Profitto: vendendo x migliaia di palline da golf al mese (0≤x≤50) con y ore di pubblicità (0≤y≤25), il profitto (in migliaia di euro) è f(x,y)=48x+96y−x2−2xy−9y2. Quali x,y lo massimizzano?
Pacco postale: un corriere accetta pacchi con lati x+y+z≤4. Qual è il volume massimo? Con z=4−x−y (conviene usare tutta la somma consentita) il volume è f(x,y)=xy(4−x−y).
f ha un minimo assoluto in p se f(x)≥f(p) per ogni x∈D.
f ha un minimo locale in p se esiste un intorno Up con f(x)≥f(p) per ogni x∈D∩Up; è stretto se f(x)>f(p) per x=p.
Per i massimi si rovesciano le disuguaglianze.
In pratica si tratta di capire il segno di f(x)−f(p) vicino a p: sempre ≥0 (minimo), sempre ≤0 (massimo), o di entrambi i segni (né l'uno né l'altro). Le derivate non compaiono nella definizione:x↦∣x∣ ha minimo assoluto nell'origine, dove non ha derivate parziali.
Condizione necessaria: la regola di Fermat
Teorema (Fermat). Se f ha un massimo o minimo locale in pinterno a D ed è derivabile lungo u in p, allora Duf(p)=0.
Corollario. Se inoltre f ha derivate parziali in p, allora ∇f(p)=0: si dice che p è un punto critico (o stazionario).
Dimostrazione. Sia p di minimo locale. La funzione di una variabile g(t)=f(p+tu) è definita per t vicino a 0 (perché p è interno) e ha un minimo locale in t=0. Per il teorema di Fermat in una variabile g′(0)=0, cioè Duf(p)=0 ∎.
Attenzione:
Serve p interno. Su [0,1], f(x)=x ha minimo in 0 con f′(0)=1=0; analogamente in più variabili i punti di massimo e minimo sul bordo del dominio non sono in genere critici.
Il viceversa è falso.f(x,y)=x2−y2 ha ∇f(0,0)=(0,0), ma l'origine non è né massimo né minimo: lungo l'asse x la funzione sale (x2>0), lungo l'asse y scende (−y2<0).
Definizione.p è un punto di sella se è critico e non è né massimo né minimo locale, cioè in ogni palla B(p,r[ ci sono punti x,y con f(x)<f(p)<f(y).
Ricerca dei punti critici: si risolve il sistema
∂x1f(x)=0,…,∂xnf(x)=0
che di solito è non lineare: conviene partire dall'equazione più semplice, fattorizzare, e distinguere i casi.
Ripasso: una variabile
Se f è derivabile due volte in p interno con f′(p)=0: f′′(p)>0⇒ minimo locale stretto, f′′(p)<0⇒ massimo locale stretto, f′′(p)=0⇒ non si può dire nulla (x3, x4, −x4). Il motivo è lo sviluppo di Taylor: f(p+h)−f(p)≈21f′′(p)h2, che ha il segno di f′′(p). In più variabili il ruolo di f′′(p)h2 lo fa una forma quadratica.
Forme quadratiche in due variabili
Data la matrice simmetrica H=(abbc), la forma quadratica associata è
qH(h,k)=ah2+2bhk+ck2,(h,k)∈R2
Si dice:
definita positiva (H>0) se qH(h,k)>0 per ogni (h,k)=(0,0);
definita negativa (H<0) se qH(h,k)<0 per ogni (h,k)=(0,0);
indefinita se assume valori di entrambi i segni;
semidefinita (positiva o negativa) se ha sempre lo stesso segno ma si annulla anche per qualche (h,k)=(0,0).
Esempi del prof.
H=(2112): q=2h2+2hk+2k2=(h+k)2+h2+k2, somma di quadrati nulla solo per h=k=0: definita positiva.
H=(−211−2): q=−(h+k)2−h2−k2: definita negativa.
H=(100−1): q=h2−k2, positiva per (1,0), negativa per (0,1): indefinita.
H=(1111): q=(h+k)2≥0, nulla per (1,−1): semidefinita positiva.
Criterio del determinante. Per H=(abbc):
detH>0 e a>0⟺ definita positiva;
detH>0 e a<0⟺ definita negativa;
detH<0⟺ indefinita;
detH=0: semidefinita (positiva o negativa).
Il caso detH>0 con a=0 non può capitare: sarebbe detH=−b2≤0.
Perché funziona (per a=0, completando il quadrato):
aqH(h,k)=a2h2+2abhk+ack2=(ah+bk)2+(ac−b2)k2=(ah+bk)2+detH⋅k2
Se detH>0, a destra c'è una somma di quadrati, positiva per (h,k)=0: allora qH ha il segno di a. Se detH<0, scegliendo k=0 si ottiene aqH>0, scegliendo ah+bk=0 con k=0 si ottiene aqH<0: segni opposti.
Condizione sufficiente: il criterio dell'hessiana
Teorema (criterio dell'hessiana). Sia f di classe C2 e p un punto critico interno al dominio. Con Hessf(p)=(fxx(p)fxy(p)fxy(p)fyy(p)):
detHessf(p)>0 e fxx(p)>0: p è minimo locale stretto;
detHessf(p)>0 e fxx(p)<0: p è massimo locale stretto;
detHessf(p)<0: p è un punto di sella;
detHessf(p)=0: il criterio non permette di concludere.
Perché (idea): con la formula di Taylor al secondo ordine, in un punto critico
f(p+(h,k))−f(p)≈21(fxxh2+2fxyhk+fyyk2)=21qHessf(p)(h,k)
e il segno di f−f(p) vicino a p è quello della forma quadratica hessiana, quando questa non è degenere.
Esempio. In (0,0) le tre funzioni x2+y2, −x2−y2, x2−y2 hanno hessiane (2002), (−200−2), (200−2): minimo, massimo, sella.
Esempio del prof: f(x,y)=2x3−6xy+3y2
Punti critici.∇f=(6x2−6y,−6x+6y)=6(x2−y,y−x). La seconda equazione dà y=x; sostituendo nella prima, x2−x=0, cioè x=0 o x=1. Punti critici: (0,0) e (1,1).
In (1,1): det=72−36=36>0 e fxx=12>0: minimo locale stretto, con f(1,1)=2−6+3=−1.
Non è un minimo assoluto: f(x,0)=2x3→−∞ per x→−∞.
Quando l'hessiana non dice nulla (det=0)
Le tre funzioni x4+y4, −x4−y4, x4−y4 hanno tutte ∇f(0,0)=0 e Hessf(0,0)=0 (matrice nulla), ma l'origine è rispettivamente minimo assoluto, massimo assoluto e sella. Nel caso det=0 si studia direttamente il segno di f(x)−f(p):
per mostrare che non è un estremo basta trovare due restrizioni (rette, curve per p) lungo cui f−f(p) ha segni opposti;
per mostrare che è un estremo serve una disuguaglianza valida in tutto un intorno (scrivere f−f(p) come somma di quadrati, fattorizzare, …).
Esempio del prof.f(x,y)=x3+(y−x)2. ∇f=(3x2−2(y−x),2(y−x)): dalla seconda y=x, poi 3x2=0. Unico punto critico (0,0), con
Hessf(0,0)=(2−2−22),det=0
Il criterio non decide. Lungo la retta y=x la funzione vale x3, che è positiva per x>0 e negativa per x<0: f−f(0,0) cambia segno in ogni intorno dell'origine, che è quindi una sella. (La retta y=x è la direzione in cui la forma quadratica 2(h−k)2 si annulla: è lì che conta il termine di terzo grado.)