Un punto di massa m=1 attaccato a una molla di costante h>0, senza attrito, è spinto da una forza esterna periodica F(t)=2cos(2t). Senza la forza oscillerebbe con la sua frequenza propria; la forza prova a imporgli la frequenza 2.
1. Integrale generale dell'omogenea: y′′+hy=0
p(λ)=λ2+h=0⟺λ2=−h⟺λ1,2=±ih
(h>0, Δ<0). Quindi α=0, ω=h:
y0(t)=c1cos(ht)+c2sin(ht)∀c1,c2∈R
(con e0t=1). La molla da sola oscilla con pulsazione h.
2. Soluzione particolare
b(t)=2cos(2t)=2e0tcos(2t): polinomio di grado 0 (la costante 2), α=0, ω=2, quindi
λˉ=0+2i=2iλˉ è radice di p? Le radici sono ±ih; 2i=ih⟺h=2⟺h=4. Due casi.
Caso h=4: niente risonanza
yp(t)=Acos(2t)+Bsin(2t)
(sia il coseno sia il seno, anche se in b c'è solo il coseno). Derivando due volte:
yp′=−2Asin(2t)+2Bcos(2t),yp′′=−4Acos(2t)−4Bsin(2t)=−4yp
Sostituendo: −4yp+hyp=(h−4)yp=2cos(2t), cioè
(h−4)Acos(2t)+(h−4)Bsin(2t)=2cos(2t)
Vale un principio di identità anche quiSe A cos(2t) + B sin(2t) = C cos(2t) + D sin(2t) per ogni t, allora A = C e B = D: basta porre t = 0 e poi t = π/4.: i coefficienti di cos(2t) e di sin(2t) devono coincidere a sinistra e a destra.
{(h−4)A=2(h−4)B=0⟹A=h−42,B=0(h−4=0)yp(t)=h−42cos(2t)
Caso h=4: risonanza
λˉ=2i è radice semplice di p(λ)=λ2+4, quindi si moltiplica per t:
yp(t)=t(Acos(2t)+Bsin(2t))
Chiamando u(t)=Acos(2t)+Bsin(2t) (che ha u′′=−4u), si ha yp=tu e
yp′=u+tu′,yp′′=2u′+tu′′=2u′−4tu=2u′−4yp
Sostituendo in y′′+4y=2cos(2t), il termine −4yp si cancella con +4yp:
2u′=2cos(2t)⟺−2Asin(2t)+2Bcos(2t)=cos(2t){−2A=02B=1⟹A=0,B=21,yp(t)=21tsin(2t)
Verifica (con Python, dsolve con h=9 e h=4): con h=9 si ottiene 52cos(2t)=9−42cos(2t) ✓, con h=4 il termine 2tsin(2t) ✓.
Il significato della risonanza
Con h=4 tutte le soluzioni sono limitate: somme di seni e coseni. Però l'ampiezza ∣h−4∣2 della risposta alla forza diventa grandissima quando h si avvicina a 4.
Con h=4 (la forza ha la stessa frequenza della molla) la soluzione particolare 21tsin(2t) oscilla con ampiezza 2t che cresce senza limite: una forza limitata produce una soluzione illimitata. È il fenomeno della risonanza, da cui il nome del caso 2 del metodo.
Il motivo algebrico: con h=4 la funzione Acos(2t)+Bsin(2t) risolve l'omogenea, per questo serve il fattore t.
Errori comuni
Cercare yp=Acos(2t) senza il seno: qui funzionerebbe per caso nel caso h=4, ma con h=4 è il seno che serve.
Dimenticare il caso h=4: la formula h−42 non ha senso proprio lì.
Scrivere le soluzioni dell'omogenea come eht: le radici sono immaginarie, quindi compaiono seno e coseno.