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Note per Studenti Massimi e minimi liberi e natura dei punti critici

Massimi e minimi liberi e natura dei punti critici

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In questa nota si cercano i punti in cui una funzione di più variabili raggiunge il suo valore più grande o più piccolo quando non ci sono vincoli: si può muovere il punto in tutte le direzioni. Servono tre strumenti già visti: il gradiente (Derivate parziali, differenziabilità e piano tangenteLa derivata parziale f_{x_i}(x0) è la derivata di t ↦ f(x0 + t e_i); il gradiente ∇f raccoglie le derivate parziali. In più variabili l'esistenza delle derivate parziali NON implica la continuità. f è differenziabile in x0 se f(x0 + h) = f(x0) + a·h + o(|h|); allora f è continua, ha gradiente e a = ∇f(x0) (D). Il grafico ha piano tangente z = f(x0) + ∇f(x0)·(x − x0) e normale (−f_x, −f_y, 1). Teorema del differenziale totale: se le derivate parziali esistono vicino a x0 e sono continue in x0, f è differenziabile; C^1 ⇒ differenziabile ⇒ derivabile e continua, ma i viceversa sono falsi. Regole: Leibniz, catena (f∘r)' = ∇f(r)·r'.Derivate parziali, differenziabilità e piano tangente →), la formula di Taylor del secondo ordine con la matrice hessiana (Derivate seconde, teorema di Schwarz e formula di Taylor del secondo ordineLe derivate seconde f_{x_i x_j} = (f_{x_i}){x_j} formano la matrice hessiana H_f; se f è C² l'hessiana è simmetrica (teorema di Schwarz: le derivate miste, continue, non dipendono dall'ordine). Il differenziale secondo d²f(x0)(h) = h^T H_f(x0) h = Σ f{x_i x_j} h_i h_j è una forma quadratica. Formula di Taylor del secondo ordine con resto di Peano (D): f(x0 + h) = f(x0) + ∇f(x0)·h + ½ h^T H_f(x0) h + o(|h|²) per f ∈ C². Serve per i punti critici e per calcolare limiti.Derivate seconde, teorema di Schwarz e formula di Taylor del secondo ordine →) e il segno di una forma quadratica (Forme quadratiche e criteri di definitezzaUna forma quadratica q(h) = h^T M h (M simmetrica) è definita positiva se q>0 per h ≠ 0, semidefinita positiva se q ≥ 0, definita/semidefinita negativa con segni opposti, indefinita se cambia segno. In due variabili, con M = [[a,b],[b,c]]: definita positiva ⇔ det M > 0 e a > 0, definita negativa ⇔ det M > 0 e a < 0, indefinita ⇔ det M < 0 (D, completando il quadrato). In generale: segno degli autovalori di M (D, teorema spettrale): tutti > 0 definita positiva, tutti < 0 definita negativa, di segno diverso indefinita; inoltre q(h) ≥ λ_min |h|². Per n = 3 si usano i minori principali di Sylvester. È lo strumento per classificare i punti critici.Forme quadratiche e criteri di definitezza →). Il caso di una sola variabile è in Massimi e minimi relativi e teorema di Fermatx0 è punto di minimo (massimo) relativo se f(x0) ≤ f(x) (≥) per gli x del dominio vicini a x0. I candidati sono gli estremi del dominio, i punti dove f non è derivabile e i punti interni con f'(x0) = 0 (punti critici o stazionari). Teorema di Fermat: in un punto interno di minimo o massimo relativo dove f è derivabile, f'(x0) = 0. È solo una condizione necessaria: x³ in 0.Massimi e minimi relativi e teorema di Fermat →. Quando invece il punto deve restare su una curva si passa a Estremi vincolati - metodo diretto e moltiplicatori di LagrangeEstremi vincolati = estremi di f ristretta a una curva g(x,y) = b o a un insieme chiuso K. Metodo diretto: si parametrizza il vincolo, r(t) = (x(t), y(t)), e si studia φ(t) = f(r(t)) con l'Analisi 1 (non dimenticare gli estremi dell'intervallo). Moltiplicatori di Lagrange (D): se P è estremo locale di f|Γ e ∇g(P) ≠ 0 allora ∇f(P) = λ∇g(P); equivale a ∇L = 0 per L = f + λ(b − g). Procedura: punti singolari del vincolo (∇g = 0), punti critici vincolati, confronto dei valori (Weierstrass se Γ è compatto). Estremi assoluti su un insieme chiuso K: interno (∇f = 0), frontiera (Lagrange o parametrizzazione, più i vertici), confronto; se K è illimitato si usa la coercività della funzione all'infinito.Estremi vincolati - metodo diretto e moltiplicatori di Lagrange →.

1. Che cosa vuol dire "estremo"

Sia f:X⊆Rn→Rf : X \subseteq \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} e sia x0∈X\mathbf{x}_0 \in X.

Definizione (estremi assoluti). x0\mathbf{x}_0 è un punto di massimo assoluto (o globale) se f(x0)≥f(x)f(\mathbf{x}_0) \ge f(\mathbf{x}) per ogni x∈X\mathbf{x} \in X; di minimo assoluto se f(x0)≤f(x)f(\mathbf{x}_0) \le f(\mathbf{x}) per ogni x∈X\mathbf{x} \in X. Il numero f(x0)f(\mathbf{x}_0) si chiama valore massimo (minimo) e si scrive max⁡Xf\max_X f (min⁡Xf\min_X f).

Definizione (estremi relativi). x0\mathbf{x}_0 è un punto di massimo relativo (o locale) se esiste un intorno sferico UU di x0\mathbf{x}_0 tale che f(x0)≥f(x)f(\mathbf{x}_0) \ge f(\mathbf{x}) per ogni x∈U∩X\mathbf{x} \in U \cap X; per il minimo relativo si rovescia la disuguaglianza. L'estremo è forte (o stretto) se la disuguaglianza è stretta per ogni x≠x0\mathbf{x} \ne \mathbf{x}_0 (in XX per gli assoluti, in U∩XU \cap X per i relativi).

Esempio. f(x,y)=x2+y2f(x,y) = x^2 + y^2 ha in (0,0)(0,0) un minimo assoluto stretto: f(x,y)>0=f(0,0)f(x,y) > 0 = f(0,0) per ogni (x,y)≠(0,0)(x,y) \ne (0,0). Invece f(x,y)=cos⁡x+cos⁡yf(x,y) = \cos x + \cos y ha in (0,0)(0,0) un massimo assoluto (vale 22, e cos⁡≤1\cos \le 1 ovunque) ma ha massimi assoluti anche in (2π,0)(2\pi, 0), (0,2π)(0, 2\pi), ...: l'estremo è assoluto ma non stretto.

Come ragionare. Un estremo relativo si decide guardando il segno di f(x)−f(x0)f(\mathbf{x}) - f(\mathbf{x}_0) vicino a x0\mathbf{x}_0: sempre ≥0\ge 0 vicino a x0\mathbf{x}_0 vuol dire minimo relativo, sempre ≤0\le 0 massimo relativo, di entrambi i segni in ogni intorno vuol dire che non è un estremo. Un estremo assoluto si decide guardando il segno di f(x)−f(x0)f(\mathbf{x}) - f(\mathbf{x}_0) su tutto il dominio: è un'informazione molto più forte, e un minimo relativo può non essere assoluto (un fondovalle non è il punto più basso di tutta la regione).

Si parla di estremi liberi quando il dominio è un insieme aperto A⊆RnA \subseteq \mathbb{R}^n (per esempio tutto Rn\mathbb{R}^n): ogni punto ha un intorno contenuto in AA e ci si può spostare in ogni direzione. Si parla di estremi vincolati quando il dominio contiene il bordo, una curva o una disuguaglianza non aperta: lì la regola di questa nota non basta più.

2. Condizione necessaria: il teorema di Fermat

Teorema (Fermat). Sia A⊆RnA \subseteq \mathbb{R}^n aperto, f:A→Rf : A \to \mathbb{R}, e sia x0∈A\mathbf{x}_0 \in A un punto di massimo o di minimo relativo. Se ff è derivabile in x0\mathbf{x}_0 (esistono tutte le derivate parziali), allora ∇f(x0)=0,cioeˋ∂f∂xk(x0)=0per k=1,…,n.\nabla f(\mathbf{x}_0) = \mathbf{0}, \qquad \text{cioè} \qquad \frac{\partial f}{\partial x_k}(\mathbf{x}_0) = 0 \quad \text{per } k = 1, \dots, n.

Esempio. f(x,y)=x2+y2−2xf(x,y) = x^2 + y^2 - 2x ha ∇f=(2x−2, 2y)\nabla f = (2x - 2,\ 2y), che si annulla solo in (1,0)(1, 0). Infatti f(x,y)=(x−1)2+y2−1≥−1=f(1,0)f(x,y) = (x-1)^2 + y^2 - 1 \ge -1 = f(1,0): lì c'è il minimo assoluto, e vale −1-1.

Dimostrazione (D). Supponiamo che x0\mathbf{x}_0 sia un punto di massimo relativo (per il minimo si ragiona allo stesso modo, o si applica il risultato a −f-f).

  1. Poiché AA è aperto e x0\mathbf{x}_0 è un massimo relativo, esiste δ>0\delta > 0 tale che la palla Bδ(x0)B_\delta(\mathbf{x}_0) sta in AA e f(x)≤f(x0)f(\mathbf{x}) \le f(\mathbf{x}_0) per ogni x\mathbf{x} della palla.
  2. Fissiamo k∈{1,…,n}k \in \{1, \dots, n\} e sia ek\mathbf{e}_k il kk-esimo vettore della base canonica. Definiamo la funzione di una variabile g(t)=f(x0+t ek),t∈(−δ,δ).g(t) = f(\mathbf{x}_0 + t\,\mathbf{e}_k), \qquad t \in (-\delta, \delta). È ben definita perché il punto x0+tek\mathbf{x}_0 + t\mathbf{e}_k dista ∣t∣<δ|t| < \delta da x0\mathbf{x}_0, quindi sta nella palla (qui si usa che il punto è interno).
  3. Per t∈(−δ,δ)t \in (-\delta, \delta) si ha g(t)=f(x0+tek)≤f(x0)=g(0)g(t) = f(\mathbf{x}_0 + t\mathbf{e}_k) \le f(\mathbf{x}_0) = g(0): la funzione gg ha un massimo relativo nel punto interno t=0t = 0.
  4. gg è derivabile in 00, perché per definizione g′(0)=lim⁡t→0f(x0+tek)−f(x0)t=∂f∂xk(x0)g'(0) = \lim_{t \to 0}\frac{f(\mathbf{x}_0 + t\mathbf{e}_k) - f(\mathbf{x}_0)}{t} = \frac{\partial f}{\partial x_k}(\mathbf{x}_0) esiste. Per il teorema di Fermat in una variabile (Massimi e minimi relativi e teorema di Fermatx0 è punto di minimo (massimo) relativo se f(x0) ≤ f(x) (≥) per gli x del dominio vicini a x0. I candidati sono gli estremi del dominio, i punti dove f non è derivabile e i punti interni con f'(x0) = 0 (punti critici o stazionari). Teorema di Fermat: in un punto interno di minimo o massimo relativo dove f è derivabile, f'(x0) = 0. È solo una condizione necessaria: x³ in 0.Massimi e minimi relativi e teorema di Fermat →) g′(0)=0g'(0) = 0, cioè ∂f∂xk(x0)=0\frac{\partial f}{\partial x_k}(\mathbf{x}_0) = 0.
  5. Poiché kk era arbitrario, tutte le derivate parziali sono nulle: ∇f(x0)=0\nabla f(\mathbf{x}_0) = \mathbf{0}. ■\blacksquare

Definizione (punto critico). Un punto x0\mathbf{x}_0 in cui ff è derivabile e ∇f(x0)=0\nabla f(\mathbf{x}_0) = \mathbf{0} si chiama punto criticochiamato anche punto stazionario: il gradiente è il vettore nullo (o stazionario) di ff.

Significato geometrico (n=2n = 2). Se ff è differenziabile in (x0,y0)(x_0, y_0), il piano tangente al grafico è z=f(x0,y0)+fx(x0,y0)(x−x0)+fy(x0,y0)(y−y0).z = f(x_0,y_0) + f_x(x_0,y_0)(x - x_0) + f_y(x_0,y_0)(y - y_0). In un punto critico i due coefficienti sono nulli e il piano diventa z=f(x0,y0)z = f(x_0, y_0): un piano orizzontale. Un estremo è dunque un punto in cui la superficie ha il piano tangente orizzontale.

Due precisazioni importanti.

3. Perché la condizione non basta

Fermat dice: estremo ⇒\Rightarrow punto critico. Il viceversa è falso, e il modo in cui è falso si vede in tre esempi.

  1. n=1n = 1, f(x)=x3f(x) = x^3. f′(0)=0f'(0) = 0, ma f(x)>0f(x) > 0 per x>0x > 0 e f(x)<0f(x) < 0 per x<0x < 0: flesso a tangente orizzontale, non un estremo.
  2. f(x,y)=−y3f(x,y) = -y^3. ∇f=(0,−3y2)\nabla f = (0, -3y^2) si annulla su tutta la retta y=0y = 0, quindi ci sono infiniti punti critici. Ma vicino a (x0,0)(x_0, 0) si ha f(x0,y)=−y3>0f(x_0, y) = -y^3 > 0 se y<0y < 0 e <0< 0 se y>0y > 0: nessuno è un estremo.
  3. f(x,y)=x2−y2f(x,y) = x^2 - y^2. ∇f=(2x,−2y)\nabla f = (2x, -2y) si annulla solo in (0,0)(0,0). Lungo l'asse xx vale f(x,0)=x2>0f(x,0) = x^2 > 0, lungo l'asse yy vale f(0,y)=−y2<0f(0,y) = -y^2 < 0. In ogni intorno dell'origine ci sono valori sia sopra sia sotto f(0,0)=0f(0,0) = 0: né massimo né minimo.

Grafico interattivo: Livelli di f(x,y) = x² − y²: per c > 0 iperboli aperte lungo l'asse x, per c < 0 iperboli lungo l'asse y, per c = 0 le due bisettrici. Nell'origine la funzione sale lungo l'asse x e scende lungo l'asse y: punto di sella

Definizione (punto di sella). Un punto critico x0\mathbf{x}_0 che non è né di massimo né di minimo relativo si chiama punto di sella: in ogni intorno di x0\mathbf{x}_0 la differenza f(x)−f(x0)f(\mathbf{x}) - f(\mathbf{x}_0) assume sia valori >0> 0 sia valori <0< 0.

Per decidere cosa sia davvero un punto critico serve un criterio che guardi le derivate seconde.

4. Condizione sufficiente: la matrice hessiana

4.1 L'idea

Sia f∈C2(A)f \in C^2(A) e x0\mathbf{x}_0 un punto critico. La formula di Taylor del secondo ordine con il resto di Peano (Derivate seconde, teorema di Schwarz e formula di Taylor del secondo ordineLe derivate seconde f_{x_i x_j} = (f_{x_i}){x_j} formano la matrice hessiana H_f; se f è C² l'hessiana è simmetrica (teorema di Schwarz: le derivate miste, continue, non dipendono dall'ordine). Il differenziale secondo d²f(x0)(h) = h^T H_f(x0) h = Σ f{x_i x_j} h_i h_j è una forma quadratica. Formula di Taylor del secondo ordine con resto di Peano (D): f(x0 + h) = f(x0) + ∇f(x0)·h + ½ h^T H_f(x0) h + o(|h|²) per f ∈ C². Serve per i punti critici e per calcolare limiti.Derivate seconde, teorema di Schwarz e formula di Taylor del secondo ordine →) dice, per h→0\mathbf{h} \to \mathbf{0}: f(x0+h)=f(x0)+∇f(x0)⋅h⏟= 0+12 hTHf(x0) h+o(∥h∥2),f(\mathbf{x}_0 + \mathbf{h}) = f(\mathbf{x}_0) + \underbrace{\nabla f(\mathbf{x}_0)\cdot\mathbf{h}}_{=\,0} + \tfrac12\,\mathbf{h}^T H_f(\mathbf{x}_0)\,\mathbf{h} + o(\|\mathbf{h}\|^2), dove Hf(x0)=(∂2f∂xi∂xj(x0))H_f(\mathbf{x}_0) = \left(\frac{\partial^2 f}{\partial x_i \partial x_j}(\mathbf{x}_0)\right) è la matrice hessiana (simmetrica per Schwarz). Il termine del primo ordine sparisce perché il punto è critico, quindi f(x0+h)−f(x0)=12 q(h)+o(∥h∥2),q(h)=hTHf(x0)h.f(\mathbf{x}_0 + \mathbf{h}) - f(\mathbf{x}_0) = \tfrac12\, q(\mathbf{h}) + o(\|\mathbf{h}\|^2), \qquad q(\mathbf{h}) = \mathbf{h}^T H_f(\mathbf{x}_0)\mathbf{h}. Il segno dell'incremento, per h\mathbf{h} piccolo, è deciso dal segno della forma quadratica qq (come in una variabile lo decide il segno di 12f′′(x0)h2\frac12 f''(x_0)h^2).

4.2 Il teorema

Teorema (condizioni sufficienti del secondo ordine). Sia AA aperto, f∈C2(A)f \in C^2(A), ∇f(x0)=0\nabla f(\mathbf{x}_0) = \mathbf{0} e H=Hf(x0)H = H_f(\mathbf{x}_0).

  1. Se HH è definita positiva (q(h)>0q(\mathbf{h}) > 0 per ogni h≠0\mathbf{h} \ne \mathbf{0}), x0\mathbf{x}_0 è un punto di minimo relativo forte.
  2. Se HH è definita negativa, x0\mathbf{x}_0 è un punto di massimo relativo forte.
  3. Se HH è indefinita (qq assume valori di entrambi i segni), x0\mathbf{x}_0 è un punto di sella.
  4. Se HH è solo semidefinita (o nulla), il criterio non decide.

Esempio. f(x,y)=x2+3y2f(x,y) = x^2 + 3y^2 ha ∇f(0,0)=0\nabla f(0,0) = 0 e H=(2006)H = \begin{pmatrix} 2 & 0 \\ 0 & 6\end{pmatrix}, con autovalori 2,6>02, 6 > 0: definita positiva, quindi minimo relativo forte in (0,0)(0,0).

Come si decide il segno di HH: con il criterio dei minori per n=2n = 2 e per n=3n = 3, oppure con il segno degli autovalori (teorema spettrale, Teorema spettrale e forme quadraticheUna funzione lineare è simmetrica se f(v)·w = v·f(w); in una base ortonormale ha matrice simmetrica. Teorema spettrale: f è simmetrica se e solo se esiste una base ortonormale di autovettori, cioè A simmetrica ⇔ PᵀAP diagonale con P ortogonale. Applicato alle forme quadratiche, permette di scriverle come somma di quadrati con gli autovalori come coefficienti.Teorema spettrale e forme quadratiche →); è tutto in Forme quadratiche e criteri di definitezzaUna forma quadratica q(h) = h^T M h (M simmetrica) è definita positiva se q>0 per h ≠ 0, semidefinita positiva se q ≥ 0, definita/semidefinita negativa con segni opposti, indefinita se cambia segno. In due variabili, con M = [[a,b],[b,c]]: definita positiva ⇔ det M > 0 e a > 0, definita negativa ⇔ det M > 0 e a < 0, indefinita ⇔ det M < 0 (D, completando il quadrato). In generale: segno degli autovalori di M (D, teorema spettrale): tutti > 0 definita positiva, tutti < 0 definita negativa, di segno diverso indefinita; inoltre q(h) ≥ λ_min |h|². Per n = 3 si usano i minori principali di Sylvester. È lo strumento per classificare i punti critici.Forme quadratiche e criteri di definitezza →.

Dimostrazione (D). Per il teorema spettrale la matrice HH è diagonalizzabile con una matrice ortogonale SS (STS=IS^T S = I): STHS=diag⁡(λ1,…,λn)S^T H S = \operatorname{diag}(\lambda_1, \dots, \lambda_n) con λi∈R\lambda_i \in \mathbb{R}. Con il cambio di variabile h=Sk\mathbf{h} = S\mathbf{k} si ha ∥h∥=∥k∥\|\mathbf{h}\| = \|\mathbf{k}\| (una matrice ortogonale conserva la lunghezza: ∥Sk∥2=kTSTSk=∥k∥2\|S\mathbf{k}\|^2 = \mathbf{k}^T S^T S \mathbf{k} = \|\mathbf{k}\|^2) e q(h)=kT(STHS) k=λ1k12+⋯+λnkn2.q(\mathbf{h}) = \mathbf{k}^T (S^T H S)\,\mathbf{k} = \lambda_1 k_1^2 + \dots + \lambda_n k_n^2.

Punto 1. Se qq è definita positiva, scegliendo k=ej\mathbf{k} = \mathbf{e}_j (cioè h=Sej≠0\mathbf{h} = S\mathbf{e}_j \ne \mathbf{0}) si ottiene q=λj>0q = \lambda_j > 0 per ogni jj. Sia λmin⁡=min⁡jλj>0\lambda_{\min} = \min_j \lambda_j > 0. Allora per ogni h\mathbf{h} q(h)=∑jλjkj2≥λmin⁡∑jkj2=λmin⁡∥h∥2.q(\mathbf{h}) = \sum_j \lambda_j k_j^2 \ge \lambda_{\min}\sum_j k_j^2 = \lambda_{\min}\|\mathbf{h}\|^2. Per la formula di Taylor, il resto è o(∥h∥2)o(\|\mathbf{h}\|^2): esiste δ>0\delta > 0 tale che, per 0<∥h∥<δ0 < \|\mathbf{h}\| < \delta, ∣resto∣≤λmin⁡4∥h∥2|\text{resto}| \le \frac{\lambda_{\min}}{4}\|\mathbf{h}\|^2. Allora per 0<∥h∥<δ0 < \|\mathbf{h}\| < \delta f(x0+h)−f(x0)≥λmin⁡2∥h∥2−λmin⁡4∥h∥2=λmin⁡4∥h∥2>0.f(\mathbf{x}_0 + \mathbf{h}) - f(\mathbf{x}_0) \ge \frac{\lambda_{\min}}{2}\|\mathbf{h}\|^2 - \frac{\lambda_{\min}}{4}\|\mathbf{h}\|^2 = \frac{\lambda_{\min}}{4}\|\mathbf{h}\|^2 > 0. Quindi f(x)>f(x0)f(\mathbf{x}) > f(\mathbf{x}_0) per ogni x≠x0\mathbf{x} \ne \mathbf{x}_0 vicino a x0\mathbf{x}_0: minimo relativo forte.

Punto 2. Si applica il punto 1 a −f-f (l'hessiana di −f-f è −H-H, definita positiva).

Punto 3. Se qq è indefinita ci sono u,v\mathbf{u}, \mathbf{v} con q(u)>0>q(v)q(\mathbf{u}) > 0 > q(\mathbf{v}). Lungo la retta h=tu\mathbf{h} = t\mathbf{u}, per t→0t \to 0: f(x0+tu)−f(x0)=12t2q(u)+o(t2)=t2(12q(u)+o(1))>0f(\mathbf{x}_0 + t\mathbf{u}) - f(\mathbf{x}_0) = \tfrac12 t^2 q(\mathbf{u}) + o(t^2) = t^2\left(\tfrac12 q(\mathbf{u}) + o(1)\right) > 0 per t≠0t \ne 0 piccolo, e lo stesso calcolo con v\mathbf{v} dà un incremento <0< 0. In ogni intorno ci sono quindi punti sopra e punti sotto f(x0)f(\mathbf{x}_0): sella. ■\blacksquare

4.3 Il caso n=2n = 2

Per due variabili la matrice è H=(fxxfxyfxyfyy)H = \begin{pmatrix} f_{xx} & f_{xy} \\ f_{xy} & f_{yy}\end{pmatrix} e il segno si decide con il suo determinante det⁡H=fxxfyy−fxy2\det H = f_{xx}f_{yy} - f_{xy}^2:

Corollario (n=2n = 2). Sia ∇f(x0,y0)=(0,0)\nabla f(x_0, y_0) = (0,0) e f∈C2f \in C^2.

  • det⁡H>0\det H > 0 e fxx>0f_{xx} > 0: minimo relativo forte.
  • det⁡H>0\det H > 0 e fxx<0f_{xx} < 0: massimo relativo forte.
  • det⁡H<0\det H < 0: punto di sella.
  • det⁡H=0\det H = 0: il criterio non decide.

Perché funziona. det⁡H=λ1λ2\det H = \lambda_1\lambda_2 è il prodotto degli autovalori e tr⁡H=fxx+fyy=λ1+λ2\operatorname{tr} H = f_{xx} + f_{yy} = \lambda_1 + \lambda_2 è la somma. Se det⁡H<0\det H < 0 gli autovalori hanno segno opposto: indefinita, sella. Se det⁡H>0\det H > 0 hanno lo stesso segno; inoltre fxxfyy>fxy2≥0f_{xx}f_{yy} > f_{xy}^2 \ge 0 obbliga fxxf_{xx} e fyyf_{yy} ad avere lo stesso segno, quindi la somma λ1+λ2=fxx+fyy\lambda_1 + \lambda_2 = f_{xx} + f_{yy} ha il segno di fxxf_{xx}: se è positiva i due autovalori sono entrambi positivi (minimo), se è negativa entrambi negativi (massimo).

Esempio completo. f(x,y)=x3+y3−3xyf(x,y) = x^3 + y^3 - 3xy.

  • Gradiente: ∇f=(3x2−3y, 3y2−3x)\nabla f = (3x^2 - 3y,\ 3y^2 - 3x). Dal sistema y=x2y = x^2 e x=y2x = y^2 si ha x=x4x = x^4, cioè x(x3−1)=0x(x^3 - 1) = 0: x=0x = 0 oppure x=1x = 1. Punti critici (0,0)(0,0) e (1,1)(1,1).
  • Hessiana: H(x,y)=(6x−3−36y)H(x,y) = \begin{pmatrix} 6x & -3 \\ -3 & 6y\end{pmatrix}.
  • In (0,0)(0,0): H=(0−3−30)H = \begin{pmatrix} 0 & -3 \\ -3 & 0\end{pmatrix}, det⁡H=−9<0\det H = -9 < 0: sella, con f(0,0)=0f(0,0) = 0.
  • In (1,1)(1,1): H=(6−3−36)H = \begin{pmatrix} 6 & -3 \\ -3 & 6\end{pmatrix}, det⁡H=27>0\det H = 27 > 0 e fxx=6>0f_{xx} = 6 > 0: minimo relativo forte, con f(1,1)=−1f(1,1) = -1. (Gli autovalori sono 33 e 99.) Il minimo non è assoluto: f(x,0)=x3→−∞f(x, 0) = x^3 \to -\infty per x→−∞x \to -\infty.

4.4 Quando l'hessiana non decide

Se det⁡H=0\det H = 0 (hessiana semidefinita o nulla) il termine del secondo ordine può annullarsi in certe direzioni, e allora conta quello che c'è dopo. Tre funzioni con ∇f(0,0)=(0,0)\nabla f(0,0) = (0,0) e hessiana nulla nell'origine: f1=x4+y4,f2=−x4−y4,f3=x4−y4f_1 = x^4 + y^4,\qquad f_2 = -x^4 - y^4,\qquad f_3 = x^4 - y^4 hanno rispettivamente un minimo, un massimo e una sella. Stessa cosa con hessiana semidefinita non nulla: x2+y4x^2 + y^4 (minimo) e x2+y3x^2 + y^3 (sella, perché f(0,y)=y3f(0,y) = y^3 cambia segno); in entrambi i casi H=(2000)H = \begin{pmatrix} 2 & 0 \\ 0 & 0\end{pmatrix}, det⁡H=0\det H = 0.

Cosa si fa. Si studia direttamente il segno di f(x)−f(x0)f(\mathbf{x}) - f(\mathbf{x}_0).

  • Per mostrare che il punto non è un estremo basta trovare due curve (spesso due rette) per x0\mathbf{x}_0 lungo cui la differenza ha segni opposti.
  • Per mostrare che è un estremo serve una disuguaglianza valida in un intero intorno (somma di quadrati, fattorizzazione, minorazione).

Esempio. f(x,y)=x3+(x+y)2f(x,y) = x^3 + (x+y)^2. ∇f=(3x2+2(x+y), 2(x+y))\nabla f = (3x^2 + 2(x+y),\ 2(x+y)): la seconda componente dà y=−xy = -x, la prima 3x2=03x^2 = 0. Unico punto critico (0,0)(0,0), con H=(2222)H = \begin{pmatrix} 2 & 2 \\ 2 & 2\end{pmatrix} e det⁡H=0\det H = 0: il criterio non decide. Sulla retta y=−xy = -x si ha f(x,−x)=x3f(x,-x) = x^3, positiva per x>0x > 0 e negativa per x<0x < 0: sella. (È la direzione in cui la forma quadratica 2(h+k)22(h+k)^2 si annulla: lì decide il termine cubico.)

Altri casi misti sono negli esercizi: Esercizio - Punti critici con hessiana degenere (esercizi 17 e 18).

5. Schema operativo per gli estremi liberi

  1. Dominio e regolarità. Controllare che il dominio sia aperto e che ff sia C2C^2 (altrimenti i punti dove non è derivabile vanno studiati a parte).
  2. Punti critici. Risolvere ∇f=0\nabla f = \mathbf{0}. Il sistema è in genere non lineare: si parte dall'equazione più semplice, si fattorizza (un prodotto è nullo se lo è un fattore) e si distinguono i casi. Attenzione a non dividere per una quantità che può essere zero: così si perdono soluzioni (esempio: da x(y−1)=0x(y-1) = 0 si ottiene x=0x = 0 oppure y=1y = 1, non solo y=1y = 1).
  3. Hessiana in ogni punto critico: det⁡H\det H e fxxf_{xx} (o gli autovalori).
  4. Se det⁡H=0\det H = 0: segno di f−f(x0)f - f(\mathbf{x}_0) con restrizioni o disuguaglianze.
  5. Estremi assoluti: confrontare i valori nei punti critici e controllare il comportamento di ff all'infinito (paragrafo seguente).

6. Estremi globali su un insieme illimitato

Se il dominio è chiuso e limitato, il teorema di Weierstrass (Topologia di Rn, teorema di Weierstrass e teorema degli zeriDato E ⊆ R^n, ogni punto è interno, esterno o di frontiera (partizione). E è aperto se E = interno, chiuso se il complementare è aperto (equivalentemente contiene la frontiera, o contiene i limiti delle sue successioni). Palle aperte e insiemi {f<c} con f continua sono aperti; {f≤c}, {f=c} chiusi. Compatto = chiuso e limitato. Weierstrass: f continua su un compatto ha massimo e minimo; vale anche su un chiuso illimitato se f→+∞ (minimo) o f→−∞ (massimo) all'infinito. Connesso per archi + f continua con segni opposti ⇒ f si annulla (teorema degli zeri).Topologia di Rn, teorema di Weierstrass e teorema degli zeri →) garantisce che massimo e minimo esistono. Su R2\mathbb{R}^2 (o su un chiuso illimitato) invece possono non esistere, ma c'è un criterio per sapere quando esistono.

Teorema (Weierstrass generalizzato). Sia C⊆RnC \subseteq \mathbb{R}^n chiuso e illimitato e f:C→Rf : C \to \mathbb{R} continua. Se lim⁡∥x∥→+∞x∈Cf(x)=+∞,\lim_{\substack{\|\mathbf{x}\| \to +\infty \\ \mathbf{x} \in C}} f(\mathbf{x}) = +\infty, allora ff ammette minimo assoluto in CC. Se il limite è −∞-\infty, ammette massimo assoluto.

Esempio. f(x,y)=x2+y2f(x,y) = x^2 + y^2 su R2\mathbb{R}^2: tende a +∞+\infty all'infinito e infatti ha minimo assoluto 00; non ha massimo, perché è illimitata superiormente.

Dimostrazione (D, caso del minimo). Fissiamo un punto x1∈C\mathbf{x}_1 \in C e sia M=f(x1)M = f(\mathbf{x}_1).

  1. Poiché f→+∞f \to +\infty all'infinito, esiste R>0R > 0 tale che f(x)>Mf(\mathbf{x}) > M per ogni x∈C\mathbf{x} \in C con ∥x∥>R\|\mathbf{x}\| > R; prendiamo anche R≥∥x1∥R \ge \|\mathbf{x}_1\|.
  2. L'insieme K=C∩B‾R(0)K = C \cap \overline{B}_R(\mathbf{0}) è chiuso (intersezione di due chiusi), limitato e non vuoto (contiene x1\mathbf{x}_1): è un compatto. Per Weierstrass esiste x0∈K\mathbf{x}_0 \in K con f(x0)≤f(x)f(\mathbf{x}_0) \le f(\mathbf{x}) per ogni x∈K\mathbf{x} \in K. In particolare f(x0)≤f(x1)=Mf(\mathbf{x}_0) \le f(\mathbf{x}_1) = M.
  3. Per x∈C∖K\mathbf{x} \in C \setminus K vale ∥x∥>R\|\mathbf{x}\| > R, quindi f(x)>M≥f(x0)f(\mathbf{x}) > M \ge f(\mathbf{x}_0).
  4. Quindi f(x0)≤f(x)f(\mathbf{x}_0) \le f(\mathbf{x}) per ogni x∈C\mathbf{x} \in C: x0\mathbf{x}_0 è punto di minimo assoluto. ■\blacksquare

Come si verifica che f→+∞f \to +\infty in due variabili. Si passano le coordinate in polari, x=ρcos⁡θx = \rho\cos\theta, y=ρsin⁡θy = \rho\sin\theta, e si cerca una minorazione che non dipenda da θ\theta: se f(ρcos⁡θ,ρsin⁡θ)≥h(ρ)per ogni θ∈[0,2π] e ogni ρ≥ρ0,h(ρ)→+∞,f(\rho\cos\theta, \rho\sin\theta) \ge h(\rho) \quad \text{per ogni } \theta \in [0, 2\pi] \text{ e ogni } \rho \ge \rho_0, \qquad h(\rho) \to +\infty, allora per il teorema del confronto f→+∞f \to +\infty per ∥(x,y)∥→∞\|(x,y)\| \to \infty. Analogamente con una maggiorazione ≤h(ρ)→−∞\le h(\rho) \to -\infty.

Perché la stima deve valere per tutti gli angoli. f(x,y)=x2f(x,y) = x^2 in polari vale ρ2cos⁡2θ\rho^2\cos^2\theta: per ogni angolo fissato diverso da ±π2\pm\frac{\pi}{2} tende a +∞+\infty, ma lungo l'asse yy (θ=π2\theta = \frac{\pi}{2}) vale sempre 00. Il limite non è +∞+\infty.

Restrizione per mostrare che sup⁡=+∞\sup = +\infty o inf⁡=−∞\inf = -\infty. Basta trovare una curva lungo la quale f→±∞f \to \pm\infty: per esempio f(x,y)=x3+y3−3xyf(x,y) = x^3 + y^3 - 3xy vale x3x^3 sull'asse xx, che tende a −∞-\infty per x→−∞x \to -\infty e a +∞+\infty per x→+∞x \to +\infty. Quindi non ha né massimo né minimo.

Esempio completo: f(x,y)=x4+y4−4xyf(x,y) = x^4 + y^4 - 4xy su R2\mathbb{R}^2

Punti critici. ∇f=(4x3−4y, 4y3−4x)\nabla f = (4x^3 - 4y,\ 4y^3 - 4x). La prima equazione dà y=x3y = x^3; sostituendo nella seconda, x9−x=0x^9 - x = 0, cioè x(x8−1)=0x(x^8 - 1) = 0, quindi x=0x = 0 oppure x=±1x = \pm 1 (le sole radici reali di x8=1x^8 = 1). Punti: (0,0)(0,0), (1,1)(1,1), (−1,−1)(-1,-1).

Natura. H=(12x2−4−412y2)H = \begin{pmatrix} 12x^2 & -4 \\ -4 & 12y^2\end{pmatrix}.

  • (0,0)(0,0): det⁡H=−16<0\det H = -16 < 0, sella, f=0f = 0.
  • (±1,±1)(\pm 1, \pm 1) (stessa matrice (12−4−412)\begin{pmatrix} 12 & -4 \\ -4 & 12\end{pmatrix}, det⁡=128\det = 128, fxx=12f_{xx} = 12): due minimi relativi forti, con f(1,1)=f(−1,−1)=1+1−4=−2f(1,1) = f(-1,-1) = 1 + 1 - 4 = -2.

Estremi assoluti. Sull'asse xx, f(x,0)=x4→+∞f(x,0) = x^4 \to +\infty: sup⁡f=+∞\sup f = +\infty, non esiste il massimo. Per il minimo studiamo l'infinito in polari: f=ρ4(cos⁡4θ+sin⁡4θ)−4ρ2sin⁡θcos⁡θ.f = \rho^4(\cos^4\theta + \sin^4\theta) - 4\rho^2\sin\theta\cos\theta. Si ha cos⁡4θ+sin⁡4θ=(cos⁡2θ+sin⁡2θ)2−2sin⁡2θcos⁡2θ=1−12sin⁡2(2θ)≥12\cos^4\theta + \sin^4\theta = (\cos^2\theta + \sin^2\theta)^2 - 2\sin^2\theta\cos^2\theta = 1 - \tfrac12\sin^2(2\theta) \ge \tfrac12 e −4sin⁡θcos⁡θ=−2sin⁡2θ≥−2-4\sin\theta\cos\theta = -2\sin 2\theta \ge -2. Quindi per ogni θ\theta f≥12ρ4−2ρ2=:h(ρ)→+∞.f \ge \tfrac12\rho^4 - 2\rho^2 =: h(\rho) \to +\infty. Per il teorema precedente il minimo assoluto esiste e va cercato fra i punti critici (su R2\mathbb{R}^2 non c'è bordo): il più basso è −2-2, assunto in (1,1)(1,1) e in (−1,−1)(-1,-1). Quindi min⁡f=−2\min f = -2 e i due minimi relativi sono entrambi assoluti.

Grafico interattivo: f(x,y) = x⁴ + y⁴ − 4xy ristretta alla bisettrice y = x: φ(x) = 2x⁴ − 4x². Minimi in x = ±1 (valore −2, i due minimi assoluti), massimo locale in x = 0 (valore 0, la sella vista lungo questa direzione)

7. Errori da evitare

  • "Punto critico = estremo." È solo una condizione necessaria (sella, flesso).
  • Concludere con det⁡H=0\det H = 0. Non si può dire né "massimo/minimo" né "sella": serve lo studio diretto.
  • Dimenticare di scrivere le soluzioni mancanti quando si fattorizza (casi x=0x = 0, y=0y = 0 ...).
  • Confondere locale e globale. Un minimo relativo può non essere assoluto; per l'assoluto serve il comportamento all'infinito o il confronto dei valori.
  • Stimare in polari con una funzione dell'angolo. La minorazione deve dipendere solo da ρ\rho.
  • Usare Fermat sul bordo del dominio. Il teorema vale solo nei punti interni.

Esercizi svolti: Esercizio - Punti critici ed estremi su un disco (appello 27 gennaio 2025), Esercizio - Nove punti critici e minimi globali (appello 9 febbraio 2026), Esercizio - Punti critici con esponenziale e assenza di estremi globali (appello 9 settembre 2025), Esercizio - Punti critici con hessiana degenere (esercizi 17 e 18). La convessità, che dà il minimo globale senza studiare l'infinito, è in Funzioni convesse di più variabili e minimi globaliInsieme convesso = contiene ogni segmento tra due suoi punti (palla, semipiano, quadrante sì; piano meno un quadrante aperto no; convesso ⇒ connesso, non viceversa). Funzione convessa = grafico sotto le corde: f((1−t)x + ty) ≤ (1−t)f(x) + t f(y); epigrafo convesso; affini sia convesse sia concave, la norma è convessa ma non strettamente. Se f è differenziabile: convessa ⇔ sta sopra ogni piano tangente (D della condizione necessaria). Se f è C²: convessa ⇔ Hessiana semidefinita positiva ovunque; Hessiana definita positiva ovunque ⇒ strettamente convessa (non viceversa: x⁴). Conseguenza fondamentale (D): su un aperto convesso un punto critico di una funzione convessa è minimo globale, unico se è strettamente convessa.Funzioni convesse di più variabili e minimi globali →.

Domande d'esame

  1. Enunciare e dimostrare il teorema di Fermat per funzioni di più variabili. È vero il viceversa? Traccia. Enunciato come nel paragrafo 2 (punto interno, ff derivabile, estremo locale ⇒∇f=0\Rightarrow \nabla f = \mathbf{0}). Dimostrazione: restrizione g(t)=f(x0+tek)g(t) = f(\mathbf{x}_0 + t\mathbf{e}_k) a una retta coordinata, che ha un estremo interno in t=0t = 0, poi Fermat in una variabile. Il viceversa è falso: x2−y2x^2 - y^2 in (0,0)(0,0) (punto di sella) o f(x,y)=−y3f(x,y) = -y^3 con infiniti punti critici che non sono estremi.
  2. Enunciare le condizioni sufficienti del secondo ordine per un punto critico. Che cosa succede se l'hessiana è singolare? Dare un esempio. Traccia. Hessiana definita positiva/negativa/indefinita ⇒\Rightarrow minimo/massimo forte/sella; per n=2n = 2 si usano det⁡H\det H e fxxf_{xx}. Con det⁡H=0\det H = 0 non si può concludere: x4+y4x^4 + y^4, −x4−y4-x^4 - y^4, x4−y4x^4 - y^4 hanno tutte hessiana nulla nell'origine e rispettivamente minimo, massimo e sella.
  3. Sia CC chiuso illimitato e ff continua con f→+∞f \to +\infty all'infinito. Dimostrare che ff ha minimo. Traccia. Si fissa x1∈C\mathbf{x}_1 \in C, si trova RR oltre il quale f>f(x1)f > f(\mathbf{x}_1), si applica Weierstrass al compatto C∩B‾RC \cap \overline{B}_R.

Versione ripasso

Definizioni

Massimo/minimo assoluto in x0\mathbf{x}_0: f(x)≤f(x0)f(\mathbf{x}) \le f(\mathbf{x}_0) (risp. ≥\ge) per ogni x\mathbf{x} del dominio. Relativo: vale in U∩XU \cap X. Forte: disuguaglianza stretta per x≠x0\mathbf{x} \ne \mathbf{x}_0.

Libero = dominio aperto. Si decide guardando il segno di f(x)−f(x0)f(\mathbf{x}) - f(\mathbf{x}_0). Un minimo relativo può non essere assoluto.

Fermat

AA aperto, x0\mathbf{x}_0 estremo relativo, ff derivabile in x0\mathbf{x}_0 ⇒\Rightarrow ∇f(x0)=0\nabla f(\mathbf{x}_0) = \mathbf{0} (punto criticoil gradiente è il vettore nullo).

Dimostrazione: g(t)=f(x0+tek)g(t) = f(\mathbf{x}_0 + t\mathbf{e}_k) ha un estremo in t=0t = 0, quindi g′(0)=fxk(x0)=0g'(0) = f_{x_k}(\mathbf{x}_0) = 0 (Massimi e minimi relativi e teorema di Fermatx0 è punto di minimo (massimo) relativo se f(x0) ≤ f(x) (≥) per gli x del dominio vicini a x0. I candidati sono gli estremi del dominio, i punti dove f non è derivabile e i punti interni con f'(x0) = 0 (punti critici o stazionari). Teorema di Fermat: in un punto interno di minimo o massimo relativo dove f è derivabile, f'(x0) = 0. È solo una condizione necessaria: x³ in 0.Massimi e minimi relativi e teorema di Fermat →). Per n=2n = 2 il piano tangente è orizzontale. Solo punti interni; i punti di non derivabilità si studiano a parte.

Il viceversa è falso: x3x^3 in 00; −y3-y^3 (retta di punti critici); x2−y2x^2 - y^2 in (0,0)(0,0) (sella: punto critico non estremo, f−f(x0)f - f(\mathbf{x}_0) ha entrambi i segni).

Criterio dell'hessiana (f∈C2f \in C^2, ∇f(x0)=0\nabla f(\mathbf{x}_0) = \mathbf{0})

f(x0+h)−f(x0)=12hTHh+o(∥h∥2)f(\mathbf{x}_0 + \mathbf{h}) - f(\mathbf{x}_0) = \tfrac12\mathbf{h}^T H \mathbf{h} + o(\|\mathbf{h}\|^2). HH definita positiva ⇒\Rightarrow minimo forte; definita negativa ⇒\Rightarrow massimo forte; indefinita ⇒\Rightarrow sella; semidefinita ⇒\Rightarrow non decide (Forme quadratiche e criteri di definitezzaUna forma quadratica q(h) = h^T M h (M simmetrica) è definita positiva se q>0 per h ≠ 0, semidefinita positiva se q ≥ 0, definita/semidefinita negativa con segni opposti, indefinita se cambia segno. In due variabili, con M = [[a,b],[b,c]]: definita positiva ⇔ det M > 0 e a > 0, definita negativa ⇔ det M > 0 e a < 0, indefinita ⇔ det M < 0 (D, completando il quadrato). In generale: segno degli autovalori di M (D, teorema spettrale): tutti > 0 definita positiva, tutti < 0 definita negativa, di segno diverso indefinita; inoltre q(h) ≥ λ_min |h|². Per n = 3 si usano i minori principali di Sylvester. È lo strumento per classificare i punti critici.Forme quadratiche e criteri di definitezza →).

Dimostrazione: SS ortogonale diagonalizza HH, q(h)=∑λiki2≥λmin⁡∥h∥2q(\mathbf{h}) = \sum \lambda_i k_i^2 \ge \lambda_{\min}\|\mathbf{h}\|^2; resto ≤λmin⁡4∥h∥2\le \frac{\lambda_{\min}}{4}\|\mathbf{h}\|^2 vicino a x0\mathbf{x}_0, quindi incremento ≥λmin⁡4∥h∥2>0\ge \frac{\lambda_{\min}}{4}\|\mathbf{h}\|^2 > 0. Indefinita: due direzioni con incrementi di segno opposto.

n=2n = 2: det⁡H>0\det H > 0, fxx>0f_{xx} > 0 minimo; det⁡H>0\det H > 0, fxx<0f_{xx} < 0 massimo; det⁡H<0\det H < 0 sella; det⁡H=0\det H = 0 non decide (perché det⁡H=λ1λ2\det H = \lambda_1\lambda_2 e fxxfyy>fxy2f_{xx}f_{yy} > f_{xy}^2 forza fxxf_{xx}, fyyf_{yy} concordi).

Esempio. x3+y3−3xyx^3 + y^3 - 3xy: critici (0,0)(0,0) (det⁡=−9\det = -9, sella, f=0f = 0) e (1,1)(1,1) (det⁡=27\det = 27, fxx=6f_{xx} = 6, minimo, f=−1f = -1).

det⁡H=0\det H = 0: x4+y4x^4 + y^4, −x4−y4-x^4 - y^4, x4−y4x^4 - y^4; x2+y4x^2 + y^4 (min), x2+y3x^2 + y^3 (sella). Si studia f−f(x0)f - f(\mathbf{x}_0): per escludere un estremo bastano due curve con segni opposti (es. x3+(x+y)2x^3 + (x+y)^2 su y=−xy = -x vale x3x^3: sella).

Estremi globali

CC chiuso illimitato, ff continua, f→+∞f \to +\infty per ∥x∥→∞\|\mathbf{x}\| \to \infty ⇒\Rightarrow esiste il minimo (con −∞-\infty: il massimo).

Dimostrazione: RR con f>f(x1)f > f(\mathbf{x}_1) fuori da B‾R\overline{B}_R, Weierstrass su C∩B‾RC \cap \overline{B}_R. In polari si minora con h(ρ)→+∞h(\rho) \to +\infty indipendente da θ\theta (x2x^2 è un controesempio). Per sup⁡=+∞\sup = +\infty basta una curva lungo cui f→+∞f \to +\infty.

Esempio. x4+y4−4xyx^4 + y^4 - 4xy: critici (0,0)(0,0) sella, (±1,±1)(\pm1,\pm1) minimi con f=−2f = -2; f≥12ρ4−2ρ2f \ge \frac12\rho^4 - 2\rho^2 ⇒\Rightarrow min⁡f=−2\min f = -2 (in entrambi), nessun massimo.

Procedura

  1. Dominio aperto e f∈C2f \in C^2 (punti di non derivabilità a parte).
  2. ∇f=0\nabla f = \mathbf{0}: partire dall'equazione che si fattorizza, distinguere i casi (da x(y−1)=0x(y-1) = 0: x=0x = 0 oppure y=1y = 1).
  3. HH in ogni punto critico: det⁡H\det H e fxxf_{xx} (o autovalori).
  4. det⁡H=0\det H = 0: segno di f−f(x0)f - f(\mathbf{x}_0) con restrizioni.
  5. Assoluti: confronto dei valori + comportamento all'infinito.

Esempi in breve

  • x2+xy+y2−3xx^2 + xy + y^2 - 3x: 2x+y=32x + y = 3, x+2y=0x + 2y = 0, punto (2,−1)(2,-1), H=(2112)H = \begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 1 & 2\end{pmatrix} definita positiva: minimo, f=−3f = -3, assoluto (paraboloide).
  • x4+y4−4xyx^4 + y^4 - 4xy: y=x3y = x^3, x(x8−1)=0x(x^8 - 1) = 0; (0,0)(0,0) sella (det⁡=−16\det = -16), (±1,±1)(\pm1,\pm1) minimi (det⁡=128\det = 128, fxx=12f_{xx} = 12, f=−2f = -2). Polari: cos⁡4+sin⁡4≥12\cos^4 + \sin^4 \ge \frac12 e −4sin⁡θcos⁡θ≥−2-4\sin\theta\cos\theta \ge -2, quindi f≥12ρ4−2ρ2→∞f \ge \frac12\rho^4 - 2\rho^2 \to \infty; sup⁡=+∞\sup = +\infty (f(x,0)=x4f(x,0) = x^4).
  • x2+y3x^2 + y^3: H=diag⁡(2,0)H = \operatorname{diag}(2,0), f(0,y)=y3f(0,y) = y^3 cambia segno: sella. x2+y4x^2 + y^4: minimo.
  • f=x2f = x^2 in polari: ρ2cos⁡2θ\rho^2\cos^2\theta non è ≥h(ρ)→∞\ge h(\rho) \to \infty uniformemente: non tende a +∞+\infty.

Dimostrazioni in sintesi

  • Fermat: g(t)=f(x0+tek)g(t) = f(\mathbf{x}_0 + t\mathbf{e}_k) ben definita per ∣t∣<δ|t| < \delta (punto interno), estremo in 00, g′(0)=fxk(x0)=0g'(0) = f_{x_k}(\mathbf{x}_0) = 0 per ogni kk.
  • Hessiana, def. positiva: q≥λmin⁡∥h∥2q \ge \lambda_{\min}\|\mathbf{h}\|^2 con λmin⁡>0\lambda_{\min} > 0; resto ≤λmin⁡4∥h∥2\le \frac{\lambda_{\min}}4\|\mathbf{h}\|^2 per ∥h∥\|\mathbf{h}\| piccolo; incremento ≥λmin⁡4∥h∥2>0\ge \frac{\lambda_{\min}}4\|\mathbf{h}\|^2 > 0. Indefinita: f(x0+tu)−f(x0)=t2(12q(u)+o(1))f(\mathbf{x}_0 + t\mathbf{u}) - f(\mathbf{x}_0) = t^2(\frac12 q(\mathbf{u}) + o(1)) con segni opposti per u\mathbf{u}, v\mathbf{v}.
  • Weierstrass generalizzato: x1∈C\mathbf{x}_1 \in C, M=f(x1)M = f(\mathbf{x}_1); R≥∥x1∥R \ge \|\mathbf{x}_1\| con f>Mf > M per ∥x∥>R\|\mathbf{x}\| > R; K=C∩B‾RK = C \cap \overline{B}_R compatto, il minimo su KK è ≤M\le M e vale su tutto CC.

Errori tipici

  • Critico ≠\ne estremo. det⁡H=0\det H = 0 non è "sella". Perdere soluzioni fattorizzando. Stima in polari con dipendenza da θ\theta. Fermat sul bordo.
  • Un minimo relativo non è assoluto: x3+y3−3xyx^3 + y^3 - 3xy ha il minimo relativo −1-1 in (1,1)(1,1) ma inf⁡=−∞\inf = -\infty.
  • Dimenticare i punti in cui ff non è derivabile (x2+y2\sqrt{x^2 + y^2} in (0,0)(0,0)).

Collegamenti e casi tipici d'esame

Esercizi su questo argomento

Teoria collegata