Per semplificare la funzione: integrando (x+y)ex−y conviene "porre" u=x+y, v=x−y.
Per semplificare il dominio: D={−3≤x+y≤3,−2≤2x−y≤2} è un parallelogramma con i lati obliqui, scomodo per le fette; con u=x+y, v=2x−y diventa il rettangolo [−3,3]×[−2,2].
Il caso di una variabile (richiamo)
Se φ:[c,d]→[a,b] è biiettiva, C1, con φ′=0:
∫[a,b]f(x)dx=∫[c,d]f(φ(u))∣φ′(u)∣du
Il modulo di φ′ compare perché qui si integra su insiemi (senza verso): se φ è decrescente gli estremi si scambiano e il segno meno si compensa, come nella dimostrazione dell'invarianza della lunghezza. ∣φ′(u)∣ è il fattore di dilatazione delle lunghezze.
La matrice jacobiana
Definizione. Se φ=(φ1,φ2) ha derivate parziali su un aperto, la matrice jacobiana è
φ′(u,v)=Jφ(u,v):=(∂uφ1∂uφ2∂vφ1∂vφ2)=(∇φ1∇φ2)
e si indica ∣φ′(u,v)∣:=∣detφ′(u,v)∣.
Le righe sono i gradienti delle componenti. Esempio:φ(u,v)=(2u2v,eusinv) ha φ′=(4uveusinv2u2eucosv).
Caso lineare. Se φ(u,v)=A(uv) con A=(acbd), allora φ′=A (costante). detA=0 significa che φ schiaccia il piano su una retta (le colonne sono parallele): non è biiettiva.
Perché compare il determinante
Si prende un rettangolino E=[u,u+Δu]×[v,v+Δv] nel piano (u,v). Per l'approssimazione al prim'ordine
φ(u+Δu,v)−φ(u,v)≈∂uφ(u,v)Δu,φ(u,v+Δv)−φ(u,v)≈∂vφ(u,v)Δv
quindi l'immagine φ(E) è quasi il parallelogramma generato dai vettori ∂uφΔu e ∂vφΔv (le colonne della jacobiana). L'area di un parallelogramma generato da due vettori del piano è il valore assoluto del determinante della matrice che li ha per colonne, quindi
Area(φ(E))≈∣detφ′(u,v)∣Area(E)∣detφ′∣ è il fattore di dilatazione delle aree di φ vicino a (u,v). Integrando f su φ(E) si ottiene circa f(φ(u,v))∣detφ′(u,v)∣ΔuΔv, e sommando su tutti i rettangolini si arriva alla formula.
La formula
Teorema (cambiamento di variabili). Siano X,Y aperti di R2 e φ:X→Y biiettiva, di classe C1, con detφ′=0. Siano E⊆X limitato e D=φ(E) (cioè E=φ−1(D)). Allora f è integrabile su D se e solo se (f∘φ)∣detφ′∣ lo è su E, e
∫Df(x,y)dxdy=∫Ef(φ(u,v))∣detφ′(u,v)∣dudv
Il metodo in 4 passi:
scegliere il cambio (x,y)=φ(u,v) e verificare che sia biiettivo;
trovare il nuovo dominio E=φ−1(D) (di solito la parte più difficile: si trasforma ogni pezzo del bordo di D);
calcolare ∣detφ′(u,v)∣;
calcolare l'integrale su E (che deve essere più semplice di quello di partenza).
Esempi del prof.
Dilatazioni:φ(u,v)=(au,bv) con a,b>0 trasforma un rettangolo di lati Δu, Δv in uno di lati aΔu, bΔv; infatti ∣detφ′∣=ab e Area(D)=∫Eabdudv=abArea(E).
Applicazioni lineari: se φ(u,v)=A(u,v)T, allora Area(φ(E))=∣detA∣Area(E).
φ(u,v)=(vu,v) per u,v>0 è biiettiva dal primo quadrante aperto in sé (l'inversa è u=xy, v=y), con detφ′=det(1/v0−u/v21)=v1. Con E={v∈[1,3],v2≤u≤3v2} e D=φ(E), siccome xy=vu⋅v=u:
∫Dxydxdy=∫13∫v23v2u⋅v1dudv=∫132v9v4−v4dv=∫134v3dv=81−1=80
Le nuove coordinate in funzione delle vecchie
Spesso il cambio si sceglie scrivendo le nuove variabili in funzione delle vecchie, (u,v)=ψ(x,y), perché è così che semplifica il dominio. Allora φ=ψ−1, e non serve invertire esplicitamente per lo jacobiano:
∣detφ′(u,v)∣=∣detψ′(x,y)∣1
(la jacobiana dell'inversa è l'inversa della jacobiana). Se però detψ′ dipende da x,y, va riespresso in u,v.
Esempio del prof.∫D(x−y)ex+ydxdy con D={1≤x−y≤3,2≤x+y≤4}. Si pone u=x−y, v=x+y: il dominio diventa il rettangolo E=[1,3]×[2,4]. Inversa: x=2u+v, y=2v−u; detψ′=det(11−11)=2, quindi ∣detφ′∣=21:
∫D(x−y)ex+y=∫13∫24uev⋅21dvdu=21⋅[2u2]13⋅[ev]24=21⋅4⋅(e4−e2)=2(e4−e2)
Esempio del prof (cambio lineare, 2023).∫D(6x−3y)dxdy con D il parallelogramma di vertici (2,0), (5,3), (6,7), (3,4).
I lati stanno sulle rette y=x−2, y=x+1 (pendenza 1) e y=4x−8, y=4x−17 (pendenza 4): D={x−2≤y≤x+1,4x−17≤y≤4x−8}.
Con u=y−4x∈[−17,−8] e v=y−x∈[−2,1] il dominio diventa il rettangolo R=[−17,−8]×[−2,1].
Inversa: sottraendo, v−u=3x, quindi x=3v−u e y=v+x=34v−u. ∣detψ′∣=∣det(−4−111)∣=3, quindi ∣detφ′∣=31.
6x−3y=2(v−u)−(4v−u)=−u−2v, e
∫R(−u−2v)31dudv=31∫−17−8∫−21(−u−2v)dvdu=2243
Simmetrie
Se D è simmetrico rispetto all'asse y ((x,y)∈D⟺(−x,y)∈D):
se f(−x,y)=−f(x,y) (dispari in x), allora ∫Df=0;
se f(−x,y)=f(x,y) (pari in x), allora ∫Df=2∫D+f, con D+=D∩{x≥0}.
È il cambio di variabili (x,y)↦(−x,y), che ha ∣det∣=1 e manda D in sé. Analogamente per l'asse x. Esempio del prof:∫B(0,1]x3y2log8(1+x2y2)dxdy=0, perché il disco è simmetrico e la funzione è dispari in x (solo x3 cambia segno). Nessun conto.