Salta al contenuto
Note per Studenti Funzioni lineari e isomorfismi

Funzioni lineari e isomorfismi

In questa pagina 8

Lezione 9 (videolezione n. 9), con il teorema "una funzione lineare è determinata dalle immagini di una base" della lezione 11. Esercizi svolti: Esercizio 20 · riconoscere le funzioni lineari. Seguito: Coordinate rispetto a una baseFissata una base, ogni vettore ha una e una sola lista di coordinate; la funzione vettore → coordinate è un isomorfismo con K^n, quindi ogni spazio di dimensione n si comporta come K^n (ma l'isomorfismo dipende dalla base).Coordinate rispetto a una base →, Nucleo e immagineIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine →, Matrice associata a una funzione lineareFissate una base del dominio e una del codominio, una funzione lineare si codifica in una matrice m×n la cui colonna j contiene le coordinate di f(v_j); le coordinate di f(v) si ottengono moltiplicando la matrice per le coordinate di v, e il rango di f è il numero di colonne indipendenti.Matrice associata a una funzione lineare →.

Finora abbiamo studiato gli spazi vettorialiUno spazio vettoriale su un campo K è un insieme con una somma di vettori e un prodotto per scalari che rispettano 7 proprietà. Esempi fondamentali: K^n (somma componente per componente), le funzioni da R in R, i polinomi.Spazi vettoriali → uno alla volta. Il secondo grande argomento del corso sono le funzioni tra spazi vettoriali. Uno spazio vettoriale non è un semplice insieme: ha due operazioni (somma di vettori e prodotto per uno scalare). Le funzioni che interessano sono solo quelle che "vanno d'accordo" con queste operazioni.

Da dove nasce la definizione

Siano VV e WW due spazi vettoriali sullo stesso campo KK (pensate pure K=RK = \mathbb{R}) e f:V→Wf : V \to W una funzione: a ogni vettore v∈Vv \in V associa un vettore f(v)∈Wf(v) \in W.

Compatibilità con la somma. Presi v1,v2∈Vv_1, v_2 \in V si possono fare due cose in due ordini diversi:

  • prima sommare e poi applicare ff: si ottiene f(v1+v2)f(v_1 + v_2);
  • prima applicare ff a ciascuno e poi sommare: si ottiene f(v1)+f(v2)f(v_1) + f(v_2).

In generale i due risultati sono diversi. Si vuole che siano uguali.

Compatibilità con il prodotto per uno scalare. Presi λ∈K\lambda \in K e v∈Vv \in V: moltiplicare prima e poi applicare ff dà f(λv)f(\lambda v); applicare prima ff e poi moltiplicare dà λf(v)\lambda f(v). Anche qui si vuole che i due risultati coincidano.

Definizione

Una funzione f:V→Wf : V \to W tra spazi vettoriali sul campo KK si dice lineare se

  1. f(v1+v2)=f(v1)+f(v2)f(v_1 + v_2) = f(v_1) + f(v_2) per ogni v1,v2∈Vv_1, v_2 \in V (additività);
  2. f(λv)=λf(v)f(\lambda v) = \lambda f(v) per ogni λ∈K\lambda \in K e ogni v∈Vv \in V (omogeneità).

Le due condizioni si possono riunire in una sola:

f(λ1v1+λ2v2)=λ1f(v1)+λ2f(v2)∀λ1,λ2∈K, ∀v1,v2∈Vf(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2) = \lambda_1 f(v_1) + \lambda_2 f(v_2) \qquad \forall \lambda_1, \lambda_2 \in K, \ \forall v_1, v_2 \in V

cioè: ff di una combinazione lineareUna combinazione lineare è una somma di vettori moltiplicati per scalari. I vettori sono linearmente indipendenti se l'unica combinazione che dà il vettore nullo è quella con tutti i coefficienti nulli; altrimenti sono dipendenti, e allora uno di essi è combinazione lineare degli altri.Combinazioni lineari e dipendenza lineare → è la combinazione lineare, con gli stessi coefficienti, delle immagini. Ripetendo il ragionamento, lo stesso vale per combinazioni di quanti vettori si vuole:

f(∑i=1kλivi)=∑i=1kλif(vi)f\Big(\sum_{i=1}^k \lambda_i v_i\Big) = \sum_{i=1}^k \lambda_i f(v_i)

Le funzioni lineari sono rarissime. Quasi nessuna delle funzioni di Analisi 1 è lineare: dire che sin⁡\sin è lineare vorrebbe dire sin⁡(a+b)=sin⁡a+sin⁡b\sin(a + b) = \sin a + \sin b, che è falso (per esempio a=b=π2a = b = \frac{\pi}{2}: a sinistra sin⁡π=0\sin \pi = 0, a destra 1+1=21 + 1 = 2). Lo stesso per log⁡(a+b)≠log⁡a+log⁡b\log(a + b) \ne \log a + \log b, per exe^x, per x2x^2 e così via. In questo corso interessano solo le funzioni lineari, perché sono le uniche che rispettano la struttura di spazio vettoriale.

Una funzione lineare manda 0⃗\vec 0 in 0⃗\vec 0

Proposizione. Se f:V→Wf : V \to W è lineare, allora f(0⃗V)=0⃗Wf(\vec 0_V) = \vec 0_W.

(Scriviamo 0⃗V\vec 0_V per il vettore nullo di VV e 0⃗W\vec 0_W per quello di WW: sono vettori di spazi diversi.)

Dimostrazione con l'additività. Non sappiamo chi sia f(0⃗V)f(\vec 0_V): chiamiamolo ww. Poiché 0⃗V+0⃗V=0⃗V\vec 0_V + \vec 0_V = \vec 0_V,

w=f(0⃗V)=f(0⃗V+0⃗V)=f(0⃗V)+f(0⃗V)=w+ww = f(\vec 0_V) = f(\vec 0_V + \vec 0_V) = f(\vec 0_V) + f(\vec 0_V) = w + w

dove il terzo passaggio è l'additività. Da w+w=ww + w = w si somma a entrambi i membri l'opposto −w-w (esiste perché WW è uno spazio vettoriale) e resta w=0⃗Ww = \vec 0_W ∎.

Dimostrazione con l'omogeneità. Preso un vettore vv qualsiasi, 0⃗V=0⋅v\vec 0_V = 0 \cdot v (il numero 00 per il vettore vv dà il vettore nullo). Allora

f(0⃗V)=f(0⋅v)=0⋅f(v)=0⃗Wf(\vec 0_V) = f(0 \cdot v) = 0 \cdot f(v) = \vec 0_W

perché lo scalare 00 si può "portare fuori" per l'omogeneità ∎.

A cosa serve: un test rapido. Se f(0⃗)≠0⃗f(\vec 0) \ne \vec 0, la funzione non è lineare, senza bisogno di altri conti. Attenzione: è una condizione necessaria ma non sufficiente (vedi il secondo esempio qui sotto).

Esempi

Esempio 1 (non lineare: termine noto). f:R3→R2f : \mathbb{R}^3 \to \mathbb{R}^2, f(x1,x2,x3)=(x1+4, 2x2−7x3+x1)f(x_1, x_2, x_3) = (x_1 + 4, \ 2x_2 - 7x_3 + x_1).

Calcolo f(0,0,0)=(0+4, 0)=(4,0)≠(0,0)f(0, 0, 0) = (0 + 4, \ 0) = (4, 0) \ne (0, 0): il vettore nullo non va nel vettore nullo, quindi ff non è lineare. Il colpevole è il termine noto 44.

Esempio 2 (non lineare: termine di secondo grado). f(x1,x2,x3)=(x1x2, x2−x3)f(x_1, x_2, x_3) = (x_1 x_2, \ x_2 - x_3).

Qui f(0,0,0)=(0,0)f(0,0,0) = (0, 0): il test rapido non basta, bisogna controllare l'additività. Presi v1=(a,b,c)v_1 = (a, b, c) e v2=(a′,b′,c′)v_2 = (a', b', c'):

f(v1+v2)=((a+a′)(b+b′), (b+b′)−(c+c′))=(ab+ab′+a′b+a′b′, b+b′−c−c′)f(v_1 + v_2) = \big((a + a')(b + b'), \ (b + b') - (c + c')\big) = \big(ab + ab' + a'b + a'b', \ b + b' - c - c'\big)

f(v1)+f(v2)=(ab, b−c)+(a′b′, b′−c′)=(ab+a′b′, b+b′−c−c′)f(v_1) + f(v_2) = (ab, \ b - c) + (a'b', \ b' - c') = \big(ab + a'b', \ b + b' - c - c'\big)

Le seconde componenti coincidono (lì c'è un'espressione di primo grado), le prime no: in f(v1+v2)f(v_1 + v_2) compaiono in più i "doppi prodotti" ab′+a′bab' + a'b. Con numeri: v1=(1,1,0)v_1 = (1, 1, 0), v2=(1,1,0)v_2 = (1, 1, 0) danno f(v1+v2)=f(2,2,0)=(4,2)f(v_1 + v_2) = f(2, 2, 0) = (4, 2) ma f(v1)+f(v2)=(1,1)+(1,1)=(2,2)f(v_1) + f(v_2) = (1, 1) + (1, 1) = (2, 2). Quindi ff non è lineare.

Esempio 3 (lineare). f(x1,x2,x3)=(3x1−x2+x3, −2x1+4x2−x3)f(x_1, x_2, x_3) = (3x_1 - x_2 + x_3, \ -2x_1 + 4x_2 - x_3). Ogni componente è una somma di termini del tipo (numero)⋅xi\cdot x_i, senza termini noti. Verifica dell'additività sulla prima componente: 3(a+a′)−(b+b′)+(c+c′)=(3a−b+c)+(3a′−b′+c′)3(a + a') - (b + b') + (c + c') = (3a - b + c) + (3a' - b' + c'); l'omogeneità: 3(λa)−λb+λc=λ(3a−b+c)3(\lambda a) - \lambda b + \lambda c = \lambda(3a - b + c). Lo stesso per la seconda componente: ff è lineare.

Regola pratica (che gli esempi rendono evidente). Una funzione Kn→KmK^n \to K^m scritta in coordinate è lineare esattamente quando ogni componente è un polinomio di primo grado senza termine noto nelle variabili x1,…,xnx_1, \dots, x_n, cioè della forma a1x1+a2x2+⋯+anxna_1 x_1 + a_2 x_2 + \dots + a_n x_n. Un termine noto rovina f(0⃗)=0⃗f(\vec 0) = \vec 0; un termine di grado ≥2\ge 2 (x12x_1^2, x1x2x_1 x_2, …) fa comparire termini in più quando si sviluppa f(v1+v2)f(v_1 + v_2).

Funzione f(0⃗)f(\vec 0) Lineare? Motivo
(x1+4, 2x2−7x3+x1)(x_1 + 4, \ 2x_2 - 7x_3 + x_1) (4,0)(4, 0) no termine noto 44
(x1x2, x2−x3)(x_1 x_2, \ x_2 - x_3) (0,0)(0, 0) no monomio di grado 2
(3x1−x2+x3, −2x1+4x2−x3)(3x_1 - x_2 + x_3, \ -2x_1 + 4x_2 - x_3) (0,0)(0, 0) sì solo termini di grado 1
(x1, ∣x2∣)(x_1, \ \lvert x_2 \rvert) (0,0)(0, 0) no ∣−1∣≠−∣1∣\lvert -1 \rvert \ne -\lvert 1 \rvert: non omogenea

Nomi

  • Una funzione lineare si chiama anche omomorfismo (di spazi vettoriali).
  • Un isomorfismo è una funzione lineare biiettiva (iniettiva e suriettiva), quindi invertibile. Se esiste un isomorfismo V→WV \to W si dice che VV e WW sono isomorfi e si scrive V≅WV \cong W.
  • Un endomorfismo è una funzione lineare da uno spazio in sé stesso, f:V→Vf : V \to V (dominio e codominio coincidono).

Due fatti utili, con dimostrazione immediata:

  • La composta di funzioni lineari è lineare. Se f:V→Wf : V \to W e g:W→Zg : W \to Z sono lineari, (g∘f)(λ1v1+λ2v2)=g(λ1f(v1)+λ2f(v2))=λ1g(f(v1))+λ2g(f(v2))(g \circ f)(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2) = g\big(\lambda_1 f(v_1) + \lambda_2 f(v_2)\big) = \lambda_1 g(f(v_1)) + \lambda_2 g(f(v_2)): si usa prima la linearità di ff, poi quella di gg.
  • L'inversa di un isomorfismo è lineare. Se ff è un isomorfismo e w1=f(v1)w_1 = f(v_1), w2=f(v2)w_2 = f(v_2), allora f(λ1v1+λ2v2)=λ1w1+λ2w2f(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2) = \lambda_1 w_1 + \lambda_2 w_2, cioè f−1(λ1w1+λ2w2)=λ1v1+λ2v2=λ1f−1(w1)+λ2f−1(w2)f^{-1}(\lambda_1 w_1 + \lambda_2 w_2) = \lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2 = \lambda_1 f^{-1}(w_1) + \lambda_2 f^{-1}(w_2).

Una funzione lineare è determinata dalle immagini di una base

Questo è il motivo per cui le funzioni lineari sono così comode (lezione 11).

Teorema. Sia {v1,…,vn}\{v_1, \dots, v_n\} una baseDei vettori generano V se ogni vettore di V è loro combinazione lineare; una base è un insieme di generatori linearmente indipendenti, e allora ogni vettore si scrive in modo unico come combinazione dei vettori di base. Lemma dello scambio: i vettori indipendenti non sono mai più dei generatori.Generatori e basi → di VV.

  1. (Unicità) Una funzione lineare f:V→Wf : V \to W è completamente determinata dai vettori f(v1),…,f(vn)f(v_1), \dots, f(v_n).
  2. (Esistenza) Comunque si scelgano nn vettori w1,…,wn∈Ww_1, \dots, w_n \in W (anche uguali, anche nulli), esiste una e una sola funzione lineare f:V→Wf : V \to W con f(v1)=w1,…,f(vn)=wnf(v_1) = w_1, \dots, f(v_n) = w_n.

Dimostrazione.

  1. Ogni v∈Vv \in V si scrive in modo unico come v=λ1v1+⋯+λnvnv = \lambda_1 v_1 + \dots + \lambda_n v_n (è la proprietà delle basi). Per la linearità f(v)=λ1f(v1)+λ2f(v2)+⋯+λnf(vn)f(v) = \lambda_1 f(v_1) + \lambda_2 f(v_2) + \dots + \lambda_n f(v_n) Quindi, se conosco f(v1),…,f(vn)f(v_1), \dots, f(v_n), so calcolare f(v)f(v) per ogni vv: conosco tutta la funzione.
  2. Si definisce f(λ1v1+⋯+λnvn)=λ1w1+⋯+λnwnf(\lambda_1 v_1 + \dots + \lambda_n v_n) = \lambda_1 w_1 + \dots + \lambda_n w_n. La definizione ha senso perché i coefficienti λi\lambda_i di vv sono unici. La funzione è lineare: se v=∑λiviv = \sum \lambda_i v_i e v′=∑λi′viv' = \sum \lambda'_i v_i, allora αv+βv′=∑(αλi+βλi′)vi\alpha v + \beta v' = \sum (\alpha\lambda_i + \beta\lambda'_i) v_i e quindi f(αv+βv′)=∑(αλi+βλi′)wi=αf(v)+βf(v′)f(\alpha v + \beta v') = \sum (\alpha\lambda_i + \beta\lambda'_i) w_i = \alpha f(v) + \beta f(v'). Ed è unica per il punto 1 ∎.

Per le funzioni non lineari niente del genere è vero: conoscere sin⁡\sin in tre punti non dice nulla su sin⁡\sin negli altri.

Attenzione: i vettori v1,…,vnv_1, \dots, v_n devono essere indipendenti. Se fossero dipendenti le immagini non si potrebbero scegliere liberamente: per esempio da u3=u1+u2u_3 = u_1 + u_2 segue per forza f(u3)=f(u1)+f(u2)f(u_3) = f(u_1) + f(u_2). È proprio la domanda (d) dell'Esercizio 24 · nucleo, immagine e immagine di un sottospazio (appello 17/6/2025).

Esempio. Esiste una funzione lineare f:R2→R3f : \mathbb{R}^2 \to \mathbb{R}^3 con f(1,0)=(1,2,0)f(1, 0) = (1, 2, 0) e f(0,1)=(−1,0,3)f(0, 1) = (-1, 0, 3)? Sì e una sola, perché (1,0),(0,1)(1,0), (0,1) è una base. Per calcolarla in un vettore qualsiasi: (x,y)=x(1,0)+y(0,1)(x, y) = x(1, 0) + y(0, 1), quindi f(x,y)=x(1,2,0)+y(−1,0,3)=(x−y, 2x, 3y)f(x, y) = x(1, 2, 0) + y(-1, 0, 3) = (x - y, \ 2x, \ 3y) Per esempio f(2,5)=(−3,4,15)f(2, 5) = (-3, 4, 15).

Le immagini di vettori indipendenti possono essere dipendenti

Una funzione lineare non trasforma necessariamente vettori indipendenti in vettori indipendenti.

Esempio. f:R3→R3f : \mathbb{R}^3 \to \mathbb{R}^3, f(x1,x2,x3)=(2x1−x2+3x3, 3x2−x3, 2x1+2x2+2x3)f(x_1, x_2, x_3) = (2x_1 - x_2 + 3x_3, \ 3x_2 - x_3, \ 2x_1 + 2x_2 + 2x_3). Sulla base canonica:

f(e1)=(2,0,2),f(e2)=(−1,3,2),f(e3)=(3,−1,2)f(e_1) = (2, 0, 2), \qquad f(e_2) = (-1, 3, 2), \qquad f(e_3) = (3, -1, 2)

Per vedere se sono indipendenti si pone λ1f(e1)+λ2f(e2)+λ3f(e3)=0⃗\lambda_1 f(e_1) + \lambda_2 f(e_2) + \lambda_3 f(e_3) = \vec 0:

{2λ1−λ2+3λ3=03λ2−λ3=02λ1+2λ2+2λ3=0\begin{cases} 2\lambda_1 - \lambda_2 + 3\lambda_3 = 0 \\ 3\lambda_2 - \lambda_3 = 0 \\ 2\lambda_1 + 2\lambda_2 + 2\lambda_3 = 0 \end{cases}

Dalla seconda λ3=3λ2\lambda_3 = 3\lambda_2; sostituendo, la prima diventa 2λ1+8λ2=02\lambda_1 + 8\lambda_2 = 0 e anche la terza diventa 2λ1+8λ2=02\lambda_1 + 8\lambda_2 = 0. Restano due equazioni in tre incognite: una incognita è libera, ci sono infinite soluzioni (per esempio λ2=1\lambda_2 = 1, λ3=3\lambda_3 = 3, λ1=−4\lambda_1 = -4). Infatti −4(2,0,2)+(−1,3,2)+3(3,−1,2)=(0,0,0)-4(2, 0, 2) + (-1, 3, 2) + 3(3, -1, 2) = (0, 0, 0): i tre vettori sono dipendenti, anche se e1,e2,e3e_1, e_2, e_3 erano una base.

Quello che resta vero è che le immagini dei vettori di una base generano l'immagine di ff: si vede in Nucleo e immagineIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine →.

Errori comuni

  • Concludere che ff è lineare solo perché f(0⃗)=0⃗f(\vec 0) = \vec 0: è necessario ma non basta (esempio 2).
  • Verificare l'additività su due vettori numerici particolari e dichiarare ff lineare: un esempio numerico può solo dimostrare che ff non è lineare; per dimostrare che lo è servono vettori generici.
  • Confondere il vettore nullo con il numero zero: in f(0⋅v)=0⋅f(v)f(0 \cdot v) = 0 \cdot f(v) il primo 00 è uno scalare, il risultato è il vettore 0⃗W\vec 0_W.
  • Assegnare immagini arbitrarie a vettori dipendenti: si può fare solo sui vettori di una base.

Esercizi su questo argomento

Lezioni in cui compare

Teoria collegata