Un'equazione differenziale lineare del secondo ordine è
aˉ2(t)y′′+aˉ1(t)y′+aˉ0(t)y=bˉ(t),aˉ2,aˉ1,aˉ0,bˉ∈C(I),aˉ2(t)=0∀t∈I
con I intervallo. Dividendo per aˉ2(t)=0 si ottiene la forma equivalente
y′′+a1(t)y′+a0(t)y=b(t),a1=aˉ2aˉ1,a0=aˉ2aˉ0,b=aˉ2bˉ∈C(I)
È un caso particolare di y′′=f(t,y,y′) con f=−a1(t)y′−a0(t)y+b(t): lineare sia in y sia in y′ (compaiono alla prima potenza, moltiplicate per funzioni di t).
y′′+a1(t)y′+a0(t)y=0 si chiama equazione omogenea;
y′′+a1(t)y′+a0(t)y=b(t) si chiama equazione completa.
Esempio: l'oscillatore armonico smorzato y′′+mky′+mhy=0 è lineare omogenea, con coefficienti costanti.
Esistenza e unicità
Teorema 1 (esistenza e unicità globale, senza dimostrazione). Siano a0,a1,b∈C(I).
L'integrale generale di y′′+a1(t)y′+a0(t)y=b(t) è fatto di funzioni y∈C2(I), definite sullo stesso intervallo I.
Per ogni scelta delle condizioni iniziali x0,x1∈R in un istante t0∈I, il problema di Cauchy
{y′′+a1(t)y′+a0(t)y=b(t)y(t0)=x0,y′(t0)=x1
ha una e una sola soluzione y∈C2(I).
Funzioni linearmente indipendenti
Due funzioni y1,y2 (almeno continue su un intervallo I) sono linearmente dipendenti se esistono c1,c2∈R, non entrambi nulli, tali che
c1y1(t)+c2y2(t)=0∀t∈I
Altrimenti sono linearmente indipendenti (l.i.).
Il significato. Se per esempio c1=0, si può dividere: y1(t)=−c1c2y2(t), cioè y1 è un multiplo costante di y2. Due funzioni sono linearmente indipendenti quando nessuna delle due è un multiplo costante dell'altra.
Esempi.y1=et e y2=3et sono dipendenti: con c1=3 e c2=−1 si ha 3y1−y2=3et−3et=0 per ogni t. Invece et ed e2t sono indipendenti: il loro rapporto ete2t=et non è costante.
Struttura dell'integrale generale dell'omogenea
Teorema 2. Siano aˉ0,aˉ1,aˉ2∈C(I).
Se y1,y2∈C2(I) sono soluzioni dell'equazione omogenea
aˉ2(t)y′′+aˉ1(t)y′+aˉ0(t)y=0(E0)
allora anche y=c1y1+c2y2 è soluzione di (E0), per ogni c1,c2∈R.
Se aˉ2(t)=0 per ogni t∈I e y1,y2 sono soluzioni di (E0)linearmente indipendenti (due soluzioni così esistono sempre), l'integrale generale dell'omogenea è
y(t)=c1y1(t)+c2y2(t)∀t∈I,∀c1,c2∈R
In parole: combinando due soluzioni si ottiene ancora una soluzione, e se le due sono "davvero diverse" (indipendenti) le loro combinazioni sono tutte le soluzioni. Le soluzioni dell'omogenea formano uno spazio vettoriale di dimensione 2, e y1,y2 ne sono una base.
Dimostrazione (solo il punto 1). Si sostituisce y=c1y1+c2y2 nel primo membro di (E0), usando che la derivata di una combinazione è la combinazione delle derivate:
aˉ2(c1y1′′+c2y2′′)+aˉ1(c1y1′+c2y2′)+aˉ0(c1y1+c2y2)
Raccogliendo c1 e c2:
=c1=0 percheˊy1eˋ soluzione[aˉ2y1′′+aˉ1y1′+aˉ0y1]+c2=0 percheˊy2eˋ soluzione[aˉ2y2′′+aˉ1y2′+aˉ0y2]=0∎
Perché due costanti, e perché l'indipendenza. Il problema di Cauchy chiede due condizioni, y(t0)=x0 e y′(t0)=x1, e servono due costanti libere per soddisfarle tutte. Se y2 fosse un multiplo di y1, la combinazione c1y1+c2y2 sarebbe un multiplo di y1: in realtà una sola costante, non abbastanza.
Il determinante wronskiano
Un modo semplice per controllare l'indipendenza di due soluzioni.
Metodo del wronskiano (senza dimostrazione). Siano y1,y2∈C2(I) soluzioni dell'omogenea (E0), con aˉ2(t)=0 su I. Allora
y1,y2 sono l.i.⟺∃t0∈I:W(t0)=det(y1(t0)y1′(t0)y2(t0)y2′(t0))=y1(t0)y2′(t0)−y2(t0)y1′(t0)=0W si chiama determinante wronskiano. In realtà, per soluzioni dell'omogenea, W(t0)=0 in un punto se e solo se W(t)=0 in tutti i punti di I.
In pratica si calcola W nel punto più comodo, di solito t0=0.
Esempio.y1=et, y2=e2t (soluzioni di y′′−3y′+2y=0): W(0)=det(1112)=2−1=1=0, quindi sono indipendenti.
Struttura dell'integrale generale della completa
Teorema 3. Siano aˉ0,aˉ1,aˉ2,bˉ∈C(I).
Se yp è una soluzione dell'equazione completa aˉ2y′′+aˉ1y′+aˉ0y=bˉ (una soluzione particolare), allora tutte le soluzioni della completa sono la somma di yp con una soluzione dell'omogenea:
integrale generale della completa=yp+integrale generale dell’omogenea
Quindi, se aˉ2=0 su I e y1,y2 sono soluzioni l.i. dell'omogenea, l'integrale generale della completa è
y(t)=yp(t)+c1y1(t)+c2y2(t)∀t∈I,∀c1,c2∈R
Dimostrazione del punto 1. Si scrive L[y]=aˉ2y′′+aˉ1y′+aˉ0y per brevità; come nel teorema 2, L[u+v]=L[u]+L[v].
Ogni yp+y0, con y0 soluzione dell'omogenea, risolve la completa:L[yp+y0]=L[yp]+L[y0]=bˉ+0=bˉ.
Ogni soluzione y della completa è di questa forma. Basta mostrare che y0=y−yp risolve l'omogenea: L[y−yp]=L[y]−L[yp]=bˉ−bˉ=0. Allora y=yp+y0.
Il punto 2 segue dal punto 1 e dal teorema 2 ∎.
Vale per ogni ordine
Tutte le equazioni differenziali lineari hanno questa struttura.
Ordine 1: per y′+a(t)y=b(t) la formula risolutiva si spezza esattamente così:
y(t)=soluzioni dell’omogenea y′+a(t)y=0ce−A(t)+yp, una soluzione particolaree−A(t)∫eA(t)b(t)dt
Ordine n: per y(n)+an−1(t)y(n−1)+⋯+a1(t)y′+a0(t)y=b(t), l'integrale generale dell'omogenea è c1y1+⋯+cnyn con y1,…,yn soluzioni l.i. dell'omogenea, e quello della completa è yp+c1y1+⋯+cnyn.
Riassumendo: che cosa serve
Per risolvere un'equazione lineare del secondo ordine servono