Testo. Calcolare, se esistono, i limiti:
(a) (x,y)→(0,0)limxx2+y2, (b) (x,y)→(0,0)limxe−y/x, (c) (x,y)→(2,1)lim(x−2)2+(y−1)2(y−1)2sin(πx),
(d) (x,y)→(0,0)limx4+y2x2y, (e) ∣x∣→+∞limx2+y2arctanx.
(Fonte: esercizio 3 del foglio 2 per (a), (b), (c); esempi delle lezioni 7 e 8 per (e); (d) è l'esempio classico delle rette insufficienti.)
Soluzioni
(a) xx2+y2: il limite non esiste
La funzione è definita per x=0. Sulle rette y=mx: xx2(1+m2)=x(1+m2)→0. Lo stesso su x=0 non è ammesso (fuori dominio). Ma sulle parabole orizzontali x=y2:
y2y4+y2=y2+1→1,
e su x=−y2: −y2y4+y2=−y2−1→−1. Tre valori diversi (0, 1, −1) lungo tre cammini che tendono all'origine: non esiste.
(b) xe−y/x: il limite non esiste
Dominio x=0. Sull'asse x (y=0): x→0. Sulle rette y=mx: xe−m→0. Il limite è dunque candidato a 0; ma l'esponenziale può "esplodere" se −y/x è grande. Cerchiamo un cammino con xe−y/x=c costante, con x>0:
e−y/x=xc⟺−xy=lnxc⟺y=xlnx−xlnc.
Questa curva tende a (0,0) per x→0+ (perché xlnx→0) ed è continua. Lungo di essa f≡c. Con c=1 e c=2 si hanno due limiti diversi (e 0 lungo l'asse): non esiste.
(c) limite in (2,1): esiste, vale 0
Si trasla: u=x−2, v=y−1, (u,v)→(0,0). Poiché sin(πx)=sin(πu+2π)=sin(πu),
f=u2+v2v2sin(πu).
Il fattore u2+v2v2∈[0,1] e ∣sin(πu)∣≤π∣u∣ (da ∣sint∣≤∣t∣), quindi
∣f∣≤1⋅π∣u∣≤πu2+v2(u,v)→00.
Per i carabinieri il limite è 0. (Si noti la maggiorazione radiale: g(ρ)=πρ.)
(d) x4+y2x2y: il limite non esiste
Sulle rette y=mx: x4+m2x2mx3=x2+m2mx→0 per m=0, e vale 0 per m=0 (asse x) e per x=0 (asse y). Tutte le rette concordano su 0, ma il candidato non regge: sulla parabola y=x2,
x4+x4x2⋅x2=21=0.Non esiste. Il numeratore x2y e il denominatore x4+y2 sono omogenei se si pesa y come x2: per questo la parabola y=x2 è il cammino "giusto".
(e) x2+y2arctanx all'infinito: vale 0
Candidato: numeratore limitato (∣arctanx∣<2π), denominatore →+∞: L=0. In polari x=ρcosθ:
∣f~(ρ,θ)∣=ρ2∣arctan(ρcosθ)∣≤ρ2π/2=:g(ρ)ρ→∞0,
con g indipendente da θ. Il limite vale 0.
Errori tipici. In (d) fermarsi alle rette; in (c) dimenticare di traslare e arrabbiarsi con sin(πx); in (e) lasciare cosθ in una stima senza maggiorarlo.