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Note per Studenti Esercizio 11 · domande teoriche su dimensione, somma e intersezione (lezione 27)

Esercizio 11domande teoriche su dimensione, somma e intersezione (lezione 27)

In questa pagina 6

Testo (domande 1 e 2: esempi di "domande teoriche d'esame" proposti dal prof nella lezione 27; domande 3 e 4 dello stesso tipo).

  1. In R6\mathbb{R}^6 siano UU e VV due sottospazi con dim⁡U=4\dim U = 4 e dim⁡V=3\dim V = 3. Che cosa si può dire della dimensione di U∩VU \cap V?
  2. È vero che, se V⊈UV \not\subseteq U, allora necessariamente U+V=R6U + V = \mathbb{R}^6?
  3. In R3\mathbb{R}^3 possono esistere due sottospazi di dimensione 22 con intersezione {0⃗}\{\vec 0\}? E in R4\mathbb{R}^4?
  4. In R5\mathbb{R}^5, se dim⁡U=dim⁡V=3\dim U = \dim V = 3 e U+V=R5U + V = \mathbb{R}^5, quanto vale dim⁡(U∩V)\dim(U \cap V)?

Teoria usata: Formula di Grassmann e somma direttaFormula di Grassmann: dim(U + W) = dim U + dim W − dim(U ∩ W), come contare gli elementi di un'unione senza contare due volte quelli comuni. Se U ∩ W = {0} la somma è diretta, U ⊕ W, e ogni vettore si scrive in modo unico come u + w.Formula di Grassmann e somma diretta →, DimensioneTutte le basi di uno spazio vettoriale hanno lo stesso numero di vettori, la dimensione (dim K^n = n). Da ogni sistema di generatori si estrae una base, ogni insieme di vettori indipendenti si completa a una base, e in dimensione n bastano n vettori indipendenti (o n generatori) per avere una base.Dimensione →, Intersezione, somma e sottospazio generatoL'intersezione di due sottospazi è un sottospazio, l'unione in generale no. Al suo posto si usa la somma U + W = {u + w}, il più piccolo sottospazio che contiene entrambi. Il sottospazio generato da un insieme S è l'insieme di tutte le combinazioni lineari di vettori di S.Intersezione, somma e sottospazio generato →.


Lo strumento. In queste domande non si conoscono i vettori, solo le dimensioni: non c'è niente da calcolare, si ragiona con la formula di GrassmannFormula di Grassmann: dim(U + W) = dim U + dim W − dim(U ∩ W), come contare gli elementi di un'unione senza contare due volte quelli comuni. Se U ∩ W = {0} la somma è diretta, U ⊕ W, e ogni vettore si scrive in modo unico come u + w.Formula di Grassmann e somma diretta →

dim⁡(U+V)=dim⁡U+dim⁡V−dim⁡(U∩V)\dim(U + V) = \dim U + \dim V - \dim(U \cap V)

e con due vincoli ovvi: un sottospazio contenuto in un altro ha dimensione minore o uguale (U∩V⊆UU \cap V \subseteq U, U∩V⊆VU \cap V \subseteq V, U+V⊆RnU + V \subseteq \mathbb{R}^n).

1. dim⁡(U∩V)\dim(U \cap V) con dim⁡U=4\dim U = 4, dim⁡V=3\dim V = 3 in R6\mathbb{R}^6

Limite inferiore. U+VU + V è un sottospazio di R6\mathbb{R}^6, quindi dim⁡(U+V)≤6\dim(U + V) \le 6. Per Grassmann:

4+3−dim⁡(U∩V)=dim⁡(U+V)≤6⟹dim⁡(U∩V)≥1.4 + 3 - \dim(U \cap V) = \dim(U + V) \le 6 \quad\Longrightarrow\quad \dim(U \cap V) \ge 1 .

L'intersezione non può essere {0⃗}\{\vec 0\}: 4+3=74 + 3 = 7 "direzioni" non stanno in uno spazio di dimensione 66 senza sovrapporsi.

Limite superiore. U∩V⊆VU \cap V \subseteq V, quindi dim⁡(U∩V)≤dim⁡V=3\dim(U \cap V) \le \dim V = 3.

Risposta: 1≤dim⁡(U∩V)≤31 \le \dim(U \cap V) \le 3. Tutti e tre i valori sono possibili, a seconda di come sono scelti i sottospazi. Esempi con la base canonica e1,…,e6e_1, \dots, e_6, sempre con U=⟨e1,e2,e3,e4⟩U = \langle e_1, e_2, e_3, e_4 \rangle:

VV U∩VU \cap V dim⁡(U∩V)\dim(U \cap V) dim⁡(U+V)\dim(U + V)
⟨e4,e5,e6⟩\langle e_4, e_5, e_6 \rangle ⟨e4⟩\langle e_4 \rangle 11 66
⟨e3,e4,e5⟩\langle e_3, e_4, e_5 \rangle ⟨e3,e4⟩\langle e_3, e_4 \rangle 22 55
⟨e1,e2,e3⟩\langle e_1, e_2, e_3 \rangle VV 33 44

2. V⊈UV \not\subseteq U implica U+V=R6U + V = \mathbb{R}^6?

No. Si guardano i casi possibili dalla domanda 1.

  • dim⁡(U∩V)=3\dim(U \cap V) = 3 succede esattamente quando V⊆UV \subseteq U: infatti U∩V⊆VU \cap V \subseteq V con la stessa dimensione significa U∩V=VU \cap V = V, cioè ogni vettore di VV sta in UU.
  • Quindi se V⊈UV \not\subseteq U restano dim⁡(U∩V)=1\dim(U \cap V) = 1 oppure 22:
    • con 11: dim⁡(U+V)=4+3−1=6\dim(U + V) = 4 + 3 - 1 = 6, e U+V=R6U + V = \mathbb{R}^6;
    • con 22: dim⁡(U+V)=4+3−2=5\dim(U + V) = 4 + 3 - 2 = 5, e U+V≠R6U + V \ne \mathbb{R}^6.

Il secondo caso è possibile (seconda riga della tabella: V=⟨e3,e4,e5⟩⊈UV = \langle e_3, e_4, e_5 \rangle \not\subseteq U, ma U+V=⟨e1,…,e5⟩U + V = \langle e_1, \dots, e_5 \rangle). L'affermazione è falsa: basta un controesempio.

3. Due sottospazi di dimensione 22 con intersezione nulla

In R3\mathbb{R}^3: no. Per Grassmann dim⁡(U∩V)=2+2−dim⁡(U+V)≥4−3=1\dim(U \cap V) = 2 + 2 - \dim(U + V) \ge 4 - 3 = 1. Geometricamente: due piani per l'origine di R3\mathbb{R}^3 si tagliano almeno in una retta.

In R4\mathbb{R}^4: sì. Ora il vincolo è dim⁡(U∩V)≥4−4=0\dim(U \cap V) \ge 4 - 4 = 0, e l'esempio U=⟨e1,e2⟩U = \langle e_1, e_2 \rangle, V=⟨e3,e4⟩V = \langle e_3, e_4 \rangle ha U∩V={0⃗}U \cap V = \{\vec 0\} (un vettore comune avrebbe le prime due componenti nulle, perché sta in VV, e le ultime due nulle, perché sta in UU). In questo caso U⊕V=R4U \oplus V = \mathbb{R}^4. È lo stesso fenomeno dei due piani affini di A4\mathbb{A}^4 che si incontrano in un solo punto (Esercizio 108 · un sottospazio affine di A4 (appello 1/2/2022)).

4. dim⁡U=dim⁡V=3\dim U = \dim V = 3, U+V=R5U + V = \mathbb{R}^5

Qui la dimensione della somma è nota (55), e Grassmann dà direttamente

dim⁡(U∩V)=3+3−5=1.\dim(U \cap V) = 3 + 3 - 5 = 1 .

Come si affrontano queste domande

  1. Scrivere Grassmann con i numeri noti.
  2. Aggiungere i vincoli di contenimento: dim⁡(U∩V)≤min⁡(dim⁡U,dim⁡V)\dim(U \cap V) \le \min(\dim U, \dim V) e dim⁡(U+V)≤n\dim(U + V) \le n (oltre a dim⁡(U+V)≥max⁡(dim⁡U,dim⁡V)\dim(U + V) \ge \max(\dim U, \dim V)).
  3. Per dire che un'affermazione è vera serve un ragionamento valido in tutti i casi; per dire che è falsa basta un esempio concreto (con i vettori della base canonica di solito è immediato).

Errori comuni

  • Rispondere con un solo valore ("l'intersezione ha dimensione 1"): senza conoscere i sottospazi si può dare solo un intervallo.
  • Dimenticare il vincolo dim⁡(U+V)≤n\dim(U + V) \le n, che è quello che dà il limite inferiore sull'intersezione.
  • Giustificare un "falso" con un ragionamento generico invece che con un controesempio.

Lezioni in cui compare

Teoria collegata