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Note per Studenti Formulario - algebra lineare e geometria

Formulario - algebra lineare e geometria

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Spazi vettoriali

Note: CampiUn campo è un insieme di numeri con somma e prodotto che rispettano le regole usuali (associativa, commutativa, neutri, opposti, inversi, distributiva): è ciò che serve per risolvere le equazioni di primo grado. Esempi: Q, R, C e i campi finiti.Campi → · Spazi vettorialiUno spazio vettoriale su un campo K è un insieme con una somma di vettori e un prodotto per scalari che rispettano 7 proprietà. Esempi fondamentali: K^n (somma componente per componente), le funzioni da R in R, i polinomi.Spazi vettoriali → · Combinazioni lineari e dipendenza lineareUna combinazione lineare è una somma di vettori moltiplicati per scalari. I vettori sono linearmente indipendenti se l'unica combinazione che dà il vettore nullo è quella con tutti i coefficienti nulli; altrimenti sono dipendenti, e allora uno di essi è combinazione lineare degli altri.Combinazioni lineari e dipendenza lineare → · Sottospazi vettorialiUn sottospazio vettoriale è un sottoinsieme che è spazio vettoriale con le stesse operazioni: basta che sia chiuso per somma e per prodotto per scalari. Deve contenere il vettore nullo. In R^2 i sottospazi sono {0}, le rette per l'origine e tutto R^2.Sottospazi vettoriali → · Intersezione, somma e sottospazio generatoL'intersezione di due sottospazi è un sottospazio, l'unione in generale no. Al suo posto si usa la somma U + W = {u + w}, il più piccolo sottospazio che contiene entrambi. Il sottospazio generato da un insieme S è l'insieme di tutte le combinazioni lineari di vettori di S.Intersezione, somma e sottospazio generato → · Generatori e basiDei vettori generano V se ogni vettore di V è loro combinazione lineare; una base è un insieme di generatori linearmente indipendenti, e allora ogni vettore si scrive in modo unico come combinazione dei vettori di base. Lemma dello scambio: i vettori indipendenti non sono mai più dei generatori.Generatori e basi → · DimensioneTutte le basi di uno spazio vettoriale hanno lo stesso numero di vettori, la dimensione (dim K^n = n). Da ogni sistema di generatori si estrae una base, ogni insieme di vettori indipendenti si completa a una base, e in dimensione n bastano n vettori indipendenti (o n generatori) per avere una base.Dimensione → · Formula di Grassmann e somma direttaFormula di Grassmann: dim(U + W) = dim U + dim W − dim(U ∩ W), come contare gli elementi di un'unione senza contare due volte quelli comuni. Se U ∩ W = {0} la somma è diretta, U ⊕ W, e ogni vettore si scrive in modo unico come u + w.Formula di Grassmann e somma diretta → · Metodo - basi, equazioni cartesiane, intersezione e somma di sottospaziProcedura da esame per i sottospazi di K^n: base da generatori (riduzione a scala delle righe), base da equazioni (incognite libere), equazioni cartesiane da una base (eliminare i parametri), intersezione (mettere a sistema), somma (unire i generatori) e Grassmann come controllo.Metodo - basi, equazioni cartesiane, intersezione e somma di sottospazi →

  • Campo: somma e prodotto associativi e commutativi con neutri 0≠10\ne1, opposti, inversi degli elementi non nulli e distributiva (esempi: Q,R,C\mathbb Q,\mathbb R,\mathbb C). Spazio vettoriale su KK: somma di vettori e prodotto per scalari con le 7 proprietà; in KnK^n si opera componente per componente.
  • v1,…,vrv_1,\dots,v_r sono indipendenti se a1v1+⋯+arvr=0⃗⇒a1=⋯=ar=0a_1v_1+\dots+a_rv_r=\vec0\Rightarrow a_1=\dots=a_r=0; altrimenti uno è combinazione degli altri.
  • W⊆VW\subseteq V è sottospazio se 0⃗∈W\vec0\in W ed è chiuso per somma e prodotto per scalari. U∩WU\cap W è un sottospazio, U∪WU\cup W in generale no; U+W={u+w}U+W=\{u+w\} è il più piccolo sottospazio che li contiene; ⟨S⟩\langle S\rangle = insieme delle combinazioni lineari di SS.
  • Base = generatori indipendenti: ogni vv si scrive in modo unico come combinazione. Se v1,…,vnv_1,\dots,v_n generano e w1,…,wrw_1,\dots,w_r sono indipendenti, r≤nr\le n. Tutte le basi hanno dim⁡V\dim V elementi (dim⁡Kn=n\dim K^n=n); in dimensione nn bastano nn vettori indipendenti (o nn generatori).
  • Grassmann: dim⁡(U+W)=dim⁡U+dim⁡W−dim⁡(U∩W)\dim(U+W)=\dim U+\dim W-\dim(U\cap W). Somma diretta U⊕WU\oplus W se U∩W={0⃗}U\cap W=\{\vec0\} (e allora dim⁡(U⊕W)=dim⁡U+dim⁡W\dim(U\oplus W)=\dim U+\dim W, scrittura unica u+wu+w).

Grafico interattivo: Somma con la regola del parallelogramma: v = (3, 1), w = (1, 2), v + w = (4, 3); le componenti si sommano una per una

Grafico interattivo: La retta 3a − 2b = 0 passa per l'origine ed è un sottospazio; la retta a − 2b = 3 non passa per (0, 0) e non lo è

Funzioni lineari e matrici

Note: Funzioni lineari e isomorfismiUna funzione tra spazi vettoriali è lineare se rispetta somma e prodotto per uno scalare; manda 0 in 0, è determinata dalle immagini di una base e si chiama isomorfismo quando è anche biiettiva.Funzioni lineari e isomorfismi → · Coordinate rispetto a una baseFissata una base, ogni vettore ha una e una sola lista di coordinate; la funzione vettore → coordinate è un isomorfismo con K^n, quindi ogni spazio di dimensione n si comporta come K^n (ma l'isomorfismo dipende dalla base).Coordinate rispetto a una base → · Nucleo e immagineIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine → · Matrice associata a una funzione lineareFissate una base del dominio e una del codominio, una funzione lineare si codifica in una matrice m×n la cui colonna j contiene le coordinate di f(v_j); le coordinate di f(v) si ottengono moltiplicando la matrice per le coordinate di v, e il rango di f è il numero di colonne indipendenti.Matrice associata a una funzione lineare → · Operazioni tra matriciLe matrici m×n formano uno spazio vettoriale (somma e prodotto per scalare elemento per elemento); il prodotto righe per colonne corrisponde alla composizione di funzioni lineari, è associativo ma non commutativo; la trasposta scambia righe e colonne e (AB)^T = B^T A^T.Operazioni tra matrici → · Cambiamenti di baseLa matrice di cambiamento di base è la matrice dell'identità rispetto a due basi diverse: trasforma le coordinate in una base nelle coordinate nell'altra ed è invertibile; la matrice di f in nuove basi è M(id)·A·M(id), e per un endomorfismo A' = P⁻¹AP (matrici simili).Cambiamenti di base →

  • ff lineare: f(v1+v2)=f(v1)+f(v2)f(v_1+v_2)=f(v_1)+f(v_2) e f(λv)=λf(v)f(\lambda v)=\lambda f(v); è determinata dalle immagini di una base. Isomorfismo = lineare e biiettiva; ogni spazio di dimensione nn è isomorfo a KnK^n tramite le coordinate [v]B[v]_{\mathcal B}.
  • Ker⁡f={v: f(v)=0⃗}\operatorname{Ker}f=\{v:\ f(v)=\vec0\}, Im⁡f={f(v)}\operatorname{Im}f=\{f(v)\}; ff iniettiva   ⟺  Ker⁡f={0}\iff\operatorname{Ker}f=\{0\}. Teorema della dimensione: dim⁡Ker⁡f+dim⁡Im⁡f=dim⁡V\dim\operatorname{Ker}f+\dim\operatorname{Im}f=\dim V. Antimmagine: f−1(w)=v0+Ker⁡ff^{-1}(w)=v_0+\operatorname{Ker}f con f(v0)=wf(v_0)=w.
  • MCB(f)M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(f): la colonna jj contiene le coordinate in C\mathcal C di f(vj)f(v_j); [f(v)]C=A [v]B[f(v)]_{\mathcal C}=A\,[v]_{\mathcal B}. Composizione: MDB(g∘f)=MDC(g) MCB(f)M^{\mathcal B}_{\mathcal D}(g\circ f)=M^{\mathcal C}_{\mathcal D}(g)\,M^{\mathcal B}_{\mathcal C}(f).
  • Prodotto righe per colonne: chj=∑ibhiaijc_{hj}=\sum_ib_{hi}a_{ij}, definito se colonne di BB = righe di AA; associativo, non commutativo; (AB)T=BTAT(AB)^T=B^TA^T.
  • Cambio di base: P=MB′B(id)P=M^{\mathcal B}_{\mathcal B'}(\mathrm{id}) (colonna ii = coordinate di viv_i in B′\mathcal B'), invertibile con inversa MBB′(id)M^{\mathcal B'}_{\mathcal B}(\mathrm{id}). Per un endomorfismo A′=P−1APA'=P^{-1}AP (matrici similiMatrici dello stesso endomorfismo in basi diverse: hanno lo stesso rango, determinante e autovalori.).

Grafico interattivo: A = (1 −1; 1 1): le colonne sono le immagini Ae₁ = (1, 1) e Ae₂ = (−1, 1); il quadrato unitario diventa un quadrato ruotato di 45° e di area 2 = det A

Sistemi lineari

Note: Sistemi lineari e teorema di Rouché-CapelliUn sistema lineare si scrive AX = B; ha soluzioni se e solo se B sta nell'immagine di A, cioè se rango(A) = rango(A|B) (Rouché-Capelli); le soluzioni sono una soluzione particolare più il nucleo e dipendono da n − r parametri.Sistemi lineari e teorema di Rouché-Capelli → · Eliminazione di GaussCon tre operazioni elementari sulle righe (scambio, moltiplicazione per uno scalare non nullo, somma di un multiplo di un'altra riga) ogni matrice si riduce a scala senza cambiare il rango; serve a calcolare ranghi, risolvere sistemi, trovare relazioni di dipendenza e matrici che riducono a scala.Eliminazione di Gauss → · Matrice inversaL'inversa di una matrice quadrata A è la matrice A⁻¹ con A A⁻¹ = A⁻¹ A = I; esiste se e solo se rango(A) = n e si calcola con Gauss-Jordan riducendo (A | I) fino a (I | A⁻¹).Matrice inversa →

  • Rouché-Capelli: AX=BAX=B (A∈Mm×nA\in M_{m\times n}) ha soluzioni   ⟺  rango⁡(A)=rango⁡(A ∣ B)=r\iff\operatorname{rango}(A)=\operatorname{rango}(A\,|\,B)=r; se r=nr=n la soluzione è unica, se r<nr<n ci sono ∞n−r\infty^{n-r} soluzioni. Le soluzioni sono una soluzione particolare più Ker⁡A\operatorname{Ker}A.
  • Gauss: operazioni sulle righe (scambio, moltiplicazione per λ≠0\lambda\ne0, somma di un multiplo di un'altra riga) non cambiano rango e soluzioni; il rango di una matrice a scala è il numero di righe non nulle (pivot).
  • A∈MnA\in M_n è invertibile (AA−1=A−1A=InAA^{-1}=A^{-1}A=I_n)   ⟺  rango⁡A=n  ⟺  AX=0\iff\operatorname{rango}A=n\iff AX=0 ha solo X=0  ⟺  X=0\iff le colonne sono indipendenti; si calcola riducendo (A ∣ I)(A\,|\,I) a (I ∣ A−1)(I\,|\,A^{-1}) con sole operazioni sulle righe.

Grafico interattivo: Sistemi 2×2 come rette: x + y = 3 e x − y = 1 si incontrano in (2, 1) (rango 2, soluzione unica); x + y = 3 e x + y = −1 sono parallele (rango A = 1, rango (A|B) = 2, nessuna soluzione); due equazioni proporzionali darebbero la stessa retta (infinite soluzioni)

Determinante

Note: Permutazioni e definizione di determinanteIl determinante di una matrice quadrata è la somma, su tutte le n! permutazioni, dei prodotti di n elementi presi uno per riga e uno per colonna, con segno + o − secondo la parità della permutazione; per 2×2 è ad − bc, per 3×3 c'è la regola di Sarrus, per le triangolari è il prodotto della diagonale.Permutazioni e definizione di determinante → · Proprietà del determinante, Binet e LaplaceIl determinante è lineare in ogni riga, cambia segno scambiando due righe, non cambia sommando a una riga un multiplo di un'altra: così si calcola con Gauss riducendo a triangolare. Binet: det(AB) = det A · det B. Laplace: sviluppo lungo una riga o colonna con i complementi algebrici.Proprietà del determinante, Binet e Laplace → · Matrice aggiunta e teorema di CramerLa matrice aggiunta A* è la trasposta della matrice dei complementi algebrici e soddisfa A·A* = det A · I; quindi A è invertibile se e solo se det A ≠ 0, con A⁻¹ = A*/det A. Cramer: xᵢ = Δᵢ/Δ. Matrici simili hanno lo stesso determinante.Matrice aggiunta e teorema di Cramer →

  • det⁡A=∑σ∈Snsgn⁡(σ) a1σ(1)⋯anσ(n)\displaystyle\det A=\sum_{\sigma\in S_n}\operatorname{sgn}(\sigma)\,a_{1\sigma(1)}\cdots a_{n\sigma(n)}; 2×22\times2: ad−bcad-bc e (abcd)−1=1ad−bc(d−b−ca)\begin{pmatrix}a&b\\c&d\end{pmatrix}^{-1}=\frac1{ad-bc}\begin{pmatrix}d&-b\\-c&a\end{pmatrix}; Sarrus solo per 3×33\times3; triangolari: prodotto della diagonale.
  • Lineare in ogni riga; cambia segno scambiando due righe; non cambia sommando a una riga un multiplo di un'altra. Binet: det⁡(AB)=det⁡Adet⁡B\det(AB)=\det A\det B.
  • Laplace (riga ii o colonna jj fissata): det⁡A=∑j(−1)i+jaijdet⁡Aij=∑i(−1)i+jaijdet⁡Aij\displaystyle\det A=\sum_j(-1)^{i+j}a_{ij}\det A_{ij}=\sum_i(-1)^{i+j}a_{ij}\det A_{ij}.
  • Aggiunta A∗A^* = trasposta dei complementi algebrici: AA∗=det⁡A⋅IAA^*=\det A\cdot I, quindi AA invertibile   ⟺  det⁡A≠0\iff\det A\ne0 e A−1=A∗det⁡AA^{-1}=\frac{A^*}{\det A}. Cramer (det⁡A≠0\det A\ne0): xi=ΔiΔx_i=\frac{\Delta_i}{\Delta}, con Δi\Delta_i = determinante con la colonna ii sostituita dai termini noti. Matrici simili hanno lo stesso determinante.

Autovalori e diagonalizzazione

Note: Autovalori e autovettoriUn autovettore è un vettore non nullo che una funzione lineare manda in un suo multiplo; si trovano gli autovalori come radici del polinomio caratteristico det(A − λI) e gli autovettori come nucleo di A − λI. Matrici simili hanno gli stessi autovalori.Autovalori e autovettori → · DiagonalizzazioneUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione → · Esponenziale di una matrice e sistemi differenziali lineariIl sistema di equazioni differenziali y' = Ay ha soluzione y(x) = e^{Ax} ȳ. L'esponenziale di una matrice si definisce con la serie di e^x; per una matrice diagonalizzabile A = S D S⁻¹ vale e^{Ax} = S e^{Dx} S⁻¹, e e^{Dx} ha sulla diagonale gli esponenziali e^{λx} degli autovalori.Esponenziale di una matrice e sistemi differenziali lineari → · Forma canonica di JordanUna matrice non diagonalizzabile (con autovalori nel campo) è simile a una matrice di Jordan: diagonale a blocchi, con l'autovalore sulla diagonale di ogni blocco e degli 1 subito sopra. Il numero di blocchi di λ è la molteplicità geometrica, la somma delle loro dimensioni quella algebrica; la base si costruisce con catene di autovettori generalizzati.Forma canonica di Jordan →

  • v≠0⃗v\ne\vec0 è autovettore di autovalore λ\lambda se Av=λvAv=\lambda v. Polinomio caratteristico pA(λ)=det⁡(A−λI)p_A(\lambda)=\det(A-\lambda I) (si sottrae λ\lambda solo sulla diagonale); gli autovalori sono le sue radici in KK; matrici simili hanno lo stesso pAp_A.
  • Autospazio Vλ=Ker⁡(A−λI)V_\lambda=\operatorname{Ker}(A-\lambda I); ma(λ)m_a(\lambda) = esponente di (λ−a)(\lambda-a) in pAp_A; mg(λ)=dim⁡Vλ=n−rango⁡(A−λI)m_g(\lambda)=\dim V_\lambda=n-\operatorname{rango}(A-\lambda I); sempre 1≤mg≤ma1\le m_g\le m_a.
  • Diagonalizzabile   ⟺  \iff esiste una base di autovettori: A=SDS−1A=SDS^{-1} con gli autovettori nelle colonne di SS e gli autovalori in DD (stesso ordine). Criterio: ∑ma=n\sum m_a=n in KK e mg=mam_g=m_a per ogni autovalore. nn autovalori distinti in KK ⇒\Rightarrow diagonalizzabile; autovettori di autovalori distinti sono indipendenti. Le simmetriche reali hanno nn autovalori reali e sono diagonalizzabili.
  • eA=∑k≥0Akk!\displaystyle e^A=\sum_{k\ge0}\frac{A^k}{k!}; se A=SDS−1A=SDS^{-1}: eAx=S diag(eλ1x,…,eλnx) S−1e^{Ax}=S\,\mathrm{diag}(e^{\lambda_1x},\dots,e^{\lambda_nx})\,S^{-1}. Il sistema y′=Ayy'=Ay, y(0)=yˉy(0)=\bar y ha soluzione y(x)=eAxyˉy(x)=e^{Ax}\bar y.
  • Jordan (autovalori in KK): P−1AP=JP^{-1}AP=J, matrice diagonale a blocchi Jk(λ)J_k(\lambda) con λ\lambda sulla diagonale e 11 subito sopra; il numero di blocchi di λ\lambda è mg(λ)m_g(\lambda), la somma delle loro dimensioni è ma(λ)m_a(\lambda).

Grafico interattivo: Gli autospazi di A = (−7 −9; 6 8) sono due rette: V₂ = ⟨(−1, 1)⟩ (A moltiplica per 2) e V₋₁ = ⟨(−3, 2)⟩ (A moltiplica per −1, cioè ribalta)

Prodotto scalare e ortogonalità

Note: Prodotto scalare, norma e angoliIl prodotto scalare aggiunge a uno spazio vettoriale lunghezze e angoli: norma, disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, angolo tra vettori in R^n, ortogonalità, proiezione su una retta, aree e volumi con il determinante della matrice dei prodotti scalari.Prodotto scalare, norma e angoli → · Complemento ortogonale e proiezioni ortogonaliL'ortogonale U⊥ di un sottospazio è un sottospazio di dimensione n − dim U, e R^n = U ⊕ U⊥; ogni vettore si scompone in proiezione su U più componente ortogonale; la proiezione è il punto di U più vicino e si calcola con un sistema o con la matrice di proiezione A(AᵀA)⁻¹Aᵀ.Complemento ortogonale e proiezioni ortogonali → · Metodo dei minimi quadratiQuando un sistema AX = b non ha soluzioni si cerca X che rende minima la norma di AX − b: AX è la proiezione ortogonale di b su Im A, e X si trova risolvendo le equazioni normali AᵀA X = Aᵀb; applicazione alla retta di regressione.Metodo dei minimi quadrati → · Basi ortonormali e Gram-SchmidtUna base ortonormale è fatta di vettori di norma 1 a due a due ortogonali: le coordinate si calcolano con prodotti scalari e le proiezioni con una formula diretta. Il procedimento di Gram-Schmidt trasforma una base qualsiasi in una base ortogonale (e poi ortonormale) dello stesso sottospazio.Basi ortonormali e Gram-Schmidt →

  • v⋅w=∑aibi=vTwv\cdot w=\sum a_ib_i=v^Tw, ∥v∥=v⋅v\|v\|=\sqrt{v\cdot v}. Cauchy-Schwarz: ∣v⋅w∣≤∥v∥∥w∥|v\cdot w|\le\|v\|\|w\| (uguaglianza   ⟺  \iff proporzionali). Angolo: cos⁡α=v⋅w∥v∥∥w∥\cos\alpha=\frac{v\cdot w}{\|v\|\|w\|}; ortogonali se v⋅w=0v\cdot w=0.
  • Proiezione di ww sulla retta ⟨u⟩\langle u\rangle: w′=w⋅uu⋅u u\displaystyle w'=\frac{w\cdot u}{u\cdot u}\,u. Area del parallelogramma A2=(v⋅v)(w⋅w)−(v⋅w)2\mathcal A^2=(v\cdot v)(w\cdot w)-(v\cdot w)^2; volume V2=det⁡\mathcal V^2=\det della matrice dei prodotti scalari.
  • U⊥={v: v⋅u=0 ∀u∈U}U^\perp=\{v:\ v\cdot u=0\ \forall u\in U\} (basta su una base di UU): dim⁡U⊥=n−dim⁡U\dim U^\perp=n-\dim U, Rn=U⊕U⊥\mathbb R^n=U\oplus U^\perp, (U⊥)⊥=U(U^\perp)^\perp=U.
  • Proiezione ortogonale su UU con base ortogonale u1,…,uru_1,\dots,u_r: pU(v)=∑v⋅uiui⋅uiuip_U(v)=\sum\frac{v\cdot u_i}{u_i\cdot u_i}u_i; in generale pU(v)=Pvp_U(v)=Pv, P=A(ATA)−1ATP=A(A^TA)^{-1}A^T (AA con le colonne = base di UU). Migliore approssimazione: ∥v−pU(v)∥≤∥v−u∥ ∀u∈U\|v-p_U(v)\|\le\|v-u\|\ \forall u\in U, distanza =∥pU⊥(v)∥=\|p_{U^\perp}(v)\|.
  • Minimi quadrati per AX=bAX=b: X^\hat X minimizza ∥AX−b∥\|AX-b\|   ⟺  ATAX^=ATb\iff A^TA\hat X=A^Tb (equazioni normali); colonne indipendenti: X^=(ATA)−1ATb\hat X=(A^TA)^{-1}A^Tb.
  • Ortonormale: vi⋅vj=δijv_i\cdot v_j=\delta_{ij}; vettori non nulli a due a due ortogonali sono indipendenti; in base ortonormale v=∑(v⋅fi)fiv=\sum(v\cdot f_i)f_i.
  • Gram-Schmidt: v1′=v1v_1'=v_1, vk′=vk−∑i<kvk⋅vi′vi′⋅vi′vi′\displaystyle v_k'=v_k-\sum_{i<k}\frac{v_k\cdot v_i'}{v_i'\cdot v_i'}v_i'; si divide per le norme per l'ortonormale.

Grafico interattivo: Proiezione di w = (3, 1) sulla retta generata da u = (1, 1): w′ = 2u = (2, 2) e la parte perpendicolare v = w − w′ = (1, −1) forma un angolo retto con u

Grafico interattivo: Gram-Schmidt in R² con v₁ = (2, 1) e v₂ = (1, 2): si toglie a v₂ la sua proiezione (8/5, 4/5) su v₁ e resta v₂′ = (−3/5, 6/5), perpendicolare a v₁

Forme bilineari e teorema spettrale

Note: Forme bilineari simmetricheUna forma bilineare simmetrica generalizza il prodotto scalare: si rappresenta con una matrice simmetrica, che cambiando base diventa PᵀAP (matrici congruenti); può essere degenere o no, definita positiva, negativa o indefinita; le definite positive sono i prodotti scalari e per esse vale Gram-Schmidt.Forme bilineari simmetriche → · Segno di una forma bilineare simmetricaPer capire se una forma bilineare simmetrica è definita positiva, negativa, semidefinita o indefinita si usano quattro metodi: segni degli autovalori, regola di Cartesio sul polinomio caratteristico, minori principali di nord-ovest, completamento dei quadrati. Il teorema di Sylvester dice che il numero di segni + e − in una forma diagonale non dipende dalla base.Segno di una forma bilineare simmetrica → · Teorema spettrale e forme quadraticheUna funzione lineare è simmetrica se f(v)·w = v·f(w); in una base ortonormale ha matrice simmetrica. Teorema spettrale: f è simmetrica se e solo se esiste una base ortonormale di autovettori, cioè A simmetrica ⇔ PᵀAP diagonale con P ortogonale. Applicato alle forme quadratiche, permette di scriverle come somma di quadrati con gli autovalori come coefficienti.Teorema spettrale e forme quadratiche →

  • Forma bilineare simmetrica φ\varphi: φ(v,w)=XTAY\varphi(v,w)=X^TAY con aij=φ(vi,vj)a_{ij}=\varphi(v_i,v_j); cambiando base A′=PTAPA'=P^TAP (congruentiDue matrici A e A' legate da A' = P^T A P con P invertibile.). Nucleo {v: φ(v,w)=0 ∀w}\{v:\ \varphi(v,w)=0\ \forall w\}; degenere se ≠{0}\ne\{0\}. Prodotto scalare = forma simmetrica definita positiva.
  • Definita positiva se φ(v,v)>0 ∀v≠0\varphi(v,v)>0\ \forall v\ne0; semidefinita se ≥0\ge0; negativa con i segni opposti; indefinita se assume entrambi i segni.
  • Sylvester: esiste una base con matrice diag⁡(1,…,1,−1,…,−1,0,…,0)\operatorname{diag}(1,\dots,1,-1,\dots,-1,0,\dots,0) con pp segni ++ e rr segni −-, indipendenti dalla base (pp, rr = numero di autovalori positivi, negativi); segnatura (p,r)(p,r), rango p+rp+r.
  • Per riconoscere il segno: autovalori; regola di Cartesio (radici tutte reali: radici positive = variazioni di segno dei coefficienti); minori principali di nord-ovest DkD_k: definita positiva   ⟺  D1,…,Dn>0\iff D_1,\dots,D_n>0, definita negativa   ⟺  (−1)kDk>0\iff(-1)^kD_k>0; se det⁡A≠0\det A\ne0 e nessuno dei due casi, indefinita.
  • Teorema spettrale: f:Rn→Rnf:\mathbb R^n\to\mathbb R^n è simmetrica (f(v)⋅w=v⋅f(w)f(v)\cdot w=v\cdot f(w))   ⟺  \iff esiste una base ortonormale di autovettori; AA simmetrica   ⟺  ∃P\iff\exists P ortogonale (PTP=IP^TP=I) con PTAP=DP^TAP=D diagonale.
  • Forma quadratica q(x)=xTAxq(x)=x^TAx (AA simmetrica): con una rotazione degli assi diventa ∑λiyi2\sum\lambda_iy_i^2 (autovalori di AA come coefficienti, assi = autovettori). φ(v,w)=12(q(v+w)−q(v)−q(w))\varphi(v,w)=\frac12\big(q(v+w)-q(v)-q(w)\big).

Grafico interattivo: La curva 5x² + 4xy + 2y² = 6: ellisse con semiassi 1 lungo (2, 1) e √6 lungo (−1, 2); gli assi coincidono con le direzioni degli autovettori

Geometria affine

Note: Spazi affini, rette e pianiNello spazio affine Aⁿ si distinguono punti e vettori (Q − P è il vettore da P a Q). Un sottospazio affine è L = P + W, un punto più un sottospazio vettoriale (lo spazio direttore): si descrive con equazioni parametriche X = P + t₁w₁ + … oppure cartesiane AX = B. Rette e piani di A³, passaggio tra i due tipi di equazioni, posizione reciproca: incidenti, paralleli, sghembi.Spazi affini, rette e piani → · Distanze e angoli nello spazio affineLa distanza tra due punti è la norma del vettore che li unisce. La distanza di un punto Q da un sottospazio affine L si misura dal piede della perpendicolare H, l'unico punto di L con Q − H ortogonale allo spazio direttore. Per un iperpiano a·x = b vale la formula |a·Q − b|/‖a‖. Rette sghembe: perpendicolare comune. Angoli tra rette e piani dai vettori direttori e normali.Distanze e angoli nello spazio affine → · Fasci di pianiI piani che contengono una retta r = {f₁ = 0, f₂ = 0} sono tutti e soli i piani λf₁ + μf₂ = 0, con (λ, μ) ≠ (0, 0): è il fascio di piani di asse r. Serve a trovare in un colpo il piano per r che passa per un punto, è parallelo a una direzione o è ortogonale a un altro piano. Varianti: fascio di piani paralleli, stella di piani per un punto.Fasci di piani → · Prodotto vettoriale e prodotto mistoIl prodotto vettoriale v × w di due vettori di R³ è ortogonale a entrambi, ha norma uguale all'area del parallelogramma che formano e verso dato dalla regola della mano destra; si calcola con un determinante simbolico. Il prodotto misto u · (v × w) = det(u, v, w) è il volume (con segno) del parallelepipedo. Applicazioni: normale a un piano per tre punti, direzione di una retta intersezione di due piani, aree, volumi, distanza tra rette sghembe.Prodotto vettoriale e prodotto misto → · Coniche e quadricheUna conica è l'insieme dei punti del piano che annullano un polinomio di grado 2 in x, y. Con una traslazione (che elimina i termini di primo grado) e una rotazione data dal teorema spettrale (che elimina il termine xy) diventa una forma canonica: ellisse, iperbole o parabola, oppure un caso degenere. Il tipo si legge dai determinanti della matrice 3×3 completa e della parte quadratica 2×2. Circonferenze e sfere; cenni alle quadriche.Coniche e quadriche →

  • Sottospazio affine L=P+WL=P+W (WW spazio direttore, dim⁡L=dim⁡W\dim L=\dim W). Le soluzioni di AX=BAX=B compatibile sono un sottospazio affine con direttore Ker⁡A\operatorname{Ker}A e dimensione n−rango⁡An-\operatorname{rango}A. In a1x1+⋯+anxn=ba_1x_1+\dots+a_nx_n=b il vettore a=(a1,…,an)a=(a_1,\dots,a_n) è normale all'iperpiano; stessi coefficienti e termini noti diversi ⇒\Rightarrow paralleli.
  • Distanza di QQ da L=P+WL=P+W: d(Q,L)=∥Q−H∥d(Q,L)=\|Q-H\| con H∈LH\in L unico tale che Q−H∈W⊥Q-H\in W^\perp. Per π: a⋅x=b\pi:\ a\cdot x=b: d(Q,π)=∣a⋅Q−b∣∥a∥\displaystyle d(Q,\pi)=\frac{|a\cdot Q-b|}{\|a\|}, H=Q−a⋅Q−b∥a∥2 a\displaystyle H=Q-\frac{a\cdot Q-b}{\|a\|^2}\,a.
  • Rette sghembe r=P+⟨v⟩r=P+\langle v\rangle, s=Q+⟨w⟩s=Q+\langle w\rangle: d(r,s)=∣(Q−P)⋅(v×w)∣∥v×w∥\displaystyle d(r,s)=\frac{|(Q-P)\cdot(v\times w)|}{\|v\times w\|}. Angolo tra rette: cos⁡θ=∣v⋅w∣∥v∥∥w∥\cos\theta=\frac{|v\cdot w|}{\|v\|\|w\|}; tra retta e piano: sin⁡φ=∣v⋅n∣∥v∥∥n∥\sin\varphi=\frac{|v\cdot n|}{\|v\|\|n\|}.
  • Fascio di piani di asse r={f1=0, f2=0}r=\{f_1=0,\ f_2=0\}: λf1+μf2=0\lambda f_1+\mu f_2=0, (λ,μ)≠(0,0)(\lambda,\mu)\ne(0,0).
  • Prodotto vettoriale in R3\mathbb R^3: v×wv\times w ortogonale a vv e ww, ∥v×w∥=∥v∥∥w∥sin⁡θ\|v\times w\|=\|v\|\|w\|\sin\theta (area del parallelogramma), terna {v,w,v×w}\{v,w,v\times w\} destrorsa; =0⃗=\vec0 se v,wv,w dipendenti. Prodotto misto u⋅(v×w)=det⁡(u,v,w)u\cdot(v\times w)=\det(u,v,w) (volume con segno del parallelepipedo).
  • Conica: a11x2+2a12xy+a22y2+2a13x+2a23y+a33=0a_{11}x^2+2a_{12}xy+a_{22}y^2+2a_{13}x+2a_{23}y+a_{33}=0, A=(a11a12a12a22)A=\begin{pmatrix}a_{11}&a_{12}\\a_{12}&a_{22}\end{pmatrix}, A~\tilde A = matrice 3×33\times3 completa. Forme canoniche: ellisse x2a2+y2b2=1\frac{x^2}{a^2}+\frac{y^2}{b^2}=1, iperbole x2a2−y2b2=1\frac{x^2}{a^2}-\frac{y^2}{b^2}=1 (asintoti y=±baxy=\pm\frac bax), parabola y=cx2y=cx^2. Il centro risolve a11x+a12y+a13=0a_{11}x+a_{12}y+a_{13}=0, a12x+a22y+a23=0a_{12}x+a_{22}y+a_{23}=0.
det⁡A>0\det A>0 det⁡A<0\det A<0 det⁡A=0\det A=0
det⁡A~≠0\det\tilde A\ne0 ellisse (reale se det⁡A~⋅tr⁡A<0\det\tilde A\cdot\operatorname{tr}A<0) iperbole parabola
det⁡A~=0\det\tilde A=0 un punto due rette incidenti rette parallele o coincidenti

Grafico interattivo: La stessa formula nel piano: Q = (3, 3) e la retta x + 2y = 2 hanno distanza |3 + 6 − 2|/√5 = 7/√5 e il piede della perpendicolare è H = (8/5, 1/5); il segno separa i due semipiani

Grafico interattivo: Ellisse x²/4 + y² = 1 (semiassi 2 e 1) e iperbole x²/4 − y² = 1 (vertici (±2, 0), asintoti y = ±x/2); punti blu: fuochi dell'ellisse (±√3, 0), punti arancio: fuochi dell'iperbole (±√5, 0)

Grafico interattivo: Parabola x² = 2y (forma y = c x² con c = 1/2): vertice nell'origine, fuoco (0, 1/2), direttrice y = −1/2; ogni punto della curva è equidistante da fuoco e direttrice

Versione ripasso