λI)=0\det(A - \lambda I) = 0: le righe di A−λIA - \lambda I sono dipendenti e il sistema ha sempre infinite soluzioni, quindi mg(λ)≥1m_g(\lambda) \ge 1. Se trovate solo la soluzione nulla, avete sbagliato a calcolare l'autovalore o a risolvere il sistema.

Nella DiagonalizzazioneUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione → si dimostra che 1≤mg(λ)≤ma(λ)1 \le m_g(\lambda) \le m_a(\lambda), e il confronto tra le due molteplicità decide se la matrice è diagonalizzabile.

Esempio completo

A=(−7−968)A = \begin{pmatrix} -7 & -9 \\ 6 & 8 \end{pmatrix}, con autovalori λ1=2\lambda_1 = 2 e λ2=−1\lambda_2 = -1.

Autospazio di λ1=2\lambda_1 = 2. Si sottrae 22 solo dalla diagonale: A−2I=(−9−966).A - 2I = \begin{pmatrix} -9 & -9 \\ 6 & 6 \end{pmatrix}. Le due righe sono proporzionali (deve essere così, perché il determinante è 00). Il sistema −9x1−9x2=0-9x_1 - 9x_2 = 0, 6x1+6x2=06x_1 + 6x_2 = 0 si riduce a x1=−x2x_1 = -x_2, con x2x_2 libero. Quindi V2={(−α,α)}=⟨(−1,1)⟩V_2 = \{(-\alpha, \alpha)\} = \langle (-1, 1) \rangle, mg(2)=1m_g(2) = 1.

Autospazio di λ2=−1\lambda_2 = -1. A+I=(−6−969)⇒−6x1−9x2=0  ⇒  x1=−32x2.A + I = \begin{pmatrix} -6 & -9 \\ 6 & 9 \end{pmatrix} \quad\Rightarrow\quad -6x_1 - 9x_2 = 0 \;\Rightarrow\; x_1 = -\tfrac32 x_2 . Si può dare a x2x_2 il valore che si vuole (non zero): con x2=2x_2 = 2 si evita la frazione e si trova x1=−3x_1 = -3. Quindi V−1=⟨(−3,2)⟩V_{-1} = \langle (-3, 2) \rangle, mg(−1)=1m_g(-1) = 1.

Verifica (trenta secondi, la consiglia il prof): A(−32)=(21−18−18+16)=(3−2)=−1⋅(−32)A \begin{pmatrix} -3 \\ 2 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} 21 - 18 \\ -18 + 16 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} 3 \\ -2 \end{pmatrix} = -1 \cdot \begin{pmatrix} -3 \\ 2 \end{pmatrix} ✓.

I due autovettori (−1,1)(-1, 1) e (−3,2)(-3, 2) non sono proporzionali, quindi sono una base di R2\mathbb{R}^2 fatta di autovettori. Mettendoli in colonna in SS e gli autovalori, nello stesso ordine, in DD: S=(−1−312),D=(200−1),AS=SD,D=S−1AS.S = \begin{pmatrix} -1 & -3 \\ 1 & 2 \end{pmatrix}, \qquad D = \begin{pmatrix} 2 & 0 \\ 0 & -1 \end{pmatrix}, \qquad A S = S D, \qquad D = S^{-1} A S . È la diagonalizzazione: la vediamo in generale nella prossima nota.

Procedura riassuntiva

Passo Cosa si fa
1 Si scrive A−λIA - \lambda I (si sottrae λ\lambda solo sulla diagonale)
2 Si calcola pA(λ)=det⁡(A−λI)p_A(\lambda) = \det(A - \lambda I), se possibile già scomposto (zeri + Laplace)
3 Si risolve pA(λ)=0p_A(\lambda) = 0: radici = autovalori, esponenti = molteplicità algebriche
4 Per ogni autovalore λi\lambda_i: si risolve (A−λiI)v=0⃗(A - \lambda_i I) v = \vec 0 con Gauss
5 Numero di incognite libere = mg(λi)m_g(\lambda_i); dando valori comodi alle libere si trova una base di VλiV_{\lambda_i}
6 Verifica: Av=λivA v = \lambda_i v per ogni vettore trovato

Errori comuni

  • Sottrarre λ\lambda a tutti gli elementi della matrice invece che solo alla diagonale.
  • Accettare v=0⃗v = \vec 0 come autovettore, oppure dire che un autovalore non può essere 00 (può esserlo: succede quando det⁡A=0\det A = 0).
  • Trovare solo la soluzione nulla di (A−λI)v=0⃗(A - \lambda I)v = \vec 0: è impossibile se λ\lambda è davvero un autovalore, c'è un errore di calcolo.
  • Porre uguale a zero un'incognita che non compare nelle equazioni: se x2x_2 non compare, è libera, non nulla (errore che il prof dice di vedere spesso agli esami).
  • Usare il viceversa: "stessi autovalori (o stesso determinante, o stesso rango), quindi simili" è falso.
  • Dimenticare il campo: "la matrice non ha autovalori" va precisato; può non averne di reali, ma di complessi ne ha sempre nn (contati con molteplicità).

Esercizi su questo argomento

Lezioni in cui compare

Teoria collegata