Salta al contenuto
Note per Studenti Gradiente e direzione di massima crescita

Gradiente e direzione di massima crescita

In questa pagina 6

Lezione 3 di analisi, Unità 2. Prerequisiti: Derivate direzionali e parzialiLa derivata direzionale di f in p lungo u è D_u f(p) = lim_{t→0} (f(p + tu) − f(p))/t, cioè la derivata in t = 0 di g(t) = f(p + tu): quanto sale f partendo da p lungo u. Le derivate parziali sono le direzionali lungo gli assi, ∂f/∂xᵢ = D_{eᵢ}f, e si calcolano derivando rispetto a xᵢ con le altre variabili ferme. Avere tutte le derivate direzionali NON implica la continuità (x²y/(x⁴ + y²)). Valgono linearità, regola del prodotto e della catena con φ di una variabile.Derivate direzionali e parziali →, Norma, distanza e prodotto scalare in RnIn Rⁿ la norma è |x| = √(x₁² + … + xₙ²) e la distanza tra x e y è |x − y|. Valgono la disuguaglianza triangolare |x + y| ≤ |x| + |y| e quella di Cauchy-Schwarz |x·y| ≤ |x||y|, con uguaglianza solo per vettori paralleli. Palle B(p,r] e cubi Q(p,r] si contengono a vicenda: B(p,r] ⊆ Q(p,r] ⊆ B(p,r√n]. Rette, piani, ellissi e cilindri si riconoscono dall'equazione (completando i quadrati).Norma, distanza e prodotto scalare in Rn → (Cauchy-Schwarz).

Definizione

Definizione. Se ff ha derivate parziali in p∈int⁡(D)p \in \operatorname{int}(D), il gradiente di ff in pp è il vettore ∇f(p):=(∂x1f(p),…,∂xnf(p))\nabla f(p) := \big(\partial_{x_1}f(p), \dots, \partial_{x_n}f(p)\big)

Esempi.

  • ∇(x2+2ysin⁡x)=(2x+2ycos⁡x, 2sin⁡x)\nabla(x^2 + 2y\sin x) = (2x + 2y\cos x,\ 2\sin x): per la prima componente yy è costante, e 2ysin⁡x2y\sin x si deriva in 2ycos⁡x2y\cos x; per la seconda xx è costante.
  • ∇(x2+y2)=(2x,2y)=2(x,y)\nabla(x^2 + y^2) = (2x, 2y) = 2(x, y): nel punto pp il gradiente è 2p2p, che punta in direzione opposta all'origine.

Il gradiente della norma

Per x≠0x \ne 0 in Rn\mathbb{R}^n: ∣x∣=x12+⋯+xn2|x| = \sqrt{x_1^2 + \cdots + x_n^2} e ∂xi∣x∣=2xi2x12+⋯+xn2=xi∣x∣⟹∇∣x∣=x∣x∣\partial_{x_i}|x| = \frac{2x_i}{2\sqrt{x_1^2 + \cdots + x_n^2}} = \frac{x_i}{|x|} \quad\Longrightarrow\quad \nabla|x| = \frac{x}{|x|} È il versore radiale: ha norma 11 e punta lontano dall'origine. Nell'origine ∣x∣|x| non ha derivate parziali (è il cono).

Regole di calcolo

Se f,gf, g hanno derivate parziali in pp:

  1. ∇(f+g)=∇f+∇g\nabla(f + g) = \nabla f + \nabla g;
  2. ∇(fg)=g ∇f+f ∇g\nabla(fg) = g\,\nabla f + f\,\nabla g;
  3. ∇(cf)=c ∇f\nabla(cf) = c\,\nabla f;
  4. se φ\varphi è di una variabile, derivabile in f(p)f(p): ∇(φ∘f)(p)=φ′(f(p)) ∇f(p)\nabla(\varphi \circ f)(p) = \varphi'(f(p))\,\nabla f(p).

Esempi.

  • ∇∣x∣5\nabla|x|^5: con φ(s)=s5\varphi(s) = s^5, ∇∣x∣5=5∣x∣4⋅x∣x∣=5∣x∣3 x\nabla|x|^5 = 5|x|^4\cdot\frac{x}{|x|} = 5|x|^3\,x.
  • Funzioni radiali. Se φ:]0,+∞[→R\varphi : ]0, +\infty[ \to \mathbb{R} è derivabile, per x≠0x \ne 0 ∇φ(∣x∣)=φ′(∣x∣) x∣x∣\nabla\varphi(|x|) = \varphi'(|x|)\,\frac{x}{|x|} Il gradiente di una funzione radiale è sempre radiale (parallelo a xx): ha senso, perché una funzione che dipende solo dalla distanza dall'origine non cambia girando attorno all'origine.

Funzioni di classe C1C^1

Definizione. ff è di classe C1C^1 in un aperto se è continua e le sue derivate parziali esistono e sono continue in quell'aperto.

Esempio. f(x,y)=x2sin⁡(xy)f(x, y) = x^2\sin(xy) è C1C^1 su R2\mathbb{R}^2: ∂xf=2xsin⁡(xy)+x2ycos⁡(xy)\partial_x f = 2x\sin(xy) + x^2y\cos(xy) e ∂yf=x3cos⁡(xy)\partial_y f = x^3\cos(xy) sono composizioni di polinomi e funzioni continue. In pratica, ogni funzione costruita con formule elementari è C1C^1 nell'aperto in cui le formule (e quelle delle derivate) hanno senso; i punti da studiare a parte sono quelli dove la formula cambia o non è definita.

La formula del gradiente

Teorema (formula del gradiente). Se ff è di classe C1C^1 attorno a pp, allora ff ha derivata direzionale lungo ogni vettore e Duf(p)=∇f(p)⋅u=∂x1f(p) u1+⋯+∂xnf(p) un∀u∈RnD_u f(p) = \nabla f(p)\cdot u = \partial_{x_1}f(p)\,u_1 + \cdots + \partial_{x_n}f(p)\,u_n \qquad \forall u \in \mathbb{R}^n In particolare u↦Duf(p)u \mapsto D_u f(p) è lineare.

Perché è sorprendente. Le nn derivate parziali guardano ff solo lungo gli nn assi; la formula dice che, per una funzione C1C^1, bastano a conoscere la derivata in tutte le infinite direzioni. Nell'esempio della nota precedente (f=0f = 0 sugli assi, 2x+y2x + y altrove) questo falliva: le parziali erano nulle ma D(1,1)f(0,0)=3D_{(1,1)}f(0,0) = 3. Quella funzione infatti non è nemmeno continua nell'origine, figurarsi C1C^1. La dimostrazione si fa con la regola della catena (vedi Differenziabilità, piano tangente e linearizzazionef è differenziabile in p se f(x) = f(p) + ∇f(p)·(x − p) + R(x) con R(x)/|x − p| → 0: vicino a p il grafico è quasi il suo spazio tangente z = f(p) + ∇f(p)·(x − p) (per n = 2 il piano tangente). La funzione affine L(x) = f(p) + ∇f(p)·(x − p) è la linearizzazione e serve per le stime (Δf ≈ ∇f·Δx). C¹ ⇒ differenziabile ⇒ continua e D_u f(p) = ∇f(p)·u per ogni u. Per verificare la differenziabilità in un punto: derivate parziali con la definizione, poi limite di [f(p+h) − f(p) − ∇f(p)·h]/|h|.Differenziabilità, piano tangente e linearizzazione →: la formula vale per tutte le funzioni differenziabili, e le C1C^1 lo sono).

Esempi del prof.

  • f(x,y)=x2+2xyf(x, y) = x^2 + 2xy, calcolo di D(3,−1)f(1,2)D_{(3,-1)}f(1, 2). ∇f=(2x+2y, 2x)\nabla f = (2x + 2y,\ 2x), in (1,2)(1, 2) vale (6,2)(6, 2). Quindi D(3,−1)f(1,2)=(6,2)⋅(3,−1)=18−2=16D_{(3,-1)}f(1, 2) = (6, 2)\cdot(3, -1) = 18 - 2 = 16.
  • f(x)=∣x∣2f(x) = |x|^2 su Rn\mathbb{R}^n: ∇f(p)=2p\nabla f(p) = 2p, quindi Duf(p)=2 p⋅uD_u f(p) = 2\,p\cdot u (lo stesso risultato trovato con la definizione).
  • Una funzione non C1C^1: per f=x2yx4+y2f = \frac{x^2y}{x^4 + y^2} (con f(0,0)=0f(0,0) = 0) le derivate parziali nell'origine sono ∂xf=∂yf=0\partial_x f = \partial_y f = 0 (la funzione è nulla sugli assi), quindi la formula darebbe Duf(0,0)=0D_u f(0,0) = 0 per ogni uu. Ma il calcolo diretto dà Duf(0,0)=u12u2D_u f(0,0) = \frac{u_1^2}{u_2} per u2≠0u_2 \ne 0, che non è lineare in uu. La formula fallisce: ff non è C1C^1 attorno all'origine (non è nemmeno continua).

Direzione di massima e minima crescita

Proposizione. Sia ff di classe C1C^1 attorno a pp con ∇f(p)≠0\nabla f(p) \ne 0. Al variare dei versori uu (∣u∣=1|u| = 1):

  • Duf(p)D_u f(p) è massima per umax⁡=∇f(p)∣∇f(p)∣u_{\max} = \dfrac{\nabla f(p)}{|\nabla f(p)|}, e vale Dumax⁡f(p)=∣∇f(p)∣D_{u_{\max}}f(p) = |\nabla f(p)|;
  • Duf(p)D_u f(p) è minima per umin⁡=−∇f(p)∣∇f(p)∣u_{\min} = -\dfrac{\nabla f(p)}{|\nabla f(p)|}, e vale −∣∇f(p)∣-|\nabla f(p)|;
  • Duf(p)=0D_u f(p) = 0 per i versori ortogonali a ∇f(p)\nabla f(p).

Dimostrazione. Per la formula del gradiente e Cauchy-Schwarz, per ogni versore uu −∣∇f(p)∣≤Duf(p)=∇f(p)⋅u≤∣∇f(p)∣ ∣u∣=∣∇f(p)∣-|\nabla f(p)| \le D_u f(p) = \nabla f(p)\cdot u \le |\nabla f(p)|\,|u| = |\nabla f(p)| e l'uguaglianza a destra (a sinistra) vale solo se uu è un multiplo positivo (negativo) di ∇f(p)\nabla f(p), cioè u=±∇f(p)∣∇f(p)∣u = \pm\frac{\nabla f(p)}{|\nabla f(p)|}. Infine ∇f(p)⋅u=0\nabla f(p)\cdot u = 0 esattamente per u⊥∇f(p)u \perp \nabla f(p) ∎.

In parole: il gradiente punta nella direzione di salita più ripida, e la sua lunghezza è la pendenza massima. L'opposto del gradiente è la direzione di discesa più ripida (quella che segue l'acqua che scorre). Le direzioni perpendicolari al gradiente sono quelle in cui, localmente, si resta alla stessa quota: le direzioni delle curve di livello (vedi Regola della catena in più variabiliSe x(t) è una curva derivabile e f è differenziabile in x(t₀), allora (f∘x)'(t₀) = ∇f(x(t₀))·x'(t₀) = Σ ∂ᵢf(x(t₀)) xᵢ'(t₀): la variazione di f lungo il moto è il gradiente per la velocità. Serve per derivare composte come f(2t, t²), per ricavare il gradiente da informazioni lungo curve, per le derivate di f(g(s,t)) e per provare che il gradiente è ortogonale alle curve di livello.Regola della catena in più variabili →).

Esempio del prof: la montagna f(x,y)=1000 e−(x2+5y2)f(x, y) = 1000\,e^{-(x^2 + 5y^2)}, nel punto (10,−8)(10, -8).

∇f=1000 e−(x2+5y2) (−2x, −10y)\nabla f = 1000\,e^{-(x^2 + 5y^2)}\,(-2x,\ -10y) (regola 4 con φ=es\varphi = e^s). In (10,−8)(10, -8): x2+5y2=100+320=420x^2 + 5y^2 = 100 + 320 = 420 e ∇f(10,−8)=1000 e−420 (−20, 80)=20000 e−420 (−1, 4)\nabla f(10, -8) = 1000\,e^{-420}\,(-20,\ 80) = 20000\,e^{-420}\,(-1,\ 4)

  1. Salita massima: lungo umax⁡=(−1,4)17u_{\max} = \frac{(-1, 4)}{\sqrt{17}} (il fattore positivo 20000 e−42020000\,e^{-420} non cambia la direzione).
  2. Pendenza massima: ∣∇f(10,−8)∣=2000017 e−420|\nabla f(10, -8)| = 20000\sqrt{17}\,e^{-420}, un numero piccolissimo (siamo lontanissimi dalla vetta, dove la montagna è quasi piatta).
  3. Discesa massima: lungo (1,−4)17\frac{(1, -4)}{\sqrt{17}}, con pendenza −2000017 e−420-20000\sqrt{17}\,e^{-420}.
  4. Stessa quota: lungo i versori ortogonali a (−1,4)(-1, 4), cioè ±(4,1)17\pm\frac{(4, 1)}{\sqrt{17}}.

Altri esempi (il ruscello, il lago) nell'Esercizio 16 · gradiente, direzioni di massima pendenza e il lago.

Errori comuni

  • Usare la formula del gradiente per una funzione non C1C^1 (o non differenziabile): può dare un risultato sbagliato.
  • Dimenticare di normalizzare: la direzione di massima crescita è il versore ∇f∣∇f∣\frac{\nabla f}{|\nabla f|}; la pendenza massima è ∣∇f∣|\nabla f|, non ∇f\nabla f.
  • Confondere "stessa quota" con "gradiente nullo": le direzioni di quota costante esistono in ogni punto (sono ortogonali al gradiente); il gradiente nullo indica invece un punto critico.

Esercizi su questo argomento

Lezioni in cui compare

Teoria collegata