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Note per Studenti Prodotto scalare, norma e angoli

Prodotto scalare, norma e angoli

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Lezione 32 (videolezione n. 32), inizio del capitolo sul prodotto scalare. Esercizi svolti: Esercizio 86 · angoli, aree e volumi con il prodotto scalare, Esercizio 84 · prodotto scalare tra matrici con la traccia. Seguito: Complemento ortogonale e proiezioni ortogonaliL'ortogonale U⊥ di un sottospazio è un sottospazio di dimensione n − dim U, e R^n = U ⊕ U⊥; ogni vettore si scompone in proiezione su U più componente ortogonale; la proiezione è il punto di U più vicino e si calcola con un sistema o con la matrice di proiezione A(AᵀA)⁻¹Aᵀ.Complemento ortogonale e proiezioni ortogonali →, Basi ortonormali e Gram-SchmidtUna base ortonormale è fatta di vettori di norma 1 a due a due ortogonali: le coordinate si calcolano con prodotti scalari e le proiezioni con una formula diretta. Il procedimento di Gram-Schmidt trasforma una base qualsiasi in una base ortogonale (e poi ortonormale) dello stesso sottospazio.Basi ortonormali e Gram-Schmidt →.

Perché serve una struttura in più

Gli elementi di uno spazio vettoriale possono essere oggetti molto diversi: frecce nel piano, matrici, polinomi, funzioni. In tutti questi casi si possono sommare e moltiplicare per un numero, ed è tutto quello che la definizione di spazio vettorialeUno spazio vettoriale su un campo K è un insieme con una somma di vettori e un prodotto per scalari che rispettano 7 proprietà. Esempi fondamentali: K^n (somma componente per componente), le funzioni da R in R, i polinomi.Spazi vettoriali → richiede. Ma domande come "quanto è lungo questo polinomio?" o "che angolo formano queste due matrici?" non hanno una risposta naturale: lunghezze e angoli (e di conseguenza aree e volumi) sono una struttura metrica che non fa parte della definizione e va aggiunta. Lo strumento che la aggiunge è il prodotto scalare: da esso si ricavano norme, angoli, aree e volumi.

Il prof parte dai casi familiari (R2\mathbb{R}^2 e R3\mathbb{R}^3, dove lunghezze e angoli hanno un significato fisico) e poi definisce le stesse cose in Rn\mathbb{R}^n per analogia.

Lunghezza di un vettore in R2\mathbb{R}^2 e R3\mathbb{R}^3

Il vettore v=(a,b)∈R2v = (a, b) \in \mathbb{R}^2 si rappresenta con la freccia dall'origine al punto (a,b)(a, b). Con il teorema di Pitagora (i cateti sono lunghi ∣a∣\lvert a \rvert e ∣b∣\lvert b \rvert) la sua lunghezza è

∥v∥=a2+b2.\|v\| = \sqrt{a^2 + b^2} .

In R3\mathbb{R}^3, con v=(a,b,c)v = (a, b, c), si applica Pitagora due volte: prima nel piano orizzontale (la proiezione di vv sul piano xyxy è lunga a2+b2\sqrt{a^2 + b^2}), poi nel triangolo rettangolo verticale che ha come cateti questa proiezione e il segmento lungo ∣c∣\lvert c \rvert:

∥v∥=(a2+b2)2+c2=a2+b2+c2.\|v\| = \sqrt{\left(\sqrt{a^2 + b^2}\right)^2 + c^2} = \sqrt{a^2 + b^2 + c^2} .

Notazione. In fisica si scrive ∣v∣\lvert v \rvert e si chiama modulo. Qui si usano le doppie barre ∥v∥\|v\| e il nome norma, per non confondere con il valore assoluto di un numero.

Il prodotto scalare in R2\mathbb{R}^2 e R3\mathbb{R}^3

La definizione "fisica" è

v⋅w=∥v∥ ∥w∥cos⁡α,v \cdot w = \|v\|\, \|w\| \cos \alpha ,

dove α\alpha è l'angolo tra i due vettori. L'espressione "l'angolo tra due vettori" è ambigua (i due vettori formano un angolo α\alpha e un angolo 360°−α360° - \alpha), ma non importa: cos⁡(360°−α)=cos⁡α\cos(360° - \alpha) = \cos \alpha, quindi il risultato è lo stesso. Il prodotto scalare è un numero, non un vettore.

Formula con le componenti. Si dimostra (il prof rimanda al libro) che, se v=(a1,a2)v = (a_1, a_2) e w=(b1,b2)w = (b_1, b_2),

v⋅w=a1b1+a2b2,v \cdot w = a_1 b_1 + a_2 b_2 ,

e in R3\mathbb{R}^3 allo stesso modo v⋅w=a1b1+a2b2+a3b3v \cdot w = a_1 b_1 + a_2 b_2 + a_3 b_3. È una formula molto comoda: si calcola con somme e prodotti, senza conoscere l'angolo.

Le due formule insieme danno il coseno dell'angolo a partire dalle componenti:

cos⁡α=v⋅w∥v∥ ∥w∥.\cos \alpha = \frac{v \cdot w}{\|v\|\, \|w\|} .

Norma dal prodotto scalare. Con w=vw = v l'angolo è 00 e cos⁡0=1\cos 0 = 1, quindi

v⋅v=∥v∥2⟺∥v∥=v⋅v.v \cdot v = \|v\|^2 \qquad \Longleftrightarrow \qquad \|v\| = \sqrt{v \cdot v} .

Conclusione importante: la struttura fondamentale è il prodotto scalare. Da esso si ottengono le lunghezze (∥v∥=v⋅v\|v\| = \sqrt{v \cdot v}) e quindi gli angoli (formula del coseno, che contiene solo prodotti scalari).

Prodotto scalare e norma in Rn\mathbb{R}^n

In Rn\mathbb{R}^n non si può andare "col metro" a misurare: lunghezze e angoli si definiscono, copiando le formule di R2\mathbb{R}^2 e R3\mathbb{R}^3.

Definizione. Per v=(a1,…,an)v = (a_1, \dots, a_n) e w=(b1,…,bn)w = (b_1, \dots, b_n) in Rn\mathbb{R}^n: v⋅w=∑i=1naibi=a1b1+a2b2+⋯+anbn,∥v∥=v⋅v=a12+⋯+an2.v \cdot w = \sum_{i=1}^n a_i b_i = a_1 b_1 + a_2 b_2 + \dots + a_n b_n, \qquad \|v\| = \sqrt{v \cdot v} = \sqrt{a_1^2 + \dots + a_n^2} .

Se i vettori sono scritti in colonna, v⋅w=vTwv \cdot w = v^T w (riga per colonna).

Esempio. v=(1,2,−1,3)v = (1, 2, -1, 3), w=(2,0,4,1)w = (2, 0, 4, 1): v⋅w=2+0−4+3=1v \cdot w = 2 + 0 - 4 + 3 = 1; ∥v∥=1+4+1+9=15\|v\| = \sqrt{1 + 4 + 1 + 9} = \sqrt{15}.

Proprietà (si verificano direttamente dalla formula), per ogni u,v,w∈Rnu, v, w \in \mathbb{R}^n e λ∈R\lambda \in \mathbb{R}:

proprietà formula
simmetria v⋅w=w⋅vv \cdot w = w \cdot v
linearità (in ciascun argomento) (u+v)⋅w=u⋅w+v⋅w(u + v) \cdot w = u \cdot w + v \cdot w,  (λv)⋅w=λ(v⋅w)\ (\lambda v) \cdot w = \lambda (v \cdot w)
positività v⋅v≥0v \cdot v \ge 0, e v⋅v=0  ⟺  v=0v \cdot v = 0 \iff v = 0
norma di un multiplo ∥λv∥=∣λ∣ ∥v∥\|\lambda v\| = \lvert \lambda \rvert\, \|v\|

La positività è il motivo per cui la definizione di norma è ragionevole: ∥v∥\|v\| è sempre un numero reale ≥0\ge 0 (radice di una somma di quadrati) e vale 00 solo per il vettore nullo (una somma di quadrati è zero solo se ogni quadrato è zero). Queste tre proprietà (simmetria, bilinearità, positività) sono quelle che, in generale, caratterizzano un prodotto scalare: si ritrovano nelle Forme bilineari simmetricheUna forma bilineare simmetrica generalizza il prodotto scalare: si rappresenta con una matrice simmetrica, che cambiando base diventa PᵀAP (matrici congruenti); può essere degenere o no, definita positiva, negativa o indefinita; le definite positive sono i prodotti scalari e per esse vale Gram-Schmidt.Forme bilineari simmetriche → definite positive.

La disuguaglianza di Cauchy-Schwarz e l'angolo in Rn\mathbb{R}^n

Si vorrebbe definire l'angolo tra due vettori di Rn\mathbb{R}^n con la stessa formula cos⁡α=v⋅w∥v∥∥w∥\cos \alpha = \frac{v \cdot w}{\|v\| \|w\|}. Ha senso geometrico: due vettori, anche in Rn\mathbb{R}^n, generano un sottospazio di dimensione (al più) 22, cioè un piano, e l'angolo è quello in quel piano. Ma c'è un problema logico: il coseno sta sempre tra −1-1 e 11, quindi bisogna essere sicuri che quel rapporto stia tra −1-1 e 11. Non è automatico: serve un teorema.

Teorema (disuguaglianza di Cauchy-Schwarz). Per ogni v,w∈Rnv, w \in \mathbb{R}^n: ∣v⋅w∣≤∥v∥ ∥w∥.\lvert v \cdot w \rvert \le \|v\|\, \|w\| . Inoltre vale l'uguaglianza se e solo se vv e ww sono proporzionali.

Dimostrazione (non svolta a lezione, è nel libro; è breve). Se w=0w = 0 entrambi i membri sono 00. Se w≠0w \ne 0, per ogni t∈Rt \in \mathbb{R} il vettore v+twv + t w ha norma al quadrato ≥0\ge 0:

0≤(v+tw)⋅(v+tw)=∥w∥2 t2+2(v⋅w) t+∥v∥2.0 \le (v + tw) \cdot (v + tw) = \|w\|^2\, t^2 + 2 (v \cdot w)\, t + \|v\|^2 .

È un polinomio di secondo grado in tt (con coefficiente di t2t^2 positivo) che non diventa mai negativo: quindi non può avere due radici reali distinte, e il suo discriminante è ≤0\le 0:

Δ4=(v⋅w)2−∥w∥2∥v∥2≤0⟹(v⋅w)2≤∥v∥2∥w∥2,\frac{\Delta}{4} = (v \cdot w)^2 - \|w\|^2 \|v\|^2 \le 0 \quad \Longrightarrow \quad (v \cdot w)^2 \le \|v\|^2 \|w\|^2 ,

e prendendo la radice si ottiene la tesi. L'uguaglianza vale quando Δ=0\Delta = 0, cioè quando esiste tt con ∥v+tw∥=0\|v + tw\| = 0, cioè v=−twv = -tw: i vettori sono proporzionali ∎.

Conseguenza. Dividendo per ∥v∥ ∥w∥\|v\|\,\|w\| (se entrambi non nulli): −1≤v⋅w∥v∥ ∥w∥≤1-1 \le \frac{v \cdot w}{\|v\|\,\|w\|} \le 1. Ora la definizione è lecita:

Definizione. L'angolo tra due vettori non nulli v,w∈Rnv, w \in \mathbb{R}^n è l'unico α∈[0,π]\alpha \in [0, \pi] tale che cos⁡α=v⋅w∥v∥ ∥w∥,cioeˋα=arccos⁡v⋅w∥v∥ ∥w∥.\cos \alpha = \frac{v \cdot w}{\|v\|\, \|w\|}, \qquad \text{cioè} \quad \alpha = \arccos \frac{v \cdot w}{\|v\|\, \|w\|} .

I casi estremi confermano che la definizione è sensata:

valore del rapporto quando succede angolo
+1+1 w=avw = a v con a>0a > 0 (stessa direzione, stesso verso) 00
−1-1 w=avw = a v con a<0a < 0 (stessa direzione, verso opposto) π\pi (180°180°)
00 v⋅w=0v \cdot w = 0 π2\frac{\pi}{2} (90°90°)

Esempio. v=(1,1,1,1)v = (1, 1, 1, 1), w=(1,0,1,0)w = (1, 0, 1, 0): cos⁡α=22⋅2=12\cos \alpha = \frac{2}{2 \cdot \sqrt2} = \frac{1}{\sqrt 2}, quindi α=π4\alpha = \frac{\pi}{4}. Dettagli nell'Esercizio 86 · angoli, aree e volumi con il prodotto scalare.

Disuguaglianza triangolare (conseguenza di Cauchy-Schwarz): ∥v+w∥≤∥v∥+∥w∥\|v + w\| \le \|v\| + \|w\|. Infatti ∥v+w∥2=∥v∥2+2v⋅w+∥w∥2≤∥v∥2+2∥v∥∥w∥+∥w∥2=(∥v∥+∥w∥)2\|v + w\|^2 = \|v\|^2 + 2 v \cdot w + \|w\|^2 \le \|v\|^2 + 2\|v\|\|w\| + \|w\|^2 = (\|v\| + \|w\|)^2. In un triangolo un lato non supera la somma degli altri due.

Ortogonalità e versori

Definizione. Due vettori v,wv, w sono ortogonali (o perpendicolari), e si scrive v⊥wv \perp w, se v⋅w=0v \cdot w = 0.

Per vettori non nulli vuol dire angolo retto, perché cos⁡α=0\cos \alpha = 0. Il vettore nullo è ortogonale a tutti.

Perché è importante. Una base è come un sistema di riferimento: lavorare con assi perpendicolari è molto più comodo che con assi inclinati. Per questo si cercheranno basi ortonormaliUna base ortonormale è fatta di vettori di norma 1 a due a due ortogonali: le coordinate si calcolano con prodotti scalari e le proiezioni con una formula diretta. Il procedimento di Gram-Schmidt trasforma una base qualsiasi in una base ortogonale (e poi ortonormale) dello stesso sottospazio.Basi ortonormali e Gram-Schmidt →.

Teorema di Pitagora in Rn\mathbb{R}^n: se v⊥wv \perp w allora ∥v+w∥2=∥v∥2+∥w∥2\|v + w\|^2 = \|v\|^2 + \|w\|^2 (nello sviluppo di ∥v+w∥2\|v + w\|^2 il termine 2 v⋅w2\, v \cdot w è nullo).

Definizione. Un vettore è normalizzato (un versore) se ha norma 11.

Normalizzare un vettore v≠0v \ne 0 è facile: si divide per la sua norma,

v∥v∥ha norma∥v∥∥v∥=1(per la proprietaˋ ∥λv∥=∣λ∣∥v∥ con λ=1/∥v∥).\frac{v}{\|v\|} \quad \text{ha norma} \quad \frac{\|v\|}{\|v\|} = 1 \qquad \text{(per la proprietà } \|\lambda v\| = \lvert \lambda \rvert \|v\| \text{ con } \lambda = 1/\|v\|).

Esempio: v=(3,0,4)v = (3, 0, 4), ∥v∥=5\|v\| = 5, versore (35,0,45)\left(\frac35, 0, \frac45\right).

Proiezione ortogonale su una retta

Più delicato che normalizzare è rendere perpendicolari due vettori che non lo sono. L'idea del prof: si tiene fisso il primo vettore uu e si scompone il secondo, ww, in una parte parallela a uu e una parte perpendicolare a uu:

w=w′+v,w′∈⟨u⟩,v⊥u.w = w' + v, \qquad w' \in \langle u \rangle, \qquad v \perp u .

Calcolo di w′w'. Una incognita richiede una equazione.

  1. w′w' sta sulla retta generata da uu, quindi w′=λuw' = \lambda u per un certo numero λ\lambda (l'incognita).
  2. La parte perpendicolare è v=w−w′=w−λuv = w - w' = w - \lambda u.
  3. L'equazione è la condizione di perpendicolarità v⋅u=0v \cdot u = 0: (w−λu)⋅u=0  ⟺  w⋅u−λ (u⋅u)=0  ⟺  λ=w⋅uu⋅u.(w - \lambda u) \cdot u = 0 \iff w \cdot u - \lambda\, (u \cdot u) = 0 \iff \lambda = \frac{w \cdot u}{u \cdot u} .

Proiezione ortogonale di ww sulla retta ⟨u⟩\langle u \rangle (u≠0u \ne 0): w′=w⋅uu⋅u u.w' = \frac{w \cdot u}{u \cdot u}\, u .

Esempio. u=(1,1)u = (1, 1), w=(3,1)w = (3, 1): λ=3+11+1=2\lambda = \frac{3 + 1}{1 + 1} = 2, w′=(2,2)w' = (2, 2), v=w−w′=(1,−1)v = w - w' = (1, -1). Controllo: v⋅u=1−1=0v \cdot u = 1 - 1 = 0 ✓.

Questa formula è il mattone di tutto il seguito: la proiezione su un sottospazio qualunque (Complemento ortogonale e proiezioni ortogonaliL'ortogonale U⊥ di un sottospazio è un sottospazio di dimensione n − dim U, e R^n = U ⊕ U⊥; ogni vettore si scompone in proiezione su U più componente ortogonale; la proiezione è il punto di U più vicino e si calcola con un sistema o con la matrice di proiezione A(AᵀA)⁻¹Aᵀ.Complemento ortogonale e proiezioni ortogonali →) e il procedimento di Gram-SchmidtUna base ortonormale è fatta di vettori di norma 1 a due a due ortogonali: le coordinate si calcolano con prodotti scalari e le proiezioni con una formula diretta. Il procedimento di Gram-Schmidt trasforma una base qualsiasi in una base ortogonale (e poi ortonormale) dello stesso sottospazio.Basi ortonormali e Gram-Schmidt →.

Aree e volumi in Rn\mathbb{R}^n

Area di un parallelogramma

Due vettori v,w∈Rnv, w \in \mathbb{R}^n individuano un parallelogramma: anche se sta in Rn\mathbb{R}^n è una figura piana (è contenuto nel piano ⟨v,w⟩\langle v, w \rangle), quindi la sua area è base per altezza:

A=∥v∥ ∥w∥sin⁡α.\mathcal{A} = \|v\|\, \|w\| \sin \alpha .

Per non dover calcolare il seno (si conosce comodamente solo il coseno), si eleva al quadrato e si usa sin⁡2α=1−cos⁡2α\sin^2 \alpha = 1 - \cos^2 \alpha:

A2=∥v∥2∥w∥2(1−cos⁡2α)=∥v∥2∥w∥2−∥v∥2∥w∥2(v⋅w)2∥v∥2∥w∥2=∥v∥2∥w∥2−(v⋅w)2.\mathcal{A}^2 = \|v\|^2 \|w\|^2 (1 - \cos^2 \alpha) = \|v\|^2 \|w\|^2 - \|v\|^2 \|w\|^2 \frac{(v \cdot w)^2}{\|v\|^2 \|w\|^2} = \|v\|^2 \|w\|^2 - (v \cdot w)^2 .

Ricordando che ∥v∥2=v⋅v\|v\|^2 = v \cdot v, si riconosce un determinante 2×22 \times 2Il determinante di (a b; c d) è ad − bc.Permutazioni e definizione di determinante →:

A2=(v⋅v)(w⋅w)−(v⋅w)2=det⁡(v⋅vv⋅ww⋅vw⋅w).\mathcal{A}^2 = (v \cdot v)(w \cdot w) - (v \cdot w)^2 = \det \begin{pmatrix} v \cdot v & v \cdot w \\ w \cdot v & w \cdot w \end{pmatrix} .

La matrice di tutti i prodotti scalari tra i vettori si chiama matrice di Gram; è simmetrica perché v⋅w=w⋅vv \cdot w = w \cdot v. Il determinante, definito con le permutazioni in modo puramente combinatorio, ha quindi un significato geometrico: è legato alle aree.

Triangoli e poligoni. Un triangolo è metà parallelogramma: per il triangolo PQRPQR si usano i lati Q−PQ - P e R−PR - P. Un poligono si divide in triangoli con le diagonali.

Volume di un parallelepipedo

Tre vettori linearmente indipendenti u,v,wu, v, w individuano un parallelepipedo. Il volume (area di base per altezza) si calcola allo stesso modo, con conti più lunghi (sono nel libro); il risultato ha la stessa forma:

V2=det⁡(u⋅uu⋅vu⋅wv⋅uv⋅vv⋅ww⋅uw⋅vw⋅w).\mathcal{V}^2 = \det \begin{pmatrix} u \cdot u & u \cdot v & u \cdot w \\ v \cdot u & v \cdot v & v \cdot w \\ w \cdot u & w \cdot v & w \cdot w \end{pmatrix} .

Caso di nn vettori in Rn\mathbb{R}^n. Se MM è la matrice che ha i vettori come colonne, la matrice di Gram è MTMM^T M, e per il teorema di Binetdet(AB) = det A · det B, e inoltre det(Mᵀ) = det M.Proprietà del determinante, Binet e Laplace → det⁡(MTM)=(det⁡M)2\det(M^T M) = (\det M)^2. Quindi in R3\mathbb{R}^3 il volume del parallelepipedo è semplicemente ∣det⁡M∣\lvert \det M \rvert, e in R2\mathbb{R}^2 l'area del parallelogramma è ∣det⁡(v w)∣\lvert \det(v\ w) \rvert.

Esempio. In R2\mathbb{R}^2, v=(3,1)v = (3, 1), w=(1,2)w = (1, 2): Gram (10555)\begin{pmatrix} 10 & 5 \\ 5 & 5 \end{pmatrix}, determinante 50−25=2550 - 25 = 25, area 55; e infatti det⁡(3112)=6−1=5\det \begin{pmatrix} 3 & 1 \\ 1 & 2 \end{pmatrix} = 6 - 1 = 5 ✓.

Queste formule sono la base su cui l'analisi costruisce, con gli integrali, aree e volumi di figure qualsiasi (suddivise in tanti piccoli parallelepipedi).

oggetto formula
prodotto scalare in Rn\mathbb{R}^n v⋅w=∑aibi=vTwv \cdot w = \sum a_i b_i = v^T w
norma ∥v∥=v⋅v\|v\| = \sqrt{v \cdot v}
angolo cos⁡α=v⋅w∥v∥ ∥w∥\cos \alpha = \frac{v \cdot w}{\|v\|\,\|w\|} (lecito per Cauchy-Schwarz)
ortogonalità v⋅w=0v \cdot w = 0
versore v∥v∥\frac{v}{\|v\|}
proiezione di ww su ⟨u⟩\langle u \rangle w⋅uu⋅u u\frac{w \cdot u}{u \cdot u}\, u
area del parallelogramma det⁡Gram(v,w)\sqrt{\det \text{Gram}(v, w)}
volume del parallelepipedo det⁡Gram(u,v,w)\sqrt{\det \text{Gram}(u, v, w)}; in R3\mathbb{R}^3: ∣det⁡(u v w)∣\lvert \det(u\ v\ w) \rvert

Errori comuni

  • Credere che il prodotto scalare sia un vettore: è un numero.
  • Confondere ∥v∥2\|v\|^2 con ∥v∥\|v\|: v⋅vv \cdot v dà il quadrato della norma.
  • Scrivere la proiezione come w⋅u∥u∥u\frac{w \cdot u}{\|u\|} u: al denominatore va u⋅u=∥u∥2u \cdot u = \|u\|^2. Solo se uu è un versore il denominatore vale 11 e la formula diventa (w⋅u) u(w \cdot u)\, u.
  • Calcolare l'area in Rn\mathbb{R}^n con un determinante n×2n \times 2: non esiste; serve la matrice di Gram 2×22 \times 2.
  • Dimenticare la radice quadrata nelle formule di area e volume.

Esercizi su questo argomento

Lezioni in cui compare

Teoria collegata