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Note per Studenti Campi conservativi, irrotazionali e insiemi semplicemente connessi

Campi conservativi, irrotazionali e insiemi semplicemente connessi

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Prerequisiti: Campi vettoriali, lavoro e forme differenzialiUn campo vettoriale assegna un vettore a ogni punto; la forma differenziale ω = F₁dx + F₂dy + F₃dz è lo stesso oggetto scritto come "covettore". Il lavoro (integrale curvilineo di seconda specie) è ∫ F(r(t))·r'(t) dt: è lineare, additivo sul cammino, cambia segno se si inverte il verso e non cambia se si riparametrizza con lo stesso verso. Si lega all'integrale di prima specie con ∫ F·T ds.Campi vettoriali, lavoro e forme differenziali →, Derivate seconde, teorema di Schwarz e formula di Taylor del secondo ordineLe derivate seconde f_{x_i x_j} = (f_{x_i}){x_j} formano la matrice hessiana H_f; se f è C² l'hessiana è simmetrica (teorema di Schwarz: le derivate miste, continue, non dipendono dall'ordine). Il differenziale secondo d²f(x0)(h) = h^T H_f(x0) h = Σ f{x_i x_j} h_i h_j è una forma quadratica. Formula di Taylor del secondo ordine con resto di Peano (D): f(x0 + h) = f(x0) + ∇f(x0)·h + ½ h^T H_f(x0) h + o(|h|²) per f ∈ C². Serve per i punti critici e per calcolare limiti.Derivate seconde, teorema di Schwarz e formula di Taylor del secondo ordine → (si usa l'uguaglianza delle derivate miste), Derivate parziali, differenziabilità e piano tangenteLa derivata parziale f_{x_i}(x0) è la derivata di t ↦ f(x0 + t e_i); il gradiente ∇f raccoglie le derivate parziali. In più variabili l'esistenza delle derivate parziali NON implica la continuità. f è differenziabile in x0 se f(x0 + h) = f(x0) + a·h + o(|h|); allora f è continua, ha gradiente e a = ∇f(x0) (D). Il grafico ha piano tangente z = f(x0) + ∇f(x0)·(x − x0) e normale (−f_x, −f_y, 1). Teorema del differenziale totale: se le derivate parziali esistono vicino a x0 e sono continue in x0, f è differenziabile; C^1 ⇒ differenziabile ⇒ derivabile e continua, ma i viceversa sono falsi. Regole: Leibniz, catena (f∘r)' = ∇f(r)·r'.Derivate parziali, differenziabilità e piano tangente → (gradiente e regola della catena).

Campi conservativi e potenziale

Il lavoro di un campo lungo una curva dipende in generale dal cammino (Campi vettoriali, lavoro e forme differenzialiUn campo vettoriale assegna un vettore a ogni punto; la forma differenziale ω = F₁dx + F₂dy + F₃dz è lo stesso oggetto scritto come "covettore". Il lavoro (integrale curvilineo di seconda specie) è ∫ F(r(t))·r'(t) dt: è lineare, additivo sul cammino, cambia segno se si inverte il verso e non cambia se si riparametrizza con lo stesso verso. Si lega all'integrale di prima specie con ∫ F·T ds.Campi vettoriali, lavoro e forme differenziali →: il campo di rotazione dà π\pi, 00, −π-\pi su tre cammini con gli stessi estremi). Interessano i campi per cui questo non accade.

Definizione (campo conservativo, forma esatta). Sia Ω⊆Rn\Omega\subseteq\mathbb{R}^n aperto e F∈C1(Ω;Rn)\mathbf{F}\in C^1(\Omega;\mathbb{R}^n). F\mathbf{F} si dice conservativo in Ω\Omega se esiste una funzione scalare U:Ω→RU:\Omega\to\mathbb{R} tale che ∇U=Fin Ω,cioeˋ  ∂U∂xi=Fi  ∀i.\nabla U=\mathbf{F}\quad\text{in }\Omega,\qquad\text{cioè }\ \frac{\partial U}{\partial x_i}=F_i\ \ \forall i . UU si chiama potenziale di F\mathbf{F}. Nel linguaggio delle forme, ω=F⋅dr\omega=\mathbf{F}\cdot d\mathbf{r} si dice esatta e UU è una primitiva di ω\omega: dU=ωdU=\omega. Poiché F=∇U\mathbf{F}=\nabla U è C1C^1, UU è di classe C2C^2.

Esempio. U=x2yU=x^2y ha ∇U=(2xy, x2)\nabla U=(2xy,\ x^2), quindi F=(2xy,x2)\mathbf{F}=(2xy,x^2) è conservativo in R2\mathbb{R}^2. Anche U=xyU=xy per (y,x)(y,x), e U=12(x2+y2)U=\tfrac12(x^2+y^2) per il campo radiale (x,y)(x,y).

Unicità a meno di costante. Se UU è un potenziale, lo è anche U+cU+c per ogni c∈Rc\in\mathbb{R}, perché ∇(U+c)=∇U\nabla(U+c)=\nabla U. Se Ω\Omega è connesso, non ce ne sono altri: se UU e VV sono potenziali, ∇(U−V)=0\nabla(U-V)=\mathbf{0}, e una funzione con gradiente nullo su un aperto connesso è costante. (Se Ω\Omega non è connesso, la costante può essere diversa su ogni componente connessa.)

Perché si chiama "conservativo". Un punto di massa mm con traiettoria r(t)\mathbf{r}(t) soggetto a F=∇U\mathbf{F}=\nabla U obbedisce a mr¨=∇U(r)m\ddot{\mathbf{r}}=\nabla U(\mathbf{r}). L'energia E=12m∥r˙∥2−U(r)E=\tfrac12m\|\dot{\mathbf{r}}\|^2-U(\mathbf{r}) ha derivata m r˙⋅r¨−∇U⋅r˙=r˙⋅(mr¨−F)=0m\,\dot{\mathbf{r}}\cdot\ddot{\mathbf{r}}-\nabla U\cdot\dot{\mathbf{r}}=\dot{\mathbf{r}}\cdot(m\ddot{\mathbf{r}}-\mathbf{F})=0: l'energia meccanica si conserva. In fisica si chiama energia potenziale −U-U.

Il lavoro si calcola con il potenziale

Teorema (D, teorema fondamentale del calcolo per i campi). Se F=∇U\mathbf{F}=\nabla U in Ω\Omega e γ⊂Ω\gamma\subset\Omega è una curva regolare a tratti con punto iniziale P1=r(a)P_1=\mathbf{r}(a) e punto finale P2=r(b)P_2=\mathbf{r}(b), allora ∫γF⋅dr=U(P2)−U(P1).\int_\gamma\mathbf{F}\cdot d\mathbf{r}=U(P_2)-U(P_1).

Esempio. U=x2yU=x^2y, da (0,0)(0,0) a (1,2)(1,2): lavoro =U(1,2)−U(0,0)=2=U(1,2)-U(0,0)=2, qualunque sia il cammino. Controllo sul segmento (t,2t)(t,2t): F=(4t2,t2)\mathbf{F}=(4t^2,t^2), r′=(1,2)\mathbf{r}'=(1,2), integrando 6t26t^2, integrale 22.

Dimostrazione. Caso di una curva C1C^1. Per la regola della catena (Matrice jacobiana e derivata delle funzioni compostePer F: Rn → Rm, F = (f1, …, fm), la matrice jacobiana JF è la matrice m × n con (JF)ij = ∂fi/∂xj: la riga i è il gradiente di fi. Regola della catena: J(f∘g)(x) = Jf(g(x)) · Jg(x); casi frequenti d/dt f(γ(t)) = ∇f(γ(t))·γ'(t) e ∂f/∂x = f_u u_x + f_v v_x. Se det JF(x0) ≠ 0, F è invertibile vicino a x0 e J(F⁻¹) = (JF)⁻¹. Coordinate polari: det J = ρ.Matrice jacobiana e derivata delle funzioni composte →) la funzione t↦U(r(t))t\mapsto U(\mathbf{r}(t)) ha derivata ddtU(r(t))=∇U(r(t))⋅r′(t)=F(r(t))⋅r′(t).\frac{d}{dt}U(\mathbf{r}(t))=\nabla U(\mathbf{r}(t))\cdot\mathbf{r}'(t)=\mathbf{F}(\mathbf{r}(t))\cdot\mathbf{r}'(t). L'integrando del lavoro è dunque la derivata di U∘rU\circ\mathbf{r}, e per il teorema fondamentale del calcolo (Primitive e teoremi fondamentali del calcolo integraleUna primitiva di f è una G con G' = f; due primitive differiscono per una costante, e l'integrale indefinito ∫f(x)dx = F(x) + k è l'insieme di tutte le primitive. La funzione integrale F_a(x) = ∫ da a a x di f è una primitiva di f continua (TFCI 2), e quindi ∫ da a a b di f = G(b) − G(a) per qualunque primitiva G (TFCI 1): gli integrali definiti si calcolano con le primitive.Primitive e teoremi fondamentali del calcolo integrale →) ∫abF(r(t))⋅r′(t) dt=[U(r(t))]ab=U(r(b))−U(r(a)).\int_a^b\mathbf{F}(\mathbf{r}(t))\cdot\mathbf{r}'(t)\,dt=\bigl[U(\mathbf{r}(t))\bigr]_a^b=U(\mathbf{r}(b))-U(\mathbf{r}(a)). Caso regolare a tratti: sia a=t1<t2<⋯<tN+1=ba=t_1<t_2<\dots<t_{N+1}=b la suddivisione in archi C1C^1. Sommando i risultati sugli archi, ∑i=1N[U(r(ti+1))−U(r(ti))]\sum_{i=1}^N\bigl[U(\mathbf{r}(t_{i+1}))-U(\mathbf{r}(t_i))\bigr] è una somma telescopica: i valori nei nodi si cancellano a coppie (il punto finale di un arco è l'iniziale del successivo) e restano U(r(b))−U(r(a))U(\mathbf{r}(b))-U(\mathbf{r}(a)). ■\blacksquare

Conseguenze. (1) Indipendenza dal cammino: il lavoro dipende solo da P1P_1 e P2P_2. (2) Circuitazione nulla: se γ\gamma è chiusa, P1=P2P_1=P_2 e ∮γF⋅dr=U(P1)−U(P1)=0\oint_\gamma\mathbf{F}\cdot d\mathbf{r}=U(P_1)-U(P_1)=0.

Tre condizioni equivalenti

Teorema (D, caratterizzazione dei campi conservativi). Sia Ω\Omega aperto e connesso, F∈C1(Ω;Rn)\mathbf{F}\in C^1(\Omega;\mathbb{R}^n). Sono equivalenti: (a) per ogni coppia di curve regolari a tratti γ1,γ2⊂Ω\gamma_1,\gamma_2\subset\Omega con gli stessi estremi, ∫γ1ω=∫γ2ω\int_{\gamma_1}\omega=\int_{\gamma_2}\omega (indipendenza dal cammino); (b) ∮γω=0\oint_\gamma\omega=0 per ogni curva chiusa regolare a tratti γ⊂Ω\gamma\subset\Omega; (c) F\mathbf{F} è conservativo in Ω\Omega.

Dimostrazione. (c) ⇒\Rightarrow (a) e (b): sono le conseguenze del teorema precedente.

(b) ⇒\Rightarrow (a). Siano γ1,γ2\gamma_1,\gamma_2 da P1P_1 a P2P_2. La curva γ=γ1∪(−γ2)\gamma=\gamma_1\cup(-\gamma_2) (si va da P1P_1 a P2P_2 lungo γ1\gamma_1 e si torna indietro lungo γ2\gamma_2) è chiusa, quindi per (b) 0=∮γω=∫γ1ω+∫−γ2ω=∫γ1ω−∫γ2ω,0=\oint_\gamma\omega=\int_{\gamma_1}\omega+\int_{-\gamma_2}\omega=\int_{\gamma_1}\omega-\int_{\gamma_2}\omega, e quindi i due integrali coincidono.

(a) ⇒\Rightarrow (c). Un aperto connesso è connesso per archi: si fissa P0∈ΩP_0\in\Omega e per ogni x∈Ω\mathbf{x}\in\Omega si definisce U(x)=∫γ(P0,x)F⋅dr,U(\mathbf{x})=\int_{\gamma(P_0,\mathbf{x})}\mathbf{F}\cdot d\mathbf{r}, dove γ(P0,x)\gamma(P_0,\mathbf{x}) è una qualunque curva in Ω\Omega da P0P_0 a x\mathbf{x}. Per (a) il valore non dipende dalla curva scelta, quindi UU è ben definita. Si vuole mostrare che ∂U/∂x1=F1\partial U/\partial x_1=F_1 (per le altre variabili è identico). Per definizione di derivata parziale, con e1=(1,0,…,0)\mathbf{e}_1=(1,0,\dots,0), ∂U∂x1(x)=lim⁡h→0U(x+he1)−U(x)h.\frac{\partial U}{\partial x_1}(\mathbf{x})=\lim_{h\to0}\frac{U(\mathbf{x}+h\mathbf{e}_1)-U(\mathbf{x})}{h}. Poiché Ω\Omega è aperto, per hh piccolo il segmento da x\mathbf{x} a x+he1\mathbf{x}+h\mathbf{e}_1 sta in Ω\Omega. Per raggiungere x+he1\mathbf{x}+h\mathbf{e}_1 si può andare a x\mathbf{x} con γ(P0,x)\gamma(P_0,\mathbf{x}) e poi percorrere quel segmento, parametrizzato da x+she1\mathbf{x}+sh\mathbf{e}_1, s∈[0,1]s\in[0,1], con velocità he1h\mathbf{e}_1. Allora U(x+he1)−U(x)=∫01F(x+she1)⋅he1 ds=h∫01F1(x+she1) ds.U(\mathbf{x}+h\mathbf{e}_1)-U(\mathbf{x})=\int_0^1\mathbf{F}(\mathbf{x}+sh\mathbf{e}_1)\cdot h\mathbf{e}_1\,ds=h\int_0^1F_1(\mathbf{x}+sh\mathbf{e}_1)\,ds . Dividendo per hh e facendo tendere h→0h\to0, per la continuità di F1F_1 l'integrale tende a ∫01F1(x) ds=F1(x)\int_0^1F_1(\mathbf{x})\,ds=F_1(\mathbf{x}). Quindi ∂1U=F1\partial_1U=F_1, e in modo analogo per le altre componenti: ∇U=F\nabla U=\mathbf{F}. ■\blacksquare

Perciò, per mostrare che un campo non è conservativo basta una sola curva chiusa con circuitazione diversa da zero.

Campi irrotazionali e forme chiuse

Verificare (a) o (b) richiede di provare tutte le curve. Serve un criterio da calcolare.

Definizione (rotore, campo irrotazionale). Per F=(F1,F2,F3)∈C1(Ω;R3)\mathbf{F}=(F_1,F_2,F_3)\in C^1(\Omega;\mathbb{R}^3) il rotore è rot⁡F=∇∧F=(∂F3∂y−∂F2∂z, ∂F1∂z−∂F3∂x, ∂F2∂x−∂F1∂y),\operatorname{rot}\mathbf{F}=\nabla\wedge\mathbf{F}=\left(\frac{\partial F_3}{\partial y}-\frac{\partial F_2}{\partial z},\ \frac{\partial F_1}{\partial z}-\frac{\partial F_3}{\partial x},\ \frac{\partial F_2}{\partial x}-\frac{\partial F_1}{\partial y}\right), cioè il determinante formale con righe (e1,e2,e3)(\mathbf{e}_1,\mathbf{e}_2,\mathbf{e}_3), (∂x,∂y,∂z)(\partial_x,\partial_y,\partial_z), (F1,F2,F3)(F_1,F_2,F_3) (Prodotto vettoriale e prodotto mistoIl prodotto vettoriale v × w di due vettori di R³ è ortogonale a entrambi, ha norma uguale all'area del parallelogramma che formano e verso dato dalla regola della mano destra; si calcola con un determinante simbolico. Il prodotto misto u · (v × w) = det(u, v, w) è il volume (con segno) del parallelepipedo. Applicazioni: normale a un piano per tre punti, direzione di una retta intersezione di due piani, aree, volumi, distanza tra rette sghembe.Prodotto vettoriale e prodotto misto →). F\mathbf{F} è irrotazionale se rot⁡F=0\operatorname{rot}\mathbf{F}=\mathbf{0} in Ω\Omega; la forma ω\omega è allora chiusa. Nel piano F=(F1,F2)\mathbf{F}=(F_1,F_2) si vede F\mathbf{F} come (F1,F2,0)(F_1,F_2,0) indipendente da zz e rimane solo la terza componente: rot⁡F=∂F2∂x−∂F1∂y(lo scalare rot⁡F⋅e3).\operatorname{rot}\mathbf{F}=\frac{\partial F_2}{\partial x}-\frac{\partial F_1}{\partial y}\quad(\text{lo scalare }\operatorname{rot}\mathbf{F}\cdot\mathbf{e}_3).

In R3\mathbb{R}^3 la condizione rot⁡F=0\operatorname{rot}\mathbf{F}=\mathbf{0} sono tre uguaglianze, ∂Fi∂xj=∂Fj∂xi\dfrac{\partial F_i}{\partial x_j}=\dfrac{\partial F_j}{\partial x_i} per le tre coppie i<ji<j: ∂yF1=∂xF2\partial_yF_1=\partial_xF_2, ∂zF1=∂xF3\partial_zF_1=\partial_xF_3, ∂zF2=∂yF3\partial_zF_2=\partial_yF_3.

Esempio. F=(y+z, x+z, x+y)\mathbf{F}=(y+z,\ x+z,\ x+y): le derivate incrociate sono tutte uguali a 11, quindi rot⁡F=0\operatorname{rot}\mathbf{F}=\mathbf{0} (verificato con sympy).

Proposizione (D, condizione necessaria). Se F∈C1\mathbf{F}\in C^1 è conservativo, allora è irrotazionale (ogni forma esatta è chiusa).

Dimostrazione. Sia F=∇U\mathbf{F}=\nabla U, cioè Fi=∂U/∂xiF_i=\partial U/\partial x_i. UU è C2C^2 perché Fi∈C1F_i\in C^1. Per i≠ji\neq j, ∂Fi∂xj=∂2U∂xj∂xi=∂2U∂xi∂xj=∂Fj∂xi,\frac{\partial F_i}{\partial x_j}=\frac{\partial^2U}{\partial x_j\partial x_i}=\frac{\partial^2U}{\partial x_i\partial x_j}=\frac{\partial F_j}{\partial x_i}, dove la seconda uguaglianza è il teorema di Schwarz (Derivate seconde, teorema di Schwarz e formula di Taylor del secondo ordineLe derivate seconde f_{x_i x_j} = (f_{x_i}){x_j} formano la matrice hessiana H_f; se f è C² l'hessiana è simmetrica (teorema di Schwarz: le derivate miste, continue, non dipendono dall'ordine). Il differenziale secondo d²f(x0)(h) = h^T H_f(x0) h = Σ f{x_i x_j} h_i h_j è una forma quadratica. Formula di Taylor del secondo ordine con resto di Peano (D): f(x0 + h) = f(x0) + ∇f(x0)·h + ½ h^T H_f(x0) h + o(|h|²) per f ∈ C². Serve per i punti critici e per calcolare limiti.Derivate seconde, teorema di Schwarz e formula di Taylor del secondo ordine →). ■\blacksquare

Il criterio serve soprattutto in negativo: se rot⁡F≠0\operatorname{rot}\mathbf{F}\ne\mathbf{0} in qualche punto, F\mathbf{F} non è conservativo, senza altro da verificare. Esempio: (xy2, 2x2y)(xy^2,\ 2x^2y) ha ∂yF1=2xy≠4xy=∂xF2\partial_yF_1=2xy\ne4xy=\partial_xF_2, quindi non è conservativo.

Il controesempio fondamentale: il vortice

Sul piano bucato Ω=R2∖{(0,0)}\Omega=\mathbb{R}^2\setminus\{(0,0)\} si consideri F(x,y)=(−yx2+y2, xx2+y2).\mathbf{F}(x,y)=\left(-\frac{y}{x^2+y^2},\ \frac{x}{x^2+y^2}\right). È perpendicolare al raggio vettore (F⋅(x,y)=0\mathbf{F}\cdot(x,y)=0) e ha modulo 1/x2+y21/\sqrt{x^2+y^2}: gira attorno all'origine, più debole lontano.

È irrotazionale. Con la regola del quoziente ∂F1∂y=−(x2+y2)+y⋅2y(x2+y2)2=y2−x2(x2+y2)2,∂F2∂x=(x2+y2)−x⋅2x(x2+y2)2=y2−x2(x2+y2)2.\frac{\partial F_1}{\partial y}=\frac{-(x^2+y^2)+y\cdot2y}{(x^2+y^2)^2}=\frac{y^2-x^2}{(x^2+y^2)^2},\qquad\frac{\partial F_2}{\partial x}=\frac{(x^2+y^2)-x\cdot2x}{(x^2+y^2)^2}=\frac{y^2-x^2}{(x^2+y^2)^2}.

Non è conservativo. Sulla circonferenza r(t)=(Rcos⁡t,Rsin⁡t)\mathbf{r}(t)=(R\cos t,R\sin t), t∈[0,2π]t\in[0,2\pi], r′=(−Rsin⁡t,Rcos⁡t)\mathbf{r}'=(-R\sin t,R\cos t) e F(r(t))=1R(−sin⁡t,cos⁡t)\mathbf{F}(\mathbf{r}(t))=\dfrac1R(-\sin t,\cos t), quindi F⋅r′=sin⁡2t+cos⁡2t=1\mathbf{F}\cdot\mathbf{r}'=\sin^2t+\cos^2t=1 e ∮F⋅dr=∫02π1 dt=2π≠0.\oint\mathbf{F}\cdot d\mathbf{r}=\int_0^{2\pi}1\,dt=2\pi\ne0 .

Dunque "irrotazionale" non implica "conservativo". Il motivo è nella forma del dominio: in ogni disco che non contiene l'origine un potenziale esiste (è l'angolo polare θ\theta), ma facendo un giro completo attorno all'origine l'angolo aumenta di 2π2\pi e non può essere una funzione a un solo valore. Il lavoro 2π2\pi misura questo salto.

Insiemi semplicemente connessi

Definizione. Un aperto Ω⊆Rn\Omega\subseteq\mathbb{R}^n è semplicemente connesso se è connesso (per archi) e ogni curva chiusa semplice contenuta in Ω\Omega si può deformare con continuità, restando in Ω\Omega, fino a ridursi a un punto. In pratica nel piano: connesso e senza buchi.

Nel piano:

  • sono semplicemente connessi R2\mathbb{R}^2, i dischi, i semipiani, i rettangoli, e in generale ogni insieme convesso (contiene il segmento fra due suoi punti qualsiasi) e ogni insieme stellato (esiste x0\mathbf{x}_0 tale che il segmento [x0,x][\mathbf{x}_0,\mathbf{x}] sta nell'insieme per ogni x\mathbf{x});
  • non lo sono R2∖{P}\mathbb{R}^2\setminus\{P\} (buco puntiforme), la corona circolare (buco esteso), e gli insiemi non connessi, come {xy≠0}\{xy\ne0\} formato da quattro quadranti: lì il campo si studia quadrante per quadrante.

Grafico interattivo: Un disco è semplicemente connesso; la corona circolare no: la circonferenza di raggio 1,5 non si contrae a un punto senza attraversare il buco

Nello spazio la situazione cambia: R3\mathbb{R}^3 privato di un punto (o di una palla) è semplicemente connesso, perché una curva chiusa si può sfilare passando di lato; R3\mathbb{R}^3 privato di una retta, o il toro pieno, non lo sono (una curva che gira attorno alla retta o attorno al foro non si contrae).

Teorema (irrotazionale + semplicemente connesso ⇒\Rightarrow conservativo). Se Ω⊆Rn\Omega\subseteq\mathbb{R}^n è aperto semplicemente connesso e F∈C1(Ω;Rn)\mathbf{F}\in C^1(\Omega;\mathbb{R}^n) è irrotazionale, allora F\mathbf{F} è conservativo in Ω\Omega (ogni forma chiusa è esatta). (Dimostrazione non richiesta al corso; nel piano si deduce dal teorema di Stokes, v. Formule di Gauss-Green e teorema di Stokes nel pianoPer un dominio D del piano con bordo orientato positivamente (D "a sinistra"), ∬ f_y = −∮ f dx e ∬ f_x = ∮ f dy. Se ne ricavano: l'area come ∮ x dy = −∮ y dx = ½∮(x dy − y dx); la formula di Stokes nel piano ∬ (F₂ₓ − F₁ᵧ) dxdy = ∮ F₁dx + F₂dy (flusso del rotore = circuitazione); l'invarianza della circuitazione di un campo irrotazionale tra curve che circondano lo stesso buco.Formule di Gauss-Green e teorema di Stokes nel piano →.)

Corollario (conservatività locale). Se F\mathbf{F} è C1C^1 e irrotazionale in un aperto qualsiasi, ogni punto ha un intorno sferico BB in cui F\mathbf{F} ha un potenziale: la palla è convessa, quindi semplicemente connessa.

Riassunto, per F∈C1\mathbf{F}\in C^1: conservativo ⟹ irrotazionale,irrotazionale e Ω semplicemente connesso ⟹ conservativo.\text{conservativo}\ \Longrightarrow\ \text{irrotazionale},\qquad\text{irrotazionale e }\Omega\text{ semplicemente connesso}\ \Longrightarrow\ \text{conservativo}.

Come si risolve un esercizio

  1. Dominio. Si determina l'insieme dove il campo è definito e se è semplicemente connesso (è convesso? ha buchi? è connesso?).
  2. Rotore. Si calcolano le derivate incrociate. Se non sono uguali ovunque: non conservativo, fine.
  3. Conclusione. Se rotore nullo e dominio semplicemente connesso: conservativo. Se il dominio ha un buco, il rotore nullo non basta: o si trova il potenziale esplicito (e allora è conservativo), o si calcola la circuitazione su una curva che gira attorno al buco (se ≠0\ne0, non lo è).
  4. Potenziale. In R2\mathbb{R}^2: si integra F1F_1 in xx, U=∫F1 dx+c(y)U=\int F_1\,dx+c(y), con c(y)c(y) costante rispetto a xx (può dipendere da yy); si deriva in yy e si impone Uy=F2U_y=F_2, ottenendo c′(y)c'(y), che deve dipendere solo da yy (se compare xx, c'è un errore o il campo non è conservativo); si integra c′c'. In R3\mathbb{R}^3 si procede a cascata: U=∫F1 dx+φ(y,z)U=\int F_1\,dx+\varphi(y,z), poi Uy=F2U_y=F_2 determina φy\varphi_y, e così via con zz.
  5. Lavoro. Se si chiede ∫γω\int_\gamma\omega e ω\omega è esatta, il lavoro è U(fine)−U(inizio)U(\text{fine})-U(\text{inizio}): contano solo gli estremi (se la curva è chiusa, 00).

Esempio (piano). F=(2xy, x2+1)\mathbf{F}=(2xy,\ x^2+1) su R2\mathbb{R}^2. ∂yF1=2x=∂xF2\partial_yF_1=2x=\partial_xF_2 e R2\mathbb{R}^2 è convesso: conservativo. U=∫2xy dx=x2y+c(y)U=\int2xy\,dx=x^2y+c(y); Uy=x2+c′(y)=x2+1U_y=x^2+c'(y)=x^2+1 dà c′=1c'=1, c=y+kc=y+k. Potenziale U=x2y+y+kU=x^2y+y+k. Da (0,0)(0,0) a (1,2)(1,2) il lavoro è U(1,2)−U(0,0)=4U(1,2)-U(0,0)=4.

Esempio (spazio). F=(y+z,x+z,x+y)\mathbf{F}=(y+z,x+z,x+y). U=xy+xz+g(y,z)U=xy+xz+g(y,z); Uy=x+gy=x+zU_y=x+g_y=x+z dà gy=zg_y=z, g=yz+h(z)g=yz+h(z); Uz=x+y+h′=x+yU_z=x+y+h'=x+y dà h′=0h'=0. Potenziale U=xy+xz+yzU=xy+xz+yz.

Le richieste tipiche dei temi d'esame

  1. Parametro che rende la forma chiusa. Si scrivono le condizioni di chiusura per ogni punto e si uguagliano i coefficienti dei monomi. Esempio: ω=(−xy−2ay) dx+(ax2+bx−y5) dy\omega=(-xy-2ay)\,dx+(ax^2+bx-y^5)\,dy; ∂yF1=−x−2a\partial_yF_1=-x-2a e ∂xF2=2ax+b\partial_xF_2=2ax+b coincidono per ogni xx se −1−2a=0-1-2a=0 e −2a−b=0-2a-b=0, cioè a=−12a=-\tfrac12, b=1b=1 (sympy conferma). La primitiva è U=xy−12x2y−y66+kU=xy-\tfrac12x^2y-\tfrac{y^6}{6}+k.
  2. Funzione incognita. Se compare una funzione gg da determinare, la condizione ∂yF1=∂xF2\partial_yF_1=\partial_xF_2 diventa un'equazione per gg (o per g′g'): si risolve e si usa l'eventuale condizione iniziale. Nello spazio: ω=2xz dx+(2yz+sin⁡y) dy+g(x,y) dz\omega=2xz\,dx+(2yz+\sin y)\,dy+g(x,y)\,dz è chiusa se ∂xg=2x\partial_xg=2x e ∂yg=2y\partial_yg=2y, cioè g=x2+y2+cg=x^2+y^2+c; una primitiva è U=(x2+y2)z−cos⁡yU=(x^2+y^2)z-\cos y.
  3. Circuitazione calcolata senza integrare. Se il campo è conservativo su un dominio che contiene la curva chiusa, ∮=0\oint=0. Esempio: F=(y3sin⁡(xy3), 3xy2sin⁡(xy3))=∇(−cos⁡(xy3))\mathbf{F}=(y^3\sin(xy^3),\ 3xy^2\sin(xy^3))=\nabla(-\cos(xy^3)), quindi la circuitazione sull'ellisse (2cos⁡t,3sin⁡t)(2\cos t,3\sin t) è 00, mentre sull'arco (sin⁡t,sin⁡4t)(\sin t,\sin^4t), t∈[0,π/2]t\in[0,\pi/2], da (0,0)(0,0) a (1,1)(1,1) vale U(1,1)−U(0,0)=1−cos⁡1U(1,1)-U(0,0)=1-\cos1.
  4. Dominio bucato. Per un campo irrotazionale su R2∖{(0,0)}\mathbb{R}^2\setminus\{(0,0)\} è conservativo se e solo se la circuitazione sulla circonferenza unitaria è nulla (le curve chiuse semplici che circondano l'origine hanno la stessa circuitazione, v. Formule di Gauss-Green e teorema di Stokes nel pianoPer un dominio D del piano con bordo orientato positivamente (D "a sinistra"), ∬ f_y = −∮ f dx e ∬ f_x = ∮ f dy. Se ne ricavano: l'area come ∮ x dy = −∮ y dx = ½∮(x dy − y dx); la formula di Stokes nel piano ∬ (F₂ₓ − F₁ᵧ) dxdy = ∮ F₁dx + F₂dy (flusso del rotore = circuitazione); l'invarianza della circuitazione di un campo irrotazionale tra curve che circondano lo stesso buco.Formule di Gauss-Green e teorema di Stokes nel piano →).

Campi centrali

Un campo del tipo F(x)=g(∥x∥) x\mathbf{F}(\mathbf{x})=g(\|\mathbf{x}\|)\,\mathbf{x}, con gg continua su (0,+∞)(0,+\infty) e x∈Rn∖{0}\mathbf{x}\in\mathbb{R}^n\setminus\{\mathbf{0}\}, è sempre conservativo: se Φ′(r)=r g(r)\Phi'(r)=r\,g(r) allora U(x)=Φ(∥x∥)U(\mathbf{x})=\Phi(\|\mathbf{x}\|) ha ∇U=Φ′(r)xr=g(r) x\nabla U=\Phi'(r)\dfrac{\mathbf{x}}{r}=g(r)\,\mathbf{x} (il gradiente di r=∥x∥r=\|\mathbf{x}\| è x/r\mathbf{x}/r). Per il campo gravitazionale o elettrostatico F=−k∥x∥3x\mathbf{F}=-\dfrac{k}{\|\mathbf{x}\|^3}\mathbf{x} (con k>0k>0) si ha g=−k/r3g=-k/r^3, Φ′=−k/r2\Phi'=-k/r^2, Φ=k/r\Phi=k/r: il potenziale è U=k∥x∥U=\dfrac{k}{\|\mathbf{x}\|}, definito su R3∖{0}\mathbb{R}^3\setminus\{\mathbf{0}\} che è semplicemente connesso. Il lavoro per spostare una massa dal raggio R1R_1 al raggio R2R_2 è k(1R2−1R1)k\left(\frac1{R_2}-\frac1{R_1}\right), indipendente dal cammino. Si noti la differenza con il vortice nel piano: il vortice non è radiale ma tangenziale.

Errori comuni

  • Concludere "conservativo" dal solo rotore nullo senza guardare il dominio: il vortice è chiuso ma non esatto.
  • Controllare una sola coppia di derivate in R3\mathbb{R}^3: servono tutte e tre, valide in ogni punto.
  • Dimenticare che la costante d'integrazione nella ricerca del potenziale è una funzione dell'altra variabile: c(y)c(y) in R2\mathbb{R}^2, φ(y,z)\varphi(y,z) in R3\mathbb{R}^3.
  • Calcolare U(inizio)−U(fine)U(\text{inizio})-U(\text{fine}) invece di U(fine)−U(inizio)U(\text{fine})-U(\text{inizio}).
  • Credere che la circuitazione nulla su una curva chiusa basti: deve essere nulla su ogni curva chiusa.
  • Leggere gli estremi dalla parametrizzazione sbagliata: per γ(t)=(t5,t)\gamma(t)=(t^5,t), t∈[0,1]t\in[0,1] gli estremi sono (0,0)(0,0) e (1,1)(1,1); per la curva polare ρ=e−θ\rho=e^{-\theta}, θ∈[0,2π]\theta\in[0,2\pi] il punto finale è (e−2π,0)(e^{-2\pi},0), non (1,0)(1,0).

Domande d'esame

  1. Dimostrare che se F=∇U\mathbf{F}=\nabla U, il lavoro lungo una curva regolare a tratti vale U(P2)−U(P1)U(P_2)-U(P_1). Traccia: regola della catena ddtU(r(t))=∇U⋅r′\frac d{dt}U(\mathbf{r}(t))=\nabla U\cdot\mathbf{r}', teorema fondamentale del calcolo, somma telescopica per le curve a tratti.
  2. Enunciare e dimostrare l'equivalenza fra indipendenza dal cammino, circuitazione nulla e conservatività. Traccia: (c)⇒\Rightarrow(a),(b) con la domanda 1; (b)⇒\Rightarrow(a) con la curva γ1∪(−γ2)\gamma_1\cup(-\gamma_2); (a)⇒\Rightarrow(c) definendo UU come integrale da un punto fisso e calcolando il rapporto incrementale lungo ei\mathbf{e}_i.
  3. Dimostrare che un campo conservativo C1C^1 è irrotazionale e mostrare con un esempio che il viceversa è falso. Traccia: Schwarz sul potenziale; controesempio del vortice su R2∖{0}\mathbb{R}^2\setminus\{\mathbf{0}\} con circuitazione 2π2\pi; enunciato del teorema nel caso semplicemente connesso.

Esercizi svolti: Esercizio - campo con funzione incognita, potenziale e lavoro (appello 26 gennaio 2026), Esercizio - campo con funzione incognita e potenziale su R2 (appello 7 settembre 2026), Esercizio - campo con parametro sul piano bucato (appello 30 gennaio 2024), Esercizio - quattro campi, irrotazionalità, conservatività e potenziale (foglio 6, esercizio 13).

Versione ripasso

Conservativo: F=∇U\mathbf{F}=\nabla U (ω\omega esatta, dU=ωdU=\omega); UU unico a meno di costante se Ω\Omega è connesso.

Teorema fondamentale (D). ∫γF⋅dr=U(P2)−U(P1)\int_\gamma\mathbf{F}\cdot d\mathbf{r}=U(P_2)-U(P_1): ddtU(r(t))=∇U⋅r′\frac d{dt}U(\mathbf{r}(t))=\nabla U\cdot\mathbf{r}', teorema fondamentale del calcolo, somma telescopica per le curve a tratti. Circuitazione nulla, indipendenza dal cammino. Esempio: U=x2yU=x^2y da (0,0)(0,0) a (1,2)(1,2) vale 22.

Equivalenze (D) (aperto connesso): (a) indipendenza dal cammino ⇔\Leftrightarrow (b) circuitazione nulla ⇔\Leftrightarrow (c) conservativo. (b)⇒\Rightarrow(a): γ1∪(−γ2)\gamma_1\cup(-\gamma_2) è chiusa. (a)⇒\Rightarrow(c): U(x)=∫P0xF⋅drU(\mathbf{x})=\int_{P_0}^{\mathbf{x}}\mathbf{F}\cdot d\mathbf{r}, U(x+he1)−U(x)h=∫01F1(x+she1) ds→F1\frac{U(\mathbf{x}+h\mathbf{e}_1)-U(\mathbf{x})}h=\int_0^1F_1(\mathbf{x}+sh\mathbf{e}_1)\,ds\to F_1.

Rotore. rot⁡F=(∂yF3−∂zF2, ∂zF1−∂xF3, ∂xF2−∂yF1)\operatorname{rot}\mathbf{F}=(\partial_yF_3-\partial_zF_2,\ \partial_zF_1-\partial_xF_3,\ \partial_xF_2-\partial_yF_1); nel piano ∂xF2−∂yF1\partial_xF_2-\partial_yF_1. Irrotazionale == forma chiusa.

Conservativo ⇒\Rightarrow irrotazionale (D): ∂jFi=∂j∂iU=∂i∂jU=∂iFj\partial_jF_i=\partial_j\partial_iU=\partial_i\partial_jU=\partial_iF_j (Schwarz). Serve in negativo: rotore ≠0\ne0 ⇒\Rightarrow non conservativo.

Vortice (−y,x)x2+y2\frac{(-y,x)}{x^2+y^2} su R2∖{0}\mathbb{R}^2\setminus\{\mathbf{0}\}: rotore nullo (y2−x2(x2+y2)2\frac{y^2-x^2}{(x^2+y^2)^2} da entrambe le parti), circuitazione ∫02π1 dt=2π\int_0^{2\pi}1\,dt=2\pi: chiuso ma non esatto.

Semplicemente connesso: connesso, senza buchi. Convessi e stellati sì; R2∖{P}\mathbb{R}^2\setminus\{P\}, corona, R3∖\mathbb{R}^3\setminusretta, toro no; R3∖{P}\mathbb{R}^3\setminus\{P\} sì.

Teorema. Irrotazionale ++ Ω\Omega semplicemente connesso ⇒\Rightarrow conservativo. Localmente (in ogni palla) un campo irrotazionale ha sempre un potenziale.

Metodo. Dominio →\to rotore →\to (se nullo e s.c.) conservativo →\to U=∫F1 dx+c(y)U=\int F_1\,dx+c(y), Uy=F2U_y=F_2 ⇒\Rightarrow c′(y)c'(y) →\to lavoro =U(fine)−U(inizio)=U(\text{fine})-U(\text{inizio}). Esempi: (2xy,x2+1)(2xy,x^2+1) ha U=x2y+yU=x^2y+y, lavoro 44 da (0,0)(0,0) a (1,2)(1,2); (y+z,x+z,x+y)(y+z,x+z,x+y) ha U=xy+xz+yzU=xy+xz+yz.

Richieste tipiche.

  • Parametri: (−xy−2ay)dx+(ax2+bx−y5)dy(-xy-2ay)dx+(ax^2+bx-y^5)dy chiusa per a=−12a=-\frac12, b=1b=1, U=xy−12x2y−y66U=xy-\frac12x^2y-\frac{y^6}6.
  • Funzione incognita: 2xz dx+(2yz+sin⁡y)dy+g dz2xz\,dx+(2yz+\sin y)dy+g\,dz chiusa per g=x2+y2+cg=x^2+y^2+c, U=(x2+y2)z−cos⁡yU=(x^2+y^2)z-\cos y.
  • Circuitazione senza integrare: conservativo ⇒0\Rightarrow0; (y3sin⁡xy3,3xy2sin⁡xy3)=∇(−cos⁡xy3)(y^3\sin xy^3,3xy^2\sin xy^3)=\nabla(-\cos xy^3) lavoro 1−cos⁡11-\cos1 da (0,0)(0,0) a (1,1)(1,1).
  • Piano bucato: conservativo ⇔\Leftrightarrow circuitazione sulla circonferenza unitaria nulla.

Campi centrali g(r)xg(r)\mathbf{x} sono conservativi con U=Φ(r)U=\Phi(r), Φ′=rg\Phi'=rg; gravitazione: U=k/rU=k/r.

Dimostrazioni in breve.

  • Lavoro con il potenziale: r:[a,b]→Ω\mathbf{r}:[a,b]\to\Omega di classe C1C^1; per la regola della catenaddtU(r(t))=∇U(r(t))⋅r′(t)\frac d{dt}U(\mathbf{r}(t))=\nabla U(\mathbf{r}(t))\cdot\mathbf{r}'(t) l'integrando è la derivata di U∘rU\circ\mathbf{r}, quindi l'integrale vale U(r(b))−U(r(a))U(\mathbf{r}(b))-U(\mathbf{r}(a)); per le curve a tratti i valori nei nodi si cancellano a coppie (somma telescopica).
  • (b)⇒\Rightarrow(a): la curva γ1∪(−γ2)\gamma_1\cup(-\gamma_2) è chiusa e ∮=∫γ1−∫γ2=0\oint=\int_{\gamma_1}-\int_{\gamma_2}=0. (a)⇒\Rightarrow(c): U(x)=∫P0xF⋅drU(\mathbf{x})=\int_{P_0}^{\mathbf{x}}\mathbf{F}\cdot d\mathbf{r} è ben definita per (a); si arriva a x+he1\mathbf{x}+h\mathbf{e}_1 passando da x\mathbf{x} e poi per il segmento x+she1\mathbf{x}+sh\mathbf{e}_1: U(x+he1)−U(x)h=∫01F1(x+she1) ds→F1(x)\frac{U(\mathbf{x}+h\mathbf{e}_1)-U(\mathbf{x})}{h}=\int_0^1F_1(\mathbf{x}+sh\mathbf{e}_1)\,ds\to F_1(\mathbf{x}) per continuità.
  • Conservativo ⇒\Rightarrow irrotazionale: Fi=∂iUF_i=\partial_iU con U∈C2U\in C^2; ∂jFi=∂j∂iU=∂i∂jU=∂iFj\partial_jF_i=\partial_j\partial_iU=\partial_i\partial_jU=\partial_iF_j (Schwarz).

Vortice e domini. F=(−y,x)x2+y2\mathbf{F}=\frac{(-y,x)}{x^2+y^2}: ∂yF1=∂xF2=y2−x2(x2+y2)2\partial_yF_1=\partial_xF_2=\frac{y^2-x^2}{(x^2+y^2)^2} (regola del quoziente), ma sulla circonferenza di raggio RR F⋅r′=1\mathbf{F}\cdot\mathbf{r}'=1 e ∮=2π\oint=2\pi. Un potenziale esiste solo localmente (l'angolo polare θ\theta; arctan⁡yx\arctan\frac yx per x>0x>0). Domini s.c.: convessi, stellati, R3∖{P}\mathbb{R}^3\setminus\{P\}; non s.c.: R2∖{P}\mathbb{R}^2\setminus\{P\}, corona, R3∖\mathbb{R}^3\setminusretta, toro. Sul piano bucato un campo chiuso è esatto se e solo se la circuitazione sulla circonferenza unitaria è 00.

Costruzione del potenziale in R3\mathbb{R}^3. U=∫F1 dx+φ(y,z)U=\int F_1\,dx+\varphi(y,z); da Uy=F2U_y=F_2 si ottiene φy\varphi_y e φ=∫φy dy+h(z)\varphi=\int\varphi_y\,dy+h(z); da Uz=F3U_z=F_3 si ottiene h′h'. Se in un passaggio compare una variabile "sbagliata" nella derivata, il campo non è conservativo (o c'è un errore).

Campi centrali F=g(∥x∥)x\mathbf{F}=g(\|\mathbf{x}\|)\mathbf{x}: U=Φ(∥x∥)U=\Phi(\|\mathbf{x}\|) con Φ′(r)=rg(r)\Phi'(r)=rg(r) (∇∥x∥=x/∥x∥\nabla\|\mathbf{x}\|=\mathbf{x}/\|\mathbf{x}\|). Gravitazionale −kx/∥x∥3-k\mathbf{x}/\|\mathbf{x}\|^3: U=k/∥x∥U=k/\|\mathbf{x}\|, lavoro da R1R_1 a R2R_2 =k(1R2−1R1)=k(\frac1{R_2}-\frac1{R_1}). L'energia E=12m∥r˙∥2−U(r)E=\frac12m\|\dot{\mathbf{r}}\|^2-U(\mathbf{r}) si conserva (derivata r˙⋅(mr¨−F)=0\dot{\mathbf{r}}\cdot(m\ddot{\mathbf{r}}-\mathbf{F})=0).

Errori tipici.

  • Rotore nullo ⇒\Rightarrow conservativo senza guardare il dominio.
  • Controllare una sola derivata incrociata in R3\mathbb{R}^3.
  • Dimenticare che la costante c(y)c(y) dipende dall'altra variabile.
  • Invertire U(fine)−U(inizio)U(\text{fine})-U(\text{inizio}).

Esercizi su questo argomento

Teoria collegata