L'espressione ha la forma ysiny con y=e−x. Il limite notevole ysiny→1 vale solo per y→0. Quindi la prima cosa da capire è dove va y=e−x nei due casi: la stessa espressione ha comportamenti completamente diversi.
1. x→+∞
−x→−∞, quindi y=e−x→0+. Con il cambio di variabile y=e−x (strettamente monotona, quindi lecito):
x→+∞lime−xsin(e−x)=y→0+limysiny=1
per il limite notevole del seno.
Detto con l'asintoticità: e−x→0, quindi sin(e−x)∼e−x per x→+∞, cioè sin(e−x)=e−x+o(e−x).
2. x→−∞
Ora −x→+∞, quindi y=e−x→+∞. Lo stesso cambio di variabile dà
x→−∞lime−xsin(e−x)=y→+∞limysiny=0
Qui il limite notevole non c'entra: siny è limitata (∣siny∣≤1) e y1→0, quindi il prodotto y1⋅siny tende a 0 (infinitesima per limitata).
Se f(x)=0 vicino a x0 e limx→x0f(x)=0, allora (cambio di variabile y=f(x))
x→x0limf(x)sinf(x)=y→0limysiny=1,cioeˋsinf(x)∼f(x) per x→x0
e lo stesso vale per tutte le asintoticità che vengono dai limiti notevoli (log(1+f)∼f, ef−1∼f, ...). Il punto x0 può essere qualunque, anche ±∞: conta solo che l'argomento tenda a 0.
Errori comuni
Scrivere 1 anche per x→−∞ "perché è il limite notevole del seno": l'argomento va a +∞, non a 0.
Usare il limite notevole con l'argomento sbagliato: in xsin(e−x) il denominatore non è l'argomento del seno, e il limite notevole non si applica così com'è.