Un carico ohmico-induttivo (per esempio un motore, modellato come R in serie a L) alimentato alla tensione V assorbe
S˙=P+jQ,Q=Ptanφ>0,I=VcosφP
La potenza attivaP è quella utile. La potenza reattivaQ corrisponde a un'energia che va e viene tra generatore e carico senza essere usata, ma che fa circolare corrente nella linea. A parità di P e di V, più basso è cosφ, più alta è la corrente: servono conduttori più grossi, si hanno più perdite per effetto Joule nella linea (RlineaI2) e generatori e trasformatori più grandi (dimensionati sulla potenza apparente). Per questo i distributori penalizzano i clienti con fattore di potenza basso (in Italia sotto circa 0,9).
La soluzione: un condensatore in parallelo
Si mette un condensatore Cin parallelo al carico:
il carico ha la stessa tensione V, quindi assorbe la stessa corrente e la stessa potenza complessa di prima: per lui non cambia nulla;
il condensatore ha PC=0 e QC=−ωCV2<0;
per Boucherot il generatore ora eroga P′=P (invariata) e Q′=Q+QC<Q.
La potenza reattiva del carico viene fornita (in parte o tutta) dal condensatore, localmente, invece di viaggiare sulla linea. Il nome viene dal fatto che la corrente di linea si avvicina in fase con la tensione.
Il calcolo di C
Si vuole passare dal fattore di potenza cosφ a cosφ′ (con 0≤φ′<φ):
Ptanφ′=Q′=Q+QC=Ptanφ−ωCV2
C=ωV2P(tanφ−tanφ′)
Rifasamento completo (cosφ′=1, tanφ′=0): C=ωV2Ptanφ=ωV2Q. In pratica si rifasa a 0,9–0,95, perché l'ultimo tratto verso 1 richiede condensatori grandi per un guadagno piccolo, e si rischia di sovra-compensare quando il carico cala.
Corrente di linea dopo il rifasamento.P è costante, quindi VIcosφ=VI′cosφ′:
I′=Icosφ′cosφ
Esempio numerico
Carico P=10kW, cosφ=0,6 (induttivo), V=230V, f=50Hz (ω=314,2rad/s). Si vuole cosφ′=0,95.
Una rete lineare vista da due morsetti si sostituisce con il suo equivalente di Thévenin: Eˉeq in serie a Z˙eq=Req+jXeq (fissi, Req>0). Vi si collega un carico Z˙=R+jX che si può scegliere. Corrente e potenza attiva nel carico:
Scelta di X.X compare solo al denominatore, in un quadrato che si somma a una quantità positiva: P è massima quando quel quadrato è nullo, cioè X=−Xeq. La reattanza del carico compensa quella della rete (è una risonanza serie della maglia).
Scelta di R. Con X=−Xeq resta P=(R+Req)2REeq2, la stessa funzione del caso resistivo, massima per R=Req (derivata rispetto a R nulla).
Z˙=Req−jXeq=Z˙eq∗⟹Pmax=4ReqEeq2
Il carico deve avere l'impedenza coniugata di quella interna: si parla di adattamento coniugato. Come in continua, il rendimento è del 50%: metà della potenza attiva viene dissipata in Req.
Esempio. Un equivalente con Eˉeq=j100V e Z˙eq=15+j25Ω (quello dell'Esercizio 3.20 - Thévenin e voltmetro in regime sinusoidale): il carico adattato è 15−j25Ω (resistore da 15Ω in serie a un condensatore con XC=−25Ω, cioè C=40μF a ω=1000rad/s) e riceve Pmax=4⋅151002≈167W. Con il solo R1=10Ω dell'esercizio si hanno invece 10⋅252+2521002=80W.
Dove si usa. Nelle telecomunicazioni (antenne, amplificatori, linee) interessa trasferire al carico il massimo segnale possibile: si progettano reti di adattamento che presentano alla sorgente l'impedenza coniugata. Nelle reti di potenza invece conta il rendimento, e si lavora lontano dall'adattamento.
Errori comuni
Mettere il condensatore di rifasamento in serie al carico: cambierebbe la tensione e la potenza del carico. Va in parallelo.
Dimenticare il quadrato di V nella formula di C, o usare l'ampiezza invece del valore efficace.
Imporre Z˙=Z˙eq invece del coniugato: con X=Xeq le reattanze si sommano invece di compensarsi.