La gerarchia degli infiniti risolve le forme indeterminate "all'infinito". Per le forme 00 (tipicamente per x→0) servono invece alcuni limiti di riferimento, i limiti notevoli. Si usano insieme al cambio di variabile: se f(x)→0, al posto di x si può mettere f(x).
Gruppo 1: esponenziali, logaritmi, potenze
Per ogni a>0, a=1:
Limite
Con base e
1
x→±∞lim(1+x1)x=e
2
x→0limxloga(1+x)=logae
x→0limxlog(1+x)=1
3
x→0limxax−1=loga
x→0limxex−1=1
4
x→0limx(1+x)α−1=α(α∈R,α=0)
Verifica numerica con x=0,01: 0,01log(1,01)≈0,995, 0,01e0,01−1≈1,005, 0,011,01−1≈0,4988≈21.
Una forma equivalente. Con il cambio di variabile y=x1 (strettamente monotona): per x→+∞ si ha y→0+, per x→−∞ si ha y→0−, e (1+x1)x=(1+y)1/y. Quindi limite destro e sinistro in 0 valgono entrambi e:
y→0lim(1+y)1/y=e
Limite 2. Per le proprietà del logaritmo, x1loga(1+x)=loga[(1+x)1/x], e il logaritmo è continuo (il limite "salta dentro"):
Limite 3. Si pone y=ax−1: per x→0, y→a0−1=0, e da ax=1+y si ricava x=loga(1+y). Allora, per il limite 2,
x→0limxax−1=y→0limloga(1+y)y=logae1=loga
(l'ultimo passaggio è il cambio di base: logae=logaloge=loga1).
Limite 4 (non è sul libro). Forma esponenziale: (1+x)α=eαlog(1+x). Si moltiplica e si divide per αlog(1+x):
x(1+x)α−1=αlog(1+x)eαlog(1+x)−1⋅xαlog(1+x)
Nel primo fattore si pone y=αlog(1+x)→0: diventa yey−1→1 (limite 3).
Il secondo tende a α⋅1=α (limite 2).
Il prodotto tende ad α ∎.
Il 4 può essere difficile da riconoscere. Casi particolari:
α=2: x(1+x)2−1=x2x+x2=2+x→2;
α=21: x→0limx1+x−1=21;
α=−31: x→0limx31+x1−1=−31.
Gruppo 2: funzioni trigonometriche
Limite
1
x→0limxsinx=1
2
x→0limxtanx=1
3
x→0limx21−cosx=21
4
x→0limxarcsinx=1
5
x→0limxarctanx=1
6
x→+∞limx(2π−arctanx)=1
Dimostrazioni
Derivano tutte dal limite 1.
Limite 1.xsinx è pari (rapporto di due funzioni dispari), quindi limite destro e sinistro in 0 coincidono: basta calcolare quello destro, e si può supporre 0<x<2π.
Sulla circonferenza goniometrica, con l'angolo x in radianti, si confrontano tre lunghezze: il segmento verticale sinx, l'arco x, e il segmento della tangente tanx (sulla retta verticale X=1). Il segmento è più corto dell'arco, e l'arco è più corto del segmento di tangente:
0<sinx<x<tanx=cosxsinx
Si divide per sinx>0: 1<sinxx<cosx1, e passando ai reciproci (che rovesciano le disuguaglianze tra positivi):
cosx<xsinx<1
Per x→0+, cosx→cos0=1 (continuità del coseno). Per il teorema del confronto (carabinieri) xsinx→1 ∎.
Limite 2.xtanx=xsinx⋅cosx1→1⋅11=1.
Limite 3. Si moltiplica e si divide per 1+cosx (che tende a 2, quindi non dà problemi), usando (1−cosx)(1+cosx)=1−cos2x=sin2x:
Limite 4. Si pone y=arcsinx: per x→0, y→arcsin0=0, e x=siny. Allora xarcsinx=sinyy→11=1.
Limite 5. Allo stesso modo con y=arctanx, x=tany: xarctanx=tanyy→1.
Limite 6. È una forma ∞⋅0 (cioè 00 se si scrive 1/x2π−arctanx). Si pone y=2π−arctanx: per x→+∞, arctanx→2π e quindi y→0+. Da arctanx=2π−y si ricava x=tan(2π−y)=sinycosy (formule degli archi associati). Allora
x(2π−arctanx)=sinycosy⋅y=cosy⋅sinyy→1⋅1=1
I limiti notevoli come asintoticità
Un limite del tipo limgf=1 dice esattamente che f∼g. Per esempio limx→0xex−1=1 significa ex−1∼x, cioè ex−1=x+o(x), cioè ex=1+x+o(x) per x→0. Così tutti i limiti notevoli si riscrivono come asintoticità, che è la forma comoda per i calcoli.
Per x→0:
Asintoticità
Forma con o-piccolo
1
log(1+x)∼x (loga(1+x)∼xlogae)
log(1+x)=x+o(x)
2
ex−1∼x (ax−1∼xloga)
ex=1+x+o(x)
3
(1+x)α−1∼αx
(1+x)α=1+αx+o(x)
4
sinx, tanx, arcsinx, arctanx∼x
sinx=x+o(x), ecc.
5
1−cosx∼21x2
cosx=1−21x2+o(x2)
e per x→+∞: 2π−arctanx∼x1, cioè 2π−arctanx=x1+o(x1).
Con le funzioni composte
Grazie al cambio di variabile, i limiti notevoli valgono anche per x→x0 qualunque (x0∈R, non solo 0), purché l'argomento tenda a 0. Per esempio, se f(x)→0 per x→x0 (e f(x)=0 vicino a x0), con y=f(x)→0:
x→x0limf(x)sinf(x)=y→0limysiny=1⇒sinf(x)∼f(x) per x→x0
Lo stesso vale per tutte le asintoticità della tabella. Se limx→x0f(x)=0, per x→x0:
Asintoticità
log(1+f(x))∼f(x)
ef(x)−1∼f(x) (af(x)−1∼f(x)loga)
(1+f(x))α−1∼αf(x)
sinf(x), tanf(x), arcsinf(x), arctanf(x)∼f(x)
1−cosf(x)∼21[f(x)]2
Esempi.
log(1−6x5) per x→0: f(x)=−6x5→0, quindi log(1−6x5)∼−6x5, cioè log(1−6x5)=−6x5+o(x5).
arctan(x+x3) per x→0: arctan(x+x3)∼x+x3∼x, cioè arctan(x+x3)=x+o(x).
sin(e−x) per x→+∞: e−x→0, quindi sin(e−x)∼e−x.
Anche con le successioni: en1+n32−1∼n1+n32∼n1, cioè en1+n32=1+n1+o(n1) per n→+∞.
Attenzione: l'argomento deve tendere a 0. Per x→+∞, sinxnon è asintotico a x (anzi sinx=o(x)).
Un'osservazione utile. Se limx→x0g(x)=ℓ∈R con ℓ=0, allora g(x)∼ℓ (perché ℓg(x)→1): una funzione che tende a un numero non nullo si può sostituire con quel numero nei prodotti e quozienti.
Quando resta solo un o-piccolo: gli sviluppi di Mac-Laurin (anticipo)
Lezione 26. Con i limiti notevoli si arriva al "primo ordine". A volte non basta: in una forma 00 i termini principali del numeratore (o del denominatore) si cancellano e resta solo un o-piccolo, che non dice nulla. Esempio:
L'idea. I limiti notevoli dicono che vicino a 0 certe funzioni sono approssimate da un polinomio di primo grado (la retta tangente: sinx=x+o(x)) o di secondo grado (cosx=1−21x2+o(x2), una parabola). In realtà tutte le funzioni elementari, vicino a 0, si approssimano con un polinomio di qualunque grado n, con errore o(xn): sono gli sviluppi di Mac-Laurin (la teoria completa, con la formula di Taylor, arriva nella lezione 31). Per esempio
sinx=x−6x3+5!x5−⋯+(−1)m(2m+1)!x2m+1+o(x2m+2)
e con questo x3sinx−x=x3−61x3+o(x4)→−61.
Una regola utile: se f è dispari, il suo sviluppo contiene solo potenze dispari di x; se è pari, solo potenze pari. (Per questo nello sviluppo del seno l'errore dopo x2m+1 è già o(x2m+2): il termine di grado 2m+2 è nullo.)
Usare i limiti notevoli quando l'argomento non tende a 0: xlog(1+x)→1 solo per x→0; per x→+∞ tende a 0.
Dimenticare il fattore: log(1+5x)∼5x, non x; 1−cos(3x)∼21(3x)2=29x2.
Sostituire con un asintotico dentro una somma (per esempio in x−sinx scrivere x−x=0): nelle somme si usano le forme con l'o-piccolo e si controlla che non resti solo un o-piccolo.