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Note per Studenti Generatori e basi

Generatori e basi

In questa pagina 6

Lezioni 4–5 (videolezioni n. 4 e 5). Prerequisiti: Combinazioni lineari e dipendenza lineareUna combinazione lineare è una somma di vettori moltiplicati per scalari. I vettori sono linearmente indipendenti se l'unica combinazione che dà il vettore nullo è quella con tutti i coefficienti nulli; altrimenti sono dipendenti, e allora uno di essi è combinazione lineare degli altri.Combinazioni lineari e dipendenza lineare →, Intersezione, somma e sottospazio generatoL'intersezione di due sottospazi è un sottospazio, l'unione in generale no. Al suo posto si usa la somma U + W = {u + w}, il più piccolo sottospazio che contiene entrambi. Il sottospazio generato da un insieme S è l'insieme di tutte le combinazioni lineari di vettori di S.Intersezione, somma e sottospazio generato →. Esercizio svolto: Esercizio 4 · generatori di R2 e di R3. Seguito: DimensioneTutte le basi di uno spazio vettoriale hanno lo stesso numero di vettori, la dimensione (dim K^n = n). Da ogni sistema di generatori si estrae una base, ogni insieme di vettori indipendenti si completa a una base, e in dimensione n bastano n vettori indipendenti (o n generatori) per avere una base.Dimensione →.

Sistemi di generatori

I vettori v1,…,vr∈Vv_1, \dots, v_r \in V formano un sistema di generatori (o insieme di generatori) di VV se ⟨v1,…,vr⟩=V\langle v_1, \dots, v_r \rangle = V, cioè se ogni vettore v∈Vv \in V si può scrivere come combinazione lineare v=λ1v1+⋯+λrvrper qualche λ1,…,λr∈K.v = \lambda_1 v_1 + \dots + \lambda_r v_r \quad \text{per qualche } \lambda_1, \dots, \lambda_r \in K.

Uno spazio vettoriale contiene di solito infiniti vettori; un sistema di generatori li "comprime" in pochi vettori da cui si ricostruisce tutto.

Come si verifica

  1. Si prende un vettore generico di VV, con componenti letterali: in R2\mathbb{R}^2 si scrive v=(a,b)v = (a, b) con a,ba, b qualsiasi. (Non un vettore particolare come (7,−3)(7, -3): quello che si dimostrasse varrebbe solo per lui.)
  2. Si impone v=λ1v1+⋯+λrvrv = \lambda_1 v_1 + \dots + \lambda_r v_r e si scrive il sistema lineare corrispondente.
  3. Incognite sono i λi\lambda_i; a,b,…a, b, \dots sono parametri (i termini noti).
  4. I vettori generano VV se il sistema ha soluzione per ogni valore dei parametri. Non serve trovare la soluzione: basta sapere che esiste.

Esempio. v1=(1,2)v_1 = (1, 2) e v2=(2,−3)v_2 = (2, -3) generano R2\mathbb{R}^2? Si risolve

{λ1+2λ2=a2λ1−3λ2=b\begin{cases} \lambda_1 + 2\lambda_2 = a \\ 2\lambda_1 - 3\lambda_2 = b \end{cases}

Dalla prima λ1=a−2λ2\lambda_1 = a - 2\lambda_2; nella seconda 2a−4λ2−3λ2=b2a - 4\lambda_2 - 3\lambda_2 = b, cioè λ2=2a−b7\lambda_2 = \frac{2a - b}{7}, e poi λ1=3a+2b7\lambda_1 = \frac{3a + 2b}{7}. C'è una soluzione per ogni (a,b)(a, b): sì, generano. Per di più la soluzione è unica.

Con tre vettori (2,1),(0,3),(1,−1)(2, 1), (0, 3), (1, -1) si trova invece che le soluzioni sono infinite (una incognita resta libera): generano R2\mathbb{R}^2, ma ogni vettore si scrive in infiniti modi. E (1,2,−1),(0,3,1)(1, 2, -1), (0, 3, 1) non generano R3\mathbb{R}^3: il sistema ha soluzione solo se b=5a+3cb = 5a + 3c. Tutti i conti nell'Esercizio 4 · generatori di R2 e di R3.

Basi

Una base di VV è un insieme di vettori che

  1. è un sistema di generatori di VV, e
  2. è formato da vettori linearmente indipendenti (si dice anche che è un insieme libero).

Teorema: coordinate uniche

Teorema. Se v1,…,vnv_1, \dots, v_n è una base di VV, ogni vettore v∈Vv \in V si scrive in modo unico come combinazione lineare di v1,…,vnv_1, \dots, v_n.

Dimostrazione. Che si possa scrivere è la proprietà di generatori. Per l'unicità si suppone che ci siano due scritture:

v=λ1v1+⋯+λnvn=μ1v1+⋯+μnvn.v = \lambda_1 v_1 + \dots + \lambda_n v_n = \mu_1 v_1 + \dots + \mu_n v_n.

Portando tutto a sinistra e raccogliendo:

(λ1−μ1)v1+(λ2−μ2)v2+⋯+(λn−μn)vn=0⃗.(\lambda_1 - \mu_1) v_1 + (\lambda_2 - \mu_2) v_2 + \dots + (\lambda_n - \mu_n) v_n = \vec 0.

Questa è una combinazione lineare dei vettori di base uguale a 0⃗\vec 0; siccome i vettori di base sono indipendenti, tutti i coefficienti sono nulli: λi−μi=0\lambda_i - \mu_i = 0, cioè λi=μi\lambda_i = \mu_i per ogni ii. Le due scritture coincidono ∎.

Il ruolo dell'indipendenza. Con dei generatori non indipendenti (come i tre vettori di R2\mathbb{R}^2 sopra) la scrittura esiste ma non è unica.

Coordinate. I numeri λ1,…,λn\lambda_1, \dots, \lambda_n determinati in modo unico si chiamano coordinate (o componenti) di vv rispetto alla base. Fissare una base è come fissare un sistema di riferimento: lo stesso vettore ha coordinate diverse in basi diverse. Lo si approfondisce in Coordinate rispetto a una baseFissata una base, ogni vettore ha una e una sola lista di coordinate; la funzione vettore → coordinate è un isomorfismo con K^n, quindi ogni spazio di dimensione n si comporta come K^n (ma l'isomorfismo dipende dalla base).Coordinate rispetto a una base →.

La base canonica di KnK^n

In KnK^n i vettori e1=(1,0,…,0),e2=(0,1,0,…,0),…,en=(0,…,0,1)e_1 = (1, 0, \dots, 0), \quad e_2 = (0, 1, 0, \dots, 0), \quad \dots, \quad e_n = (0, \dots, 0, 1) formano la base canonica.

Generano: un vettore generico (a1,…,an)(a_1, \dots, a_n) è a1e1+⋯+anena_1 e_1 + \dots + a_n e_n; il sistema da risolvere ha in ogni equazione una sola incognita (λi=ai\lambda_i = a_i).

Sono indipendenti: λ1e1+⋯+λnen=(λ1,…,λn)=0⃗\lambda_1 e_1 + \dots + \lambda_n e_n = (\lambda_1, \dots, \lambda_n) = \vec 0 dà subito λ1=⋯=λn=0\lambda_1 = \dots = \lambda_n = 0.

Le coordinate di un vettore di KnK^n rispetto alla base canonica sono le sue componenti. In R2\mathbb{R}^2 e R3\mathbb{R}^3, e1,e2,e3e_1, e_2, e_3 sono i versori degli assi x,y,zx, y, z. Le basi di KnK^n sono infinite (per esempio 2e1,…,2en2e_1, \dots, 2e_n è un'altra base), ma questa è la più semplice: da qui "canonica".

Spazi finitamente generati

VV è finitamente generato se ha un sistema di generatori formato da un numero finito di vettori.

KnK^n è finitamente generato (la base canonica ha nn vettori). Non lo è lo spazio R[x]\mathbb{R}[x] di tutti i polinomi: i monomi 1,x,x2,x3,…1, x, x^2, x^3, \dots lo generano, ma non ci si può fermare a nessuna potenza, perché con 1,x,…,x51, x, \dots, x^5 non si ottiene un polinomio di grado 66. In generale, con un numero finito di polinomi il grado delle combinazioni non supera il grado massimo di quei polinomi. Ancora più grande lo spazio di tutte le funzioni R→R\mathbb{R} \to \mathbb{R}.

Nel corso si considerano solo spazi finitamente generati. Lo spazio R[x]≤3\mathbb{R}[x]_{\le 3} dei polinomi di grado ≤3\le 3 invece è finitamente generato, con base 1,x,x2,x31, x, x^2, x^3.

Lemma dello scambio

Teorema (lemma dello scambio). Se v1,…,vnv_1, \dots, v_n generano VV e w1,…,wr∈Vw_1, \dots, w_r \in V sono linearmente indipendenti, allora r≤nr \le n.

In parole: in uno spazio vettoriale i vettori indipendenti non sono mai più dei generatori.

Dimostrazione. Si sostituiscono uno alla volta i ww al posto dei vv, mantenendo sempre un sistema di generatori.

Primo scambio. Siccome i vv generano, w1=λ1v1+⋯+λnvnw_1 = \lambda_1 v_1 + \dots + \lambda_n v_n. I λi\lambda_i non sono tutti nulli: altrimenti w1=0⃗w_1 = \vec 0, ma dei vettori indipendenti sono tutti non nulli (vedi quiSe una famiglia contiene il vettore nullo, la combinazione con coefficiente 1 su di lui e 0 sugli altri dà il vettore nullo: la famiglia è dipendente.Combinazioni lineari e dipendenza lineare →). Riordinando i vv si può supporre λn≠0\lambda_n \ne 0. Allora si ricava vnv_n:

vn=1λnw1−λ1λnv1−⋯−λn−1λnvn−1.v_n = \frac{1}{\lambda_n} w_1 - \frac{\lambda_1}{\lambda_n} v_1 - \dots - \frac{\lambda_{n-1}}{\lambda_n} v_{n-1}.

Ora w1,v1,…,vn−1w_1, v_1, \dots, v_{n-1} generano ancora VV: ogni vv è combinazione di v1,…,vnv_1, \dots, v_n, e sostituendo l'espressione di vnv_n appena trovata diventa combinazione di w1,v1,…,vn−1w_1, v_1, \dots, v_{n-1}. Si è scambiato vnv_n con w1w_1 senza perdere la proprietà di generare (da qui il nome).

Passi successivi. Si ripete: si scrive w2w_2 come combinazione di w1,v1,…,vn−1w_1, v_1, \dots, v_{n-1}; qualche coefficiente di un vv è non nullo (se fossero nulli tutti quelli dei vv, w2w_2 sarebbe multiplo di w1w_1, contro l'indipendenza), e si scambia quel vv con w2w_2. Dopo ss passi si ha il sistema di generatori w1,…,ws,v1,…,vn−sw_1, \dots, w_s, v_1, \dots, v_{n-s} (sempre nn vettori in tutto).

Conclusione. Se fosse r>nr > n, dopo nn scambi i vv sarebbero finiti e w1,…,wnw_1, \dots, w_n genererebbero VV. Ma allora wn+1w_{n+1} (che esiste perché r>nr > n) sarebbe combinazione di w1,…,wnw_1, \dots, w_n, e i ww sarebbero dipendenti: assurdo. Quindi r≤nr \le n ∎.

Esempio d'uso. In R3\mathbb{R}^3 la base canonica dà 3 generatori: quindi 4 vettori di R3\mathbb{R}^3 sono sempre dipendenti, e 2 vettori non possono mai generare R3\mathbb{R}^3 (altrimenti i 3 vettori indipendenti e1,e2,e3e_1, e_2, e_3 sarebbero più dei 2 generatori).

Riassunto

Proprietà Cosa si verifica Cosa garantisce
generatori il sistema ∑λivi=v\sum \lambda_i v_i = v ha soluzione per ogni vv ogni vettore si scrive come combinazione
indipendenti il sistema ∑λivi=0⃗\sum \lambda_i v_i = \vec 0 ha solo la soluzione nulla la scrittura, se esiste, è unica
base entrambe ogni vettore si scrive in modo unico (coordinate)

Errori comuni

Esercizi su questo argomento

Lezioni in cui compare

Teoria collegata