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Note per Studenti Esercizio 69 · diagonalizzabilità al variare di h e matrice P (lezione 31)

Esercizio 69diagonalizzabilità al variare di h e matrice P (lezione 31)

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Testo (esercizio svolto dal prof nella lezione 31). Si consideri la matrice

Ah=(010h01010),h∈R.A_h = \begin{pmatrix} 0 & 1 & 0 \\ h & 0 & 1 \\ 0 & 1 & 0 \end{pmatrix}, \qquad h \in \mathbb{R}.

(a) Per quali valori di hh la matrice AhA_h è diagonalizzabile (sul campo dei numeri reali)? (b) Per ogni valore di hh per cui AhA_h possiede autovalori con molteplicità maggiore di 11, trovare gli autospazi. (c) Per h=3h = 3 trovare una matrice PP tale che P−1A3PP^{-1} A_3 P sia diagonale.

Teoria usata: Autovalori e autovettoriUn autovettore è un vettore non nullo che una funzione lineare manda in un suo multiplo; si trovano gli autovalori come radici del polinomio caratteristico det(A − λI) e gli autovettori come nucleo di A − λI. Matrici simili hanno gli stessi autovalori.Autovalori e autovettori →, DiagonalizzazioneUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione →.


(a) Diagonalizzabilità

Polinomio caratteristico

Si sottrae λ\lambda dalla diagonale e si calcola il determinante. La matrice ha già molti zeri: invece di cercare di crearne altri, conviene sviluppare subito con LaplaceIl determinante è lineare in ogni riga, cambia segno scambiando due righe, non cambia sommando a una riga un multiplo di un'altra: così si calcola con Gauss riducendo a triangolare. Binet: det(AB) = det A · det B. Laplace: sviluppo lungo una riga o colonna con i complementi algebrici.Proprietà del determinante, Binet e Laplace → lungo la prima riga (−λ,1,0)(-\lambda, 1, 0), che ha uno zero:

det⁡(Ah−λI)=det⁡(−λ10h−λ101−λ)=−λdet⁡(−λ11−λ)−1⋅det⁡(h10−λ)+0.\det(A_h - \lambda I) = \det\begin{pmatrix} -\lambda & 1 & 0 \\ h & -\lambda & 1 \\ 0 & 1 & -\lambda \end{pmatrix} = -\lambda \det\begin{pmatrix} -\lambda & 1 \\ 1 & -\lambda \end{pmatrix} - 1 \cdot \det\begin{pmatrix} h & 1 \\ 0 & -\lambda \end{pmatrix} + 0 .

Il secondo termine ha il segno −- perché l'elemento 11 è in posizione (1,2)(1, 2) e (−1)1+2=−1(-1)^{1+2} = -1. I due determinanti 2×22 \times 2:

det⁡(−λ11−λ)=λ2−1,det⁡(h10−λ)=−λh.\det\begin{pmatrix} -\lambda & 1 \\ 1 & -\lambda \end{pmatrix} = \lambda^2 - 1, \qquad \det\begin{pmatrix} h & 1 \\ 0 & -\lambda \end{pmatrix} = -\lambda h .

Quindi

det⁡(Ah−λI)=−λ(λ2−1)+λh=−λ (λ2−1−h).\det(A_h - \lambda I) = -\lambda(\lambda^2 - 1) + \lambda h = -\lambda\,(\lambda^2 - 1 - h).

Raccogliere −λ-\lambda è il passaggio chiave: il polinomio è già scomposto in un fattore di primo grado e uno di secondo grado, e non serve cercare radici a tentativi.

Autovalori

−λ(λ2−1−h)=0-\lambda(\lambda^2 - 1 - h) = 0 se e solo se λ=0\lambda = 0 oppure λ2=1+h\lambda^2 = 1 + h:

λ1=0,λ2,3=±1+h.\lambda_1 = 0, \qquad \lambda_{2,3} = \pm\sqrt{1 + h} .

Il testo chiede la diagonalizzabilità sui reali: servono tre autovalori reali (contati con molteplicità), quindi 1+h≥01 + h \ge 0, cioè h≥−1h \ge -1.

Discussione dei casi

  • h>−1h > -1. 1+h>0\sqrt{1 + h} > 0, quindi i tre autovalori 00, 1+h\sqrt{1+h}, −1+h-\sqrt{1+h} sono reali e distinti (uno nullo, uno positivo, uno negativo). Tre autovalori distinti in una matrice 3×33 \times 3 garantiscono la diagonalizzabilità: ognuno ha molteplicità algebrica 11, e quindi anche geometrica 11 (la geometrica sta sempre tra 11 e l'algebrica). Non serve calcolare gli autovettori. Diagonalizzabile.
  • h=−1h = -1. 1+h=0\sqrt{1 + h} = 0: i tre autovalori coincidono, λ=0\lambda = 0 con molteplicità algebrica 33. Bisogna calcolare la molteplicità geometrica =dim⁡Ker⁡(A−1−0⋅I)=dim⁡Ker⁡A−1= \dim \operatorname{Ker}(A_{-1} - 0 \cdot I) = \dim \operatorname{Ker} A_{-1}: A−1=(010−101010).A_{-1} = \begin{pmatrix} 0 & 1 & 0 \\ -1 & 0 & 1 \\ 0 & 1 & 0 \end{pmatrix}. Prima e terza riga sono uguali, la seconda non è loro multipla: rango 22, quindi dim⁡Ker⁡A−1=3−2=1\dim \operatorname{Ker} A_{-1} = 3 - 2 = 1. Molteplicità geometrica 1<1 < algebrica 33: non diagonalizzabile (né sui reali né sui complessi).
  • h<−1h < -1. 1+h<01 + h < 0: gli autovalori ±1+h=±i−(1+h)\pm\sqrt{1+h} = \pm i\sqrt{-(1+h)} non sono reali. Non diagonalizzabile sui reali. (Sui complessi sì: i tre autovalori 00, ±i∣1+h∣\pm i\sqrt{|1+h|} sono distinti, ma la matrice diagonale e la matrice degli autovettori avrebbero elementi complessi.)

Risposta: AhA_h è diagonalizzabile sui reali se e solo se h>−1h > -1.

(b) Autospazi quando ci sono autovalori multipli

Autovalori con molteplicità maggiore di 11 si hanno solo per h=−1h = -1 (negli altri casi i tre autovalori sono distinti, anche quando sono complessi). Per h=−1h = -1 l'unico autovalore è 00 e l'autospazio è Ker⁡A−1\operatorname{Ker} A_{-1}:

{x2=0(prima e terza riga)−x1+x3=0(seconda riga)⟹x2=0,x1=x3.\begin{cases} x_2 = 0 & \text{(prima e terza riga)} \\ -x_1 + x_3 = 0 & \text{(seconda riga)} \end{cases} \qquad\Longrightarrow\qquad x_2 = 0, \quad x_1 = x_3 .

x3x_3 è libera; con x3=1x_3 = 1:

V0=⟨(1,0,1)⟩.V_0 = \langle (1, 0, 1) \rangle .

Verifica: A−1(1,0,1)T=(0+0+0, −1+0+1, 0+0+0)=(0,0,0)A_{-1}(1, 0, 1)^T = (0 + 0 + 0, \ -1 + 0 + 1, \ 0 + 0 + 0) = (0, 0, 0) ✓. Un solo autovettore indipendente non basta per una base di R3\mathbb{R}^3: è la conferma che per h=−1h = -1 la matrice non è diagonalizzabile.

(c) h=3h = 3: la matrice PP

Che cos'è PP. Se P−1AP=DP^{-1} A P = D è diagonale, allora AP=PDAP = PD, cioè AA per la colonna jj di PP è uguale a djd_j per la colonna jj: le colonne di PP sono autovettori e DD ha sulla diagonale i corrispondenti autovalori. Cercare PP è la stessa cosa che cercare una base di autovettori.

Autovalori (dal punto (a) con h=3h = 3, senza rifare il polinomio): 00, ±4=±2\pm\sqrt{4} = \pm 2. Distinti, quindi PP esiste.

A3=(010301010).A_3 = \begin{pmatrix} 0 & 1 & 0 \\ 3 & 0 & 1 \\ 0 & 1 & 0 \end{pmatrix}.

λ=0\lambda = 0: A3x=0A_3 x = 0: dalla prima riga x2=0x_2 = 0; dalla seconda 3x1+x3=03x_1 + x_3 = 0, cioè x3=−3x1x_3 = -3x_1. Con x1=1x_1 = 1: v1=(1,0,−3)v_1 = (1, 0, -3).

λ=2\lambda = 2: (A3−2I)x=0(A_3 - 2I)x = 0 con A3−2I=(−2103−2101−2)A_3 - 2I = \begin{pmatrix} -2 & 1 & 0 \\ 3 & -2 & 1 \\ 0 & 1 & -2 \end{pmatrix}. Dalla prima riga x2=2x1x_2 = 2x_1; dalla terza x2=2x3x_2 = 2x_3, quindi x3=x1x_3 = x_1. Con x1=1x_1 = 1: v2=(1,2,1)v_2 = (1, 2, 1). (Controllo con la seconda riga: 3−4+1=03 - 4 + 1 = 0 ✓.)

λ=−2\lambda = -2: A3+2I=(210321012)A_3 + 2I = \begin{pmatrix} 2 & 1 & 0 \\ 3 & 2 & 1 \\ 0 & 1 & 2 \end{pmatrix}. Prima riga: x2=−2x1x_2 = -2x_1; terza: x2=−2x3x_2 = -2x_3, quindi x3=x1x_3 = x_1. Con x1=1x_1 = 1: v3=(1,−2,1)v_3 = (1, -2, 1). (Seconda riga: 3−4+1=03 - 4 + 1 = 0 ✓.)

P=(11102−2−311),P−1A3P=D=(00002000−2).P = \begin{pmatrix} 1 & 1 & 1 \\ 0 & 2 & -2 \\ -3 & 1 & 1 \end{pmatrix}, \qquad P^{-1} A_3 P = D = \begin{pmatrix} 0 & 0 & 0 \\ 0 & 2 & 0 \\ 0 & 0 & -2 \end{pmatrix}.

Verifica senza calcolare P−1P^{-1}: basta controllare A3P=PDA_3 P = P D, colonna per colonna, cioè A3vj=λjvjA_3 v_j = \lambda_j v_j:

  • A3v1=(0, 3−3, 0)=(0,0,0)=0⋅v1A_3 v_1 = (0, \ 3 - 3, \ 0) = (0, 0, 0) = 0 \cdot v_1 ✓;
  • A3v2=(2, 3+1, 2)=(2,4,2)=2v2A_3 v_2 = (2, \ 3 + 1, \ 2) = (2, 4, 2) = 2 v_2 ✓;
  • A3v3=(−2, 3+1, −2)=(−2,4,−2)=−2v3A_3 v_3 = (-2, \ 3 + 1, \ -2) = (-2, 4, -2) = -2 v_3 ✓.

E PP è invertibile perché autovettori di autovalori distinti sono indipendenti (det⁡P=1(2+2)−1(0−6)+1(0+6)=16≠0\det P = 1(2 + 2) - 1(0 - 6) + 1(0 + 6) = 16 \ne 0).

PP non è unica: si può cambiare l'ordine delle colonne (cambiando nello stesso modo l'ordine degli autovalori in DD) o moltiplicare ogni colonna per un numero non nullo.

Errori comuni

  • Calcolare gli autovettori anche quando gli autovalori sono distinti per decidere la diagonalizzabilità: non serve (servono solo per scrivere PP).
  • Dimenticare il caso h<−1h < -1 o trattarlo come diagonalizzabile sui reali: gli autovalori complessi escludono la diagonalizzabilità su R\mathbb{R}.
  • Mettere in DD gli autovalori in un ordine diverso da quello delle colonne di PP.

Lezioni in cui compare

Teoria collegata