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Note per Studenti Funzioni continue su un intervallo

Funzioni continue su un intervallo

In questa pagina 8

Lezioni 23-24. Prerequisiti: Funzioni continuef è continua in x0 (punto del dominio) se il limite in x0 esiste ed è f(x0); somme, prodotti e quozienti di funzioni continue sono continue, e tutte le funzioni elementari sono continue nel loro dominio.Funzioni continue →, Successioni limitate e monotoneOgni successione convergente è limitata (non viceversa); ogni successione monotona ha limite, uguale al sup se crescente e all'inf se decrescente.Successioni limitate e monotone →, Teoremi sui limiti di funzioniUnicità, criterio di non esistenza, limitatezza locale, limiti delle funzioni monotone, algebra dei limiti, permanenza del segno, confronto, infinitesima per limitata, algebra degli infiniti, reciproco: gli stessi teoremi delle successioni, ottenuti con il teorema ponte.Teoremi sui limiti di funzioni → (permanenza del segno).

Le funzioni continue su un intervallo hanno proprietà globali molto forti: non possono "saltare" da un valore a un altro senza passare per tutti i valori intermedi. Il primo risultato è il teorema degli zeri.

Teorema degli zeri

Teorema. Sia f:[a,b]→Rf: [a, b] \to \mathbb{R} continua in [a,b][a, b]. Se f(a)⋅f(b)<0f(a) \cdot f(b) < 0 (f(a)f(a) e f(b)f(b) hanno segno opposto), allora esiste c∈ ]a,b[c \in \,]a, b[ tale che f(c)=0f(c) = 0.

Graficamente: il grafico parte sotto l'asse xx e arriva sopra (o viceversa); se si disegna senza staccare la penna, deve attraversare l'asse almeno una volta.

  • Se ff è anche strettamente monotona, lo zero è unico (una funzione strettamente monotona è iniettiva, quindi assume il valore 00 al massimo una volta).
  • Se ff non è monotona, gli zeri possono essere più di uno.

È il teorema che giustifica i ragionamenti fatti negli esercizi con le disequazioni miste, del tipo "hh è strettamente crescente, h(0)<0h(0) < 0 e h(1)>0h(1) > 0, quindi c'è un unico zero tra 00 e 11" (per esempio nell'Esercizio 50 · dominio e segno di (ex-5) + x)^√3 - 1).

Le ipotesi sono essenziali

  • Serve un intervallo. f:[a,a1]∪[b1,b]→Rf: [a, a_1] \cup [b_1, b] \to \mathbb{R}, continua, con f<0f < 0 su [a,a1][a, a_1] e f>0f > 0 su [b1,b][b_1, b]: f(a)<0<f(b)f(a) < 0 < f(b) ma ff non si annulla mai (il "buco" ]a1,b1[]a_1, b_1[ del dominio permette di saltare lo zero).
  • Serve la continuità. f:[a,b]→Rf: [a, b] \to \mathbb{R} con un salto in x0x_0, negativa prima e positiva dopo: f(a)<0<f(b)f(a) < 0 < f(b) ma nessuno zero (per esempio la funzione segno modificata in 00, oppure f(x)=−1f(x) = -1 per x<x0x < x_0 e f(x)=1f(x) = 1 per x≥x0x \ge x_0).

Versioni più generali

  • Se f: ]a,b[ →Rf: \,]a, b[ \,\to \mathbb{R} è continua (a,ba, b anche infiniti) e f(a+)⋅f(b−)<0f(a^+) \cdot f(b^-) < 0 (i limiti agli estremi hanno segno opposto, anche infiniti), allora esiste c∈ ]a,b[c \in \,]a, b[ con f(c)=0f(c) = 0.
  • In particolare, se f:R→Rf: \mathbb{R} \to \mathbb{R} è continua e f(−∞)⋅f(+∞)<0f(-\infty) \cdot f(+\infty) < 0, allora ff si annulla in qualche punto. Esempio: ogni polinomio di grado dispari ha almeno uno zero reale (va a −∞-\infty da una parte e a +∞+\infty dall'altra).

(Idea: per la permanenza del segno, vicino ad aa e vicino a bb ci sono punti a′<b′a' < b' con f(a′)f(a') e f(b′)f(b') di segno opposto, e si applica il teorema su [a′,b′][a', b'].)

Dimostrazione: il metodo di bisezione

Si suppone f(a)<0<f(b)f(a) < 0 < f(b) (l'altro caso è uguale, scambiando i segni). L'idea è dimezzare l'intervallo ripetutamente, tenendo sempre la metà in cui la funzione cambia segno.

Passo 1. Si prende il punto medio c1=a+b2c_1 = \frac{a + b}{2} e si calcola f(c1)f(c_1):

  • se f(c1)=0f(c_1) = 0, si è trovato lo zero (c=c1c = c_1) e si ha finito;
  • se f(c1)>0f(c_1) > 0, si tiene la metà sinistra: a1=aa_1 = a, b1=c1b_1 = c_1;
  • se f(c1)<0f(c_1) < 0, si tiene la metà destra: a1=c1a_1 = c_1, b1=bb_1 = b.

Se non si è finito, il nuovo intervallo [a1,b1][a_1, b_1] soddisfa:

  • (a) a≤a1<b1≤ba \le a_1 < b_1 \le b;
  • (b) f(a1)<0f(a_1) < 0 e f(b1)>0f(b_1) > 0 (la funzione cambia ancora segno agli estremi);
  • (c) b1−a1=b−a2b_1 - a_1 = \frac{b - a}{2} (lunghezza dimezzata).

Passo 2. Si ripete su [a1,b1][a_1, b_1] con c2=a1+b12c_2 = \frac{a_1 + b_1}{2}, ottenendo [a2,b2][a_2, b_2] con f(a2)<0<f(b2)f(a_2) < 0 < f(b_2) e b2−a2=b−a22b_2 - a_2 = \frac{b - a}{2^2}.

Passo nn. Con cn=an−1+bn−12c_n = \frac{a_{n-1} + b_{n-1}}{2} si ottiene, se f(cn)≠0f(c_n) \ne 0:

  • (a) a≤a1≤a2≤⋯≤an<bn≤⋯≤b2≤b1≤ba \le a_1 \le a_2 \le \dots \le a_n < b_n \le \dots \le b_2 \le b_1 \le b;
  • (b) f(an)<0f(a_n) < 0 e f(bn)>0f(b_n) > 0;
  • (c) bn−an=b−a2nb_n - a_n = \frac{b - a}{2^n}.

Se a un certo passo f(cn)=0f(c_n) = 0, si è finito. Altrimenti si sono costruite due successioni (an)(a_n) e (bn)(b_n).

Le due successioni hanno lo stesso limite.

In cc la funzione vale 00. ff è continua in cc, quindi f(an)→f(c)f(a_n) \to f(c) e f(bn)→f(c)f(b_n) \to f(c) (il limite "passa dentro"). Per (b) e la permanenza del segno (seconda forma):

  • f(an)<0f(a_n) < 0 per ogni nn ⇒\Rightarrow f(c)=lim⁡f(an)≤0f(c) = \lim f(a_n) \le 0;
  • f(bn)>0f(b_n) > 0 per ogni nn ⇒\Rightarrow f(c)=lim⁡f(bn)≥0f(c) = \lim f(b_n) \ge 0.

Quindi f(c)=0f(c) = 0. Infine c≠ac \ne a e c≠bc \ne b perché f(a)<0f(a) < 0 e f(b)>0f(b) > 0, dunque c∈ ]a,b[c \in \,]a, b[ ∎.

Il metodo è anche un algoritmo. Dopo nn passi lo zero sta in un intervallo di lunghezza b−a2n\frac{b - a}{2^n}: con 1010 passi l'errore è già meno di un millesimo della lunghezza iniziale (210=10242^{10} = 1024). È così che si calcolano numericamente gli zeri (per esempio cˉ≈0,982\bar c \approx 0{,}982 nell'Esercizio 50).

Teorema dei valori intermedi

Lezione 24.

Teorema. Sia II un intervallo qualsiasi (anche illimitato, anche R\mathbb{R}) e f:I→Rf: I \to \mathbb{R} continua su II. Allora:

  1. ff assume tutti i valori compresi tra inf⁡If\inf_I f e sup⁡If\sup_I f: per ogni y∈ ]inf⁡If,sup⁡If[y \in \,]\inf_I f, \sup_I f[ esiste c∈Ic \in I con f(c)=yf(c) = y;
  2. f(I)f(I) è un intervallo, di estremi inf⁡If\inf_I f e sup⁡If\sup_I f (aperto, chiuso o semiaperto a seconda dei casi);
  3. in breve: una funzione continua manda intervalli in intervalli.

Dimostrazione del punto 1 (la prof la fa in un ordine diverso dal libro; 2 e 3 sono conseguenze di 1). Si fissa yy con inf⁡f<y<sup⁡f\inf f < y < \sup f.

Passo 1. Esistono x1,x2∈Ix_1, x_2 \in I con f(x1)<y<f(x2)f(x_1) < y < f(x_2). Perché: se inf⁡f\inf f è un numero reale, per la seconda proprietà dell'estremo inferiore, per ogni ε>0\varepsilon > 0 c'è un x1∈Ix_1 \in I con f(x1)<inf⁡f+εf(x_1) < \inf f + \varepsilon; scegliendo ε\varepsilon così piccolo che inf⁡f+ε<y\inf f + \varepsilon < y si ottiene f(x1)<yf(x_1) < y. (Se inf⁡f=−∞\inf f = -\infty, ff non è limitata dal basso e un tale x1x_1 esiste a maggior ragione.) Allo stesso modo con sup⁡f\sup f si trova x2x_2. Questa parte la prof la indica come non richiesta.

Passo 2. Si suppone x1<x2x_1 < x_2 (l'altro caso è simmetrico) e si considera g:[x1,x2]→Rg: [x_1, x_2] \to \mathbb{R}, g(x)=f(x)−yg(x) = f(x) - y:

  • gg è continua su [x1,x2]⊆I[x_1, x_2] \subseteq I (differenza di continue);
  • g(x1)=f(x1)−y<0g(x_1) = f(x_1) - y < 0 e g(x2)=f(x2)−y>0g(x_2) = f(x_2) - y > 0.

Per il teorema degli zeri esiste c∈ ]x1,x2[ ⊆Ic \in \,]x_1, x_2[\, \subseteq I con g(c)=0g(c) = 0, cioè f(c)=yf(c) = y ∎.

Il metodo grafico

Il teorema giustifica il metodo grafico per equazioni e disequazioni: l'equazione f(x)=af(x) = a ha soluzione se e solo se la retta orizzontale y=ay = a incontra il grafico di ff, e per una funzione continua su un intervallo questo succede per tutti gli aa tra inf⁡f\inf f e sup⁡f\sup f. Esempio completo: Esercizio 67 · quante soluzioni ha arctan x + tanh x = a.

Continuità e monotonia

Dal teorema sui limiti delle funzioni monotone (Teoremi sui limiti di funzioniUnicità, criterio di non esistenza, limitatezza locale, limiti delle funzioni monotone, algebra dei limiti, permanenza del segno, confronto, infinitesima per limitata, algebra degli infiniti, reciproco: gli stessi teoremi delle successioni, ottenuti con il teorema ponte.Teoremi sui limiti di funzioni →): se ff è crescente e x0x_0 è interno al dominio, esistono finiti f(x0−)≤f(x0)≤f(x0+)f(x_0^-) \le f(x_0) \le f(x_0^+) (con le disuguaglianze rovesciate se ff è decrescente). Quindi:

Corollario. Sia f:I→Rf: I \to \mathbb{R} monotona su un intervallo II. Allora:

  1. in ogni x0x_0 interno a II, ff è continua oppure ha una discontinuità di prima specie (un salto ∣f(x0+)−f(x0−)∣|f(x_0^+) - f(x_0^-)|);
  2. ff è continua su II   ⟺  \iff f(I)f(I) è un intervallo.

Perché il punto 2. "⇒\Rightarrow" è il teorema dei valori intermedi (vale anche senza monotonia). "⇐\Leftarrow": se ff monotona avesse un salto in x0x_0, l'immagine avrebbe un "buco": i valori dell'intervallo [f(x0−),f(x0+)][f(x_0^-), f(x_0^+)], tranne f(x0)f(x_0), non verrebbero assunti; quindi f(I)f(I) non sarebbe un intervallo.

La novità: per una funzione monotona basta controllare che l'immagine sia un intervallo per sapere che è continua. Questo dimostra la continuità di alcune funzioni elementari. Esempio: axa^x (a>0a > 0, a≠1a \ne 1) è strettamente monotona su R\mathbb{R} e la sua immagine è ]0,+∞[]0, +\infty[ (ogni y>0y > 0 si scrive alog⁡aya^{\log_a y}, e l'esistenza di log⁡ay\log_a y viene dalla proprietà di completezza di R\mathbb{R}): è un intervallo, quindi axa^x è continua su R\mathbb{R}.

Continuità della funzione inversa

Teorema. Sia f:I→Rf: I \to \mathbb{R} continua sull'intervallo II. Allora:

  1. ff è invertibile su f(I)f(I) (cioè iniettiva su II)   ⟺  \iff ff è strettamente monotona su II;
  2. se f:I→f(I)f: I \to f(I) è invertibile, l'inversa f−1:f(I)→If^{-1}: f(I) \to I è anch'essa continua.

Punto 1. Che una funzione strettamente monotona sia iniettiva è sempre vero (anche se discontinua). La novità è il viceversa: per le funzioni continue su un intervallo, invertibile implica strettamente monotona. Senza continuità è falso:

f(x)={1xx>0xx≤0f(x) = \begin{cases} \frac1x & x > 0 \\ x & x \le 0 \end{cases}

è iniettiva e suriettiva su R\mathbb{R} (quindi invertibile), ma non è monotona: è crescente per x≤0x \le 0 e decrescente per x>0x > 0 (e ha un salto in 00).

Punto 2 (dimostrazione). ff è continua, quindi f(I)f(I) è un intervallo. Per il punto 1 ff è strettamente monotona, e allora anche f−1f^{-1} è strettamente monotona su f(I)f(I). L'immagine di f−1f^{-1} è II, che è un intervallo: per il corollario precedente (applicato a f−1f^{-1}, monotona) f−1f^{-1} è continua ∎.

Conseguenza: sono continue le inverse delle funzioni elementari, per esempio log⁡a: ]0,+∞[ →R\log_a: \,]0, +\infty[ \,\to \mathbb{R} (inversa di axa^x), arcsin⁡\arcsin, arccos⁡\arccos, arctan⁡\arctan, settsinh\mathrm{settsinh}...

Attenzione: l'immagine di un intervallo è un intervallo, ma di qualunque tipo, anche diverso da quello di partenza:

  • log⁡(]0,+∞[)=R\log(]0, +\infty[) = \mathbb{R} (da aperto limitato a sinistra a tutto R\mathbb{R});
  • arctan⁡(R)= ]−π2,π2[\arctan(\mathbb{R}) = \,]-\frac{\pi}{2}, \frac{\pi}{2}[ (da illimitato a limitato);
  • arcsin⁡([−1,1])=[−π2,π2]\arcsin([-1, 1]) = [-\frac{\pi}{2}, \frac{\pi}{2}] (chiuso e limitato in chiuso e limitato).

Gli intervalli chiusi e limitati però vanno sempre in intervalli chiusi e limitati: è il teorema di Weierstrass.

Teorema di Weierstrass

Teorema. Sia f:[a,b]→Rf: [a, b] \to \mathbb{R} continua sull'intervallo chiuso e limitato [a,b][a, b]. Allora:

  1. ff ha minimo mm e massimo MM in [a,b][a, b]: esistono x1,x2∈[a,b]x_1, x_2 \in [a, b] con m=f(x1)≤f(x)≤f(x2)=M∀x∈[a,b]m = f(x_1) \le f(x) \le f(x_2) = M \qquad \forall x \in [a, b]
  2. f([a,b])=[m,M]f([a, b]) = [m, M];
  3. una funzione continua manda intervalli chiusi e limitati in intervalli chiusi e limitati.

(Un intervallo chiuso e limitato si chiama anche compatto.)

Le ipotesi sono essenziali. Tre controesempi:

  1. ff discontinua: la mantissa f(x)=x−[x]f(x) = x - [x] su [0,1][0, 1]: vale xx per 0≤x<10 \le x < 1 e f(1)=1−1=0f(1) = 1 - 1 = 0. L'immagine è [0,1[[0, 1[: non chiusa, il massimo non c'è (i valori si avvicinano a 11 senza raggiungerlo).
  2. Intervallo non chiuso: f(x)=1xf(x) = \frac1x su ]0,1]]0, 1] è continua, ma f(]0,1])=[1,+∞[f(]0, 1]) = [1, +\infty[: illimitata, niente massimo.
  3. Intervallo illimitato: f(x)=arctan⁡xf(x) = \arctan x su R\mathbb{R}: f(R)= ]−π2,π2[f(\mathbb{R}) = \,]-\frac{\pi}{2}, \frac{\pi}{2}[, limitato ma non chiuso, niente massimo né minimo.

Tabella riassuntiva

Teorema Ipotesi Conclusione
zeri ff continua su [a,b][a, b], f(a)f(b)<0f(a)f(b) < 0 esiste c∈ ]a,b[c \in \,]a, b[ con f(c)=0f(c) = 0
valori intermedi ff continua su un intervallo II f(I)f(I) è un intervallo
monotonia ff monotona su II continua   ⟺  \iff f(I)f(I) intervallo
inversa ff continua e invertibile su II ff strettamente monotona, f−1f^{-1} continua
Weierstrass ff continua su [a,b][a, b] chiuso e limitato esistono min e max, f([a,b])=[m,M]f([a, b]) = [m, M]

Errori comuni

  • Applicarlo senza verificare la continuità su tutto l'intervallo (per esempio a 1x\frac1x su [−1,1][-1, 1]: cambia segno, ma non si annulla, perché in 00 non è definita).
  • Concludere che lo zero è unico senza la stretta monotonia.
  • Cercare lo zero negli estremi: il teorema garantisce cc interno ad ]a,b[]a, b[.

Esercizi su questo argomento

Lezioni in cui compare

Teoria collegata