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Note per Studenti Esercizio 4 · unioni e intersezioni di aperti e chiusi

Esercizio 4unioni e intersezioni di aperti e chiusi

In questa pagina 4

Testo (Esercizi per venerdì, settimana 1, fogli 4 e 6).

  1. Unione qualunque di insiemi aperti in R2\mathbb{R}^2 è un insieme aperto: vero o falso? Provarlo. Cosa si può dedurre sui chiusi?
  2. Intersezione finita di insiemi aperti in R2\mathbb{R}^2 è un insieme aperto: vero o falso? Provarlo. Cosa si può dedurre sui chiusi? Vale lo stesso per intersezione infinita?
  3. (Foglio 6, "difficile, perderci tempo solo se appassionati".) Per insiemi non patologici DD (come quelli del corso) si ha ∂(∂D)=∂D\partial(\partial D) = \partial D. Più in generale si ha ∂(∂D)=∂D∖int⁡(∂D)\partial(\partial D) = \partial D \setminus \operatorname{int}(\partial D).

Teoria: Insiemi aperti, chiusi, interno e frontiera in RnUn intorno di p è un insieme che contiene una palla centrata in p. p è interno a D se una palla B(p,δ[ sta tutta in D; D è aperto se ogni suo punto è interno, chiuso se il complementare è aperto. La frontiera ∂D è fatta dai punti i cui intorni toccano sia D sia il complementare; la chiusura è D ∪ ∂D, il più piccolo chiuso che contiene D. Unioni qualsiasi e intersezioni finite di aperti sono aperte.Insiemi aperti, chiusi, interno e frontiera in Rn →.


1. Unione qualunque di aperti: vero

Sia {Ai}i∈J\{A_i\}_{i \in J} una famiglia qualsiasi (anche infinita) di aperti e A=⋃iAiA = \bigcup_i A_i. Bisogna mostrare che ogni punto di AA è internoEsiste una pallina centrata nel punto tutta contenuta nell'insieme. ad AA.

Se p∈Ap \in A, allora pp appartiene ad almeno uno degli insiemi, diciamo AkA_k. Siccome AkA_k è aperto, esiste δ>0\delta > 0 con B(p,δ[⊆AkB(p, \delta[ \subseteq A_k. Ma Ak⊆AA_k \subseteq A (l'unione contiene ciascun insieme), quindi B(p,δ[⊆AB(p, \delta[ \subseteq A ∎.

Sui chiusi. I chiusi sono i complementari degli aperti, e il complementare di un'unione è l'intersezione dei complementari (leggi di De MorganIl complementare di un'unione è l'intersezione dei complementari, e il complementare di un'intersezione è l'unione dei complementari.): R2∖⋂iCi=⋃i(R2∖Ci)\mathbb{R}^2 \setminus \bigcap_i C_i = \bigcup_i(\mathbb{R}^2 \setminus C_i) Se i CiC_i sono chiusi, a destra c'è un'unione di aperti, che è aperta: quindi ⋂iCi\bigcap_i C_i ha complementare aperto, cioè è chiuso. Un'intersezione qualsiasi di chiusi è chiusa.

2. Intersezione finita di aperti: vero; infinita: falso

Caso finito. Siano A1,…,AmA_1, \dots, A_m aperti e p∈A1∩⋯∩Amp \in A_1 \cap \dots \cap A_m. Per ogni kk esiste δk>0\delta_k > 0 con B(p,δk[⊆AkB(p, \delta_k[ \subseteq A_k. Prendiamo δ=min⁡{δ1,…,δm}>0\delta = \min\{\delta_1, \dots, \delta_m\} > 0 (il minimo di un numero finito di numeri positivi è positivo). La palla B(p,δ[B(p, \delta[ sta dentro ogni B(p,δk[B(p, \delta_k[, quindi dentro ogni AkA_k, quindi nell'intersezione ∎.

Sui chiusi. Con De Morgan, R2∖(C1∪⋯∪Cm)=(R2∖C1)∩⋯∩(R2∖Cm)\mathbb{R}^2 \setminus (C_1 \cup \dots \cup C_m) = (\mathbb{R}^2 \setminus C_1) \cap \dots \cap (\mathbb{R}^2 \setminus C_m), intersezione finita di aperti: un'unione finita di chiusi è chiusa.

Caso infinito: falso. Controesempio: ⋂n≥1B(0,1n[={(0,0)}\bigcap_{n \ge 1}B\left(0, \frac1n\right[ = \{(0, 0)\} Infatti l'origine sta in tutti i dischi, mentre un punto p≠0p \ne 0 non sta in B(0,1n[B(0, \frac1n[ appena 1n<∣p∣\frac1n < |p| (per l'archimedeitàPer ogni numero reale esiste un naturale più grande: serve a trovare n con 1/n più piccolo di qualunque epsilon.Archimedeità di N → un tale nn esiste). Un punto solo non è aperto: nessuna pallina attorno all'origine è contenuta in {(0,0)}\{(0,0)\}. La dimostrazione del caso finito si rompe perché inf⁡{1n}=0\inf\{\frac1n\} = 0: non c'è un raggio positivo che vada bene per tutti.

Dualmente, un'unione infinita di chiusi può non essere chiusa: ⋃n≥2B(0,1−1n]=B(0,1[\bigcup_{n \ge 2}B\left(0, 1 - \frac1n\right] = B(0, 1[ (ogni punto con ∣p∣<1|p| < 1 sta in uno dei dischi chiusi, ma nessun punto del cerchio ∣p∣=1|p| = 1 ci sta), e il disco aperto non è chiuso.

3. La frontiera della frontiera

Fatto generale. Per ogni insieme EE: ∂E=E‾∖int⁡(E)\partial E = \overline E \setminus \operatorname{int}(E) (un punto di frontiera è "vicino a EE" ma non ha una pallina dentro EE).

La frontiera è sempre chiusa. Se p∉∂Dp \notin \partial D, allora pp è interno a DD o interno al complementare; in entrambi i casi una pallina B(p,δ[B(p, \delta[ è tutta dentro DD o tutta fuori, e lo stesso vale per ogni punto di quella pallina (che ha a sua volta una pallina dentro la prima). Quindi il complementare di ∂D\partial D è aperto.

Conclusione. Applicando il fatto generale con E=∂DE = \partial D, che è chiuso (∂D‾=∂D\overline{\partial D} = \partial D): ∂(∂D)=∂D‾∖int⁡(∂D)=∂D∖int⁡(∂D)\partial(\partial D) = \overline{\partial D} \setminus \operatorname{int}(\partial D) = \partial D \setminus \operatorname{int}(\partial D) che è la formula del testo. Se la frontiera non ha punti interni, come accade per tutti gli insiemi del corso (la frontiera di un disco è un cerchio, quella di un poligono è una spezzata: insiemi "sottili"), allora ∂(∂D)=∂D\partial(\partial D) = \partial D.

Un insieme patologico. Per D=Q2D = \mathbb{Q}^2 (i punti a coordinate razionali) ogni pallina contiene punti razionali e irrazionali, quindi ∂D=R2\partial D = \mathbb{R}^2, che è tutto interno, e ∂(∂D)=∂R2=∅≠∂D\partial(\partial D) = \partial\mathbb{R}^2 = \emptyset \ne \partial D. Si noti che Q2\mathbb{Q}^2 non ha punti interni: non basta che DD sia privo di punti interni, serve che lo sia la sua frontiera.


Errori comuni

  • Estendere la regola dell'intersezione agli infiniti insiemi: è falso, come mostra ⋂B(0,1n[\bigcap B(0, \frac1n[.
  • Pensare che i chiusi si comportino come gli aperti: per i chiusi è l'intersezione a essere sempre permessa e l'unione a dover essere finita.

Lezioni in cui compare

Teoria collegata