Inizia il capitolo 4, il calcolo differenziale. La derivata misura quanto velocemente cambia una funzione in un punto.
Definizione
Sia f:(a,b)→R e x0∈]a,b[ (punto interno).
Il rapporto incrementale di f in x0 è
ΔxΔf=x−x0f(x)−f(x0),x=x0
Se esiste finito il limite
f′(x0)=x→x0limx−x0f(x)−f(x0)
si dice che f è derivabile in x0, e f′(x0) è la derivata di f in x0.
Il rapporto incrementale è il rapporto tra la variazione della funzione (Δf) e la variazione della variabile (Δx): la "pendenza media" tra x0 e x. La derivata è la pendenza "istantanea" in x0.
Con il cambio di variabile h=x−x0 (cioè x=x0+h; per x→x0 si ha h→0):
f′(x0)=h→0limhf(x0+h)−f(x0)
È la forma più comoda nei calcoli: h è "di quanto ci si sposta da x0".
Esempio numerico.f(x)=x2 in x0=3: h(3+h)2−9=h6h+h2=6+h→6. Con h=0,1 il rapporto vale 6,1, con h=0,01 vale 6,01: f′(3)=6.
Significato fisico
Un punto materiale si muove su una guida rettilinea; s(t) è la sua posizione all'istante t.
ΔtΔs=t−t0s(t)−s(t0) è la velocità media tra gli istanti t0 e t;
limt→t0ΔtΔs=s˙(t0) è la velocità istantanea all'istante t0.
Significato geometrico: la retta tangente
Se f è derivabile in x0, la retta tangente al grafico di f nel punto P0=(x0,f(x0)) ha equazione
y=f(x0)+f′(x0)(x−x0)
Quindi f′(x0) è il coefficiente angolare (la pendenza) della retta tangente.
Perché. La tangente si definisce come "limite" delle rette secanti: la secante sh passa per P0=(x0,f(x0)) e per un punto vicino Ph=(x0+h,f(x0+h)). Con la formula della retta per due punti, la sua equazione è
y=f(x0)+hf(x0+h)−f(x0)(x−x0)
(la pendenza è proprio il rapporto incrementale). Facendo tendere h→0 (cioè avvicinando Ph a P0), la pendenza tende a f′(x0) e la secante diventa la retta y=f(x0)+f′(x0)(x−x0) ∎.
Caratterizzazione della derivabilità
Teorema. Sia f:(a,b)→R, x0∈]a,b[. Sono equivalenti:
f è derivabile in x0;
esiste un numero f′(x0) tale che, per x→x0,
f(x)=f(x0)+f′(x0)(x−x0)+o(x−x0)
2'. (stessa cosa con h=x−x0) per h→0,
f(x0+h)=f(x0)+f′(x0)h+o(h)
e per definizione di o-piccolo l'ultima condizione dice che f(x)−f(x0)−f′(x0)(x−x0)=o(x−x0) ∎.
Il significato: vicino a x0, una funzione derivabile si può approssimare con la sua retta tangente, e l'errore f(x)−ytg è un o(x−x0): va a zero più in fretta della distanza da x0.
Esempio: la tangente a sinx in 0. Si vedrà che Dsinx=cosx, quindi la tangente in x0=0 è y=sin0+cos0⋅x=x. La caratterizzazione dice sinx=x+o(x) per x→0: è esattamente il limite notevolexsinx→1. I limiti notevoli sono, in realtà, derivate.
Grafico interattivo: y = sin x vicino a 0: la retta tangente è y = x
Derivabilità implica continuità
Teorema. Se f è derivabile in x0, allora f è continua in x0.
Dimostrazione. Per la caratterizzazione, vicino a x0 si ha f(x)=f(x0)+f′(x0)(x−x0)+o(x−x0). Passando al limite per x→x0: f′(x0)(x−x0)→0 e o(x−x0)→0, quindi limx→x0f(x)=f(x0) ∎.
Il viceversa è falso: continua non implica derivabile. Controesempio: f(x)=∣x∣ è continua in 0, ma in 0 il grafico ha uno "spigolo" e non c'è una retta tangente (vedi sotto).
1=−1: ∣x∣non è derivabile in 0, pur essendo continua.
Esempio 2: una funzione con un salto.f(x)={x+1x−1x≥0x<0
Non è continua in 0 (f(0−)=−1=1=f(0)), quindi non può essere derivabile. Infatti, con f(0)=1:
f′(0+)=limx→0+x(x+1)−1=1;
f′(0−)=limx→0−x(x−1)−1=limx→0−xx−2=0−−2=+∞.
Attenzione: la derivata destra non è sempre il limite della derivata. Nell'esempio 2, f′(x)=1 sia per x>0 sia per x<0, quindi limx→0−f′(x)=1; ma f′(0−)=+∞. In generale non è vero che f′(x0±)=limx→x0±f′(x). Lo è però (lo si vedrà più avanti) se f è continua in x0 e quei limiti esistono.
Classificazione dei punti di non derivabilità
Sia x0∈]a,b[ un punto in cui f è continua ma non derivabile. Si dice che x0 è:
un punto angoloso se f′(x0−) e f′(x0+) esistono finiti ma sono diversi;
un punto di flesso a tangente verticale se f′(x0−)=f′(x0+)=+∞ oppure =−∞;
una cuspide se f′(x0−)=−∞ e f′(x0+)=+∞, o viceversa.
3x in 0: flesso a tangente verticale (f′(0±)=+∞). La tangente è la retta verticale x=0.
∣x∣ in 0: cuspide (f′(0−)=−∞, f′(0+)=+∞).
Utile: se f è dispari, f′ è pari; se f è pari, f′ è dispari (il grafico simmetrico ha pendenze simmetriche). Così basta calcolare la derivata destra in 0: per 3x (dispari) f′(0−)=f′(0+), per ∣x∣ (pari) f′(0−)=−f′(0+).
Convenzioni del libro, in aggiunta:
si parla di punto angoloso anche quando una sola delle due derivate è finita e l'altra è ±∞;
se f è definita solo per x≥x0 e f′(x0+)=±∞ (o solo per x≤x0 e f′(x0−)=±∞), x0 si dice punto a tangente verticale (esempio: x in 0).
Grafico interattivo: y = ∛x: in 0 la tangente è verticale (flesso a tangente verticale)
Errori comuni
Pensare che continua implichi derivabile: ∣x∣ è il controesempio.
Calcolare f′(x0±) come limite di f′(x) senza controllare la continuità in x0.
Dimenticare che la derivata deve essere finita: con limite del rapporto incrementale infinito la funzione non è derivabile (anche se la tangente esiste, verticale).