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Note per Studenti Derivate direzionali e parziali

Derivate direzionali e parziali

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Lezione 3 di analisi, Unità 1. Prerequisiti: Limiti e continuità in più variabiliIl limite di f : D ⊆ Rⁿ → R in un punto di accumulazione p si definisce come in una variabile, con la norma: ∀ε ∃δ, 0 < |x − p| ≤ δ, x ∈ D ⇒ |f(x) − ℓ| ≤ ε. Valgono permanenza del segno, algebra dei limiti e carabinieri. f è continua in p se il limite è f(p): polinomi e composizioni di funzioni continue lo sono. Con f continua, {f < c} è aperto e {f ≤ c} è chiuso. Gli sviluppi asintotici di una variabile si usano se l'argomento tende a 0 (es. sin(x³y) ~ x³y).Limiti e continuità in più variabili →, Derivata - definizione e significatoLa derivata è il limite del rapporto incrementale; geometricamente è la pendenza della retta tangente. f è derivabile in x0 se e solo se f(x) = f(x0) + f'(x0)(x − x0) + o(x − x0); derivabile implica continua, non viceversa. Derivata destra e sinistra, punti angolosi, flessi a tangente verticale, cuspidi.Derivata - definizione e significato →.

La passeggiata in montagna. Siamo nel punto p=(p1,p2)p = (p_1, p_2) di una montagna di quota f(x,y)f(x, y). Se proseguiamo nella direzione uu, quanto saliamo (o scendiamo) per ogni metro percorso? La risposta dipende dalla direzione: in una funzione di più variabili non c'è "la" derivata, ce n'è una per ogni direzione.

Derivata direzionale

Definizione. Siano D⊆RnD \subseteq \mathbb{R}^n, p∈int⁡(D)p \in \operatorname{int}(D), u∈Rnu \in \mathbb{R}^n e f:D→Rf : D \to \mathbb{R}. La derivata direzionale di ff in pp lungo uu è il limite, se esiste finito, Duf(p)=∂uf(p):=lim⁡t→0f(p+tu)−f(p)tD_u f(p) = \partial_u f(p) := \lim_{t \to 0}\frac{f(p + tu) - f(p)}{t}

Osservazione chiave. Duf(p)D_u f(p) è la derivata in t=0t = 0 della funzione di una variabile g(t):=f(p+tu)g(t) := f(p + tu) che descrive i valori di ff lungo la retta che passa per pp con direzione uu. Quindi si calcola con gli strumenti di Analisi 1: si scrive g(t)g(t) e la si deriva in t=0t = 0.

Si richiede pp interno perché p+tup + tu deve stare nel dominio per tt piccolo, sia positivo sia negativo. Se uu ha norma 11, Duf(p)D_u f(p) è la pendenza lungo quella direzione (quota guadagnata per unità di distanza percorsa); se ∣u∣≠1|u| \ne 1 la pendenza va moltiplicata per ∣u∣|u| (vedi sotto).

Esempio 1. f(x,y)=x2+y2f(x, y) = x^2 + y^2, p=(p1,p2)p = (p_1, p_2), u=(u1,u2)u = (u_1, u_2): g(t)=(p1+tu1)2+(p2+tu2)2,g′(t)=2u1(p1+tu1)+2u2(p2+tu2)g(t) = (p_1 + tu_1)^2 + (p_2 + tu_2)^2, \qquad g'(t) = 2u_1(p_1 + tu_1) + 2u_2(p_2 + tu_2) Duf(p)=g′(0)=2p1u1+2p2u2=2 p⋅uD_u f(p) = g'(0) = 2p_1u_1 + 2p_2u_2 = 2\,p \cdot u

Esempio 2. f(x,y)=x2yf(x, y) = x^2y, p=(3,1)p = (3, 1): g(t)=(3+tu1)2(1+tu2)g(t) = (3 + tu_1)^2(1 + tu_2) e, con la regola del prodotto, g′(0)=2⋅3 u1⋅1+32⋅u2=6u1+9u2g'(0) = 2\cdot 3\,u_1\cdot 1 + 3^2\cdot u_2 = 6u_1 + 9u_2

Esempio 3: una funzione senza derivate direzionali. f(x,y)=∣(x,y)∣=x2+y2f(x, y) = |(x, y)| = \sqrt{x^2 + y^2} in p=(0,0)p = (0, 0), con u≠0u \ne 0: f(tu)−f(0)t=∣t∣ ∣u∣t={∣u∣t>0−∣u∣t<0\frac{f(tu) - f(0)}{t} = \frac{|t|\,|u|}{t} = \begin{cases} |u| & t > 0 \\ -|u| & t < 0 \end{cases} I limiti destro e sinistro sono diversi: nessuna derivata direzionale esiste. Geometricamente: il grafico è un cono con la punta nell'origine, e su ogni retta per l'origine si vede un "∣t∣|t|", con uno spigolo.

Tutte le derivate direzionali, ma non continua

Esempio 4 (del prof). f(x,y)={x2yx4+y2(x,y)≠(0,0)0(x,y)=(0,0)f(x, y) = \begin{cases} \dfrac{x^2y}{x^4 + y^2} & (x, y) \ne (0, 0) \\ 0 & (x, y) = (0, 0) \end{cases} Per u=(u1,u2)u = (u_1, u_2) con u2≠0u_2 \ne 0: f(tu)−f(0)t=1t⋅t3u12u2t4u14+t2u22=u12u2t2u14+u22→t→0u12u2\frac{f(tu) - f(0)}{t} = \frac1t\cdot\frac{t^3u_1^2u_2}{t^4u_1^4 + t^2u_2^2} = \frac{u_1^2u_2}{t^2u_1^4 + u_2^2} \xrightarrow[t \to 0]{} \frac{u_1^2}{u_2} e per u2=0u_2 = 0 la funzione vale 00 su tutto l'asse xx, quindi Duf(0,0)=0D_u f(0,0) = 0. Esistono tutte le derivate direzionali. Però ff non è continua nell'origine: sulla parabola y=x2y = x^2 vale 12≠f(0,0)\frac12 \ne f(0,0) (vedi Calcolo dei limiti in due variabili - restrizioni, stime e coordinate polariPer dimostrare che un limite NON esiste: si trovano due restrizioni (rette y = mx, parabole y = kx², …) con limiti diversi. Per dimostrare che ESISTE: stima uniforme |f(x) − ℓ| ≤ h(x) con h → 0 (utile |xy| ≤ (x² + y²)/2), oppure coordinate polari con una stima |f(p + ρ(cos t, sin t)) − ℓ| ≤ h(ρ) indipendente da t, oppure incollamento di limiti uguali su pezzi che ricoprono il dominio. Il limite uguale su tutte le rette NON basta.Calcolo dei limiti in due variabili - restrizioni, stime e coordinate polari →).

La morale: le derivate direzionali guardano ff solo lungo le rette per pp, ed è troppo poco per controllare il comportamento della funzione in tutte le direzioni contemporaneamente. Per questo servirà una nozione più forte, la differenziabilitàf è differenziabile in p se f(x) = f(p) + ∇f(p)·(x − p) + R(x) con R(x)/|x − p| → 0: vicino a p il grafico è quasi il suo spazio tangente z = f(p) + ∇f(p)·(x − p) (per n = 2 il piano tangente). La funzione affine L(x) = f(p) + ∇f(p)·(x − p) è la linearizzazione e serve per le stime (Δf ≈ ∇f·Δx). C¹ ⇒ differenziabile ⇒ continua e D_u f(p) = ∇f(p)·u per ogni u. Per verificare la differenziabilità in un punto: derivate parziali con la definizione, poi limite di [f(p+h) − f(p) − ∇f(p)·h]/|h|.Differenziabilità, piano tangente e linearizzazione →.

Derivate parziali

Definizione. La ii-esima derivata parziale di ff in pp è, se esiste, la derivata direzionale lungo il vettore eie_i della base canonica (e1=(1,0,…,0)e_1 = (1, 0, \dots, 0), ecc.): ∂f∂xi(p)=∂xif(p)=fxi(p):=Deif(p)\frac{\partial f}{\partial x_i}(p) = \partial_{x_i}f(p) = f_{x_i}(p) := D_{e_i}f(p)

Nel piano: ∂xf\partial_x f è la derivata lungo l'asse xx (u=(1,0)u = (1, 0)), ∂yf\partial_y f lungo l'asse yy (u=(0,1)u = (0, 1)).

Lo stratagemma per calcolarle. ∂xif(p)\partial_{x_i}f(p) è la derivata della funzione di una variabile xi↦f(p1,…,pi−1,xi,pi+1,…,pn)in xi=pix_i \mapsto f(p_1, \dots, p_{i-1}, x_i, p_{i+1}, \dots, p_n) \quad \text{in } x_i = p_i cioè si deriva rispetto a xix_i trattando le altre variabili come costanti. Infatti f(p+tei)f(p + te_i) cambia solo la ii-esima coordinata, che vale pi+tp_i + t.

Esempio. f(x,y)=x2+2xyf(x, y) = x^2 + 2xy.

  • Con la definizione: f(x+t,y)−f(x,y)t=(x+t)2+2(x+t)y−x2−2xyt=2xt+t2+2tyt=2x+t+2y→2x+2y\frac{f(x + t, y) - f(x, y)}{t} = \frac{(x + t)^2 + 2(x + t)y - x^2 - 2xy}{t} = \frac{2xt + t^2 + 2ty}{t} = 2x + t + 2y \to 2x + 2y.
  • Con lo stratagemma (yy costante): ∂xf=2x+2y\partial_x f = 2x + 2y, e (xx costante) ∂yf=2x\partial_y f = 2x.

Attenzione allo stratagemma nei punti "speciali". Per le funzioni definite a pezzi, nel punto in cui cambia la formula si usa la definizione.

Esempio del prof. f(x,y)=0f(x, y) = 0 se x=0x = 0 o y=0y = 0 (sugli assi), f(x,y)=2x+yf(x, y) = 2x + y altrimenti.

  • ∂xf(0,0)\partial_x f(0, 0): sull'asse xx la funzione vale 00, quindi f(t,0)−f(0,0)t=0→0\frac{f(t, 0) - f(0, 0)}{t} = 0 \to 0. Analogamente ∂yf(0,0)=0\partial_y f(0, 0) = 0.
  • D(1,1)f(0,0)D_{(1,1)}f(0, 0): sulla bisettrice, per t≠0t \ne 0, f(t,t)=2t+t=3tf(t, t) = 2t + t = 3t, quindi 3t−0t=3\frac{3t - 0}{t} = 3.

Le derivate parziali sono nulle, ma la derivata lungo (1,1)(1, 1) vale 33: le derivate parziali non determinano le altre derivate direzionali, in generale. (Per le funzioni "buone" invece sì, con la formula del gradienteIl gradiente è il vettore delle derivate parziali ∇f(p) = (∂₁f(p), …, ∂ₙf(p)). Se f è C¹ (derivate parziali continue) vale la formula del gradiente D_u f(p) = ∇f(p)·u: tutte le derivate direzionali si ottengono dalle parziali e u ↦ D_u f(p) è lineare. Tra i versori, la crescita è massima lungo ∇f/|∇f| (pendenza |∇f|), minima lungo −∇f/|∇f| (pendenza −|∇f|), nulla lungo le direzioni ortogonali al gradiente. Utili: ∇|x| = x/|x|, ∇φ(|x|) = φ'(|x|) x/|x|.Gradiente e direzione di massima crescita →.)

Proprietà

Sia p∈int⁡(D)p \in \operatorname{int}(D) e f,gf, g con derivata direzionale lungo uu in pp. Allora:

  1. Du(f+g)(p)=Duf(p)+Dug(p)D_u(f + g)(p) = D_u f(p) + D_u g(p);
  2. Du(fg)(p)=Duf(p) g(p)+f(p) Dug(p)D_u(fg)(p) = D_u f(p)\,g(p) + f(p)\,D_u g(p);
  3. Du(cf)(p)=c Duf(p)D_u(cf)(p) = c\,D_u f(p) per c∈Rc \in \mathbb{R};
  4. se φ\varphi è una funzione di una variabile derivabile in f(p)f(p): Du(φ∘f)(p)=φ′(f(p)) Duf(p)D_u(\varphi \circ f)(p) = \varphi'(f(p))\,D_u f(p).

Seguono dalle regole di derivazione di una variabile applicate a g(t)=f(p+tu)g(t) = f(p + tu).

Esempio. Du(x12+x22)3D_u(x_1^2 + x_2^2)^3 in un punto pp: con φ(s)=s3\varphi(s) = s^3 e l'esempio 1, Du(x12+x22)3(p)=3(p12+p22)2⋅2 p⋅u=6 ∣p∣4 (p⋅u)D_u(x_1^2 + x_2^2)^3(p) = 3(p_1^2 + p_2^2)^2\cdot 2\,p\cdot u = 6\,|p|^4\,(p \cdot u)

Dipendenza dalla lunghezza di uu. Con uu sostituito da λu\lambda u: f(p+tλu)−f(p)t=λ f(p+(λt)u)−f(p)λt→λDuf(p)\frac{f(p + t\lambda u) - f(p)}{t} = \lambda\,\frac{f(p + (\lambda t)u) - f(p)}{\lambda t} \to \lambda D_u f(p). Quindi Dλuf(p)=λDuf(p)D_{\lambda u}f(p) = \lambda D_u f(p): raddoppiando il vettore raddoppia la derivata. Per confrontare le pendenze in direzioni diverse si usano versori.

Errori comuni

  • Credere che l'esistenza delle derivate parziali (o di tutte le direzionali) implichi la continuità: falso (esempio 4).
  • Usare lo stratagemma nel punto di raccordo di una funzione a pezzi.
  • Confrontare derivate direzionali lungo vettori di lunghezze diverse.

Esercizi su questo argomento

Lezioni in cui compare

Teoria collegata