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Note per Studenti Matrice associata a una funzione lineare

Matrice associata a una funzione lineare

In questa pagina 8

Lezioni 11–13 (videolezioni n. 11, 12 e 13); riassunto nel video breve Matrice associata a una funzione lineare (n. 49, 4 min). Esercizi svolti: Esercizio 22 · nucleo, immagine, antimmagine e restrizione (compitino 12/4/2025), Esercizio 26 · nucleo, immagine e matrice di una restrizione (appello 3/2/2026), Esercizio 27 · la stessa funzione in tre coppie di basi (lezioni 13 e 15). Prerequisiti: Funzioni lineari e isomorfismiUna funzione tra spazi vettoriali è lineare se rispetta somma e prodotto per uno scalare; manda 0 in 0, è determinata dalle immagini di una base e si chiama isomorfismo quando è anche biiettiva.Funzioni lineari e isomorfismi →, Coordinate rispetto a una baseFissata una base, ogni vettore ha una e una sola lista di coordinate; la funzione vettore → coordinate è un isomorfismo con K^n, quindi ogni spazio di dimensione n si comporta come K^n (ma l'isomorfismo dipende dalla base).Coordinate rispetto a una base →. Seguito: Operazioni tra matriciLe matrici m×n formano uno spazio vettoriale (somma e prodotto per scalare elemento per elemento); il prodotto righe per colonne corrisponde alla composizione di funzioni lineari, è associativo ma non commutativo; la trasposta scambia righe e colonne e (AB)^T = B^T A^T.Operazioni tra matrici →, Cambiamenti di baseLa matrice di cambiamento di base è la matrice dell'identità rispetto a due basi diverse: trasforma le coordinate in una base nelle coordinate nell'altra ed è invertibile; la matrice di f in nuove basi è M(id)·A·M(id), e per un endomorfismo A' = P⁻¹AP (matrici simili).Cambiamenti di base →.

Da dove vengono le matrici

Sia f:V→Wf : V \to W lineare, con B={v1,…,vn}\mathcal B = \{v_1, \dots, v_n\} base di VV e C={w1,…,wm}\mathcal C = \{w_1, \dots, w_m\} base di WW (quindi dim⁡V=n\dim V = n, dim⁡W=m\dim W = m; nn e mm possono essere diversi).

  1. Per il teorema delle immagini di una baseUna funzione tra spazi vettoriali è lineare se rispetta somma e prodotto per uno scalare; manda 0 in 0, è determinata dalle immagini di una base e si chiama isomorfismo quando è anche biiettiva.Funzioni lineari e isomorfismi →, per conoscere ff basta conoscere f(v1),…,f(vn)f(v_1), \dots, f(v_n).
  2. Ogni f(vj)f(v_j) è un vettore di WW, quindi si scrive in modo unico come combinazione della base C\mathcal C: f(vj)=a1jw1+a2jw2+⋯+amjwm=∑i=1maijwi(j=1,…,n)f(v_j) = a_{1j} w_1 + a_{2j} w_2 + \dots + a_{mj} w_m = \sum_{i=1}^m a_{ij} w_i \qquad (j = 1, \dots, n)

I coefficienti hanno due indici: il primo (ii) dice quale vettore wiw_i moltiplicano, il secondo (jj) da quale f(vj)f(v_j) vengono. È una convenzione (si poteva fare il contrario), ma una volta scelta va rispettata per tutto il corso: nella sommatoria si somma sul primo indice, il secondo resta fisso.

Tutta l'informazione su ff sta nei numeri aija_{ij}. Si dispongono in una tabella rettangolare con ii = indice di riga e jj = indice di colonna:

La matrice associata a ff rispetto alla base B\mathcal B del dominio e alla base C\mathcal C del codominio è MCB(f)=(a11a12⋯a1na21a22⋯a2n⋮⋮am1am2⋯amn)M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(f) = \begin{pmatrix} a_{11} & a_{12} & \cdots & a_{1n} \\ a_{21} & a_{22} & \cdots & a_{2n} \\ \vdots & & & \vdots \\ a_{m1} & a_{m2} & \cdots & a_{mn} \end{pmatrix} La colonna jj contiene le coordinate di f(vj)f(v_j) rispetto alla base C\mathcal C.

Perché le coordinate vanno in colonna: i numeri a1j,…,amja_{1j}, \dots, a_{mj} sono le coordinate di un vettore (f(vj)f(v_j)), e per convenzione le coordinate si scrivono in colonnaFissata una base, ogni vettore ha una e una sola lista di coordinate; la funzione vettore → coordinate è un isomorfismo con K^n, quindi ogni spazio di dimensione n si comporta come K^n (ma l'isomorfismo dipende dalla base).Coordinate rispetto a una base →.

La ricetta

Per scrivere MCB(f)M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(f):

  1. prendi il primo vettore della base del dominio, v1v_1, e calcola f(v1)f(v_1);
  2. scrivi f(v1)f(v_1) come combinazione lineare dei vettori della base del codominio w1,…,wmw_1, \dots, w_m;
  3. i coefficienti trovati, in colonna, sono la prima colonna;
  4. ripeti con v2v_2 (seconda colonna), …, vnv_n (nn-esima colonna).

Esempio astratto. dim⁡V=3\dim V = 3, dim⁡W=2\dim W = 2, e

f(v1)=3w1−2w2,f(v2)=w1+5w2,f(v3)=−4w1−7w2f(v_1) = 3w_1 - 2w_2, \qquad f(v_2) = w_1 + 5w_2, \qquad f(v_3) = -4w_1 - 7w_2

Allora

MCB(f)=(31−4−25−7)M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(f) = \begin{pmatrix} 3 & 1 & -4 \\ -2 & 5 & -7 \end{pmatrix}

i coefficienti di f(v1)f(v_1) nella prima colonna, quelli di f(v2)f(v_2) nella seconda, quelli di f(v3)f(v_3) nella terza.

Il caso delle basi canoniche

Se V=KnV = K^n, W=KmW = K^m e si usano le basi canoniche, tutto diventa immediato:

  • la colonna jj è semplicemente f(ej)f(e_j) (in KmK^m con la base canonica le coordinate di un vettore sono le sue componenti);
  • se ff è data con una formula, la riga ii contiene i coefficienti della componente ii.

Esempio (lezione 13). f:R3→R2f : \mathbb{R}^3 \to \mathbb{R}^2, f(x,y,z)=(3x−2y+z, x+2z)f(x, y, z) = (3x - 2y + z, \ x + 2z).

f(1,0,0)=(3,1)f(1, 0, 0) = (3, 1), f(0,1,0)=(−2,0)f(0, 1, 0) = (-2, 0), f(0,0,1)=(1,2)f(0, 0, 1) = (1, 2), quindi

A=ME2E3(f)=(3−21102)A = M^{\mathcal E_3}_{\mathcal E_2}(f) = \begin{pmatrix} 3 & -2 & 1 \\ 1 & 0 & 2 \end{pmatrix}

(con E3\mathcal E_3, E2\mathcal E_2 le basi canoniche). Si vede che la prima riga 3,−2,13, -2, 1 sono i coefficienti di x,y,zx, y, z nella prima componente e la seconda riga 1,0,21, 0, 2 quelli della seconda componente (il coefficiente di yy è 00 perché yy non compare).

Con basi non canoniche il punto 2 della ricetta richiede di risolvere un sistema: esempio completo nell'Esercizio 27 · la stessa funzione in tre coppie di basi (lezioni 13 e 15).

Calcolare f(v)f(v) con la matrice

Teorema. Se A=MCB(f)A = M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(f), allora per ogni v∈Vv \in V

[f(v)]C=A [v]B[f(v)]_{\mathcal C} = A \, [v]_{\mathcal B}

cioè: le coordinate dell'immagine si ottengono moltiplicando (righe per colonne) la matrice per la colonna delle coordinate di vv.

Dimostrazione. Sia v=∑j=1nλjvjv = \sum_{j=1}^n \lambda_j v_j e f(v)=∑i=1mμiwif(v) = \sum_{i=1}^m \mu_i w_i. Per linearità e per la definizione della matrice

f(v)=∑j=1nλjf(vj)=∑j=1nλj∑i=1maijwi=∑i=1m(∑j=1naijλj)wif(v) = \sum_{j=1}^n \lambda_j f(v_j) = \sum_{j=1}^n \lambda_j \sum_{i=1}^m a_{ij} w_i = \sum_{i=1}^m \Big( \sum_{j=1}^n a_{ij} \lambda_j \Big) w_i

(si è scambiato l'ordine delle due somme, cosa lecita perché è un'unica somma finita). Le coordinate rispetto a una base sono uniche, quindi confrontando con f(v)=∑μiwif(v) = \sum \mu_i w_i:

μi=∑j=1naijλj=ai1λ1+ai2λ2+⋯+ainλn\mu_i = \sum_{j=1}^n a_{ij} \lambda_j = a_{i1}\lambda_1 + a_{i2}\lambda_2 + \dots + a_{in}\lambda_n

che è esattamente "riga ii di AA per la colonna (λ1,…,λn)(\lambda_1, \dots, \lambda_n)", cioè il prodotto righe per colonneLe matrici m×n formano uno spazio vettoriale (somma e prodotto per scalare elemento per elemento); il prodotto righe per colonne corrisponde alla composizione di funzioni lineari, è associativo ma non commutativo; la trasposta scambia righe e colonne e (AB)^T = B^T A^T.Operazioni tra matrici → ∎.

Il diagramma. Si può riassumere così: in alto la funzione ff tra i vettori, in basso la moltiplicazione per AA tra le colonne di coordinate; le frecce verticali sono gli isomorfismi delle coordinateFissata una base, ogni vettore ha una e una sola lista di coordinate; la funzione vettore → coordinate è un isomorfismo con K^n, quindi ogni spazio di dimensione n si comporta come K^n (ma l'isomorfismo dipende dalla base).Coordinate rispetto a una base →.

V→  f  W↓[ ]B↓[ ]CKn→ X↦AX Km\begin{array}{ccc} V & \xrightarrow{\ \ f\ \ } & W \\ \big\downarrow {\scriptstyle [\ ]_{\mathcal B}} & & \big\downarrow {\scriptstyle [\ ]_{\mathcal C}} \\ K^n & \xrightarrow{\ X \mapsto AX\ } & K^m \end{array}

Promemoria per la notazione: in MCB(f) [v]BM^{\mathcal B}_{\mathcal C}(f)\,[v]_{\mathcal B} la base B\mathcal B compare una volta in alto e una in basso e "si cancella", resta C\mathcal C: il risultato è [f(v)]C[f(v)]_{\mathcal C}. Non si cancella niente davvero, ma aiuta a ricordare l'ordine.

Esempio (lezione 13): giro lungo contro prodotto. Sia A=MCB(f)=(2−13112)A = M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(f) = \begin{pmatrix} 2 & -1 & 3 \\ 1 & 1 & 2 \end{pmatrix} e vv il vettore di coordinate (2,−3,4)(2, -3, 4), cioè v=2v1−3v2+4v3v = 2v_1 - 3v_2 + 4v_3.

Giro lungo. Le colonne dicono f(v1)=2w1+w2f(v_1) = 2w_1 + w_2, f(v2)=−w1+w2f(v_2) = -w_1 + w_2, f(v3)=3w1+2w2f(v_3) = 3w_1 + 2w_2. Allora f(v)=2f(v1)−3f(v2)+4f(v3)=2(2w1+w2)−3(−w1+w2)+4(3w1+2w2)=19w1+7w2f(v) = 2f(v_1) - 3f(v_2) + 4f(v_3) = 2(2w_1 + w_2) - 3(-w_1 + w_2) + 4(3w_1 + 2w_2) = 19 w_1 + 7 w_2

Con il prodotto. (2−13112)(2−34)=(4+3+122−3+8)=(197)\begin{pmatrix} 2 & -1 & 3 \\ 1 & 1 & 2 \end{pmatrix}\begin{pmatrix} 2 \\ -3 \\ 4 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} 4 + 3 + 12 \\ 2 - 3 + 8 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} 19 \\ 7 \end{pmatrix}

Stesso risultato, molto più in fretta: è questa l'utilità delle matrici. Non sono indispensabili (si potrebbe fare sempre il giro lungo), ma organizzano i conti in modo efficiente.

Ogni matrice è una funzione lineare

Viceversa, data una matrice AA con mm righe e nn colonne, la funzione

LA:Kn→Km,X↦AXL_A : K^n \to K^m, \qquad X \mapsto AX

è lineare (per le proprietà del prodotto: A(X+Y)=AX+AYA(X + Y) = AX + AY, A(λX)=λAXA(\lambda X) = \lambda AX) e la sua matrice rispetto alle basi canoniche è proprio AA (la colonna jj di AA è AejAe_j). Per questo negli esercizi si parla indifferentemente di "nucleo di AA", "immagine di AA", "rango di AA": si intendono quelli di LAL_A.

Rango, nucleo e immagine letti sulla matrice

Lavoriamo con f:Kn→Kmf : K^n \to K^m e la sua matrice AA nelle basi canoniche (con basi qualsiasi il discorso è identico, ma si ottengono coordinate invece che vettori).

Rango per righe e rango per colonne. Si potrebbe contare anche il massimo numero di righe indipendenti. A prima vista sembra un numero senza significato, ma vale un fatto sorprendente (si dimostra con l'Eliminazione di GaussCon tre operazioni elementari sulle righe (scambio, moltiplicazione per uno scalare non nullo, somma di un multiplo di un'altra riga) ogni matrice si riduce a scala senza cambiare il rango; serve a calcolare ranghi, risolvere sistemi, trovare relazioni di dipendenza e matrici che riducono a scala.Eliminazione di Gauss →): per ogni matrice il rango per righe è uguale al rango per colonne. Una matrice 3×10 0003 \times 10\,000 ha al massimo 3 righe indipendenti, quindi anche al massimo 3 colonne indipendenti. In pratica il rango si calcola riducendo la matrice a scala.

Lo stesso ff, basi diverse, stesso rango. Matrici diverse della stessa funzione sono diverse, ma tutto ciò che dipende solo da ff deve essere uguale; in particolare il rango, perché è dim⁡Im⁡f\dim \operatorname{Im} f, che non dipende dalle basi.

Somma e prodotto per uno scalare

Se f,g:V→Wf, g : V \to W sono lineari, anche f+gf + g (definita da (f+g)(v)=f(v)+g(v)(f+g)(v) = f(v) + g(v)) e λf\lambda f lo sono, e con le stesse basi:

MCB(f+g)=MCB(f)+MCB(g),MCB(λf)=λ MCB(f)M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(f + g) = M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(f) + M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(g), \qquad M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(\lambda f) = \lambda \, M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(f)

dove somma e prodotto per scalare di matrici si fanno elemento per elemento. Infatti (f+g)(vj)=∑iaijwi+∑ibijwi=∑i(aij+bij)wi(f + g)(v_j) = \sum_i a_{ij} w_i + \sum_i b_{ij} w_i = \sum_i (a_{ij} + b_{ij}) w_i. La composizione di funzioni corrisponde invece al prodotto righe per colonne: è il teorema principale di Operazioni tra matriciLe matrici m×n formano uno spazio vettoriale (somma e prodotto per scalare elemento per elemento); il prodotto righe per colonne corrisponde alla composizione di funzioni lineari, è associativo ma non commutativo; la trasposta scambia righe e colonne e (AB)^T = B^T A^T.Operazioni tra matrici →.

Errori comuni

  • Scrivere le immagini in riga invece che in colonna. La colonna jj è f(vj)f(v_j); con le basi canoniche, la riga ii sono i coefficienti della componente ii della formula.
  • Copiare f(vj)f(v_j) come colonna anche quando la base del codominio non è canonica. Nell'esempio della lezione 13 f(1,0,2)=(5,5)f(1, 0, 2) = (5, 5), ma rispetto alla base {(2,3),(−1,1)}\{(2, 3), (-1, 1)\} le sue coordinate sono (2,−1)(2, -1): è questa la colonna giusta.
  • Sbagliare le dimensioni: una funzione R4→R3\mathbb{R}^4 \to \mathbb{R}^3 ha matrice 3×43 \times 4 (righe = dimensione del codominio).
  • Prendere come base dell'immagine colonne della matrice ridotta a scala. Le colonne indipendenti si individuano sulla matrice a scala (dove stanno i pivot), ma vanno prese dalla matrice originale: le operazioni sulle righe cambiano le colonne.

Esercizi su questo argomento

Lezioni in cui compare

Teoria collegata