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Note per Studenti Coordinate rispetto a una base

Coordinate rispetto a una base

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Fine della lezione 9 e inizio della lezione 13 (videolezioni n. 9 e 13); approfondimento nel video breve Coordinate di un vettore e cambiamenti di base (n. 48 della playlist, 15 min). Prerequisiti: Generatori e basiDei vettori generano V se ogni vettore di V è loro combinazione lineare; una base è un insieme di generatori linearmente indipendenti, e allora ogni vettore si scrive in modo unico come combinazione dei vettori di base. Lemma dello scambio: i vettori indipendenti non sono mai più dei generatori.Generatori e basi →, Funzioni lineari e isomorfismiUna funzione tra spazi vettoriali è lineare se rispetta somma e prodotto per uno scalare; manda 0 in 0, è determinata dalle immagini di una base e si chiama isomorfismo quando è anche biiettiva.Funzioni lineari e isomorfismi →. Seguito: Matrice associata a una funzione lineareFissate una base del dominio e una del codominio, una funzione lineare si codifica in una matrice m×n la cui colonna j contiene le coordinate di f(v_j); le coordinate di f(v) si ottengono moltiplicando la matrice per le coordinate di v, e il rango di f è il numero di colonne indipendenti.Matrice associata a una funzione lineare →, Cambiamenti di baseLa matrice di cambiamento di base è la matrice dell'identità rispetto a due basi diverse: trasforma le coordinate in una base nelle coordinate nell'altra ed è invertibile; la matrice di f in nuove basi è M(id)·A·M(id), e per un endomorfismo A' = P⁻¹AP (matrici simili).Cambiamenti di base →.

Definizione

Sia VV uno spazio vettoriale di dimensioneTutte le basi di uno spazio vettoriale hanno lo stesso numero di vettori, la dimensione (dim K^n = n). Da ogni sistema di generatori si estrae una base, ogni insieme di vettori indipendenti si completa a una base, e in dimensione n bastano n vettori indipendenti (o n generatori) per avere una base.Dimensione → nn sul campo KK e sia B={v1,…,vn}\mathcal B = \{v_1, \dots, v_n\} una base ordinata (conta anche l'ordine dei vettori). Ogni v∈Vv \in V si scrive in un solo modo come

v=λ1v1+λ2v2+⋯+λnvn=∑j=1nλjvjv = \lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2 + \dots + \lambda_n v_n = \sum_{j=1}^n \lambda_j v_j

(l'esistenza viene dal fatto che la base genera VV, l'unicità dal fatto che i vjv_j sono indipendenti).

I numeri λ1,…,λn∈K\lambda_1, \dots, \lambda_n \in K si chiamano coordinate (o componenti) di vv rispetto alla base B\mathcal B. Si scrivono in colonna: [v]B=(λ1⋮λn)∈Kn[v]_{\mathcal B} = \begin{pmatrix} \lambda_1 \\ \vdots \\ \lambda_n \end{pmatrix} \in K^n

Perché in colonna: è una convenzione scelta una volta per tutte, che rende naturale il prodotto con le matrici (vedi Matrice associata a una funzione lineareFissate una base del dominio e una del codominio, una funzione lineare si codifica in una matrice m×n la cui colonna j contiene le coordinate di f(v_j); le coordinate di f(v) si ottengono moltiplicando la matrice per le coordinate di v, e il rango di f è il numero di colonne indipendenti.Matrice associata a una funzione lineare →). Il prof indica la base scrivendone il nome sopra la colonna; qui la scriviamo in basso a destra, [v]B[v]_{\mathcal B}. Quando nel discorso c'è una sola base si può anche omettere; quando ce ne sono due bisogna indicarla, altrimenti non si capisce di quali coordinate si parla.

Analogia geometrica. Una base è un sistema di riferimento. Chiedere "quali sono le coordinate di questa freccia?" non ha senso finché non si dice rispetto a quali assi. Nel piano, con gli assi dati da v1v_1 e v2v_2, le coordinate di vv si trovano tracciando dalla punta di vv le parallele ai due assi: i due numeri letti sugli assi sono λ1\lambda_1 e λ2\lambda_2. Cambiando assi (un'altra base w1,w2w_1, w_2) lo stesso vettore ha coordinate diverse μ1,μ2\mu_1, \mu_2.

Come si calcolano

In KnK^n con la base canonica e1=(1,0,…,0),…,en=(0,…,0,1)e_1 = (1, 0, \dots, 0), \dots, e_n = (0, \dots, 0, 1) è immediato: le coordinate di (x1,…,xn)(x_1, \dots, x_n) sono proprio x1,…,xnx_1, \dots, x_n, perché (x1,…,xn)=x1e1+⋯+xnen(x_1, \dots, x_n) = x_1 e_1 + \dots + x_n e_n.

Con un'altra base bisogna risolvere un sistema lineare.

Esempio 1. In R2\mathbb{R}^2, coordinate di v=(3,1)v = (3, 1) rispetto a B={b1=(1,1), b2=(1,−1)}\mathcal B = \{b_1 = (1, 1), \ b_2 = (1, -1)\}. Si cercano λ1,λ2\lambda_1, \lambda_2 con λ1(1,1)+λ2(1,−1)=(3,1)\lambda_1 (1, 1) + \lambda_2 (1, -1) = (3, 1):

{λ1+λ2=3λ1−λ2=1\begin{cases} \lambda_1 + \lambda_2 = 3 \\ \lambda_1 - \lambda_2 = 1 \end{cases}

Sommando le due equazioni 2λ1=42\lambda_1 = 4, quindi λ1=2\lambda_1 = 2 e poi λ2=1\lambda_2 = 1. Verifica: 2(1,1)+1(1,−1)=(3,1)2(1, 1) + 1(1, -1) = (3, 1) ✓. Quindi

[v]canonica=(31),[v]B=(21)[v]_{\text{canonica}} = \begin{pmatrix} 3 \\ 1 \end{pmatrix}, \qquad [v]_{\mathcal B} = \begin{pmatrix} 2 \\ 1 \end{pmatrix}

stesso vettore, coordinate diverse.

Esempio 2. In R3\mathbb{R}^3, coordinate di v=(1,2,3)v = (1, 2, 3) rispetto a B={(1,0,0),(1,1,0),(1,1,1)}\mathcal B = \{(1, 0, 0), (1, 1, 0), (1, 1, 1)\}. Da a(1,0,0)+b(1,1,0)+c(1,1,1)=(1,2,3)a(1,0,0) + b(1,1,0) + c(1,1,1) = (1, 2, 3):

{a+b+c=1b+c=2c=3⟹c=3,b=2−3=−1,a=1−(−1)−3=−1\begin{cases} a + b + c = 1 \\ b + c = 2 \\ c = 3 \end{cases} \quad\Longrightarrow\quad c = 3, \quad b = 2 - 3 = -1, \quad a = 1 - (-1) - 3 = -1

(il sistema è già "a scala": si risolve dal basso). Quindi [v]B=(−1,−1,3)[v]_{\mathcal B} = (-1, -1, 3) in colonna. Verifica: −(1,0,0)−(1,1,0)+3(1,1,1)=(1,2,3)-(1,0,0) - (1,1,0) + 3(1,1,1) = (1, 2, 3) ✓.

Esempio 3 (polinomi). Nello spazio R2[x]\mathbb{R}_2[x] dei polinomi di grado ≤2\le 2, con la base {1,x,x2}\{1, x, x^2\}, il polinomio p(x)=2−x+3x2p(x) = 2 - x + 3x^2 ha coordinate (2,−1,3)(2, -1, 3): i coefficienti, nell'ordine della base.

L'isomorfismo con KnK^n

La funzione che associa a ogni vettore le sue coordinate,

φB:V→Kn,v↦[v]B\varphi_{\mathcal B} : V \to K^n, \qquad v \mapsto [v]_{\mathcal B}

è ben definita (le coordinate sono uniche) e biiettiva (a ogni vettore una sola colonna, e ogni colonna (λ1,…,λn)(\lambda_1, \dots, \lambda_n) è la colonna di coordinate di un solo vettore, λ1v1+⋯+λnvn\lambda_1 v_1 + \dots + \lambda_n v_n). In più è lineare:

  • se v=∑λjvjv = \sum \lambda_j v_j e v′=∑λj′vjv' = \sum \lambda'_j v_j, allora v+v′=∑(λj+λj′)vjv + v' = \sum (\lambda_j + \lambda'_j) v_j, cioè [v+v′]B=[v]B+[v′]B[v + v']_{\mathcal B} = [v]_{\mathcal B} + [v']_{\mathcal B}: le coordinate della somma sono la somma delle coordinate;
  • αv=∑(αλj)vj\alpha v = \sum (\alpha \lambda_j) v_j, cioè [αv]B=α[v]B[\alpha v]_{\mathcal B} = \alpha [v]_{\mathcal B}.

Quindi φB\varphi_{\mathcal B} è un isomorfismoUna funzione tra spazi vettoriali è lineare se rispetta somma e prodotto per uno scalare; manda 0 in 0, è determinata dalle immagini di una base e si chiama isomorfismo quando è anche biiettiva.Funzioni lineari e isomorfismi →. Abbiamo dimostrato:

Teorema. Ogni spazio vettoriale di dimensione nn sul campo KK è isomorfo a KnK^n.

Perché è importante. Spazi definiti in modo molto astratto (polinomi, matrici, funzioni…) si comportano, una volta fissata una base, esattamente come KnK^n: chi sa lavorare in R2,R3,…,Rn\mathbb{R}^2, \mathbb{R}^3, \dots, \mathbb{R}^n sa lavorare in qualunque spazio vettoriale di dimensione finita. Per esempio, poiché un isomorfismo conserva le combinazioni lineari, dei vettori sono indipendenti se e solo se lo sono le loro colonne di coordinate.

Esempio. I polinomi p1=1+xp_1 = 1 + x, p2=x+x2p_2 = x + x^2, p3=1+2x+x2p_3 = 1 + 2x + x^2 sono indipendenti? Le coordinate rispetto a {1,x,x2}\{1, x, x^2\} sono (1,1,0)(1, 1, 0), (0,1,1)(0, 1, 1), (1,2,1)(1, 2, 1); la terza è la somma delle prime due, quindi le colonne sono dipendenti e anche i polinomi lo sono: infatti p3=p1+p2p_3 = p_1 + p_2.

Conseguenza. Due spazi della stessa dimensione nn sono isomorfi tra loro (entrambi sono isomorfi a KnK^n). Il viceversa (spazi isomorfi hanno la stessa dimensione) segue dal teorema in Nucleo e immagineIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine →.

L'isomorfismo dipende dalla base

Non esiste un isomorfismo "privilegiato" tra VV e KnK^n: ogni scelta di base ne dà uno diverso, e non c'è motivo di preferire una base a un'altra (in KnK^n la base canonica è la più comoda per i conti, ma in uno spazio astratto non c'è niente di "canonico"). Due persone che scelgono basi diverse associano allo stesso vettore coordinate diverse, come nell'esempio 1. Come si passa dalle une alle altre è l'argomento di Cambiamenti di baseLa matrice di cambiamento di base è la matrice dell'identità rispetto a due basi diverse: trasforma le coordinate in una base nelle coordinate nell'altra ed è invertibile; la matrice di f in nuove basi è M(id)·A·M(id), e per un endomorfismo A' = P⁻¹AP (matrici simili).Cambiamenti di base →.

Errori comuni

  • Dimenticare l'ordine della base: con B={b2,b1}\mathcal B = \{b_2, b_1\} invece di {b1,b2}\{b_1, b_2\} le coordinate dell'esempio 1 diventano (1,2)(1, 2), non (2,1)(2, 1).
  • Scambiare il vettore con le sue coordinate: (2,1)(2, 1) nell'esempio 1 non è il vettore vv (che è (3,1)(3, 1)), è la lista di coefficienti rispetto a B\mathcal B.
  • Scrivere coordinate senza dire rispetto a quale base quando nell'esercizio ce n'è più di una.
  • Leggere le coordinate "a occhio" rispetto a una base non canonica: va risolto il sistema.

Esercizi su questo argomento

Lezioni in cui compare

Teoria collegata