Molti limiti si calcolano "sostituendo": per esempio, per limx→+∞e−x2 si pone y=−x2, si osserva che y→−∞ e si calcola limy→−∞ey=0. Il teorema che segue dice quando questo procedimento è lecito.
Enunciato
Teorema (cambio di variabile nei limiti). Siano f definita definitivamente per y→y0∈R, e g tale che g e f∘g siano definite definitivamente per x→x0∈R. Se
x→x0limg(x)=y0;
y→y0limf(y)=ℓ∈R;
g(x)=y0 definitivamente per x→x0;
allora x→x0limf(g(x))=ℓ.
L'ipotesi 3 non serve se y0=±∞, oppure se y0∈R e f è continua in y0.
In pratica la tesi si scrive come una sostituzione:
Allora g(x)→0=y0 e limy→0f(y)=1, ma f(g(x))=f(0)=0 per ogni x, quindi limx→x0f(g(x))=0=1. Il problema è che g "cade" proprio su y0, dove il valore di f non c'entra con il limite. L'ipotesi 3 lo esclude; se f è continua in y0 il problema non c'è, perché f(y0)=ℓ.
Conseguenze
Composizione di funzioni continue. Se g è continua in x0 e f è continua in y0=g(x0), allora f∘g è continua in x0: per il teorema (senza ipotesi 3, perché f è continua) limx→x0f(g(x))=f(g(x0)). Quindi ogni funzione costruita componendo funzioni elementari è continua nel suo dominio: per esempio sin(ex) è continua in R.
Il viceversa, in generale, è falso. Se esiste limx→x0f(g(x)) non è detto che esista limy→y0f(y). Esempio: g(x)=x2, x0=0, y0=0, e f(y)=1 per y>0, f(y)=−1 per y<0. Allora f(g(x))=f(x2)=1 per x=0, che tende a 1; ma limy→0f(y) non esiste (limite destro 1, sinistro −1): g(x)=x2 si avvicina a 0 solo da destra e "non vede" la parte sinistra di f.
Se g è iniettiva definitivamente per x→x0 (per esempio strettamente monotona), allora vale sempre, senza ipotesi:
x→x0limf(g(x))=y→y0limf(y)
nel senso che uno esiste se e solo se esiste l'altro, e sono uguali. Perché:g strettamente monotona assume ogni valore al più una volta, quindi l'ipotesi 3 vale; per il verso opposto si applica il teorema a f∘g e a g−1: f=(f∘g)∘g−1.
Il limite "salta dentro" (lezione 21)
Due casi in cui l'ipotesi 3 non serve, e il teorema si legge come "il limite entra dentro f":
y0∈R e f continua in y0:x→x0limf(g(x))=y→y0limf(y)=f(y0)=f(x→x0limg(x))
È la giustificazione di quello che si faceva già con le successioni ("le funzioni elementari passano dentro il limite"), ora dimostrata.
y0=±∞, con la convenzione di scrivere f(±∞) per limy→±∞f(y) (per esempio e+∞=+∞, e−∞=0, arctan(+∞)=2π):
x→x0limf(g(x))=f(x→x0limg(x))
Esempi
Un esponenziale. Per x→+∞ l'esponente x2+25x2−6x∼x25x2=5, e l'esponenziale è continua in 5:
x→+∞limex2+25x2−6x=elimx→+∞x2+25x2−6x=e5
La gerarchia con la forma esponenziale. Per a>1 e α>0, scrivendo xα=aloga(xα)=aαlogax:
x→+∞limaxxα=x→+∞limaαlogax−x=alimx→+∞(αlogax−x)=a−∞=0
(l'esponente tende a −∞ perché logax=o(x)), cioè xα=o(ax) per x→+∞. Allo stesso modo, con xx=axlogax:
x→+∞limxxax=alimx→+∞(x−xlogax)=a−∞=0
La gerarchia anche per x→x0 finito. La gerarchia degli infiniti vale per x→+∞, ma con un cambio di variabile si usa anche altrove. Per esempio, per x→−1− si ha −x+11→+∞, e ponendo y=−x+11 un limite in −1− diventa un limite per y→+∞ (vedi Esercizio 59 · limiti in -1 con e1/(x+1)) e log5 del modulo).